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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 548 cod. proc. civile: Mancata dichiarazione del terzo

(…….) (1)
Quando all’udienza il creditore dichiara di non aver ricevuto la dichiarazione, il giudice, con ordinanza, fissa un’udienza successiva. L’ordinanza è notificata al terzo almeno dieci giorni prima della nuova udienza. Se questi non compare alla nuova udienza o, comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione e il giudice provvede a norma degli articoli 552 o 553.
Il terzo può impugnare nelle forme e nei termini di cui all’articolo 617, primo comma, l’ordinanza di assegnazione di crediti adottata a norma del presente articolo, se prova di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore.

 

(1) Comma abrogato dall’art. 19, comma 1, lett. g), n. 1, D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162; per l’applicazione di tale disposizione, vedi l’art. 19, comma 6 del medesimo D.L. 132/2014.


Commento

Terzo: [v. 543]; Pignoramento: [v. 492]; Credito: [v. 543]; Ordinanza: [v. 134]; Possesso [v. 543].

 

 


Giurisprudenza annotata

Mancata dichiarazione del terzo.

 

 

  1. Sospensione feriale dei termini; 2. Autonomia del giudizio e competenza funzionale; 2.1. Autonomia e riflessi processuali; 2.2. Giurisdizione e competenza; 2.2.1. Questioni di giurisdizione; 2.2.2. Competenza funzionale; 2.2.3. Preclusione della questione di competenza innanzi al giudice di pace; 2.2.4. Crediti di lavoro e giudice del lavoro; 2.2.5. Clausola compromissoria tra debitore principale e terzo; 2.2.6. Foro erariale; 2.2.7. Litispendenza; 3. Sospensione del processo esecutivo; 4. Aspetti processuali; 4.1. Rito del giudizio di cognizione; 4.2. Litisconsorzio necessario; 4.3. Oggetto del giudizio; 4.3.1. Cessazione della materia del contendere (inconfigurabilità); 4.4. Opponibilità della cessione del credito antecedente al pignoramento; 4.5. Limiti ai poteri del creditore procedente; 4.6. Riassunzione del processo esecutivo sospeso; 4.7. Condanna alle spese; 5. Mezzi di prova esperibili nel giudizio.

 

 

  1. Sospensione feriale dei termini.

La sospensione dei termini processuali in periodo feriale indicata dall’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742 non si applica ai procedimenti di opposizione all’esecuzione, come stabilito dall’art. 92 del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 (ordinamento giudiziario), a quelli di opposizione agli atti esecutivi e di opposizione di terzo all’esecuzione, di cui agli artt. 615, 617 e 619 c.p.c., ed a quelli di accertamento dell’obbligo del terzo di cui all’art. 548 c.p.c. stesso; tale esclusione non è posta nell’interesse particolare del debitore esecutato, ma risponde alla finalità della pronta definizione della causa di opposizione, e, quindi, alla pronta realizzazione dei crediti, restando perciò irrilevante (ai fini dell’operatività di detta esclusione) che l’esecuzione sia stata o meno portata a compimento, perdurando le cause di opposizione che costituiscono fattori di ritardo nella definizione della procedura esecutiva. Cass. 25 gennaio 2012, n. 1030; conforme Cass. 22 giugno 2007, n. 14591, Cass. 20 marzo 2006, n. 6103, Cass. 30 luglio 2004, n. 14601, Cass. 1º giugno 2004, n. 10495, Cass. 29 aprile 2004, n. 8220, Cass. 25 marzo 2003, n. 4375.

 

Al termine per impugnare la sentenza che accerta l’obbligo del terzo, presso il quale è stato eseguito il pignoramento mobiliare, ovvero si è convertito il sequestro conservativo, non si applica la sospensione nel periodo feriale. Cass., Sez. Un., 19 ottobre 1998, n. 10369.

