codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 555 cod. proc. civile: Forma del pignoramento

Il pignoramento immobiliare si esegue mediante notificazione al debitore (1) e successiva trascrizione (2) di un atto nel quale gli si indicano esattamente, con gli estremi richiesti dal codice civile per l’individuazione dell’immobile ipotecato (3), i beni e i diritti immobiliari che si intendono sottoporre a esecuzione, e gli si fa l’ingiunzione prevista nell’articolo 492 (4).
Immediatamente dopo la notificazione l’ufficiale giudiziario consegna copia autentica dell’atto con le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari, che trascrive l’atto e gli restituisce una delle note.
Le attività previste nel comma precedente possono essere compiute anche dal creditore pignorante (5), al quale l’ufficiale giudiziario, se richiesto, deve consegnare gli atti di cui sopra (6).

 


Commento

Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Nota di trascrizione: [v. 561]. Pignoramento (immobiliare): nel caso di specie, consiste in un atto scritto (detto «libello») predisposto e sottoscritto dal creditore pignorante [att. 170]. Si tratta, in sostanza, di un atto complesso nel quale si rinvengono tre diversi adempimenti: scelta e individuazione dei beni, ingiunzione dell’ufficiale giudiziario e trascrizione nei pubblici registri immobiliari.

 

Notificazione: è un atto processuale per mezzo del quale si porta a conoscenza di 615 Titolo II - Dell’espropriazione forzata 555 un determinato soggetto (escluso il giudice) l’esistenza di un atto per cui tale soggetto abbia interesse [v. 137]. Trascrizione: è un mezzo di pubblicità concernente gli immobili ed i beni mobili registrati, idoneo a garantire la conoscibilità a chiunque delle vicende relative a tali beni (c.c. 2643 e ss.). In questo caso, la (—) nei pubblici registri immobiliari rende il pignoramento immobiliare opponibile ai terzi con la conseguente inefficacia, nei confronti del creditore procedente e di quelli intervenuti, di eventuali atti di disposizione del bene (es.: alienazione) trascritti successivamente alla (—) del pignoramento (c.c. 2913 e ss.). Beni e diritti immobiliari: per beni bisogna intendere quelli che per legge sono considerati immobili, così, ad esempio, il suolo, le sorgenti ed i corsi d’acqua, i terreni, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, i mulini, i bagni ed altri edifici galleggianti se saldamente assicurati alla riva e destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione nonché le piattaforme galleggianti per trivellazione e sfruttamento di giacimenti sottomarini, purché ancorate al suolo. I diritti immobiliari pignorabili sono, invece, l’usufrutto, la nuda proprietà, la superficie e l’enfiteusi. Creditore pignorante: è quel soggetto, su istanza del quale e dietro esibizione del titolo esecutivo e del precetto, debitamente notificati, l’ufficiale giudiziario pone in essere il pignoramento.

 

(1) Nel pignoramento immobiliare sono identificabili due distinti momenti, notifica del pignoramento al debitore e successiva trascrizione, che hanno una propria e specifica efficacia giuridica. Il pignoramento, infatti, si perfeziona nei confronti del debitore al momento della notifica. Da quella data decorrono determinati effetti: si pensi, ad es., all’obbligo di custodia dei beni pignorati da parte del debitore [v. 559], dal quale può scaturire una responsabilità anche penale (c.p. 334-335), o alla formazione del fascicolo dell’esecuzione [v. 557].

 

 

(2) La trascrizione, invece, è destinata a rendere operante rispetto ai terzi il vincolo processuale cui i beni sono stati sottoposti sia per evitare la pendenza di più procedure, sia per assicurare all’aggiudicatario la prevalenza del suo diritto rispetto a chi abbia acquistato medio tempore direttamente dal proprietario.

 

(3) Per la determinazione dell’immobile da pignorare, la legge concede al creditore ampia libertà di scelta; gli impone, però, una precisa determinazione mediante gli elementi previsti dall’art. 2826 c.c. (indicazione della natura, del Comune in cui si trova, del numero del catasto o delle mappe censuarie) a pena di nullità, deducibile con l’opposizione agli atti esecutivi [v. 617].

 

(4) Ossia, gli si ingiunge di astenersi dal compiere atti diretti a sottrarre quei beni e quei diritti alla garanzia del credito.

 

(5) In effetti nella prassi tale attività è svolta sempre dal creditore pignorante.

 

 

(6) La disciplina del codice di rito, in tale materia, è integrata da norme speciali che introducono particolari forme di espropriazione immobiliare: si pensi, ad esempio, all’espropriazione di beni mobili registrati quali le navi e gli aeromobili, regolata dal codice navale.


Giurisprudenza annotata

Forma del pignoramento.

 

 

  1. Natura, scopo, effetti del pignoramento immobiliare; 1.1. Scopo; 1.2. Struttura; 1.3. Effetti; 1.4. Competenza; 1.5. Termini di efficacia; 2. Forma del pignoramento; 2.1. Sottoscrizione; 2.2. Procura; 2.3. Notifica; 2.4. Descrizione del bene; 2.5. Sequestro; 2.6. Ingiunzione; 2.7. Navi e aeromobili; 3. Oggetto del pignoramento; 3.1. Accessori, pertinenze e frutti; 3.2. Pertinenze improprie; 3.3. Diritti reali parziali; 3.4. Demanio pubblico; 3.5. Funzione pubblica degli immobili; 3.6. Immobili di interesse storico o artistico e altri vincoli urbanistici; 3.7. Edilizia popolare; 3.8. Beni in comunione; 4. Rapporti tra pignoramento immobiliare e procedure concorsuali; 5. Opposizioni agli atti esecutivi; 5.1. Motivi di opposizione; 5.1.1. Difetto di notifica; 5.1.2. Difetto di sottoscrizione; 5.1.3. Difetto di descrizione del bene; 5.2. Termini per l’opposizione; 5.3. Costruzioni abusive; 6. Altre opposizioni; 6.1. Opposizione all’esecuzione; 6.2. Opposizione del terzo; 7. Rapporti e differenze tra pignoramento mobiliare ed immobiliare; 8. Trascrizione e conflitti tra acquirenti e creditori; 8.1. Funzione ed effetti della trascrizione; 8.2. Alienazioni successive alla trascrizione del pignoramento.

 

 

  1. Natura, scopo, effetti del pignoramento immobiliare.

 

 

1.1. Scopo.

L’esecuzione del pignoramento immobiliare delineata dall’art. 555 c.p.c. ha natura unitaria, benché a formazione progressiva, e si attua attraverso la fase della notifica dell’atto e quella della sua trascrizione. Pertanto, la successiva rettifica, ovvero la rinnovazione di trascrizione carente o erronea, non è sufficiente alla sanatoria dell’invalidità, perché la semplice notifica dell’atto di pignoramento non ha rilevanza autonoma, indipendentemente dalla natura costitutiva o meramente dichiarativa della trascrizione stessa; soltanto la rinnovazione sia della notifica che della trascrizione tutela in modo coerente e completo il contraddittorio nell’ambito del processo esecutivo, atteso che il debitore esecutato è in tal modo in grado di conoscere per intero tutti gli elementi necessari alla corretta definizione del processo esecutivo e lo stesso aggiudicatario del bene staggito beneficia della tutela prevista dall’art. 2929 c.c., che sarebbe, invece, esclusa nelle ipotesi di illegittimità dell’esecuzione. Cass. 16 maggio 2008, n. 12429.

 

Lo scopo del pignoramento è quello di sottrarre una cosa alla disponibilità del debitore e individuare i beni sui quali il creditore procedente intende soddisfarsi delle sue ragioni. Cass. 10 marzo 1999, n. 2082; contra: Cass. 10 agosto 1977, n. 3684.

 

La successiva trascrizione è destinata invece a rendere operante rispetto a terzi il vincolo processuale cui i beni sono stati sottoposti, sia per evitare la pendenza di più procedure, sia per assicurare all’aggiudicatario la prevalenza del suo diritto rispetto a chi abbia acquistato medio tempore direttamente dal proprietario. Nella trascrizione, dunque, non può ravvisarsi un elemento costitutivo del pignoramento. Cass. 11 marzo 1965, n. 525.

 

 

1.2. Struttura.

Nel pignoramento immobiliare sono identificabili due diversi momenti processuali (notifica del pignoramento al debitore e successiva trascrizione di cui all’art. 555) cui corrispondono due distinti ed autonomi adempimenti, i quali hanno ciascuno una propria ragione d’essere ed una specifica efficacia giuridica, rispettivamente tra le parti ed erga omnes. Cass. 5 maggio 1975, n. 1729.

