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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 546 cod. proc. civile: Obblighi del terzo

 

Dal giorno in cui gli e’ notificato l’atto previsto nell’articolo 543, il terzo e’ soggetto, relativamente alle cose e alle somme da lui dovute e nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato della meta’ (1), agli obblighi che la legge impone al custode. Nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio, salario, altre indennita’ relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonche’ a titolo di pensione, di indennita’ che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell’assegno sociale; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall’articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge.

 

Nel caso di pignoramento eseguito presso piu’ terzi, il debitore puo’ chiedere la riduzione proporzionale dei singoli pignoramenti a norma dell’articolo 496 ovvero la dichiarazione di inefficacia di taluno di essi; il giudice dell’esecuzione, convocate le parti, provvede con ordinanza non oltre venti giorni dall’istanza (2).

 

 


Commento

Notificazione: [v. 137]; Terzo: [v. 543]; Custode: [v. 65]; Ordinanza: [v. 134].

 

(1) Viene posto così un limite alla responsabilità personale del terzo nei confronti del creditore pignorante. Al riguardo è opportuno sottolineare che il terzo non acquisisce la qualità di parte in senso stretto del processo esecutivo ed è coinvolto nella procedura al solo scopo di consentire che la stessa possa indirizzarsi sulle somme di denaro o sulle cose detenute.

 

(2) Quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese e dei crediti [v. 496] il debitore può chiedere che il giudice disponga con ordinanza la riduzione proporziona- 607 Titolo II - Dell’espropriazione forzata 547 le dei singoli pignoramenti eseguiti presso più terzi o dichiari l’inefficacia di taluno di essi; il richiamo operato dalla norma all’art. 496 porta a ritenere che anche tale ordinanza sia impugnabile ex art. 617 [v. →], oltre che revocabile o modificabile ex art. 177 [v. →].


Giurisprudenza annotata

Obblighi del terzo.

 

 

  1. Obblighi del terzo; 2. Questione di legittimità costituzionale.

 

 

  1. Obblighi del terzo.

Il credito vantato da un istituto bancario in virtù di titolo cambiario, può essere fatto valere nei confronti di un terzo cosiddetto “terzo pignorato”, qualora quest’ultimo sia datore di lavoro della debitrice, detenendo, in quanto tale, somme spettanti alla stessa. Trib. Roma, 20 ottobre 2011, n. 20330.

 

Il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato verso il debitore (ex art. 546 e ss. c.p.c.) ha per oggetto l’accertamento dell’esistenza del credito di cui alla pretesa esecutiva per come indicata nell’atto di pignoramento e non del rapporto sostanziale intercorrente tra il debitore esecutato e il terzo: esso è strettamente correlato all’azione esecutiva, senza rilevanza esterna.

Tribunale Monza sez. fallimentare  01 ottobre 2012 n. 2411  

 

Nell’espropriazione presso terzi di somme di denaro, la norma dell’art. 546, comma 1, c.p.c., come modificata dall’art. 2, comma 3, lett. e, n. 3, D.L. 14 marzo 2005 n. 35, convertito, con modificazioni, nella l. 14 maggio 2005 n. 80 (mediante l’inserimento delle parole «e nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato della metà?»), è entrata in vigore il 1º marzo 2006, secondo la disciplina transitoria prevista dall’art. 39 quater D.L. 30 dicembre 2005 n. 273, convertito, con modificazioni, nella l. 23 febbraio 2006 n. 51, e si applica anche alle procedure esecutive pendenti a tale data. Pertanto la nuova formulazione dell’art. 546, comma 1, c.p.c. non è applicabile ove la procedura esecutiva si sia conclusa con provvedimento di assegnazione anteriore al 1º marzo 2006, essendo, appunto, l’ordinanza di assegnazione l’atto che conclude il procedimento dell’espropriazione presso terzi. Né rileva che tale atto sia stato oggetto di opposizione agli atti esecutivi, poiché il ricorso ex art. 617 c.p.c. introduce un giudizio di cognizione e non ha l’effetto di protrarre la «pendenza» della procedura esecutiva, venuta comunque meno con la pronuncia del provvedimento di assegnazione opposto. Cass. 23 agosto 2011, n. 17520.

 

Nel pignoramento di crediti del debitore verso terzi, il vincolo di indisponibilità si produce, ai sensi dell’ art. 546 c.p.c., con la notificazione dell’atto di pignoramento. Tale vincolo genera l’inopponibilità, rispetto al creditore pignorante, di qualsiasi fatto sopravvenuto a detta notificazione, che determini l’estinzione totale o parziale del credito. L’esecuzione deve, perciò, proseguire, procedendosi all’assegnazione della somma oggetto del credito, con la conseguenza che il terzo pignorato dovrà effettuare il pagamento all’assegnatario. Cass. 29 maggio 2007, n. 12602.