 

 

  1. Autonomia del giudizio e competenza funzionale.

 

 

2.1. Autonomia e riflessi processuali.

Nel giudizio di cognizione che segue alla mancata o contrastata dichiarazione del terzo pignorato (giudizio devoluto alla cognizione del giudice del lavoro ove il credito pignorato derivi da uno dei rapporti di cui all’art. 409 c.p.c.) il giudice non è tenuto a verificare l’esistenza o la validità di giustificazioni eventualmente addotte dal terzo circa la sua mancata comparizione all’udienza fissata ex art. 547 c.p.c., atteso che tale giudizio si pone in modo autonomo rispetto al processo esecutivo. Cass. 8 gennaio 2004, n. 101.

 

In tema di esecuzione con espropriazione presso terzi, il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 548 c.p.c. - che costituisce un autonomo giudizio di cognizione il cui oggetto solo in senso approssimativo è il diritto di credito del debitore esecutato verso il terzo debitore in quanto il diritto di credito pignorato si «autonomizza» al momento in cui viene effettuato il pignoramento mediante la notificazione dell’atto ex art. 543 c.p.c. - sorge incidentalmente nel corso del procedimento esecutivo ed è funzionalizzato all’individuazione della cosa assoggettata ad espropriazione all’esito della mancanza o della contestazione della dichiarazione del terzo. Ne consegue che unico legittimato a richiedere il giudizio di cognizione di cui all’art. 548 c.p.c. è il creditore esecutante il quale, pur perseguendo lo scopo di ottenere dal terzo debitore l’adempimento che costui doveva all’escusso, agisce non già in nome e per conto di quest’ultimo - come chi esercita l’azione surrogatoria -, né chiede di sostituirsi nella posizione di (originario) creditore di quest’ultimo, bensì agisce iure proprio e nei limiti del proprio interesse. Ne consegue ulteriormente che legittimato a domandare l’istruzione della causa di accertamento in questione - a pena di estinzione del procedimento ex art. 630 c.p.c. - è esclusivamente il creditore pignorante, e non anche il debitore esecutato che si veda contestata o non riconosciuta da parte del terzo l’esistenza di un suo credito, il quale ultimo, privo di un onere di impulso processuale per far proseguire il giudizio esecutivo promosso nei suoi confronti, non può proporre nella detta sede esecutiva una domanda concernente in realtà l’esistenza non già del credito pignorato bensì del proprio credito verso il terzo come esso è nel momento in cui il processo si svolge (e pertanto concernente oggetto diverso da quello proprio del giudizio ex art. 548 c.p.c.), ben potendo egli viceversa proporla in un diverso, autonomo e separato processo. Cass. 23 aprile 2003, n. 6449.

 

Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo disciplinato dagli artt. 548 e 549 c.p.c. il terzo, in mancanza di uno specifico interesse collegato all’esecuzione, non può far valere i vizi dell’atto indicato dall’art. 543 dello stesso codice con il quale si dà inizio all’espropriazione presso terzi. Cass. 10 agosto 1992, n. 9452.

 

 

2.2. Giurisdizione e competenza.

 

 

2.2.1. Questioni di giurisdizione.

Il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato verso il debitore ha per oggetto l’accertamento dell’esistenza, non del rapporto intercorrente tra il debitore esecutato ed il terzo, ma del credito di cui alla pretesa esecutiva per come indicata nell’atto di pignoramento; trattasi di accertamento di stretta attinenza all’azione esecutiva, senza rilevanza esterna e senza che siano prospettabili questioni di giurisdizione, neppure quando, per la natura di amministrazione pubblica del terzo pignorato, non sia configurabile un diritto di credito del debitore esecutato, in tal caso non configurandosi, non difetto di giurisdizione del giudice ordinario, bensì infondatezza, nel merito, della pretesa del creditore procedente. Cass., Sez. Un., 18 ottobre 2002, n. 14831.

 

 

2.2.2. Competenza funzionale.

Nell’espropriazione forzata celebrata con le forme del pignoramento presso terzi la competenza a decidere l’accertamento dell’obbligo del terzo appartiene funzionalmente al giudice dell’esecuzione competente per il processo esecutivo. Cass. 26 agosto 2003, n. 12513.