 

 

1.3. Effetti.

La trascrizione del pignoramento immobiliare nei registri immobiliari è elemento necessario perché tale atto produca i suoi effetti, sicché la sua cancellazione, indipendentemente dalla validità o meno del titolo in base al quale essa è stata effettuata, impedisce di dare seguito all’istanza di vendita del bene immobile pignorato, giacché la cancellazione medesima opera come autonoma causa di estinzione della pubblicità, che ne fa venir meno gli effetti rispetto ad ogni interessato. Cass. 18 agosto 2011, n. 17367.

 

A seguito del pignoramento, si verifica la coesistenza di due relazioni dirette con il bene pignorato, una facente capo al debitore ed esprimentesi nel diritto di proprietà, l’altra riguardante il creditore e consistente nel potere attribuitogli dalla legge affinché il bene sia destinato alla soddisfazione esecutiva. Il pignoramento pertanto non tocca la proprietà del debitore sul bene pignorato, gli effetti del vincolo concretandosi nell’inefficacia di determinati atti, indicati dagli artt. 2913 ss. c.c., rispetto al creditore pignorante ed ai creditori che intervengono nel processo esecutivo. Di conseguenza, anche dopo il pignoramento il debitore può esperire, nei confronti dei terzi, azioni a difesa del proprio diritto di proprietà, che non possono recare pregiudizio al creditore pignorante, in quanto dirette alla tutela del bene pignorato. In ordirne a tali azioni va pertanto esclusa la necessità della partecipazione al giudizio del creditore. Cass. 22 aprile 1971, n. 1169.

 

 

1.4. Competenza.

Dal tenore letterale degli artt. 21 e 26 c.p.c., e soprattutto dalla loro ratio intesa ad accentrare nella direzione e nel controllo di un solo giudice di esecuzione la procedura espropriativa immobiliare, deriva che, ove più parti di un solo immobile o più immobili, compresi in unica esecuzione, si trovino ubicati in più circoscrizioni giudiziarie, competente per l’espropriazione di tutti gli immobili, ancorché non collegati funzionalmente, sia il giudice del luogo ove si trovano le parti dell’unico immobile ovvero l’immobile o gli immobili soggetti a maggior tributo o, in mancanza di tributo, lo la parte di immobile di maggior valore. Cass. 29 marzo 1989, n. 1491.

 

 

1.5. Termini di efficacia.

Nell’espropriazione immobiliare, il termine di efficacia del pignoramento decorre dalla data della notificazione al debitore dell’atto di pignoramento e non da quella della trascrizione di questo. Cass. 16 settembre 1997, n. 9231.

 

 

  1. Forma del pignoramento.

 

 

2.1. Sottoscrizione.

L’atto di pignoramento immobiliare, avendo valore di domanda giudiziale, introduttiva del processo di espropriazione, deve essere sottoscritto dalla parte personalmente, quando abbia le qualità necessarie per esercitare l’ufficio di difensore presso il giudice adito, ovvero da difensore munito di procura rilasciata con atto separato o apposta in calce o a margine dello stesso atto di pignoramento. Cass. 5 aprile 2003, n. 5368.

 

Il difetto di sottoscrizione dell’atto di pignoramento è elemento invalidante l’atto in sé e gli atti successivi ad esso collegati. Cass. 27 gennaio 2003, n. 1186.

 

L’atto di pignoramento immobiliare può essere validamente sottoscritto sia dal procuratore della parte munito di procura che da questa personalmente. Cass. 3 aprile 1982, n. 2069.

 

La mancanza di sottoscrizione da parte dell’ufficiale giudiziario della copia del pignoramento immobiliare notificata al debitore integra una mera irregolarità formale quando risulti certa la provenienza dell’atto. Cass. 11 gennaio 1978, n. 99.

 

L’atto di pignoramento immobiliare privo della sottoscrizione del difensore munito di procura è nullo, senza che possa ritenersi equipollente della mancata sottoscrizione la circostanza che il pignoramento sia stato richiesto da difensore munito di procura rilasciata sull’atto di precetto. Cass. 26 luglio 1997, n. 7017.

Contra: La sottoscrizione della procura al difensore, sia essa in calce o in margine all’atto di pignoramento immobiliare, è sufficiente a riferire il pignoramento stesso al creditore pignorante e vale quindi anche come sottoscrizione dell’atto di pignoramento. Cass. 15 novembre 1974, n. 3647.

L’atto di pignoramento immobiliare può essere validamente sottoscritto sia dal creditore pignorante sia dal difensore munito di procura, poiché l’art. 170 disp. att. rinvia all’art. 125, il quale si riferisce a tutti gli atti di parte, tra i quali deve ritenersi compreso anche il pignoramento immobiliare. Cass. 26 febbraio 1972, n. 570; conforme Cass. 5 ottobre 1962, n. 2884.

 

 

2.2. Procura.

La procura al difensore può essere rilasciata in calce al precetto con validità per tutto il preannunciato procedimento esecutivo, essendo il precetto stesso indicato nell’art. 83 c.p.c. tra gli atti sui quali può essere apposta la procura alle liti. Cass. 22 gennaio 1979, n. 482.

 

In tema di espropriazione forzata, poiché la parte istante si deve avvalere di difensore per dare inizio al processo (artt. 555 e 125 c.p.c. e 170 disp. att. c.p.c.) e per proseguirlo una volta che lo abbia iniziato con il pignoramento (art. 82 comma 2 c.p.c.), la perdurante mancanza di un difensore munito di procura, come può essere rilevata e dichiarata di ufficio dal giudice dell’esecuzione, lo può essere su istanza del debitore, e dare luogo a provvedimento che dichiara l’improcedibilità del processo. In tal caso, la richiesta rivolta dal debitore al giudice dell’esecuzione non ha natura di opposizione esecutiva, perché non è volta a far rilevare la nullità di un singolo atto del processo, né è necessaria per impedire che tale nullità resti sanata, sicché il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione dichiara improcedibile il processo esecutivo non ha natura di sentenza resa su opposizione, ma ha natura di atto del processo esecutivo, contro il quale il creditore procedente deve proporre opposizione agli atti esecutivi. Cass. 22 febbraio 2008, n. 4652; conforme Cass. 6 agosto 2002, n. 11769.

 

 

2.3. Notifica.

È valida la notificazione dell’atto di pignoramento immobiliare, eseguita a mezzo del servizio postale purché sia eseguita in modo conforme alle prescrizioni di cui all’art. 8, l. 890/82. Cass. 14 giugno 1972, n. 1887; conforme Cass. 26 luglio 1997, n. 7017.

 

È invalida, perché non conforme alle prescrizioni contenute nell’art. 8, l. 20 novembre 1982, n. 890, la notifica di un atto a mezzo posta quando l’agente postale, non potendo recapitare l’atto per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone abilitate a riceverlo, invece di depositare il plico nell’ufficio postale, rilasciando al destinatario avviso delle operazioni compiute, mediante affissione alla porta d’ingresso o immissione nella cassetta della corrispondenza si limiti a lasciare in quest’ultima il plico contenente l’atto da notificare. Pertanto nel caso in cui questo sia un pignoramento, la data di siffatta notifica non può esser tenuta presente ai fini della tempestività dell’opposizione agli atti esecutivi. Cass. 26 luglio 1997, n. 7017.

 

Nel pignoramento immobiliare, quando il debitore risiede in luogo diverso da quello in cui sono situati gli immobili da pignorare, la notifica dell’atto di pignoramento può essere eseguita sia personalmente dall’ufficiale giudiziario del luogo di residenza del debitore; sia a mezzo del servizio postale dall’ufficiale giudiziario del luogo ove si trovano gli immobili e dove ha sede il giudice dell’esecuzione. Invece la trascrizione del pignoramento può essere eseguita solo dall’ufficiale giudiziario del luogo in cui sono ubicati gli immobili, ovvero dallo stesso creditore procedente. Quindi è valido l’atto di pignoramento immobiliare notificato, ai sensi dell’art. 140 c.p.c. al debitore irreperibile dall’ufficiale giudiziario del luogo di residenza del debitore stesso e poi trascritto dal creditore procedente nei pubblici registri immobiliari del luogo in cui è ubicato l’immobile pignorato. Cass. 14 maggio 1991, n. 5375.

