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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 556 cod. proc. civile: Espropriazione di mobili insieme con immobili

Il creditore può fare pignorare insieme coll’immobile anche i mobili che lo arredano (1)(2) quando appare opportuno che l’espropriazione avvenga unitamente (3).

In tal caso l’ufficiale giudiziario forma atti separati per l’immobile e per i mobili, ma li deposita insieme nella cancelleria del tribunale (4).


Commento

Ufficiale giudiziario: [v. 59].

 

(1) Si pensi, ad esempio, ad un antico palazzo ammobiliato o ad un negozio con scaffali e banchi (escluse le merci).

 

(2) Il pignoramento avverrà in due modi diversi: per i beni immobili si seguiranno le regole dettate dall’art. 555; per i beni mobili, invece, avverrà con la descrizione dei beni e la determinazione del loro valore, così come previsto dall’art. 518.

 

(3) Affinché si possa avere espropriazione dei beni mobili insieme con gli immobili è necessario che i primi non costituiscano pertinenze (c.c. 817) dei secondi (non devono, cioè, essere legati da un vincolo durevole di destinazione che renda il bene mobile vincolato funzionalmente all’immobile); in caso contrario, infatti, si ha l’estensione automatica del pignoramento ex art. 2912 c.c. [v. 559].

 

(4) La possibilità di effettuare l’espropriazione congiunta è lasciata alla discrezione del creditore istante. Infatti, quest’ultimo dovrà menzionare nell’atto di pignoramento l’intenzione di voler pignorare con l’immobile anche gli arredi.


Giurisprudenza annotata

Espropriazione di mobili insieme con immobili.

 

  1. Estensione del pignoramento; 1.1. Forma; 1.2. Fondo agricolo; 1.3. Accessori, pertinenze e frutti; 2. Opposizioni; 2.1. Al pignoramento separato; 2.2 Incompletezza del pignoramento; 3. Competenza.

 

  1. Estensione del pignoramento.

 

1.1. Forma.

L’ipoteca iscritta sull’immobile aziendale (nella specie, azienda alberghiera) non si estende automaticamente ai beni mobili che l’arredano, e che, stante l’autonomia funzionale dei singoli beni organizzati, per iniziare l’esecuzione forzata sui beni medesimi è necessario eseguire separati pignoramenti per gli immobili e per i mobili, salvo il ricorso all’art. 556 c.p.c., con la conseguenza che, anche in caso di esecuzione congiunta, il creditore assistito da una causa di prelazione relativa solo al bene immobile, non può pretendere di essere soddisfatto con prelazione anche sul ricavato imputabile all’esecuzione forzata mobiliare. Cass. 29 settembre 1993, n. 9760.

 

1.2. Fondo agricolo.

Le scorte di un fondo agricolo, in quanto appartenenti al proprietario e destinate al servizio del fondo stesso, sono pertinenze alle quali si estende il pignoramento dell’immobile (art. 2912 c.c.). Ne consegue che dette scorte devono essere comprese nella valutazione del bene, al fine della determinazione del prezzo di vendita in sede di espropriazione forzata, e che l’omissione di tale valutazione, ove ascrivibile a fatto illecito del terzo, può implicare responsabilità risarcitoria dell’autore del fatto per il danno derivante dalla realizzazione di un minor prezzo di vendita. Cass. 16 maggio 1986, n. 3242.

 

1.3. Accessori, pertinenze e frutti.

L’estensione del pignoramento agli accessori, alle pertinenze ed ai frutti (art. 2912 c.c.) è riferibile anche a tutte quelle cose le quali, sebbene non espressamente menzionate nel relativo atto, siano unite fisicamente alla cosa principale, sì da costituirne parte integrante, come le accessioni propriamente dette, con la conseguenza che, nel caso di costruzioni, queste vengono considerate come un’unica cosa con il terreno e rientrano nell’ambito del generico pignoramento dello stesso, tranne il caso della possibilità di separare la costruzione dal suolo o dell’insorgere sulla cosa incorporata di una proprietà separata a favore di un terzo. Cass. 7 giugno 1982, n. 3453.