 

Nell'ipotesi di contenzioso instaurato per accertamento dell'obbligo del terzo ex art. 548 c.p.c., ove il terzo pignorato sia una persona giuridica che si avvalga di un servizio di tesoreria unica, è territorialmente competente il giudice ove il terzo pignorato abbia una filiale dotata di autonomia organizzativo-gestionale essendo l'unica ad essere abilitata a compiere le operazioni volte a vincolare il relativo ammontare e retta da un preposto autorizzato a stare in giudizio.

Cassazione civile sez. VI  09 luglio 2014 n. 15676

 

In tema di competenza per territorio, il principio di cui all’art. 33 c.p.c., secondo il quale all’attore è consentita la scelta tra i diversi fori dei diversi convenuti, derogando al foro che si individua attraverso la residenza o il domicilio di ciascuno di essi (così derogando alle regole del foro generale), non si applica nel caso in cui l’attore agisca per l’accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 548 c.p.c., poiché in tal caso, nonostante la eventuale connessione tra le cause instaurate presso i rispettivi fori di residenza o domicilio di ciascun terzo, la competenza del giudice dell’espropriazione forzata è di carattere funzionale (art. 5432, n. 4; art. 26 c.p.c.), e, pertanto, inderogabile. Cass. 2 agosto 2000, n. 10123.

 

 

2.2.3. Preclusione della questione di competenza innanzi al giudice di pace.

Il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo di cui all’articolo 548 del c.p.c., a decorrere dal 2 giugno 1999 si svolge davanti al giudice unico del tribunale, come giudice dell’esecuzione, che, nella materia, ha una competenza funzionale, in ragione della sua pretesa stretta attinenza all’azione esecutiva e indipendentemente dal valore del credito per il quale si procede esecutivamente. Per le controversie di competenza del giudice di pace, la regola di decisione secondo equità per le cause di valore entro i milletrecento euro, prevista dall’art. 7 c.p.c. (come riformato dall’art. 1, D.L. n. 18 del 2003, conv. in legge n. 63 del 2003), vale soltanto per le cause decise in base al criterio del valore, con la conseguenza che, se una causa relativa all’accertamento dell’obbligo del terzo è portata alla cognizione del giudice di pace e la questione di competenza è rimasta preclusa ai sensi dell’art. 38 c.p.c., la regola decisionale sarà in ogni caso secondo diritto e non secondo equità, anche se riguardante una causa di valore non eccedente milletrecento euro, sicché essendo proponibile solo l’appello, è inammissibile il ricorso per Cassazione. Cass. 28 novembre 2003, n. 18228; conforme Cass. 27 ottobre 2003, n. 16138.

 

 

2.2.4. Crediti di lavoro e giudice del lavoro.

Nell’espropriazione presso terzi con pignoramento di un credito derivante dai rapporti contemplati dall’art. 409 c.p.c. la controversia di cui all’art. 548 c.p.c. in caso di mancata o contestata dichiarazione del terzo, spetta funzionalmente alla cognizione del pretore in qualità di giudice del lavoro, tenuto conto che il relativo di giudizio si pone in modo autonomo sia rispetto al processo esecutivo che all’eventuale opposizione all’esecuzione e che l’oggetto specifico dell’accertamento (il credito del debitore esecutato) trova origine in uno dei rapporti previsti dal citato art. 409 c.p.c. Cass. 24 novembre 1998, n. 11930; conforme Cass. 15 gennaio 1998, n. 306, Cass., Sez. Un., 3 febbraio 1986, n. 663.

 

 

2.2.5. Clausola compromissoria tra debitore principale e terzo.

La clausola compromissoria per arbitrato irrituale prevista nel contratto di prestazione sportiva stipulato ai sensi dell’art. 4, l. 23 marzo 1981, n. 91, che determina l’improponibilità, per rinuncia convenzionale all’azione, della domanda relativa a diritti derivanti dal contratto stesso, esplica i suoi effetti solo tra le parti stipulanti e non può quindi precludere al terzo l’accertamento del proprio credito nei confronti dello sportivo professionista nel procedimento instaurato ai sensi dell’art. 548 c.p.c., in contraddittorio con le suddette parti. Cass. 2 aprile 1998, n. 3420.

