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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 541 cod. proc. civile: Distribuzione amichevole

Se i creditori concorrenti chiedono la distribuzione della somma ricavata secondo un piano concordato, il giudice dell’esecuzione, sentito il debitore (1), provvede in conformità (2).



Commento

Distribuzione della somma ricavata: [v. 510]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484].

 

(1) La mancata audizione del debitore (o perché tace o perché non si presenta all’udienza) ha lo stesso effetto dell’avvenuta audizione e si considera per approvato il piano di riparto.

 

(2) L’accordo dei creditori può essere redatto per iscritto, nel qual caso deve essere sottoscritto da tutti i creditori oppure può anche essere manifestato oralmente al giudice in udienza e documentato nel verbale. Il piano di riparto, una volta approvato [v. Formula n. 38] dal giudice, diviene irrevocabile.


Giurisprudenza annotata

Distribuzione amichevole.

 

 

  1. Distribuzione del ricavato dalla vendita; 2. Fallimento; 2.1. Azione revocatoria; 2.2. Assegnazione.

 

 

  1. Distribuzione del ricavato dalla vendita.

Per il disposto degli artt. 512, 541 e 542 c.p.c. la distribuzione del ricavato della vendita forzata deve avvenire con l’accordo di tutti i creditori concorrenti, oppure in contraddittorio tra questi ed il debitore escusso, per cui in caso di controversia in sede di distribuzione, si profila tra tali soggetti una situazione di litisconsorzio necessario ex art. 102 c.p.c., e ciascuno di essi deve essere convenuto in giudizio indipendentemente dalla circostanza che abbia partecipato oppure no alla discussione del progetto di distribuzione. Cass. 14 ottobre 1998, n. 10179.

 

 

  1. Fallimento.

 

 

2.1. Azione revocatoria.

Nelle ipotesi di soddisfacimento delle ragioni dei creditori mediante la procedura esecutiva individuale, gli atti soggetti a revocatoria ex art. 67, l. fall., in quanto compiuti entro l’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, non sono i provvedimenti del giudice dell’esecuzione determinativi della distribuzione e delle proporzionali assegnazioni delle somme di denaro, ma i successivi e distinti atti di pagamento sulle somme dell’esecutato. Cass. 26 febbraio 1994, n. 1968.

 

Nel caso in cui il creditore abbia ottenuto il soddisfacimento del proprio credito nell’ambito di una procedura esecutiva mobiliare, a seguito della vendita di beni del debitore, poi fallito, l’azione revocatoria fallimentare, ai sensi dell’art. 67, comma 2, l. fall. - con la quale possono essere impugnati anche i pagamenti coattivi, atteso che tale norma non condiziona l’esercizio della revocatoria alla volontarietà del pagamento stesso - ha per oggetto non il provvedimento giudiziale di assegnazione della somma di danaro al creditore, ma il successivo o distinto pagamento che l’ente depositario giudiziale della somma di danaro, fino ad allora ancora in proprietà del venditore, esegue in favore del creditore assegnatario e percipiente. Cass. 4 dicembre 1990, n. 11608.

 

 

2.2. Assegnazione.

Il provvedimento, con il quale il pretore, giudice dell’esecuzione, confermi l’assegnazione al creditore procedente della somma ricavata dall’espropriazione mobiliare, respingendo l’istanza del curatore di devoluzione della somma medesima al sopravvenuto fallimento del debitore, ha contenuto decisorio, ma non è definitivo, in quanto è denunciabile con l’opposizione agli atti esecutivi prevista dall’art. 617 c.p.c., e, pertanto, non può essere impugnato con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 11 maggio 1998, n. 3438.

 

Per il disposto degli art. 512, 541 e 542 c.p.c. la distribuzione del ricavato della vendita forzata deve avvenire con l'accordo di tutti i creditori concorrenti, oppure in contraddittorio tra questi ed il debitore escusso, per cui in caso di controversia in sede di distribuzione, si profila tra tali soggetti una situazione di litisconsorzio necessario ex art. 102 c.p.c., e ciascuno di essi deve essere convenuto in giudizio indipendentemente dalla circostanza che abbia partecipato oppure no alla discussione del progetto di distribuzione.

Cassazione civile sez. III  14 ottobre 1998 n. 10179  



 
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