L’identificazione del bene pignorato, in base agli elementi obiettivi contenuti negli atti della procedura espropriativa, non esclude l’applicabilità dell’art. 2912 c.c., in virtù del quale il pignoramento comprende gli accessori, le pertinenze ed i frutti della cosa pignorata, qualora la descrizione del bene stesso non contenga elementi tali da far ritenere che, in sede di vendita, si sia inteso escludere la suddetta estensione. Pertanto, anche il terreno che circonda un edificio pignorato, ancorché non esplicitamente indicato, in concrete circostanze può essere considerato come una cosa unica con lo stesso bene pignorato, al pari delle costruzioni che siano in rapporto di accessorietà o di pertinenza con il bene principale sottoposto ad esecuzione. Cass. 16 novembre 2000, n. 14863.

Gli ascensori e gli impianti di riscaldamento, comprese le caldaie ed i bruciatori, sono parti integranti degli edifici nei quali sono installati e non semplici pertinenze; essi infatti non hanno una funzione propria, ancorché complementare e subordinata rispetto a quella degli edifici, ma partecipano alla funzione complessiva ed unitaria degli edifici medesimi, quali elementi essenziali della loro destinazione. Da ciò consegue che l’ascensore e l’impianto di riscaldamento non sono pignorabili, come beni mobili, separatamente dall’edificio in cui sono installati. L’opposizione con la quale il debitore deduca tale impignorabilità, in quanto tendente a contestare il diritto del creditore di agire esecutivamente su quei beni, configura opposizione all’esecuzione e non opposizione agli atti esecutivi. Cass. 27 febbraio 1976, n. 655.

Le porte interne di un appartamento, facendo parte integrante di esso e costituendone elemento necessario, non possono essere pignorate separatamente dall’immobile. Pret. Brindisi, 22 aprile 1985.

 

 

  1. Opposizioni.

 

 

2.1. Al pignoramento separato.

In ipotesi di cumulo dell’espropriazione mobiliare con quella immobiliare, compete al giudice dell’esecuzione di decidere sulle richieste del debitore rivolte a limitare l’espropriazione ad un solo mezzo, nonché, effettuata tale limitazione, a ridurre il pignoramento rimasto efficace (artt. 483, 496). Il provvedimento che respinga in tutto od in parte dette istanze, configura un atto esecutivo, come tale impugnabile con opposizione, ai sensi dell’art. 617 (sia per vizi formali, sia per questioni inerenti all’opportunità). Cass. 26 ottobre 1984, n. 5492.

Il creditore, il quale, eseguito il pignoramento di un albergo, comprensivo di accessori e pertinenze (art. 2912 c.c.), insorga avverso i successivi pignoramenti dei beni mobili arredanti detto immobile, al solo fine di evitare autonome e distinte procedure espropriative, non propone una domanda giudiziale di opposizione all’esecuzione, ma una mera istanza diretta ad eccitare l’esercizio, da parte del giudice dell’esecuzione, del potere di disporre d’ufficio la riunione dei pignoramenti sugli stessi beni e delle relative esecuzioni. Cass. 10 marzo 1979, n. 1492.

 

 

2.2. Incompletezza del pignoramento.

L’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. è diretta a far valere vizi formali degli atti del processo esecutivo e degli atti preliminari all’esecuzione forzata. Costituisce opposizione agli atti esecutivi quella con la quale, lamentando che sono stati posti in vendita beni non risultanti dal pignoramento immobiliare, si deduce in sostanza l’incompletezza degli estremi richiesti dall’art. 555, comma 1, c.p.c. e l’estensione del pignoramento immobiliare agli accessori, pertinenze e frutti della cosa pignorata. Cass. 23 gennaio 1998, n. 660.

 

 

  1. Competenza.

Dal tenore letterale degli artt. 21 e 26 c.p.c., e soprattutto dalla loro ratio intesa ad accentrare nella direzione e nel controllo di un solo giudice di esecuzione la procedura espropriativa immobiliare, deriva che, ove più parti di un solo immobile o più immobili, compresi in unica esecuzione, si trovino ubicati in più circoscrizioni giudiziarie, competente per l’espropriazione di tutti gli immobili, ancorché non collegati funzionalmente, sia il giudice del luogo ove si trovano le parti dell’unico immobile ovvero l’immobile o gli immobili soggetti a maggior tributo o, in mancanza di tributo, l’immobile o la parte di immobile di maggior valore. Cass. 29 marzo 1989, n. 1491.



 
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