 

 

2.2.6. Foro erariale.

Fra i giudizi relativi ai procedimenti di esecuzione per i quali l’art. 7, R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611 esclude l’operatività del Foro erariale è ricompreso quello ex art. 548 c.p.c. inerente alle contestazioni insorte sulla dichiarazione resa dal terzo obbligato nella procedura esecutiva presso terzi. Cass. 26 aprile 1999, n. 4165.

 

 

2.2.7. Litispendenza.

Nell’espropriazione forzata presso terzi di un credito, qualora a seguito della contestazione sulla dichiarazione del terzo debitore, la causa, eccedendo la competenza per valore del pretore, sia rimessa al tribunale competente ex art. 26 c.p.c., ma risulti già pendente altra controversia, in ordine al rapporto obbligatorio tra il debitore esecutato ed il terzo suo debitore, davanti ad un tribunale diverso da quello del luogo di residenza del terzo stesso, deve trovare applicazione, oltre che l’art. 548 c.p.c., l’art. 39 dello stesso codice, disciplinante l’ipotesi di litispendenza, giacché tra le due controversie v’è identità e la presenza, quale litisconsorte necessario del creditore esecutante non amplia il thema decidendum. Pertanto, il tribunale, cui sia stata rimessa la cognizione della causa relativa alla contestazione sulla dichiarazione del terzo, deve dichiarare la litispendenza, e la cognizione della relativa causa spetta al tribunale già preventivamente adito per la decisione della controversia sull’obbligazione tra debitore e terzo, ove il creditore esecutante è legittimato ad intervenire, esercitando così il medesimo impulso processuale previsto dall’art. 548 su citato. Cass. 13 gennaio 1979, n. 281.

 

 

  1. Sospensione del processo esecutivo.

In tema di esecuzione del sequestro conservativo dei crediti, la previsione di cui all’art. 678 c.p.c. - secondo la quale il giudizio relativo all’accertamento dell’obbligo del terzo resta sospeso sino all’esito di quello sulla convalida del sequestro e sul merito, a meno che il terzo non abbia richiesto l’immediato accertamento dei propri obblighi - è improntata allo scopo di evitare, non la contraddittorietà o il conflitto di giudicati, ma l’eventualità che il processo ex art. 548 c.p.c. si svolga inutilmente, sicché l’esito positivo del giudizio sulla convalida del sequestro e sul merito creditorio realizza una condizione di procedibilità della domanda incidentale di accertamento dell’obbligo del terzo. Ne consegue che, quando a fronte della dichiarazione negativa di quantità il sequestrante abbia formulato istanza di accertamento dell’obbligo del terzo, ricorre un’ipotesi di sospensione ex lege dell’azione e non occorre alcun apposito provvedimento da parte del giudice al quale il terzo abbia reso la sua dichiarazione. Cass. 27 maggio 2003, n. 8391.

 

Quando, nell’espropriazione presso terzi, sorge una controversia relativa all’esistenza e all’ammontare del debito del terzo si ha sospensione ope legis del procedimento esecutivo, il quale non potrà proseguire se prima non sia stata definita la controversia promossa dal creditore istante. Cass. 10 novembre 1979, n. 5798.

 

 

  1. Aspetti processuali.

 

 

4.1. Rito del giudizio di cognizione.

Ai sensi dell’art 13, comma 2, D.Lgs. n. 5/2003 (cd. «rito societario»), la mancata costituzione del convenuto, verificata la ritualità della chiamata in giudizio e della successiva notifica dell’istanza di fissazione dell’udienza, fa ritenere non contestati i fatti oggetto della domanda proposta dall’attore (Nel caso di specie, il giudizio - da celebrarsi con rito societario ratione materiae - riguardava l’accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 548 c.p.c., il cui ultimo comma rinvia peraltro all’art. 232 c.p.c.). Trib. Modena, 10 febbraio 2006.

 

Il procedimento previsto dall’art. 548 c.p.c. assolve alla funzione di perfezionare il pignoramento presso terzi. Una tale finalità rende ad esso del tutto estraneo il tentativo di conciliazione per le controversie di cui all’art. 409 c.p.c., mirante invece ad evitare la controversia attraverso la mediazione di un pubblico ufficio. App. Ancona, 21 novembre 2005.

