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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 558 cod. proc. civile: Limitazione dell’espropriazione

Se un creditore ipotecario estende il pignoramento a immobili non ipotecati a suo favore, il giudice dell’esecuzione può applicare il disposto dell’articolo 496 (1), oppure può sospenderne la vendita fino al compimento di quella relativa agli immobili ipotecati.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]. Creditore ipotecario: è quel soggetto il cui credito è garantito da ipoteca (c.c. 2808 e ss.). Egli non concorre con i creditori chirografari, ma ha diritto di far valere per intero il suo credito sul bene oggetto di prelazione.

 

(1) Ossia, può ridurre il pignoramento su istanza del debitore o anche d’ufficio. Tale potere di riduzione presuppone che l’esistenza dell’ipoteca non venga contestata.


Giurisprudenza annotata

Limitazione dell’espropriazione.

 

 

  1. Cumulo di pignoramenti; 1.1. Diritto del creditore procedente; 1.2. Intervento del creditore; 2. Riduzione del pignoramento; 2.1. Termine; 2.2. Tassatività; 3. Poteri del giudice esecutivo; 3.1. Incompetenza in caso di contestazione dell’ipoteca; 3.2. Limitazioni; 4. Fallimento.

 

 

  1. Cumulo di pignoramenti.

 

 

1.1. Diritto del creditore procedente.

Poiché nel processo esecutivo la configurabilità della stessa causa, ai sensi dell’art. 39, comma 1, c.p.c., postula non solo l’identità dei soggetti e della causa petendi (titolo esecutivo), ma anche dei beni sottoposti ad esecuzione; poiché l’art. 483 c.p.c., nel prevedere il cumulo dei mezzi di espropriazione non lo limita a quello su beni di natura eterogenea, ossia mobili, crediti e immobili; poiché l’art. 527 c.p.c., comma 1, prevede la possibilità di pignorare, in base allo stesso titolo esecutivo, «altri beni», senza distinguere tra quelli dello stesso tipo e non, il creditore, può procedere esecutivamente, in tempi successivi, anche su beni omogenei, con l’unico limite, sottoposto al controllo del giudice (art. 496 c.p.c., di cui l’art. 504 c.p.c. costituisce applicazione) della congruità dei mezzi di esecuzione. Cass. 21 aprile 1997, n. 3423.

 

Il diritto del creditore procedente, che sulla base d’un titolo esecutivo e per il credito da esso risultante, abbia sottoposto ad espropriazione forzata beni appartenenti al debitore, non trova ostacolo, nella pendenza di tale procedimento, ad eseguire il pignoramento di ulteriori beni dello stesso tipo appartenenti al debitore, per la soddisfazione coattiva del medesimo credito risultante dal detto titolo esecutivo. Al creditore, infatti, non è precluso di avvalersi una seconda volta del medesimo mezzo di espropriazione, stante altresì il potere del giudice di limitare l’espropriazione a norma dell’art. 558, ove siano stati pignorati anche beni ipotecati. Cass. 9 aprile 1992, n. 4375.

 

 

1.2. Intervento del creditore.

Il divieto previsto dall’art. 2911, comma 1, c.c. non si estende anche ai beni mobili, né opera nei confronti del creditore il quale si limiti ad intervenire in una procedura esecutiva promossa da altri su beni diversi da quelli gravati da pegno od ipoteca in suo favore. Cass. 14 marzo 1978, n. 1294.

 

 

  1. Riduzione del pignoramento.

 

 

2.1. Termine.

La riduzione del pignoramento ex art. 496 c.p.c., dovendo essere effettuata con riferimento esclusivo all’importo dei crediti e delle spese del creditore procedente e dei creditori già intervenuti, al momento della richiesta del debitore esecutato o del provvedimento del giudice dell’esecuzione, che devono essere previamente sentiti, può essere domandata o disposta d’ufficio anche prima della udienza per l’autorizzazione alla vendita (o per l’assegnazione), senza che possa aver rilievo l’eventualità del successivo intervento di altri creditori in tale fase. Cass. 28 luglio 1999, n. 8221.

