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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 534 cod. proc. civile: Vendita all’incanto

Quando la vendita deve essere fatta ai pubblici incanti, il giudice dell’esecuzione, col provvedimento di cui all’art. 530, stabilisce il giorno, l’ora e il luogo in cui deve eseguirsi, e ne affida l’esecuzione al cancelliere o all’ufficiale giudiziario o a un istituto all’uopo autorizzato.

Nello stesso provvedimento il giudice dell’esecuzione può disporre che, oltre alla pubblicità prevista dal primo comma dell’art. 490, sia data anche una pubblicità straordinaria a norma del comma terzo dello stesso articolo (1).



Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Vendita: [v. 503]; Cancelliere: [v. 57]; Ufficiale giudiziario: [v. 59].

 

(1) Mentre la mancata pubblicità prevista dall’art. 490, c. 1 (pubblicità obbligatoria) comporta la nullità della vendita, l’eventuale mancanza della pubblicità facoltativa (art. 490, c. 3), invece, può determinare solo un’eventuale azione di risarcimento dei danni nei confronti di chi era tenuto ad eseguirla.


Giurisprudenza annotata

Vendita all’incanto.

 

 

  1. Irregolarità e vizi del provvedimento di vendita; 1.1. Vizi del procedimento; 1.2. Vizi della vendita; 1.3. Responsabilità del custode; 2. Applicazioni analogiche.

 

 

  1. Irregolarità e vizi nel provvedimento di vendita.

 

 

1.1. Vizi del procedimento.

Nel processo d’espropriazione forzata (che s’articola in una pluralità di fasi, ciascuna delle quali si chiude con un atto esecutivo, rispetto al quale gli atti precedenti della medesima hanno funzione preparatoria) la fase della vendita (che inizia dopo l’ordinanza con cui si stabiliscono le modalità e la data della vendita forzata e si conclude con il provvedimento di trasferimento coattivo del bene che segue l’aggiudicazione) comprende atti preparatori oltre l’ordinanza stessa (quali le forme di pubblicità legale e quella aggiuntiva disposta dal giudice, l’assenso dei creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione, le modalità previste dalla legge per il versamento del prezzo) la cui mancanza o irregolarità vizia di nullità lo stesso atto che si pretende di trasferimento, con conseguente inapplicabilità della disposizione di cui all’art. 2929 c.c. (secondo la quale la nullità degli atti esecutivi precedenti alla vendita non ha effetto riguardo all’aggiudicatario, salvo il caso di collusione con il creditore procedente), poiché, in tal caso, la nullità degli atti presupposti si riverbera sul preteso atto di trasferimento ed è opponibile all’aggiudicatario. Sicché, la preclusione nei confronti dell’aggiudicatario delle eccezioni di nullità del processo esecutivo opera solo quando la vendita, come atto finale del processo esecutivo, sussista e sia esente da vizi formali, sia che si tratti di vizi che direttamente la concernino, sia che si tratti di vizi che riguardino gli atti presupposti. Cass. 10 gennaio 2003, n. 193.

 

La violazione dell’art. 34 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229 (ordinamento degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari), che attribuisce la delegabilità ai messi di conciliazione del solo potere di compiere atti di notificazione ma non di atti esecutivi, comporta che l’atto di esecuzione, come l’esperimento di asta pubblica, compiuto dal messo di conciliazione su delega del pretore, non è affetto da inesistenza, postulante la mancanza di uno degli elementi costitutivi indispensabili per l’inquadramento dell’atto di cui trattasi in uno dei tipi previsti dall’ordinamento, bensì da nullità (per violazione di una precisa norma di legge) deducibile con opposizione agli atti esecutivi nelle forme e nei modi stabiliti dall’art. 617 c.p.c. Cass. 27 giugno 1984, n. 3771.

 

Il creditore procedente il quale abbia pignorato beni mobili del debitore in base ad un titolo giudiziale successivamente revocato (nella specie, decreto ingiuntivo), nulla è tenuto a restituire al debitore esecutato, se nulla ha ricavato dalla vendita all’incanto dei beni pignorati. Trib. Roma, 19 agosto 2000.

 

 

1.2. Vizi della vendita.

In tema di esecuzione forzata mobiliare, i vizi della vendita (nella specie, per l’asserita collusione tra creditore procedente ed aggiudicatario) devono essere eccepiti con l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617, c.p.c.) e, quindi, non possono costituire oggetto di un’azione autonoma di accertamento dell’invalidità della vendita. Cass. 4 marzo 2003, n. 3168.