 

Nel caso in cui il debitore risieda in luogo diverso da quello in cui sono ubicati gli immobili da pignorarsi, la notifica del pignoramento, a norma degli artt. 106 e 107, D.P.R. 1229/59, può essere eseguita sia personalmente, dall’ufficiale giudiziario addetto all’ufficio del mandamento dove si trova la residenza del debitore, sia, ma soltanto per mezzo del servizio postale, dall’ufficiale giudiziario del luogo ove si trovano i suddetti immobili e dove ha sede il giudice dell’esecuzione. La trascrizione del pignoramento deve, invece, essere eseguita soltanto dall’ufficiale giudiziario del luogo ove sono situati gli immobili, ovvero dallo stesso creditore procedente. Cass. 5 maggio 1975, n. 1729.

 

Non si ha inesistenza, ma semplice irritualità (da far valere con opposizione agli atti esecutivi) qualora eseguendo la notificazione del pignoramento immobiliare a mezzo del servizio postale non sia stato indicato, nell’avviso di ricevimento del plico raccomandato, il rapporto intercorrente fra la persona che ha ricevuto il plico ed il destinatario. Cass. 24 febbraio 1987, n. 1972.

 

È viziato l’atto di pignoramento notificato da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente e tale vizio può farsi valere con l’opposizione agli atti esecutivi. Trib. Montepulciano, 10 novembre 1962.

 

 

2.4. Descrizione del bene.

Qualora l’immobile aggiudicato, in esito ad esecuzione per espropriazione forzata, risulti difforme o privo delle qualità indicate negli atti della procedura, senza che l’aggiudicatario sia a conoscenza della situazione reale, deve riconoscersi a questi il diritto di denunciare la mancanza di quelle qualità, ovvero la consegna di aliud pro alio, secondo le regole comuni, tenuto conto che tali regole trovano deroga nella vendita forzata, inclusa quella promossa da istituto di credito in base alla disciplina sul credito fondiario, solo con riguardo alla garanzia per vizi, esclusa dall’art. 2922, comma 1, c.c., e che, inoltre, non è onere dell’aggiudicatario medesimo di controllare l’esattezza delle menzionate indicazioni. Cass. 3 ottobre 1991, n. 10320.

 

L’individuazione dell’immobile pignorato attraverso i soli dati catastali, senza gli altri elementi richiesti dall’art. 555 c.p.c., che non si traduca nell’assoluta incertezza nell’individuazione del bene, determina una nullità non assoluta, ma sanabile, ove non dedotta con opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c., nel termine perentorio di cinque giorni dalla data di effettuazione del pignoramento medesimo. Invece l’omessa individuazione dell’immobile pignorato comporta al contrario l’assoluta inidoneità funzionale del pignoramento, come tale rilevabile d’ufficio e opponibile in qualsiasi momento, senza vincolo di termine perentorio. Cass. 4 settembre 1985, n. 4612.

 

È nullo, limitatamente al bene inesattamente descritto, l’atto di pignoramento immobiliare quando l’erronea indicazione nella nota di trascrizione dei dati di identificazione catastale ingenera una reale, seria ed obiettiva situazione di incertezza sull’identità di uno degli immobili staggiti. Trib. Cassino, 11 marzo 1996.

 

 

2.5. Sequestro.

Il sequestro di beni immobili disposto dal giudice penale in pendenza di un procedimento di applicazione della misura di prevenzione si esegue, a norma dell’art. 2-quater, l. 31 maggio 1965, n. 575 (aggiunto dall’art. 14, l. 13 settembre 1982, n. 646), secondo le formalità previste per i pignoramenti immobiliari dall’art. 555 c.p.c., mediante trascrizione del relativo provvedimento nei registri immobiliari, e si estende, in difetto di espressa previsione contraria, agli accessori, alle pertinenze ed ai frutti, nonché a tutto ciò che, anche se non menzionato nel provvedimento, costituisce parte integrante di esso. Cass. 30 marzo 2005, n. 6661.

 

Al pari del pignoramento, il sequestro avente ad oggetto beni immobili prescinde dalla sottrazione del bene alla materiale disponibilità del debitore, e viene eseguito mediante trascrizione del provvedimento sui registri immobiliari, allo scopo di privare detto debitore della disponibilità giuridica del bene esecutato. Ne consegue che l’esecuzione non può che riferirsi alle indicazioni ricavabili dai registri immobiliari ed è destinata a restare insensibile alle vicende fisiche del bene in questione. Pertanto, in caso di perimento, per cause di forza maggiore, del bene sequestrato, la garanzia del creditore che ha trascritto l’atto non viene vanificata, ma limitata al terreno su cui l’immobile originariamente insisteva, salvo che il vincolo fosse stato espressamente limitato all’immobile, con esclusione del terreno su cui insisteva. (Fattispecie relativa a sequestro, disposto ai sensi della l. 31 maggio 1965, n. 575, di un appartamento con giardino circostante indicato con gli estremi della partita catastale, in cui la suprema Corte ha chiarito che i criteri di identificazione del bene oggetto di sequestro non possono essere altri che quelli indicati nell’art. 555 c.p.c.). Cass. pen. 26 maggio 1992, n. 2389.

 

 

2.6. Ingiunzione.

In tema di forma del pignoramento immobiliare, l’ingiunzione alla quale fa riferimento l’art. 555 c.p.c., mediante il rinvio espresso all’art. 492 c.p.c., consiste nel richiamo che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, esattamente indicato, i beni che si assoggettano all’espropriazione ed i frutti di esso. Solo nel caso di omissione dell’ingiunzione di cui al primo comma dell’art. 492 c.p.c. deve, pertanto, dichiararsi la nullità del pignoramento immobiliare mentre la mancanza dell’avviso e dell’avvertimento di cui al secondo e terzo comma dell’art. 492 c.p.c. determinano mere irregolarità, non essendo prevista, come invece accade per la mancata comunicazione ex art. 163 n. 7 c.p.c., la nullità dell’atto o della procedura. Cass. 12 aprile 2011, n. 8408.

 

 

2.7. Navi e aeromobili.

Il pignoramento di nave va eseguito mediante la notificazione prevista dall’art. 650 c. nav. e non già previa ricerca del bene ex art. 513 c.p.c. Cass. 24 maggio 2003, n. 8247.

 

 

  1. Oggetto del pignoramento.

 

 

3.1. Accessori, pertinenze e frutti.

L’identificazione del bene pignorato in base agli elementi obiettivi contenuti negli atti della procedura espropriativa non esclude l’applicabilità dell’art. 2912 c.c., in base al quale il pignoramento comprende gli accessori, le pertinenze ed i frutti della cosa pignorata qualora la descrizione del bene stesso non contenga elementi tali da far ritenere che in sede di vendita si sia inteso escludere la suddetta estensione. Pertanto, anche il terreno latistante o circondante un edificio pignorato può, in concrete circostanze, essere considerato unica cosa con il bene pignorato, e quindi soggetto allo stesso pignoramento, ancorché non esplicitamente indicato, al pari delle costruzioni che siano in rapporto di accessorietà o pertinenziale con il bene principale sottoposto all’esecuzione. Cass. 28 aprile 1993, n. 5002.

 

I canoni rimasti in tutto o in parte non pagati fino alla data del pignoramento, ancorché afferenti al bene immobile pignorato, non costituiscono frutti del bene, bensì crediti del proprietario-locatore pignorato. Ne consegue che non può applicarsi il disposto dell’art. 2912 c.c. sull’estensione del pignoramento, disponendo il creditore del locatore, relativamente a tali crediti, di altri mezzi di tutela, quale l’azione surrogatoria. Cass. 16 febbraio 1996, n. 1193.

 

Le scorte di un fondo agricolo, in quanto appartenenti al proprietario e destinate al servizio del fondo stesso, sono pertinenze alle quali si estende il pignoramento dell’immobile (art. 2912 c.c.). Ne consegue che dette scorte devono essere comprese nella valutazione del bene, al fine della determinazione del prezzo di vendita in sede di espropriazione forzata, e che l’omissione di tale valutazione, ove ascrivibile a fatto illecito del terzo (nella specie, occultamento delle scorte medesime da parte del custode), può implicare responsabilità risarcitoria dell’autore del fatto per il danno derivante dalla realizzazione di un minor prezzo di vendita. Cass. 16 maggio 1986, n. 3242.

