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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 552 cod. proc. civile: Assegnazione e vendita di cose dovute dal terzo

Se il terzo si dichiara o è dichiarato possessore di cose appartenenti al debitore, il giudice dell’esecuzione, sentite le parti (1)(2) , provvede per l’assegnazione o la vendita delle cose mobili a norma degli articoli 529 e seguenti, o per l’assegnazione dei crediti a norma dell’articolo seguente (3).


Commento

Assegnazione: [v. 505]; Vendita: [v. 503]; Terzo: [v. 543]; Possesso: [v. 543]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Crediti: [v. 543].

 

(1) Le parti vengono sentite in un’udienza che il G.E. fissa appositamente a seguito della presentazione dell’istanza per la assegnazione e la vendita.

 

(2) L’istanza per la assegnazione o la vendita deve essere proposta nel termine di novanta giorni dal momento della dichiarazione di cui all’art. 547.

 

(3) L’ordinanza che dispone l’assegnazione o la vendita di cose mobili o dei crediti [v. 553], costituendo l’atto conclusivo dell’esecuzione forzata, può essere impugnata con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi quando si tratta di far valere vizi che si riferiscono ai singoli atti esecutivi o ad essa stessa.


Giurisprudenza annotata

Assegnazione e vendita di cose dovute dal terzo.

 

 

  1. Assegnazione e vendita di cose dovute dal terzo; 2. Imposta di registro.

 

 

  1. Assegnazione e vendita di cose dovute dal terzo.

L’assegnazione giudiziale del credito compiuta ai sensi degli artt. 552 e 553 c.p.c. può essere configurata come datio in solutum condizionata all’avvenuto pagamento della somma in favore del creditore procedente. Da ciò discende che il debito dell’assegnante esecutato nei confronti del creditore assegnatario ed il corrispondente diritto di quest’ultimo si estinguono solo con la riscossione del credito assegnato e, pertanto, lo stesso creditore pignorante può concretamente eseguire, attraverso diversi pignoramenti presso terzi ed eseguiti anteriormente al provvedimento di assegnazione e anche posteriormente, se ha infruttuosamente tentato l’esecuzione del terzo più provvedimenti di assegnazione per lo stesso credito. Trib. Bari, 2 novembre 2005; conforme Cass. 9 dicembre 1992, n. 13021.

Nell’espropriazione presso terzi avente ad oggetto quote di una s.r.l., l’assegnazione dei beni pignorati ai creditori va effettuata, in virtù del rinvio operato dall’art. 552 c.p.c., con le modalità dell’espropriazione forzata mobiliare presso il debitore. Cass. 1º ottobre 1997, n. 9577.

 

Nella espropriazione forzata presso terzi l’assegnazione al creditore (pignorante o intervenuto) del bene pignorato può essere disposta solo in seguito ad una specifica istanza di quest’ultimo. Cass. 22 febbraio 1995, n. 1954.

 

Stante la inespropriabilità della quota del socio di una società di persone, deve rigettarsi l’istanza di assegnazione proposta dal creditore procedente con riferimento alla quota di partecipazione del debitore esecutato ad una società in nome collettivo. Pret. Civitanova Marche, 27 maggio 1993.

 

 

  1. Imposta di registro.

In tema di imposta di registro, con riguardo agli atti dell’autorità giudiziaria, l’ordinanza, prevista dagli artt. 552 e 529 c.p.c., con la quale il giudice dell’esecuzione assegna ai creditori esecutanti cose possedute da un terzo è teoricamente assoggettabile all’imposta, ai sensi dell’art. 8 della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, se definisce, anche parzialmente, il giudizio, ed è sussumibile nell’ipotesi di registrazione a tassa fissa di cui alla lettera d). Ciò in quanto un provvedimento siffatto non contiene alcuna condanna al pagamento di somme né alla consegna della merce (ipotesi di cui alla lettera b) dell’art. 8), essendo finalizzata - quali che siano gli incidenti procedurali che lo stesso giudice dell’esecuzione abbia dovuto risolvere - alla mera attuazione di un titolo esecutivo, secondo un piano di riparto concordato; e poiché quella di registro è un’imposta d’atto - sicché in caso di provvedimenti plurimi dell’autorità giudiziaria ciascuno ha una propria ed autonoma veste e fine impositivo, non rilevando il fatto che tutti si riferiscano al medesimo oggetto e alle stesse parti - deve aversi riguardo al contenuto del solo provvedimento, e cioè dell’ordinanza di assegnazione, della cui registrazione si tratta, il quale non risolve contestazioni fra i creditori. Né, infine, l’assegnazione, (una sorta di datio in solutum), nello schema processuale limitato dell’esecuzione mobiliare, costituisce la conseguenza della condanna che pone termine, decidendola, ad una controversia sulla proprietà dei beni, sicché non rientra nella previsione della lett. b) dell’art. 8. Cass. trib., 20 aprile 2007, n. 9400.



 
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