 

Qualora il giudice dell’esecuzione, in sede di vendita del compendio pignorato, dichiari con ordinanza la nullità di un precedente esperimento d’asta, e ne disponga contestualmente la rinnovazione, l’esperibilità del ricorso per Cassazione avverso detta declaratoria di nullità (avente natura sostanziale di sentenza) resta preclusa dopo il decorso del termine di cui all’art. 617 c.p.c., senza che sia stata proposta opposizione avverso detto ordine di rinnovazione (integrante atto del processo esecutivo), atteso che la sopravvenuta inopponibilità dell’ordine medesimo ne rende definitivamente incontestabili i presupposti. Cass. 24 marzo 1982, n. 1878.

 

 

1.3. Responsabilità del custode.

Qualora l’Istituto vendite giudiziarie provveda all’incanto ed all’aggiudicazione di beni mobili nel luogo del pignoramento, senza preventivo asporto ed assunzione della relativa custodia, il diritto dell’aggiudicatario alla consegna dei beni medesimi sussiste nei confronti del custode, e resta di conseguenza esclusa, in caso di mancata od irregolare consegna, la responsabilità dell’Istituto stesso. Cass. 9 luglio 1991, n. 7577.

 

 

  1. Applicazioni analogiche.

L’art. 534-bis c.p.c., disciplinante la vendita con incanto dei beni mobili iscritti nei pubblici registri (tra i quali, secondo l’opinione prevalente, si esclude rientrino in senso tecnico le quote di partecipazione a società a responsabilità limitata, nonostante il regime di pubblicità cui sono soggette dette società) con delega ad un notaio per le operazioni, deve ritenersi senz’altro applicabile, almeno in via analogica, nel caso di espropriazione di quote di partecipazione a società di capitali proprietarie di beni immobili, in quanto sussistono le medesime esigenze tecniche, pratiche e normative che hanno indotto il legislatore a prevedere e regolare espressamente l’intervento di un ausiliario particolarmente qualificato nell’ambito dei procedimenti di esecuzione forzata aventi ad oggetto i beni di maggior rilievo economico, la cui alienazione è soggetta ad un particolare regime giuridico, anche sotto il profilo della pubblicità, al fine di sgravare gli organi esecutivi di attività che non attengono allo ius dicere in senso stretto, conseguendo un risultato di maggior efficienza nella liquidazione di detti beni e, al tempo stesso, una accelerazione dei tempi processuali. Trib. Napoli, 8 luglio 2002.

 

Anche se assoggettati alla disciplina degli artt. 534 ss. c.p.c., espressamente richiamata dall’art. 733, al quale rinvia l’art. 748 c.p.c., gli atti relativi alla vendita dei beni ereditari, avendo solo funzione attuativa del provvedimento di autorizzazione del giudice e di liquidazione, quindi, del patrimonio ereditario, non possono essere considerati (atti) esecutivi, perché in alcun modo possono ricondursi ad una azione esecutiva, caratterizzata dalla funzione di realizzazione della pretesa del creditore procedente, e pertanto non possono essere oggetto della opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. Possono peraltro essere proposte azioni autonome di nullità degli atti in questione. (Nella specie, il curatore dell’eredità aveva chiesto che fosse dichiarata la nullità dell’atto di compravendita rogato dal notaio designato per il pubblico incanto, in esito a quest’ultimo e al fine di attuare il trasferimento dell’immobile, e il giudice di merito aveva ritenuto la nullità dell’atto, affermando che l’effetto traslativo avrebbe dovuto realizzarsi con il verbale di cui all’art. 191, disp. att. c.p.c. la S.C., confermato l’interesse del curatore a far valere il dedotto vizio formale, ha escluso la rilevanza del termine di cui all’art. 617 c.p.c. e ha cassato con rinvio la pronuncia impugnata, enunciando, quando al merito della questione di nullità i principi di cui a separata massima). Cass. 11 ottobre 1995, n. 10587.

 

Stante la necessità di procedere all’iscrizione al campionato di C/1, dopo il parere favorevole e unanime espresso dal comitato dei creditori, si impone la vendita con il sistema dell’incanto al fine di assicurare trasparenza e certezza nei comportamenti degli interessati all’acquisto, con il sistema delle plurime offerte pubbliche ex artt. 104, comma 2, 105, 106, l. fall. e gli artt. 534, 540, 587 c.p.c. e 177 disp. att. c.p.c. Trib. Bologna, 23 giugno 1993.

 

In tema di liquidazione fallimentare di beni mobili - tra i quali è compresa l’azienda quando non consti anche di beni immobili - il richiamo delle disposizioni del c.p.c. relative al processo di esecuzione, contenuto nell’art. 105 della l. fall., comporta che all’asta (o alla gara) possono partecipare anche concorrenti per persona da nominare i quali, diversamente da quanto specificamente previsto per le vendite immobiliari dall’art. 579 c.p.c., non abbiano il titolo di procuratore legale. Cass. 15 dicembre 1987, n. 9301.



 
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