 

Le porte interne di un appartamento, facendo parte integrante di esso e costituendone elemento necessario, non possono essere pignorate separatamente dall’immobile. Pret. Brindisi, 22 aprile 1985.

 

 

3.2. Pertinenze improprie.

A norma dell’art. 2912 c.c. il pignoramento comprende gli accessori, le pertinenze ed i frutti della cosa pignorata. Fra gli accessori rientrano le pertinenze improprie (intese come beni destinati a servizio od ornamento della cosa principale anche in modo non durevole) e le accessioni in senso tecnico, caratterizzate dall’unione materiale con la cosa principale, come le piantagioni e le costruzioni. Il pignoramento di un terreno si estende, in difetto di espressa previsione contraria, al fabbricato che insiste sul terreno medesimo, ove tale fabbricato manchi di autonomia economica (possibilità di separazione dal suolo), o di autonomia giuridica (spettanza della proprietà a soggetto diverso dal proprietario del suolo), si da costituire parte integrante di un’unica entità immobiliare. Cass. 10 ottobre 1987, n. 7522.

 

 

3.3. Diritti reali parziali.

Nel caso di pignoramento del diritto di proprietà ove risulti che il debitore è nudo proprietario si procede ugualmente alla vendita forzata del diritto di proprietà, il quale risulterà gravato del diritto reale di godimento. Oggetto della vendita forzata è, cioè, il medesimo diritto pignorato, con la particolarità che il diritto non sarà esercitatile in tutto il suo normale contenuto per la presenza del diritto di usufrutto fatto valere dal terzo sul bene (a meno che non si tratti di diritto di usufrutto costituito su cosa ipotecata, nel qual caso il diritto si estingue con l’espropriazione del bene ai sensi dell’art. 2812 c.c., con facoltà del titolare di far valere le proprie ragioni sul ricavato con preferenza rispetto alle ipoteche iscritte posteriormente alla trascrizione del diritto). Nel caso invece risulti che il debitore è titolare del diritto di usufrutto, non si può procedere alla vendita forzata perché il diritto pignorato non corrisponde a quello oggetto di vendita. Non è possibile cioè che l’esecuzione forzata prosegua nei limiti dell’usufrutto attesa la diversità dal diritto oggetto di pignoramento. Non è compresa, infatti, nell’usufrutto la facoltà di disporre, che è invece il contenuto della nuda proprietà, circostanza quest’ultima a conferma dell’identità sul piano formale di diritto di proprietà e nuda proprietà, salva l’incidenza sul piano del libero godimento dell’usufrutto. Trib. Bari, 21 giugno 2004.

 

Poiché il diritto sulla cappella, gentilizia o familiare costruita, previa concessione ai sensi degli artt. 90 e 92, D.P.R. 285/90, sopra o sotto un’area cimiteriale a differenza dello ius sepulchri (che è di natura personale), è di natura reale, assimilabile al diritto di superficie, può essere oggetto di esecuzione forzata, mentre la sua temporaneità ed estinguibilità da parte della concedente pubblica amministrazione per ragioni di pubblico interesse, incide soltanto sulla sua valutazione patrimoniale. Cass. 15 settembre 1997, n. 9190.

 

 

Nel caso di pendenza del procedimento di espropriazione forzata avente ad oggetto il diritto di nuda proprietà di un immobile, l’estinzione del relativo usufrutto comporta, con il riespandersi del diritto del nudo proprietario, che il diritto di questo resti assoggettato alla procedura espropriativa per la piena proprietà. Ne consegue che, mentre la locazione stipulata originariamente dall’usufruttario è opponibile, nei limiti in cui avrebbe dovuto essere rispettata dal nudo proprietario, all’aggiudicatario secondo le regole dettate dall’art. 2923 c.c., la stipulazione, con il medesimo conduttore, di una nuova locazione da parte del proprietario può avvenire solo previa autorizzazione del giudice dell’esecuzione secondo quanto disposto dall’art. 560, comma 2, c.p.c., restando in mancanza inopponibile all’aggiudicatario. Cass. 22 luglio 1991, n. 8166.

 

 

3.4. Demanio pubblico.

A seguito della sentenza di condanna della pubblica amministrazione al pagamento di una somma di denaro (pronunciata dal giudice ordinario o dal giudice amministrativo), il concreto versamento della somma medesima integra un atto dovuto, cui corrisponde una posizione di diritto soggettivo del creditore. La tutela di tale diritto, anche nella disciplina del contenzioso amministrativo introdotta dalla l. 6 dicembre 1971, n. 1034, esula dal cosiddetto giudizio d’ottemperanza (riguardante il diverso caso in cui l’attuazione del giudicato richieda un’attività provvedimentale dell’amministrazione) e può essere ottenuta con azione esecutiva dinanzi al giudice ordinario, mediante il pignoramento di beni che non appartengano al demanio o non siano comunque vincolati ad una pubblica funzione, restando devoluta al medesimo giudice ordinario la risoluzione delle questioni attinenti alla ricorrenza in concreto di tali requisiti per la pignorabilità dei beni aggrediti dal creditore. Cass., Sez. Un., 14 febbraio 1987, n. 1609.

 

Gli immobili appartenenti al patrimonio degli enti pubblici debbono ritenersi impignorabili solo quando esista, in relazione ad essi, un vincolo legale di destinazione a servizio pubblico direttamente costitutivo della loro indisponibilità, senza che l’attività amministrativa di natura provvedimentale, esplicata prima o dopo il pignoramento, sia sufficiente a sottrarre all’espropriazione gli immobili del patrimonio disponibile, conferendo loro una destinazione a servizi pubblici da attuare in futuro. Tuttavia, i suddetti immobili, appartenenti al patrimonio disponibile e privi di specifica destinazione a servizi pubblici all’epoca del pignoramento, si sottraggono allo stesso quando tale destinazione ricevano in concreto nel corso del processo esecutivo, per effetto della costruzione di un’opera pubblica comportante la conversione della natura giuridica del bene staggito con il passaggio dal patrimonio disponibile a quello indisponibile dell’ente (indipendentemente dalla legittimità dell’iniziativa e da un successivo atto formale confermativo), non essendo applicabile il principio della priorità della costituzione del vincolo, ma dovendosi privilegiare sull’interesse privatistico del creditore procedente di ottenere il soddisfacimento del suo credito, quello pubblicistico di soddisfare le esigenze della generalità dei cittadini, conservando al bene la destinazione impressagli ad ufficio o servizio di pubblica utilità. Cass. 6 agosto 1987, n. 6755.

 

La regola generale dell’assoggettabilità ad esecuzione di tutti i beni del debitore subisce, per quel che attiene ai beni degli enti pubblici, una limitazione in dipendenza della loro varia natura, suddividendosi i medesimi in beni demaniali, in beni patrimoniali indisponibili e in beni patrimoniali disponibili; soltanto per quest’ultima categoria è proponibile un’azione esecutiva da parte dei creditori, mentre per le altre due si configura il difetto assoluto di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 15 aprile 1978, n. 1780.

 

 

3.5. Funzione pubblica degli immobili.

In tema di esecuzione forzata, il problema della pignorabilità dei beni, e della proseguibilità o no della procedura esecutiva, in relazione all’asserito carattere pubblicistico degli immobili oggetto dell’esecuzione, configura una questione influente sulla concreta realizzabilità della tutela del creditore, e quindi sul merito dell’azione esecutiva e non già sulla giurisdizione (del giudice ordinario), la quale va riconosciuta in esclusiva dipendenza della posizione di diritto soggettivo azionata dal creditore. Cass., Sez. Un., 29 ottobre 1992, n. 11776.

 

Con riguardo ad esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, in danno di privato deve essere dichiarato inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione, proposto dall’esecutato per dedurre che il bene pignorato ha assunto una funzione sociale, in quanto utilizzato dallo Stato per il ricovero e l’assistenza di vittime di terremoto, trattandosi di circostanza che non può incidere sulle attribuzioni giurisdizionali del giudice della esecuzione stessa, ma eventualmente rilevare sul fondamento dell’azione esecutiva. Cass., Sez. Un., 22 giugno 1989, n. 405.