 

In presenza di pignoramento di crediti ogni atto dispositivo compiuto da un soggetto terzo è privo di efficacia, non potendo questi pregiudicare la posizione formale e sostanziale del creditore pignorante. Ne consegue che, nell’ipotesi di contratto di conto corrente bancario affidato, la banca, in qualità di terza pignorata e in ragione della sua funzione di custode ex art. 546 c.p.c., non può disporre di eventuali somme pervenute dopo la notifica dell’atto di pignoramento, in quanto le stesse soggiacciono, sia pure nei limiti dell’affidamento, al vincolo nascente dal procedimento stesso. Trib. Napoli, 29 aprile 1999.

 

In tema di pignoramento di crediti e di accertamento dell’obbligo del terzo, qualora questo non neghi il proprio obbligo, ma opponga di non poter adempiere perché il credito è stato assoggettato a sequestro presso di lui, tale eccezione non attiene alla esistenza ed alla validità dell’obbligazione in questione, della quale, pertanto, non è necessario alcun accertamento giudiziale finalizzato alla condanna del terzo debitore, con la conseguenza che una eventuale domanda in tal senso del creditore, deve essere rigettata. L’eccezione fa, invece, valere obblighi che sul terzo debitore incombono come «custode» del bene sequestrato, e che lo stesso terzo potrà opporre in sede esecutiva per paralizzare l’esercizio della relativa azione promossa dal suo creditore in base a titolo ottenuto nei suoi confronti. Cass. 8 ottobre 1997, n. 9782.

 

In tema di espropriazione presso terzi, dalla formulazione dell’art. 543 c.p.c. (il quale prescrive che l’atto notificato personalmente al terzo deve contenere, tra l’altro, l’intimazione al destinatario di non disporre delle cose o delle somme dovute, senza ordine del giudice) e dell’art. 546 stesso codice (il quale prevede, inoltre, che dal giorno della notificazione di detto atto il terzo è soggetto agli obblighi imposti al custode relativamente alle cose ed alle somme a lui dovute) va desunto, pur in assenza di un’espressa disposizione normativa a riguardo, che, nel caso in cui sia respinta la domanda di convalida di un precedente sequestro di mobili o crediti presso terzi, il giudice deve impartire al terzo l’ordine di dissequestro, con la conseguente sopravvenuta disponibilità dei mobili e delle somme vincolate con il precedente provvedimento cautelare. Cass. 2 marzo 1995, n. 2400.

 

Nel procedimento di espropriazione presso terzi, la responsabilità del terzo detentore del bene pignorato, prevista dall’art. 546 c.p.c., presuppone la esistenza giuridica del pignoramento, che è il risultato di una serie procedimentale che si inizia con l’atto descritto dall’art. 543 c.p.c. e si completa con la dichiarazione del terzo di cui all’art. 547 c.p.c. o, in mancanza ed in caso di contestazione, con la sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo (art. 549 c.p.c.) e che mantiene, quindi, il suo effetto vincolante per il terzo solo se alla intimazione di cui all’art. 543 c.p.c. sia seguita la citazione dello stesso e l’accertamento del suo obbligo nell’ambito della espropriazione forzata. Cass. 9 giugno 1994, n. 5617.

 

Nel pignoramento di crediti del debitore verso terzi, il vincolo di indisponibilità del credito si produce, ai sensi dell’art. 546 c.p.c., con la notificazione dell’atto di pignoramento, ed esso genera l’inopponibilità, rispetto al creditore pignorante, di qualsiasi fatto sopravvenuto, che determini l’estinzione totale o parziale del credito (nella specie: compensazione parziale) al di fuori del procedimento esecutivo. Cass. 26 settembre 1979, n. 4970.

 

Nel procedimento di espropriazione presso terzi è ben vero che il terzo, a norma dell’art. 546 c.p.c. è soggetto, dal giorno in cui è notificato l’atto previsto nell’art. 543 c.p.c., agli obblighi che la legge impone al custode, relativamente alle cose e alle somme da lui dovute, ma, mentre rispetto alle cose, qualora ne rifiuti la consegna o le sottragga, risponde penalmente, (artt. 328 e 334 c.p.), rispetto alle somme, che non sono beni individuati, l’eventuale pagamento ad altri creditori del debitore esecutato (inefficace nei confronti del creditore pignorante e dei creditori intervenuti nell’esecuzione: art. 2917 c.c.) non ha alcuna rilevanza, essendo egli tenuto ugualmente al pagamento per effetto del provvedimento di assegnazione, salva l’azione penale nell’ipotesi che non sia più in condizione di eseguire il provvedimento. Cass. 20 aprile 1962, n. 789.

 

 

  1. Questione di legittimità costituzionale.

Non è fondata, in riferimento agli art. 3, 24, 97 e 111 cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 546, comma 1, c.p.c., nella parte in cui prevede che il pignoramento di crediti presso terzi sia limitato all’importo precettato aumentato della metà. Corte. cost., 22 dicembre 2010.



 
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