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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 551 cod. proc. civile: Intervento

L’intervento di altri creditori è regolato a norma degli articoli 525 e seguenti (1).

Agli effetti di cui all’articolo 526 l’intervento non deve avere luogo oltre la prima udienza di comparizione delle parti.


Commento

Intervento: [v. Libro III, Titolo II, Capo I, Sez. III].

 

(1) Si tratta delle norme che disciplinano l’intervento dei creditori nell’espropriazione mobiliare presso il debitore. Ne consegue che anche nell’espropriazione presso terzi, l’intervento è condizionato alla certezza, liquidità ed esigibilità del credito.


Giurisprudenza annotata

Intervento.

 

 

  1. Intervento; 1.1. Questioni di legittimità costituzionale.

 

 

  1. Intervento.

Nell’espropriazione presso terzi, l’oggetto del pignoramento è costituito non dalla quota del credito per il quale l’esecutante agisce in forza del titolo esecutivo notificato (art. 543 c.p.c.), ma la somma di cui il terzo è debitore, costituendo il credito indicato dall’esecutante soltanto il limite della pretesa fatta valere in executivis, sicché l’intervento di altri creditori ai sensi dell’art. 551 c.p.c., incontra nella distribuzione l’unico limite delle somme dovute dal terzo, ma non anche l’ulteriore limite del credito per il quale ha agito in executivis il creditore pignorante. Tale principio trova applicazione anche a favore del creditore pignorante intervenuto. Cass. 14 dicembre 2006, n. 26850; conforme Cass. 4 gennaio 2000, n. 16, Cass. 29 gennaio 1999, n. 798, Cass. 22 aprile 1995, n. 4584; contra Pret. Napoli, 24 gennaio 1997.

 

Nell’espropriazione presso terzi l’intervento dei creditori, per essere considerato tempestivo, deve aver luogo non oltre l’udienza nella quale il terzo rende la propria dichiarazione, anche se l’assegnazione avvenga successivamente. Pret. Alba, 17 marzo 1994.

 

L’intervento del creditore nell’esecuzione mobiliare da altri promossa ex artt. 525 e 551 c.p.c. è condizionato alla certezza, liquidità ed esigibilità del credito azionato, con la conseguenza che l’opposizione del debitore, volta a contestare l’ammissibilità dell’intervento del creditore per mancanza dei predetti requisiti del credito deve qualificarsi come opposizione agli atti esecutivi, appartenente, come tale, alla competenza per materia del pretore, ex artt. 27 e 617 c.p.c. Cass. 22 maggio 1990, n. 4609.

 

I creditori intervenuti nel procedimento di espropriazione presso terzi e gli altri creditori intervenuti tardivamente (e come tali aventi diritto, a norma dell’art. 528 c.p.c., richiamato dall’art. 551 c.p.c., sull’intervento dei creditori nel processo di espropriazione presso terzi, a concorrere, se privilegiati, alla distribuzione della somma ricavata in ragione dei loro diritti di prelazione, e, se non privilegiati, a profittare dell’eventuale residuo che rimanga dopo la soddisfazione del creditore procedente e degli altri intervenuti in precedenza) non possono essere pregiudicati da eventuali accordi tra il terzo pignorato ed il debitore esecutato circa il credito colpito dalla esecuzione o da rinunce da parte del debitore medesimo, o del creditore procedente, al credito anzidetto. Pertanto, deve ritenersi che il giudicato, che abbia riconosciuto la sussistenza di una convenzione tra creditore procedente, debitore esecutato e terzo, abbia piena efficacia nei confronti dei soggetti di tale negozio, mentre ne sia privo nei confronti degli altri eventuali creditori dell’esecutato, che, pur non essendo intervenuti nel processo esecutivo nel termine di cui all’art. 551 c.p.c. (udienza dinanzi al pretore in cui il terzo rende o dovrebbe rendere la dichiarazione), siano intervenuti tardivamente. Cass. 30 maggio 1963, n. 1427.

Nell’espropriazione presso terzi, quando il terzo pignorato nel rendere la dichiarazione positiva, abbia provveduto a specificare gli elementi di cui al secondo comma dell’art. 547 c.p.c. d abbia altresì indicato gli altri pignoramenti ex art. 550 c.p.c., spetta unicamente ai vari creditori, anche se privilegiati, far valere i rispettivi crediti, intervenendo in tempo utile nel processo esecutivo, il che deve in ogni caso avvenire prima della definitiva assegnazione della somma pignorata. Cass. 7 aprile 1954, n. 1089.

 

 

1.1. Questioni di legittimità costituzionale.

Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, la q.l.c. dell’art. 14, comma 1-bis, D.L. 31 dicembre 1996, n. 669, conv., con modificazione, in l. 28 febbraio 1997, n. 30, come modificato dall’art. 44, comma 3, lett. b), D.L. 30 settembre 2003, n. 269, conv., con modificazione, in l. 24 novembre 2003, n. 326, censurato, in riferimento agli art. 3, comma 1, 24, commi 1 e 2, e 97, comma 1, Cost., nella parte in cui non prevede che anche l’intervento, ai sensi dell’art. 551 c.p.c., del creditore di enti ed istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatoria organizzati su base territoriale sia proposto, a pena d’improcedibilità rilevabile d’ufficio, esclusivamente nei processi esecutivi per espropriazione di crediti ex art. 543 c.p.c. pendenti innanzi al giudice dell’esecuzione della sede principale del tribunale nel cui circondario ha sede l’ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento posto a fondamento dell’intervento. Premesso che per pignoramento di crediti di cui all’art. 543 c.p.c. può intendersi non l’atto introduttivo della procedura esecutiva, ma l’espropriazione dei crediti e che i verbi «promuovere» e «instaurare» possono ben intendersi come riferiti a qualsiasi azione esecutiva esperita dai creditori, anche a mezzo di intervento, la norma censurata deve essere interpretata nel senso, idoneo a fugare i dubbi di legittimità costituzionale prospettati dal rimettente, che il creditore, il quale intenda sottoporre ad espropriazione forzata crediti di enti ed istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatorie organizzati su base territoriale, deve agire esecutivamente, a pena di improcedibilità, anche in qualità di interveniente, innanzi al giudice dell’esecuzione della sede principale del tribunale nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento in forza del quale agisce. Corte cost. 27 ottobre 2006, n. 343



 
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