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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 54 cod. proc. civile: Ordinanza sulla ricusazione

L’ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve sostituire quello ricusato.

La ricusazione è dichiarata inammissibile, se non è stata proposta nelle forme e nei termini fissati nell’art. 52 (1).

Il giudice, con l’ordinanza con cui dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro 250.

Dell’ordinanza è data notizia dalla cancelleria al giudice e alle parti, le quali debbono provvedere alla riassunzione della causa nel termine perentorio di sei mesi (2).


 


Commento

(1) Tuttavia l’istanza di ricusazione proposta non con ricorso, ma con citazione è normalmente tollerata in ossequio al principio di conservazione degli atti che, pur con forma diversa, hanno comunque raggiunto lo scopo.

 

(2) In caso contrario il processo si estingue.


Giurisprudenza annotata

  1. Provvedimenti adottabili dal giudice ricusato.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 52, 53 e 54 del codice di procedura civile, nella parte in cui «non consentono allo stesso giudice ricusato di dichiarare inammissibile l’istanza di ricusazione che tale appaia - per motivi di rito e di merito - immediatamente e manifestamente», sollevata con riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 111 della Costituzione per l’asserito contrasto con i principi del giudice naturale, del giusto processo, del contraddittorio, di parità ed eguaglianza delle parti, di imparzialità ed indipendenza del giudice, nonché per la ritenuta irragionevolezza e disparità di trattamento rispetto al processo amministrativo. Ed invero, le norme denunciate sono suscettibili di essere interpretate in modo conforme al dettato costituzionale, in quanto - come già affermato da questa Corte nell’ordinanza n. 388 del 2002, sulla base dell’orientamento prevalente della giurisprudenza ordinaria di legittimità (condiviso anche dalle Sezioni unite della Corte di cassazione) - la sospensione del processo, in presenza di una istanza di ricusazione, non ha carattere automatico, esistendo un potere delibatorio del giudice della causa a fronte di ricusazioni che rivelino un uso distorto dell’istituto. Corte cost. 18 marzo 2005, n. 115.

 

 

  1. Accoglimento dell’istanza di ricusazione.

Spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine all’impugnazione proposta da un giudice di pace avverso l’ordinanza con cui il presidente del tribunale abbia accolto un’istanza di ricusazione proposta nei sui confronti, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, il riconoscimento da parte dello stesso ricusato dell’inammissibilità dell’impugnazione, in quanto la non impugnabilità dell’ordinanza da parte del giudice ricusato non giustifica il trasferimento della giurisdizione al giudice amministrativo. Cass., Sez. Un., 9 febbraio 2010, n. 2790.

 

 

  1. Sopravvenuto venire meno della sospetta parzialità del giudice.

In tema di ricusazione (manifestazione processuale, come l’astensione, dell’esigenza che il giudice, considerato come persona fisica, sia imparziale) quando la condizione di sospetta parzialità, anche a livello potenziale, viene a mancare per qualsiasi causa, l’esigenza dell’imparzialità è assicurata, e l’istanza di ricusazione perde effetto. Ne consegue che il ricusante non ha interesse a dolersi della nullità della sentenza così pronunciata, ed il relativo motivo di censura è inammissibile. Cass. 2 maggio 2002, n. 6257.

 

 

  1. Rigetto dell’istanza di ricusazione.

Posto che la qualità di parte legittimata a proporre il ricorso per cassazione (sia ai sensi dell’artt. 360 e ss. c.p.c., sia ai sensi dell’art. 111 Cost.) o per resistere ad esso spetta unicamente a chi abbia formalmente assunto la veste di parte nel giudizio di merito conclusosi con la decisione impugnata, va dichiarato inammissibile, per difetto di rituale instaurazione del processo, il ricorso per cassazione proposto contro soggetti diversi da quelli che sono stati parti nel giudizio di merito, ciò che preclude l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei soggetti legittimati, non potendosi ordinare la citazione di altri soggetti in una situazione di radicale carenza del rapporto processuale di base. Cass., Sez. Un., 28 novembre 2001, n. 15145.

 

 

L'ordinanza di rigetto dell'istanza di ricusazione non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione perché, pur avendo natura decisoria, manca del necessario carattere di definitività e non ne è prescluso il riesame nel corso del processo, attraverso il controllo sulla pronuncia resa dal (o con il concorso del) "iudex suspectus", in quanto l'eventuale vizio causato dalla incompatibilità del giudice ricusato si risolve in motivo di nullità dell'attività svolta dal giudice stesso e, quindi, di gravame della sentenza da lui emessa. Dichiara inammissibile, Trib. Roma, 07/02/2013.Cassazione civile sez. VI  03 febbraio 2015 n. 1932  

 

 

  1. Condanna ad una pena pecuniaria.

In tema di ricusazione, l’ordinanza recante la condanna della parte che ha proposto la ricusazione - dichiarata inammissibile o rigettata - al pagamento della pena pecuniaria di cui all’art. 54, terzo comma, c.p.c., non costituisce un provvedimento definitivo, stante la possibilità di dedurre, contro di essa, censure nel corso del giudizio di merito, in via consequenziale rispetto alla richiesta di riesame della statuizione di inammissibilità o di rigetto dell’istanza di ricusazione o anche in via autonoma rispetto a quest’ultima. Ne consegue che anche il capo dell’ordinanza sulla ricusazione contenente la detta statuizione di condanna non è suscettibile di impugnazione con il ricorso straordinario per cassazione. Cass., Sez. Un., 20 novembre 2003, n. 17636; conforme Cass., Sez. Un., 11 dicembre 2003, n. 18953; Cass. 28 marzo 2002, n. 4486.

 

 

  1. Riassunzione della causa.

In tema di sospensione e riassunzione del processo, deve ritenersi che il procedimento di ricusazione, determinando un incidente di sospensione impropria e non traslativa, consente alla parte la riassunzione con ricorso e non con citazione, atteso che, in linea generale, la riassunzione del processo sospeso è validamente introdotta con ricorso, ex art. 297 c.p.c., tutte le volte in cui la prosecuzione del giudizio non debba avvenire in altra sede, restando, per converso, disciplinate dal disposto dell’art. 125 disp. att. c.p.c. tutte le ipotesi di riassunzione non dipendenti da sospensione (da introdurre, pertanto, con atto di citazione), e dal disposto dell’art. 50 c.p.c. le riassunzioni conseguenti ai procedimenti per regolamento di competenza e di giurisdizione, che postulano, invece, la riassunzione con comparsa. Cass. 23 luglio 2002, n. 10780.

  1. Giurisprudenza sub art. 125 disp. att.



 
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