 

 

3.6. Immobili di interesse storico o artistico e altri vincoli urbanistici.

La circostanza che un fabbricato ad uso abitativo, edificato da una società privata, sia stato realizzato nell’ambito ed in conformità di piani pubblicistici per lo sviluppo o la ricostruzione di zone o quartieri di centri urbani (nella specie, della città di Napoli) non ha incidenza sul diritto di proprietà di detta società e dei successivi acquirenti delle singole porzioni del fabbricato medesimo, né quindi può essere da questi ultimi invocata per contestare la giurisdizione del giudice ordinario, in relazione a procedure d’esecuzione per espropriazione immobiliare in loro danno instaurate dai creditori (nella specie, contrapponendo la giurisdizione della giunta speciale presso la corte di appello di Napoli). Cass., Sez. Un., 11 ottobre 1991, n. 10688.

 

Il riconoscimento del particolare interesse artistico o storico, che venga notificato, a norma dell’art. 2 della l. 1 giugno 1939, n. 1089, con riguardo ad un bene immobile privato oggetto di pignoramento, comporta, in conformità della disciplina dettata dalla citata legge, nonché del regolamento approvato con R.D. 30 gennaio 1913, n. 363 (applicabile a norma dell’art. 73 della legge stessa), l’obbligo di inserire nel bando di vendita notizia del vincolo, il dovere di darne denuncia all’amministrazione, nonché il condizionamento del trasferimento del bene all’eventuale esercizio da parte dell’amministrazione medesima del diritto di prelazione, ma non implica l’impignorabilità del bene stesso, né determina l’insorgenza di poteri d’imperio dell’autorità amministrativa idonei ad incidere sul processo esecutivo, il quale, pertanto, resta affidato alla giurisdizione del giudice ordinario, anche per quanto attenga la soluzione, nelle sedi previste dagli artt. 615 e 617 c.p.c., delle questioni che possano insorgere sulla legittimità dell’esecuzione stessa e dei suoi atti, pure in relazione agli adempimenti imposti dalla suddetta normativa. Cass., Sez. Un., 27 giugno 1986, n. 4282.

 

 

3.7. Edilizia popolare.

In tema di espropriazione forzata immobiliare non è suscettibile di pignoramento, in danno dell’assegnatario, l’alloggio di edilizia popolare ed economica per il quale non sia stato corrisposto integralmente il prezzo, sia che il pagamento debba essere effettuato in forma rateale che in unica soluzione (artt. 15 e 16, D.P.R. 17 gennaio 1959, n. 2), perché prima di detto pagamento l’alloggio non si trasferisce in proprietà al detto assegnatario ma rimane nella disponibilità dell’ente concedente ed è vincolato nella sua destinazione alle finalità che la legge persegue nel quadro dell’esigenza di assicurare la disponibilità di un alloggio a determinate categorie - e solo a quelle - di beneficiari, con la conseguenza che l’immobile deve ritenersi compreso tra i beni patrimoniali indisponibili dell’ente cui appartiene ai sensi degli artt. 828 e 830 c.c. e quindi, non suscettibile di essere sottoposto ad esecuzione forzata. Tale principio trova applicazione anche nel caso in cui l’assegnatario abbia corrisposto quindici annualità dei ratei, giacché tale fatto non determina l’anticipato trasferimento della proprietà dell’immobile ma soltanto, una volta che sia stato corrisposto integralmente il prezzo - e sia quindi avvenuto il trasferimento della proprietà - l’esonero dal vincolo decennale di inalienabilità. Cass. 9 ottobre 1990, n. 9912.

 

È inammissibile la questione di legittimità costituzionale di norme che escludono l’espropriazione forzata sugli immobili degli IACP a garanzia di mutui ottenuti dagli istituti di credito fondiario (nella specie artt. 1 e 16, t.u. 28 aprile 1938, n. 1165) poiché rientra nella competenza del legislatore bilanciare gli interessi contrapposti della tutela del credito degli enti finanziatori e della preservazione del patrimonio degli istituti, che assicurano il servizio dell’edilizia residenziale pubblica. Corte cost. 24 luglio 1990, n. 364.

 

Gli alloggi di edilizia economica e popolare assegnati e ceduti senza riserva di proprietà possono essere oggetto di pignoramento da parte dei creditori degli assegnatari e, quindi, possono anche essere venduti all’asta a qualsiasi partecipante alla gara a conclusione della procedura esecutiva, ancor prima che sia trascorso il decennio di cui agli artt. 29 della l. 14 febbraio 1963, n. 60, e 28, comma 5, l. 8 agosto 1977, n. 513 ed indipendentemente dal possesso, da parte dell’acquirente, dei requisiti prescritti per la cessione originaria di quei medesimi alloggi, atteso che la nullità stabilita dalle disposizioni contenute nelle norme sopracitate riguarda esclusivamente gli atti volontari di disposizione compiuti dagli stessi assegnatari. Cass. 5 agosto 1987, n. 6748.

 

 

3.8. Beni in comunione.

Il pignoramento per l’intero del bene in comunione nei confronti del coniuge debitore comporta l’indisponibilità anche nei confronti del coniuge non esecutato. Il creditore deve dare avviso della intrapresa esecuzione al coniuge non debitore il quale potrà scegliere se contenere o meno l’escussione in termini compatibili con il rispetto della quota del coniuge debitore. A tal fine il coniuge non debitore potrà chiedere la separazione giudiziale dei beni comuni. In mancanza, il creditore procedente potrà subastare l’intero bene pignorato pur se oggetto di comunione e pure se il valore supera quello della quota del coniuge debitore, fatto comunque salvo l’obbligo di rimborso in favore della comunione ex art. 192, comma 2, c.c. a carico del coniuge esecutato. Trib. Roma, 28 dicembre 2005.

 

L’oggetto dell’espropriazione non può essere rappresentato dalla metà del bene immobile facente parte della comunione legale dei coniugi perché l’indicato bene non è specificamente determinato, rappresentando una quota astratta di incerto ammontare, con conseguente rigetto dell’istanza di vendita del 50% della quota indivisa del bene immobile pignorato di proprietà dei coniugi in regime di comunione legale. Il creditore, infatti, deve sottoporre ad esecuzione l’intero cespite in comunione. Trib. Trapani, 15 marzo 2005.

 

In tema di espropriazione immobiliare di un bene indiviso, l’omessa indicazione nell’atto di pignoramento della quota di proprietà del comproprietario debitore non comporta l’inesistenza del pignoramento. Infatti, il pignoramento immobiliare di bene indiviso è compiuto con la notificazione dell’atto contenente l’individuazione del bene nel suo intero e secondo le disposizioni contenute nell’art. 555. La specificazione che il bene appartiene ad una pluralità di soggetti, non tutti debitori, non attiene alla validità del pignoramento o della sua trascrizione, ma allo svolgimento ulteriore della procedura esecutiva, delimitando i poteri del giudice dell’esecuzione di disporre la separazione in natura della quota o di ordinare la vendita o l’assegnazione di questa. Cass. 4 dicembre 1998, n. 12315.

 

L’esecuzione per espropriazione di un appartamento di proprietà esclusiva in edificio condominiale, ancorché ad esso accedano le quote sulle parti comuni dell’edificio, esula dalla disciplina degli artt. 599-601 c.p.c., che riguarda la diversa ipotesi del pignoramento di un bene in comproprietà, nei limiti della quota di uno o di alcuni soltanto dei comproprietari. Cass. 4 settembre 1985, n. 4612.

 

Nel caso di espropriazione forzata di immobile indiviso, per debito di uno soltanto dei comproprietari, qualora il creditore procedente, dopo l’effettuazione del pignoramento con le formalità prescritte dall’art. 555 c.p.c. (ivi inclusa la trascrizione) non provveda agli adempimenti di cui agli artt. 599, comma 2, c.p.c. e 180 disp.att. c.p.c. - e cioè alla notificazione agli altri comproprietari di avviso del pignoramento, con il divieto di lasciar separare al debitore la sua parte del bene comune, nonché invito a comparire davanti al giudice dell’esecuzione per sentir dare i provvedimenti indicati nell’art. 600 c.p.c. - non si verifica la nullità del pignoramento medesimo, del quale il suddetto avviso non costituisce elemento essenziale, ma si determina, per i comproprietari non debitori, il venir meno della preclusione di procedere a divisione (contrattuale o giudiziale) del bene, con la conseguenza che, ove tali comproprietari procedano a detta divisione, anche dopo la trascrizione del pignoramento, possono opporre la divisione medesima al creditore, nella sua efficacia retroattiva a partire dalla data della costituzione della comunione, ai sensi dell’art. 757 c.c. Questo principio non trova ostacolo nel disposto dell’art. 2913 c.c., circa l’inefficacia in pregiudizio del creditore degli atti successivi al pignoramento, il quale riguarda la diversa ipotesi degli atti con i quali il debitore trasferisca ad altri il diritto di proprietà, o costituisca in favore di altri diritti reali sull’immobile oggetto di esecuzione. Cass. 17 giugno 1985, n. 3648.