 

 

4.2. Litisconsorzio necessario.

Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo previsto dagli artt. 548 e 549 c.p.p. sono litisconsorti necessari il debitore, il terzo pignorato ed il creditore procedente, con la conseguenza che la intervenuta rinuncia da parte di quest’ultimo non accettata dal debitore non esclude il litisconsorzio e, quindi, l’applicabilità in sede di impugnazione del disposto dell’art. 331 c.p.c. Cass. 9 gennaio 2007, n. 217; conforme Cass. 10 maggio 2000, n. 5955.

 

Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, promosso dal creditore procedente a seguito di mancata o contestata dichiarazione del terzo stesso (art. 548 c.p.c.), il debitore esecutato ha qualità di parte necessaria. Pertanto, ove l’impugnazione avverso la sentenza resa in detto giudizio non sia stata proposta anche nei confronti del debitore, deve essere ordinata l’integrazione del contraddittorio, ai sensi ed agli effetti dell’art. 331 c.p.c. Cass., Sez. Un., 18 maggio 1983, n. 3423.

 

Nel pignoramento di crediti, il creditore del debitore esecutato è parte sia nella fase del procedimento di esecuzione che in quella relativa alla controversia concernente il contenuto della dichiarazione resa o la pignorabilità ed assegnazione del credito: egli può quindi sostenere le sue ragioni e formulare proprie conclusioni. Cass., Sez. Un., 8 novembre 1978, n. 5096.

 

 

4.3. Oggetto del giudizio.

Sia nell’espropriazione presso terzi che nel sequestro conservativo presso terzi (art. 678 c.p.c., che richiama implicitamente il precedente art. 548), l’ambito del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo è circoscritto rigorosamente all’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito oggetto dell’esecuzione o del sequestro, restando esclusa ogni diversa questione, come quella concernente il diritto o la situazione del creditore esecutante o sequestrante. Cass. 25 novembre 1995, n. 12225. Sicché deve ritenersi estranea all’ambito di tale giudizio sia la domanda del creditore di maggior danno per svalutazione monetaria, sia la contestazione del diritto del creditore di procedere in executivis che può essere sollevata dal debitore diretto solo nelle forme previste dall’art. 615 c.p.c. Cass. 17 ottobre 1992, n. 11403.

 

Nel giudizio ex art. 548 c.p.c. il giudice svolge un accertamento di fatto che, in quanto sorretto da congrua motivazione e non inficiato da vizi logici e/o da errori di diritto, non è sindacabile dalla Corte di Cassazione (nella specie, il terzo non aveva negato l’esistenza presso di sé delle somme appartenenti al debitore esecutato, ma si era limitato a contestarne la pignorabilità: il giudice di merito ha pertanto correttamente desunto da tale dichiarazione la sussistenza di fondi del comune debitore nelle mani dell’esattore). Cass., Sez. Un., 18 dicembre 1987, n. 9407; conforme Cass., Sez. Un., 23 aprile 1987, n. 3932.

 

 

4.3.1. Cessazione della materia del contendere (inconfigurabilità).

Nel giudizio di cognizione che a norma dell’art. 548 c.p.c., segue alla mancata o contestata dichiarazione del terzo presso il quale è eseguito il pignoramento, il creditore pignorante assume la sola qualità di terzo rispetto all’accertamento dell’esistenza del credito e delle altre modalità in contestazione; sicché, nel caso di accertata inesistenza del diritto del debitore verso il terzo pignorato, ancorché il creditore pignorante dichiari di rinunciare al pignoramento, deve dichiararsi la inesistenza del credito e non la cessazione della materia del contendere. Cass. 13 aprile 1979, n. 2194.

 

 

4.4. Opponibilità della cessione del credito antecedente al pignoramento.

Nel giudizio di cognizione instaurato a norma degli artt. 548 e 549 c.p.c. per l’accertamento dell’obbligo del terzo sottoposto a pignoramento, deve configurarsi l’interesse del debitore esecutato, che è parte del predetto giudizio, ad eccepire la non persistenza del credito nel suo patrimonio per la avvenuta cessione dello stesso e la prevalenza della cessione sul pignoramento, ai sensi dell’art. 2914, n. 2, c.c. Cass. 26 ottobre 2002, n. 15141.