 

 

2.2. Tassatività.

Se si delinea una situazione di eccesso nell’assoggettamento a pignoramento nel corso di una procedura esecutiva, può essere disposta la riduzione del pignoramento anche se abbia l’effetto di liberare dal vincolo alcuni beni immobili ipotecati, purché rimangano assoggettati al pignoramento altri immobili ipotecati in misura sufficiente a soddisfare i creditori. Ciò non comporta infatti la sottrazione del bene dal vincolo della causa di prelazione, che potrà tornare ad essere fatta valere esclusivamente se il credito risulterà insoddisfatto. La riduzione del pignoramento può essere disposta anche d’ufficio, o su istanza di non tutti i debitori interessati, e può tradursi, in caso vi siano più condebitori in solido, anche nella eventuale concentrazione e conservazione del vincolo esecutivo sui beni di uno soltanto dei condebitori, il quale non può dolersi dell’adozione del provvedimento che, sebbene vantaggioso per i coobbligati, non lo espone a rischi più gravi di quelli originariamente compresi nella sua posizione di condebitore solidale, tenuto come tale per l’intero e soggetto ad escussione per il corrispondente importo. Cass. 16 gennaio 2006, n. 702.

 

L’art. 496 attribuisce soltanto al debitore esecutato il diritto di chiedere la riduzione del pignoramento per eccessività dell’espropriazione forzata intrapresa dal suo creditore. La norma in parola non è suscettibile di interpretazione estensiva nel senso di ritenere possibile la riduzione del pignoramento anche in casi del tutto diversi da quelli contemplati dall’art. 496 e dall’art. 558 che lo richiama. Non è quindi prevista la rinuncia parziale, cioè limitatamente ad alcuni beni sottoposti al pignoramento. Nel procedimento contro i mutuatari-debitori nella disciplina del reddito fondiario, l’istituto mutuante (ex t.u. 646/1905) ha due possibilità: procedere sino al recupero dell’intera somma ad esso dovuta espropriando tutte le unità pignorate, ovvero dichiarare che il suo credito si è ridotto e consentire la riduzione del pignoramento ad istanza dell’esecutato o d’ufficio. Trib. Prato, 3 febbraio 1987.

 

 

  1. Poteri del giudice esecutivo.

 

 

3.1. Incompetenza in caso di contestazione dell’ipoteca.

Nel caso in cui il creditore ipotecario estenda il pignoramento a beni non ipotecati, l’art. 558 conferisce al giudice il potere alternativo di disporre la riduzione del pignoramento ai beni ipotecati ovvero di sospendere la vendita dei beni non ipotecati, fino all’esaurimento di quella dei beni ipotecati. Questo potere di riduzione o sospensione presuppone che l’esistenza dell’ipoteca non sia contestata, non potendo il giudice esecutivo risolvere le controversie relative, senza esorbitare dai limiti della sua competenza, strettamente attinente al procedimento esecutivo. Data la loro natura, tali controversie sono proponibili solo in sede di opposizione all’esecuzione, riflettendosi sulla legittimità dell’azione esecutiva. La circostanza che il giudice decida di non avvalersi del potere anzidetto, non gli preclude l’esercizio dell’altro potere, che al giudice spetta, di delimitare con l’ordinanza di vendita, ex art. 569, il compendio dei beni che alla vendita debbono essere assegnati. Cass. 7 agosto 1963, n. 2216.

 

 

3.2. Limitazioni.

L’art. 558 costituisce una limitazione al potere conferito al giudice esecutivo con l’art. 496 solo nell’ipotesi in cui il creditore ipotecario estenda il pignoramento ad immobili non ipotecati a suo favore e non nell’ipotesi in cui il creditore limiti, invece, il pignoramento ai soli beni ipotecati. Cass. 22 giugno 1967, n. 1488.

 

 

  1. Fallimento.

La prelazione del creditore ipotecario, ritualmente ammesso al passivo fallimentare, deve intendersi estesa ai frutti civili prodotti dall’immobile ipotecato, dopo la dichiarazione di fallimento, nonché agli interessi eventualmente maturati su detti frutti ed agli interessi maturati sulla somma ricavata dalla vendita del bene ipotecato. Occorre infatti tenere conto della mancanza, nella disciplina dell’esecuzione concorsuale, di una previsione contraria od incompatibile con tale estensione, operante nell’ambito dell’esecuzione individuale ed evincibile dal combinato disposto degli artt. 2808, 2811, 2812 c.c., 509, 558, 559, 594 c.p.c. Cass. 29 gennaio 1982, n. 572.



 
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