 

 

  1. Rapporti tra pignoramento immobiliare e procedure concorsuali.

In tema di fallimento, il divieto di esecuzioni individuali sancito dall’art. 51, l. fall. (norma funzionale alla tutela dell’interesse della collettività dei creditori ad escludere che un bene compreso nel fallimento sia sottratto alla disciplina concorsuale) non inerisce alla oggettiva validità dell’atto di pignoramento in sé, riflettendo, per converso, l’opponibilità di esso al fallimento, con la conseguenza che unico soggetto legittimato a farne valere l’inefficacia è il curatore, in costanza di procedura fallimentare. È pertanto da escludersi la nullità di un’azione esecutiva immobiliare intrapresa dal creditore con notifica dell’atto di cui all’art. 555 c.p.c. al debitore eseguita dopo la pubblicazione del decreto di chiusura del suo fallimento, ma prima della scadenza del termine per il relativo reclamo. Cass. 3 dicembre 2002, n. 17109.

 

Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione immobiliare dichiari l’improcedibilità dell’esecuzione, sul presupposto che il debitore esecutato era stato sottoposto a procedura fallimentare con sentenza anteriore alla trascrizione del pignoramento, con conseguente applicabilità dell’art. 51, l. fall., non è ricorribile per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., difettando del carattere della definitività, essendo impugnabile con il rimedio dell’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. Cass. 15 dicembre 1994, n. 10735.

 

Qualora il curatore si sia sostituito, a norma dell’art. 107, l. fall., nel processo espropriativo in corso al momento della dichiarazione di fallimento al debitore esecutato, le opposizioni agli atti esecutivi resi in detto processo, ivi compresi quelli con i quali si provveda sull’offerta in aumento del sesto ai sensi dell’art. 584 c.p.c., sono devolute alla competenza esclusiva del giudice dell’esecuzione, a norma dell’art. 617 c.p.c., e devono essere proposte nei termini fissati dal comma 2 di tale ultima disposizione, tenuto conto che la suddetta sostituzione del curatore non sottrae la procedura esecutiva individuale in corso alle ordinarie regole fissate dal codice di rito, ove non ricorra una situazione d’incompatibilità con le esigenze della procedura concorsuale (non ravvisabile con riguardo alle disposizioni attinenti alla mera regolarità della procedura individuale). Cass. 25 maggio 1985, n. 3177.

 

In mancanza della trascrizione della sentenza di omologazione del concordato ai sensi dell’art. 2643, n. 14 c.c., il conflitto tra la posizione dell’assuntore cui siano stati trasferiti beni immobili e quella del creditore che, dopo la completa esecuzione del concordato, abbia trascritto pignoramento immobiliare in danno dell’ex fallito, non può essere risolto a favore del primo, in virtù delle forme di pubblicità previste dagli artt. 136 e 17, l. fall. per l’atto giudiziale di accertamento della completa esecuzione del concordato, anche qualora tali forme di pubblicità siano intervenute anteriormente alla trascrizione del pignoramento. La trascrizione costituisce infatti, per gli atti che vi sono soggetti, una forma di pubblicità la quale - ai fini dell’opponibilità ai terzi dei diritti nascenti da quegli atti - non consente equipollenti di sorta, compresi quelli consistenti nella pubblicità attuata nell’ambito della procedura fallimentare a diversi e più limitati scopi. Cass. 27 novembre 1973, n. 3246.

 

Il giudice delegato ha il potere di acquisire al fallimento i beni oggetto di disposizione da parte del debitore dopo la trascrizione del pignoramento con il quale era stata iniziata un’espropriazione immobiliare in corso alla data del fallimento. alla data del fallimento. Trib. Roma, 28 settembre 1990.

 

Non può disporsi, nonostante l’unitaria destinazione degli immobili oggetto di espropriazione, la riunione, in sede di vendita forzata, della procedura esecutiva individuale con la procedura fallimentare stante la divaricazione di disciplina derivante dal potere del solo giudice delegato di rivalutare le modalità della vendita anche dopo l’aggiudicazione definitiva. Trib. Bologna, 30 maggio 1990.

 

L’istituto di credito fondiario può, pur dopo il fallimento del debitore, iniziare e proseguire l’espropriazione forzata dall’immobile ipotecato. App. Trieste, 28 gennaio 1985.

 

Indipendentemente dall’intervento del curatore nell’espropriazione immobiliare in corso, gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento non hanno effetto in pregiudizio della massa dei creditori. App. Bologna, 7 dicembre 1982.

 

 

  1. Opposizioni agli atti esecutivi.

 

 

5.1. Motivi di opposizione.

 

 

5.1.1. Difetto di notifica.

Posto che con l’opposizione all’esecuzione possono esser contestati: a) il diritto della parte istante ad agire in executivis (merito vero e proprio); b) l’esistenza, o la persistenza, del titolo esecutivo; c) l’idoneità soggettiva del medesimo; d) l’ammissibilità giuridica della realizzazione coattiva del credito, mentre con l’opposizione agli atti esecutivi possono esser contestati: a) i vizi formali degli atti preliminari all’azione esecutiva, tra cui il titolo ed il precetto; b) i vizi della loro notifica; c) i vizi formali degli atti svolti o dei provvedimenti adottati nel processo, costituisce opposizione agli atti esecutivi la denuncia di inesistenza-nullità della notificazione del pignoramento perché è un vizio dello svolgimento dell’azione esecutiva, ed il termine per impugnare è pertanto di cinque giorni, decorrenti da quando l’interessato ha avuto conoscenza legale dell’atto nell’ambito del processo esecutivo. Cass. 27 novembre 2001, n. 15036.

 

Poiché il procedimento esecutivo si svolge, su impulso dei soggetti legittimati, attraverso una serie coordinata di atti - che iniziano con il pignoramento e si esauriscono con il concreto soddisfacimento della pretesa creditoria - nei quali non è necessaria l’osservanza del contraddittorio tra i soggetti che hanno promosso l’azione o sono successivamente intervenuti ed il debitore, qualora non sia stata disposta la comparizione di quest’ultimo ovvero non gli sia stata comunicata un’ordinanza del giudice dell’esecuzione, non si verifica la nullità del procedimento, ripercuotendosi tali omissioni soltanto sul singolo atto esecutivo successivo, avverso il quale il debitore può proporre opposizione nelle forme e nei termini di cui all’art. 617 c.p.c. Cass. 6 marzo 1986, n. 1479.

 

 

5.1.2. Difetto di sottoscrizione.

Il difetto di sottoscrizione dell’atto di pignoramento è rilevabile mediante opposizione agli atti esecutivi, proponibile nel termine di cinque giorni dal compimento dell’atto e degli atti successivi, purché collegati a quello viziato. Cass. 27 gennaio 2003, n. 1186.

 

L’inesistenza giuridica dell’atto di pignoramento immobiliare, per mancata sottoscrizione, quale causa invalidante di tutti gli atti esecutivi successivi e collegati, può essere eccepita dalla parte, a norma dell’art. 617 c.p.c., non solo entro i cinque giorni dal pignoramento viziato, ma anche entro lo stesso termine decorrente dal compimento di uno qualsiasi dei menzionati atti susseguenti e può essere altresì rilevata di ufficio dal giudice nel corso del processo esecutivo. Tale principio, tuttavia, deve essere inteso nel senso che la fase esecutiva del procedimento di espropriazione costituisce pur sempre la sede esclusiva per l’operatività invalidante del vizio in parola il quale, conseguentemente, mentre non potrà essere fatto valere con rimedi diversi dall’opposizione agli atti esecutivi, non potrà né essere rilevata di ufficio dal giudice di cognizione chiamato a pronunziarsi su una opposizione ex art. 615 c.p.c. né tanto meno, essere denunciato per la prima volta in sede di legittimità. Cass. 3 aprile 1982, n. 2069.

 

La mancata sottoscrizione dell’atto di pignoramento da parte del creditore, oltre che da parte del difensore, costituisce una mera irregolarità del pignoramento, per cui l’opposizione che tale irregolarità faccia valere deve essere ritenuta come opposizione agli atti esecutivi. Trib. Montepulciano, 10 novembre 1962.