 

 

4.5. Limiti ai poteri del creditore procedente.

Nel giudizio d’accertamento dell’obbligo del terzo, il creditore procedente non può esercitare, a tutela della realizzazione del proprio credito, i diritti e le azioni spettanti al proprio debitore verso i terzi e che questi trascura di esercitare, quali che siano state le ragioni dell’inerzia. (La S.C. ha enunciato il principio indicato, rigettando il ricorso avverso la sentenza impugnata, in un caso in cui il creditore procedente aveva richiesto nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo non già l’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito nei confronti della società in favore del socio suo debitore, ma la ricostruzione degli utili di questa nel tempo attraverso l’accertamento di un patto leonino in danno del debitore esecutato). Cass. 30 maggio 2000, n. 7192.

 

 

4.6. Riassunzione del processo esecutivo sospeso.

Qualora la parte cui debba essere notificato l’atto di riassunzione, a seguito dell’istanza di cui all’art. 548 c.p.c. e della conseguente remissione degli atti al giudice competente per l’accertamento dell’obbligo del terzo, si sia costituita a mezzo di procuratore, nella fase in cui il terzo ha reso o avrebbe dovuto rendere la dichiarazione, l’atto riassuntivo, essendosi già instaurato il rapporto processuale, deve essere notificato alla detta parte presso il suo procuratore domiciliatario, a norma dell’art. 170 c.p.c., e non personalmente alla parte nel suo domicilio. Cass. 19 marzo 1996, n. 2286.

 

 

4.7. Condanna alle spese.

Va considerato soccombente, alla stregua del principio di causalità sulla quale si fonda la responsabilità del processo, e può pertanto essere condannato alle spese di lite, il terzo debitore che non comparendo all’udienza fissata per la dichiarazione da rendere a norma dell’art. 547 c.p.c., determini la necessità dell’accertamento giudiziale del credito, ove questo si concluda positivamente. Trib. Chieti, 4 luglio 2000.

 

La rinunzia da parte del creditore procedente alla pretesa di escutere il terzo pignorato (debitor debitoris), nei cui confronti ha già ottenuto ordinanza di assegnazione del credito pignorato, rimasta ineseguita, per essere stato il credito soddisfatto dal debitore originario, non comporta altresì rinunzia alla pretesa nei confronti di quest’ultimo di risarcimento dei danni derivanti dalla mancata tempestiva esecuzione dell’ordinanza di assegnazione del credito che costituisce titolo di responsabilità distinto ed autonomo dalle ragioni creditorie fatte valere nei confronti del debitore originario. Cass. 26 ottobre 1983, n. 6317.

 

 

  1. Mezzi di prova esperibili nel giudizio.

Nell’esecuzione forzata per espropriazione presso terzi, ove insorga controversia per accertare l’obbligo del terzo ai sensi dell’art. 548 c.p.c. a carico del terzo il quale voglia dimostrare il pagamento del proprio debito verso l’esecutato non incombono le limitazioni probatorie imposte al terzo opponente dall’art. 621 c.p.c. Trib. Verona, 27 ottobre 1995.

 

Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (art. 548 c.p.c.) mentre al creditore spetta l’onere di provare il fatto costitutivo dell’obbligo del terzo, a quest’ultimo spetta l’onere di provare di avere estinto la sua obbligazione prima del pignoramento, con la conseguenza del venir meno la esistenza del credito supposta dal pignorante. Cass. 8 giugno 1994, n. 5547.

 

Poiché nel giudizio di opposizione, instaurato ai sensi dell’art. 548 c.p.c., il creditore precedente agisce contro il terzo pignorato iure proprio e non utendo iuribus del proprio debitore, debbono ritenersi inammissibili prove per interrogatorio e per giuramento decisorio, deferite dal terzo pignorato al debitore esecutato, a dimostrazione dell’inesistenza del credito di questi, per l’esigenza di evitare fraudolente collusioni fra debitore e terzo, in danno del creditore procedente. Cass. 11 maggio 1968, n. 1459.



 
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