 

 

5.1.3. Difetto di descrizione del bene.

Costituisce opposizione agli atti esecutivi quella con la quale, lamentando che sono stati posti in vendita beni non risultanti dal pignoramento immobiliare, si deduce in sostanza l’incompletezza degli estremi richiesti dall’art. 555, comma 1, c.p.c. e l’estensione del pignoramento immobiliare agli accessori, pertinenze e frutti della cosa pignorata. Cass. 23 gennaio 1998, n. 660.

 

 

5.2. Termini per l’opposizione.

Il termine previsto dall’art. 617, comma 2, c.p.c. per opporsi ad un atto esecutivo decorre dalla conoscenza legale di esso; pertanto, se la notifica di un atto, normativamente prevista (art. 555 c.p.c.), è invalida, la conoscenza, ai fini di detta decorrenza, non può desumersi da quella di altri atti o fatti, eventuali o estranei al processo esecutivo. Cass. 2 maggio 1997, n. 3785.

 

 

5.3. Costruzioni abusive.

In materia di esecuzione forzata, i motivi di invalidazione della vendita forzata a causa del mancato rispetto di norme del processo di espropriazione devono essere fatti valere come opposizione agli atti esecutivi nell’ambito di quel processo; in mancanza, non possono essere utilizzati per sostenere un’opposizione all’esecuzione per rilascio intrapresa sulla base del titolo esecutivo formatosi a conclusione dell’espropriazione, giacché solo i vizi che determinano una nullità non sanabile possono esser azionati in ogni tempo, mentre tutti gli altri vizi di nullità di un provvedimento giurisdizionale vanno fatti valere secondo lo specifico mezzo di impugnazione previsto dalla legge, come si desume dal disposto dell’art. 161 c.p.c. Pertanto, qualora nell’ordinanza di vendita di un terreno non si faccia menzione di una costruzione abusiva insistente su di esso, è ammissibile la proposizione, nei termini di legge, di un’opposizione agli atti esecutivi, ma non, in prosieguo, la contestazione del diritto dell’aggiudicatario a procedere ad esecuzione forzata, atteso che il pignoramento di un terreno successivamente contemplato nel decreto di trasferimento si estende, in difetto di espressa previsione contraria, al fabbricato che insiste sul terreno medesimo. Cass. 26 aprile 2004, n. 7922.

 

 

  1. Altre opposizioni.

 

 

6.1. Opposizione all’esecuzione.

Si ha opposizione all’esecuzione unicamente ove s’impugni l’azione esecutiva per una questione di merito, ove si deduca cioè la ingiustizia dell’esecuzione perché senza titolo o contro il titolo esecutivo; si ha invece l’opposizione agli atti esecutivi, prevista dall’art. 617 c.p.c., in ogni altro caso in cui si denunzino irregolarità formali del titolo esecutivo e del precetto, le quali, oltreché concernere la nullità della notificazione del titolo esecutivo, possono riguardare anche l’invalidità del pignoramento immobiliare perché privo della sottoscrizione prescritta dall’art. 170 disp. att. c.p.c. Cass. 7 gennaio 1984, n. 134.

 

 

6.2. Opposizione del terzo.

Il terzo che proponga opposizione all’esecuzione immobiliare, a norma dell’art. 619 c.p.c., assumendo di essere l’esclusivo proprietario del bene pignorato in danno del debitore, deve dedurre un titolo di proprietà dei beni pignorati trascritto anteriormente alla trascrizione del pignoramento. Pertanto, l’acquirente di un immobile soggetto al sistema tavolare, che non abbia proceduto alla intavolazione del proprio acquisto tra vivi in data anteriore al pignoramento, non è legittimato a proporre opposizione di terzo avverso l’esecuzione forzata promossa nei confronti del debitore che dalle risultanze dei libri fondiari appare proprietario, ancorché adduca di aver acquistato il bene, in epoca antecedente al pignoramento, da chi a sua volta lo aveva acquistato, senza però trascrivere il titolo di acquisto (decreto di trasferimento del giudice delegato), in esito a vendita con incanto dal fallimento dell’esecutato, atteso che l’opponente, non avendo proceduto alla intavolazione del proprio acquisto per atto negoziale tra vivi dall’aggiudicatario, non può dedurre, come ragione di opposizione di terzo, un proprio titolo di proprietà. Cass. 29 settembre 1997, n. 9525.

 

L’acquirente di un bene immobile, che abbia trascritto il proprio titolo d’acquisto anteriormente alla trascrizione del pignoramento eseguito in danno del proprio dante causa, è legittimato a proporre opposizione ex art. 619 c.p.c., per far valere il suo diritto sul bene oggetto dell’esecuzione forzata, ma non anche (non essendo egli parte del processo esecutivo) ad eccepire i vizi della relativa procedura, ovvero ad impugnare la validità del titolo posto a base di essa. Cass. 21 agosto 1992, n. 9740.

 

 

  1. Rapporti e differenze tra pignoramento mobiliare ed immobiliare.

L’instaurazione, da parte del creditore procedente, per lo stesso credito, di due processi esecutivi di tipo diverso, come consentito dall’art. 483 c.p.c. (nella specie: espropriazione immobiliare ed espropriazione presso terzi), in mancanza di limitazione da parte del giudice ai sensi della suddetta norma, non preclude il diritto di conseguire il rimborso delle spese di entrambi i diversi procedimenti, ma il creditore che sia rimasto soddisfatto (per effetto di assegnazione) in uno dei procedimenti, del credito portato nel titolo esecutivo, non può ottenere dal giudice di questo anche le spese relative all’altra diversa procedura di esecuzione. Cass. 17 aprile 1987, n. 3786.

 

 

La disposizione dell’art. 494, per la quale il debitore può evitare il pignoramento versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma dovuta ed il rimborso delle spese, con l’incarico di consegnare tale denaro al creditore ed eventualmente con la riserva di ripetere la somma versata trova applicazione, senza limitazione di sorta, quando si procede a pignoramento mobiliare (presso il debitore), il quale richiede necessariamente la presenza e l’attività dell’ufficiale giudiziario e il compimento di quanto disposto dagli artt. 513, 517, 518, 520 e 521. In tema, invece, di pignoramento immobiliare, il quale si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione di un atto contenente la esatta indicazione dei beni e dei diritti immobiliari che s’intende sottoporre ad esecuzione, nonché l’ingiunzione di cui all’art. 492, l’art. 494 si applica solo quando l’ufficiale giudiziario proceda di persona alla notificazione al debitore dell’atto di pignoramento e non anche quando si avvalga per la notificazione dell’atto di pignoramento del servizio postale. Cass. 16 maggio 1964, n. 1203.

 

 

  1. Trascrizione e conflitti tra acquirenti e creditori.

 

 

8.1. Funzione ed effetti della trascrizione.

L’iscrizione ipotecaria e l’annotazione del pignoramento determinano, anche nel sistema tavolare, solo limitazioni rispettivamente alla circolazione giuridica ed alla disponibilità del bene che ne forma oggetto, ma non ne impediscono il trasferimento, i cui effetti, ove esso avvenga a favore dell’aggiudicatario nel procedimento di espropriazione, non risalgono al momento in cui i vincoli sono stati intavolati, bensì a quello successivo del decreto di aggiudicazione. Cass. 23 marzo 1996, n. 2592.

 

Il creditore ipotecario, per soddisfare i suoi diritti, deve seguire le forme ordinarie dell’esecuzione diretta contro il debitore che risulta dai registri immobiliari e non deve procedere esecutivamente con le forme dell’espropriazione contro il terzo proprietario (art. 602 c.p.c.) nei confronti di colui che, dopo l’iscrizione dell’ipoteca ma prima del pignoramento, abbia trascritto la domanda diretta ad ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di trasferimento dell’immobile. A sua volta, il terzo acquirente, allorquando l’espropriazione non sia rivolta nei suoi confronti, ha interesse a proporre opposizione di terzo all’esecuzione e chiedere in questo processo la sospensione del giudizio di opposizione in attesa della definizione di quello pregiudiziale provocato dalla domanda trascritta di riconoscimento del suo diritto di proprietà. Cass. 3 febbraio 1995, n. 1324.

 

In sede di esecuzione immobiliare, l’acquirente di un suolo già oggetto di illegittima occupazione appropriativa, da parte della PA, si trova nella posizione sostanziale dell’acquirente a non domino, non potendo né pretendere di subentrare all’esecutato nel suo diritto (personale) al risarcimento del danno per l’espropriazione sostanziale né invocare l’inopponibilità (ex artt. 2913, 2919 c.c.), nei suoi confronti, della pregressa vicenda ablatoria; per cui non gli resta che ripetere il prezzo pagato, ai sensi e nei termini di cui al successivo art. 2921 c.c. Cass. 20 ottobre 1994, n. 8554.

 

In base al principio generale di tutela dell’affidamento incolpevole, di cui l’art. 2929 c.c. costituisce una applicazione particolare, anche l’accertamento dell’inesistenza del titolo esecutivo, in base al quale si sia proceduto all’esecuzione forzata ed alla vendita forzata del bene dell’esecutato, non pregiudica il terzo il quale se ne sia reso acquirente a seguito del procedimento esecutivo. Cass. 1º agosto 1991, n. 8471.

 

La norma dell’art. 1482 c.c., in forza della quale, se la cosa venduta risulta gravata da garanzie reali o da vincoli derivanti da pignoramento o sequestro, il compratore può sospendere il pagamento del prezzo, ovvero far fissare dal giudice un termine alla cui scadenza, se la cosa non è liberata, il contratto è risoluto, presuppone che le garanzie e gli altri vincoli preesistano alla vendita, in quanto entrambi detti rimedi postulano la colpa del venditore, consistente nella violazione dell’obbligo di dichiarare l’esistenza di tali garanzie e vincoli. Pertanto, con riguardo a vendita immobiliare, detta norma non è applicabile quando il pignoramento dell’immobile è eseguito dopo la conclusione della vendita, anche se la trascrizione di quest’ultima sia successiva a quella del pignoramento, rimanendo in potere dell’acquirente di invocare la garanzia prevista dall’art. 1483 c.c., ove l’evizione si sia verificata a seguito dell’espropriazione immobiliare ad opera del creditore pignorante, nei cui confronti la vendita non ha efficacia, a termini dell’art. 2914 c.c. Cass. 19 luglio 1986, n. 4667.

 

Nel pignoramento di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri, la funzione della trascrizione è di rendere inefficaci, nei confronti del creditore pignorante e dei creditori intervenuti nell’esecuzione, gli atti traslativi o costitutivi di diritti sui beni pignorati successivamente alla trascrizione medesima. Tale inefficacia si verifica solo rispetto agli atti negoziali compiuti dal debitore esecutato in favore di terzi, ed è limitata in questo ambito. L’inefficacia non si verifica quando il trasferimento o la costituzione di diritti sono effetto di atti di imperio (atti amministrativi o provvedimenti giudiziari) trascritti, anche se viziati. Pertanto, nell’ipotesi in cui, coesistendo due pignoramenti su uno stesso bene immobile o mobile registrato, il primo pignoramento non sia stato trascritto, mentre lo sia stato il secondo, i due processi esecutivi si svolgono separatamente e la vendita del bene pignorato, una volta trascritta, è efficace nei confronti del creditore-secondo pignorante, e dei creditori intervenuti nell’altro processo esecutivo, che non può continuare a svolgersi per essere venuto a mancare l’oggetto dell’espropriazione. Tali soggetti possono solo proporre tempestiva opposizione ex art. 617 conto l’ordinanza di vendita, nulla a causa della mancata trascrizione del pignoramento, che ha loro impedito di acquistare la posizione di creditori intervenuti nel primo processo esecutivo, ma, anche in tal caso, la nullità dell’ordinanza che dispone la vendita non ha effetto, a norma dell’art. 2929 c.c. riguardo all’acquirente, salvo il caso di collusione di costui con il creditore procedente. Cass. 25 giugno 1977, n. 2733.

 

 

8.2. Alienazioni successive alla trascrizione del pignoramento.

L’acquirente di un immobile in base a titolo trascritto posteriormente a quello del creditore dell’alienante che abbia eseguito sequestro conservativo sull’immobile stesso (e quindi inopponibile a quest’ultimo), intervenendo nel giudizio promosso dal sequestrante per la convalida della cautela e per il merito (secondo la disciplina anteriore alle modifiche introdotte dalla l. 26 novembre 1990, n. 353) assume la veste di interventore adesivo dipendente in quanto portatore dell’interesse giuridicamente protetto alla piena e libera disponibilità dell’immobile acquistato, la cui realizzazione dipende dall’esito del giudizio predetto, e non è legittimato come tale a proporre autonoma impugnazione. Cass. 14 gennaio 1997, n. 287.

 

Il principio generale enunciato dall’art. 2913 c.c. - a norma del quale non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento - opera anche nei confronti dei creditori intervenuti dopo la trascrizione dell’atto di alienazione, sempreché questo sia successivo al pignoramento. Ne consegue che, ai fini dell’ammissibilità della domanda di liberazione di immobile da ipoteca, la trascrizione dell’acquisto deve avvenire prima che i creditori iscritti eseguano il pignoramento nelle forme di cui all’art. 555 c.p.c., altrimenti la trascrizione effettuata successivamente non è opponibile ai predetti creditori e non può incidere, modificandone lo svolgimento, sull’esecuzione già iniziata. Cass. 6 agosto 1996, n. 7214.

 

Qualora l’immobile pignorato venga trasferito con atto di vendita trascritto dopo la trascrizione del pignoramento, l’inefficacia relativa di tale atto, cioè la sua inopponibilità nei confronti del creditore procedente e dei creditori intervenuti (artt. 2644 e 2913 c.c.), non esclude che il terzo acquirente assume la veste di successore a titolo particolare nel diritto di proprietà sul bene staggito, e quindi di soggetto in cui pregiudizio si svolge il processo espropriativo. In tale situazione, pur non potendo trovare applicazione diretta l’art. 111 c.p.c., dettato per il processo di cognizione, devono ritenersi operanti i principi evincibili dalla norma medesima, previo adattamento con le caratteristiche del processo esecutivo, e deve conseguentemente riconoscersi, ferma restando la prosecuzione del processo stesso fra le parti originarie, la possibilità di detto terzo acquirente di svolgere le attività processuali inerenti all’indicato subingresso nella qualità di soggetto passivo, e, quindi, la facoltà di interloquire in ordine alle modalità dell’esecuzione, di proporre opposizione agli atti esecutivi, a norma dell’art. 617 c.p.c., di proporre opposizione all’esecuzione, ai sensi del comma 2 dell’art. 615 c.p.c., per impignorabilità del bene, nonché di proporre, in via di surrogazione al debitore esecutato, opposizione all’esecuzione per inesistenza o sopravvenuta cessazione del diritto di procedere all’esecuzione medesima, ai sensi del comma 1 dell’art. 615 citato. Cass. 4 settembre 1985, n. 4612.

Contra: Il soggetto cui sia stato notificato il pignoramento immobiliare, ancorché non sia proprietario dell’immobile sul quale è caduto il pignoramento, non è legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi, per far valere l’irregolarità del procedimento esecutivo, atteso che, a norma dell’art. 617 c.p.c., solo il debitore ed il terzo assoggettato all’esecuzione, in quanto proprietari dei beni staggiti (art. 2910 c.c.), hanno interesse al corretto svolgimento del processo di esecuzione che si svolge nei loro confronti, mentre né il generico interesse a non essere esposto alla pubblicità di un procedimento esecutivo, né l’interesse a segnalare l’instaurazione di procedimenti esecutivi anomali configurano l’interesse ad agire, quale si ricava dall’art. 100 del codice di rito. Cass. 4 maggio 1994, n. 4282; conforme Cass. 14 aprile 1993, n. 4409.

 

L’inefficacia, nei confronti del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione, degli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento, essendo sancita dall’art. 2913 c.c., per uno scopo di tutela dell’eguale diritto dei creditori al soddisfacimento dei propri crediti sui beni del debitore, opera anche in favore di quelli che sono intervenuti dopo la trascrizione dei predetti atti. Cass. 10 novembre 1992, n. 12080.

 

L’atto di alienazione di un bene immobile, compiuto e trascritto dopo la trascrizione del pignoramento, è inopponibile all’esecuzione in corso, ma tale inopponibilità, in quanto non assoluta, è condizionata alla permanenza del processo esecutivo. Ai sensi dell’art. 632 c.p.c. infatti, nel caso di estinzione del processo esecutivo prima dell’aggiudicazione o dell’assegnazione, diventano inefficaci tutti gli atti compiuti in precedenza e, tra questi, anche il pignoramento. Cass. 14 dicembre 1992, n. 13164.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti