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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 559 cod. proc. civile: Custodia dei beni pignorati

Col pignoramento il debitore è costituito custode dei beni pignorati e di tutti gli accessori, comprese le pertinenze, e i frutti senza diritto a compenso (1)(2)(3).
Su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto, il giudice dell’esecuzione, sentito il debitore, può nominare custode una persona diversa dallo stesso debitore. Il giudice provvede a nominare una persona diversa quando l’immobile non sia occupato dal debitore (4).
Il giudice provvede alla sostituzione del custode in caso di inosservanza degli obblighi su di lui incombenti.
Il giudice, se custode dei beni pignorati è il debitore e salvo che per la particolare natura degli stessi ritenga che la sostituzione non abbia utilità, dispone, al momento in cui pronuncia l’ordinanza con cui è autorizzata la vendita o disposta la delega delle relative operazioni, che custode dei beni medesimi sia la persona incaricata delle dette operazioni o l’istituto di cui al primo comma dell’articolo 534 (5).
Qualora tale istituto non sia disponibile o debba essere sostituito, e’ nominato custode altro soggetto (6).
I provvedimenti di cui ai commi che precedono sono pronunciati con ordinanza non impugnabile (7).


Commento

Custode: [v. 65]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Istituto: [v. 520]. Accessori: sono quei beni che, pur mantenendo la loro individualità, sono in rapporto di connessione con un altro bene, detto principale, al quale si accompagnano con un vincolo di dipendenza. I beni (—) di regola seguono i principali. Sono (—) le pertinenze e i beni incorporati in altri al fine di completarne o perfezionarne la sostanza e non di costituirne uno nuovo. Pertinenze: sono le cose accessorie destinate in modo durevole a servizio, ornamento o decoro di un’altra (cosa principale); si pensi, ad es., ad una autorimessa destinata al servizio di una casa o abitazione: l’autorimessa accresce l’utilità e il valore della casa (c.c. 817). Frutti: beni mobili che periodicamente derivano da un altro bene sia direttamente come prodotto dello stesso: (—) naturali; sia indirettamente, come utilità collegata alla destinazione economica: (—) civili (c.c. 820). Creditore intervenuto: è quel soggetto che, per soddisfare un proprio credito, interviene in una procedura esecutiva iniziata da altro soggetto nei confronti del suo stesso debitore.

 

(1) In seguito alla nomina a custode, il debitore non può più godere liberamente dei suoi beni, ma ha l’obbligo di amministrarli e conservarli in qualità di ausiliario del giudice.

 

(2) Restano esclusi gli arredi, che sono collegati all’immobile solo per motivi di opportunità economica ed ai quali si estenderà il pignoramento solo se richiesto [v. 556].

 

(3) Il custode è costituito di diritto, dal momento della notifica dell’atto di pignoramento, nella persona del debitore, senza diritto al compenso, salva sostituzione successiva. Si noti la differenza con la espropriazione mobiliare dove, invece, il debitore non può essere nominato custode dei beni pignorati senza il consenso del creditore [v. 521].

 

(4) La regola generale, ispirata al favor debitoris, è che custode dei beni pignorati sia lo stesso debitore, salva la facoltà per i creditori della procedura di chiedere la nomina di una persona diversa; in ogni caso al giudice dell’esecuzione (che decide sentito il debitore) è riconosciuta ampia discrezionalità. L’aggiunta al comma, contenuta nella seconda parte, impone invece al giudice dell’esecuzione di nominare custode una persona diversa dal debitore quando l’immobile pignorato è occupato da terzi.

 

(5) Quindi, dal momento in cui il giudice pronuncia l’ordinanza con cui è autorizzata la vendita o disposta la delega per lo svolgimento delle relative operazioni la custodia passa alla persona incaricata di dette operazioni o all’istituto di cui all’art. 534, c. 1 [v. 532].

 

(7) La precisazione valevole solo per gli Istituti vendite giudiziarie sembra confermare, seppure implicitamente, la preferenza accordata a tali istituti dal legislatore. (8) Deve escludersi la proponibilità di qualunque mezzo di impugnazione, trattandosi di provvedimenti a contenuto ordinatorio e di carattere organizzativo, relativo cioè al mero svolgimento del processo.


Giurisprudenza annotata

Custodia dei beni pignorati.

 

 

  1. Nomina del custode; 1.1. Automaticità; 1.2. Natura; 1.3. Impugnabilità; 1.4. Conseguenze; 2. Obblighi e diritti del custode; 2.1. Obbligo di diligenza; 2.2. Locazione; 2.3. Società di capitali; 3. Sostituzione del custode; 3.1. Legittimazione processuale; 3.2. Impugnabilità; 4. Sequestro conservativo e custodia; 5. Vizi della procedura; 6. Credito fondiario; 6.1. Fallimento; 6.2. Custodia dei beni pignorati; 7. Curatore fallimentare.

 

 

  1. Nomina del custode.

 

 

1.1. Automaticità.

Il pignoramento immobiliare può essere eseguito anche mediante la notifica ai sensi dell’art. 143 c.p.c. giacché la legge processuale, prescrivendo forme e modalità del pignoramento e, quindi, quelle della relativa notificazione, non distingue fra le varie possibili forme di quest’ultima. Nonostante ciò, la presunzione di conoscenza dell’atto notificato derivante - a norma dell’art. 143 citato - a carico del debitore, il quale è nominato custode a sua insaputa, non è sufficiente ad integrare i presupposti soggettivi della responsabilità penale ex artt. 334 e 335 c.p. Cass. 6 dicembre 1979, n. 6344.

 

1.2. Natura.

Il provvedimento di sostituzione del custode dei beni pignorati, emesso ai sensi dell’art. 559 dal giudice esecutivo, ha natura di provvedimento meramente conservativo ed amministrativo, che non incide sull’esercizio dell’azione esecutiva. L’opposizione contro tale provvedimento non costituisce pertanto né opposizione agli atti esecutivi, né opposizione all’esecuzione. Cass. 24 novembre 1962, n. 3179.

 

Le determinazioni degli organi della procedura in ordine alle modalità di conservazione dell’immobile pignorato e segnatamente il provvedimento che sostituisce il debitore come custode dell’immobile e gli ordina di consegnarlo al nuovo custode, sono atti interni alla procedura esecutiva, di per sè esecutivi, senza necessità per la loro attuazione di ottenere altri accertamenti giurisdizionali. Trib. Monza, 7 ottobre 2002.

 

Il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione, nel respingere l’istanza di nomina a custode dell’immobile pignorato, di persona diversa dal debitore, detta misure conservative per evitare la sottrazione o la dilapidazione dei frutti delle cose pignorate, ha carattere ordinatorio e non decisorio e non attiene alla competenza. Cass. 19 gennaio 1973, n. 214.

 

 

1.3. Impugnabilità.

Il potere del giudice dell’esecuzione di sostituire il debitore-custode ai sensi del comma 2 dell’art. 559 c.p.c. ricorre quando il debitore si sia mostrato inaffidabile violando gli obblighi imposti dalla legge o quando non sia stato autorizzato a continuare ad abitare l’immobile pignorato. L’ordinanza di sostituzione non è sindacabile in sede di legittimità se congruamente motivata. Trib. Milano, 21 marzo 2003.

 

Non è impugnabile per Cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione, a norma dell’art. 559 c.p.c., nomina custode una persona diversa dallo stesso debitore, trattandosi di provvedimento meramente conservativo, a contenuto ordinatorio e non decisorio. Cass. 14 ottobre 1992, n. 11201.

 

L’ordinanza di surroga del custode dei beni pignorati ha natura meramente conservativa e non incide sul procedimento esecutivo, talché è sottratta ad ogni impugnazione, come espressamente dispone l’art. 66 c.p.c. Cass. 19 marzo 1979, n. 1606.

 

Il debitore proprietario di bene immobile pignorato non è titolare di un interesse qualificato a svolgere la funzione di custode e ad utilizzare l’immobile, essendo ogni valutazione al riguardo rimessa alla discrezionalità del giudice dell’esecuzione, senza possibilità di alcun sindacato di merito da parte del debitore, salvo contestare il diritto del creditore a procedere all’esecuzione forzata e quindi il fondamento stesso del pignoramento. Trib. Monza, 7 ottobre 2002.

 

L’ordinanza del giudice dell’esecuzione di surroga del custode dei beni pignorati è sottratta ad ogni impugnazione, salvo il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, allorché si contesti, non già l’opportunità del provvedimento, ma lo stesso potere del giudice di emetterlo. Cass. 20 novembre 1982, n. 6254.

 

Il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione, nel respingere l’istanza di nomina a custode dell’immobile pignorato, di persona diversa dal debitore, detta misure conservative per evitare la sottrazione o la dilapidazione dei frutti delle cose pignorate non è impugnabile né con regolamento di competenza, né con ricorso per Cassazione a norma dell’art. 111 Cost. Cass. 19 gennaio 1973, n. 214.

 

 

1.4. Conseguenze.

In tema di IRPEF, nel vigore della disciplina del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 597, come modificato dalla l. 13 aprile 1977 n. 114, in caso di sequestro conservativo di immobili, il debitore nominato custode non può considerarsi titolare di alcun reddito proveniente dagli stessi, poiché i frutti civili sono sottratti alla sua disponibilità, ai sensi dell’art. 559 c.p.c., richiamato dal successivo art. 679, e l’obbligo legale di rendiconto prescritto dall’art. 560 impone l’esclusione di tali frutti dalla base imponibile, ai sensi dell’art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 597 del 1973, a tenore del quale «l’imposta si applica sul reddito complessivo netto formato da tutti i redditi del soggetto passivo, compresi i redditi altrui dei quali egli ha la libera disponibilità o l’amministrazione senza obbligo della resa dei conti». Cass. trib., 8 marzo 2006, n. 4943.

 

 

  1. Obblighi e diritti del custode.

 

 

2.1. Obbligo di diligenza.

Il custode dei beni pignorati è tenuto a custodire gli stessi, ai sensi dell’art. 67 c.p.c., con la diligenza del buon padre di famiglia e risponde dei danni subiti dal proprietario del bene anche per colpa lieve. Trib. Nocera Inferiore, 9 novembre 2005.

 

 

2.2. Locazione.

Dopo il pignoramento di un immobile che era stato già dato in locazione, il locatore-proprietario perde la legittimazione sostanziale sia a richiedere al conduttore il pagamento dei canoni sia ad accettarli, spettando tale legittimazione in via esclusiva al custode, fino al decreto di trasferimento del bene, per effetto del quale la proprietà del bene e dei frutti si trasferisce all’aggiudicatario. Pertanto qualora il locatore venga nominato custode dell’immobile pignorato, mutando il titolo del possesso del bene, può richiedere il pagamento dei canoni solo nell’esercizio del potere di amministrazione e gestione del bene. A tal fine, intrapresa dal locatore, dopo il pignoramento, azione per il pagamento dei canoni, per economia dei giudizi e in forza del principio di conservazione degli atti processuali, gli è consentito dichiarare in sede di appello, modificando la veste assunta, di agire in qualità di custode, ufficio comunicato al conduttore all’atto della notifica del pignoramento contenente la relativa nomina. Per l’esercizio di tale potere processuale non è necessaria l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione, trattandosi di esplicazione di compiti di ordinaria amministrazione nella gestione dell’immobile pignorato, ai cui frutti si estende il pignoramento. Cass. 3 ottobre 2005, n. 19323.

 

È necessaria l’autorizzazione del giudice per la stipulazione da parte del custode del contratto di locazione dell’immobile, trovando applicazione le disposizioni circa l’autorizzazione a dare in locazione l’immobile pignorato. In tal caso il vincolo del sequestro si estende ai canoni percipiendi. Pret. Parma, 4 marzo 1995.

 

 

2.3. Società di capitali.

In ipotesi di sequestro conservativo di quote di società a responsabilità limitata, il custode è legittimato all’intervento in assemblea ma non all’esercizio del diritto di voto. Trib. Cosenza, 24 marzo 1992.

 

 

  1. Sostituzione del custode.

 

 

3.1. Legittimazione processuale.

L’autorizzazione a proporre domanda di rilascio dell’immobile pignorato contro l’occupante senza titolo, che venga data dal giudice dell’esecuzione al custode dell’immobile medesimo, si riferisce all’organo, non alla persona e, pertanto, ove in corso di causa vi sia sostituzione nella custodia, il nuovo custode può intervenire in giudizio (anche in grado d’appello, vertendosi in tema di mera regolarizzazione della parte attrice, che rimane sostanzialmente immutata), senza che si renda necessaria una ulteriore autorizzazione del giudice dell’esecuzione. Cass. 24 marzo 1986, n. 2068.

 

 

3.2. Impugnabilità.

L’ordinanza del giudice dell’esecuzione immobiliare di sostituzione del custode dei beni pignorati, essendo revocabile o modificabile dallo stesso giudice, non può essere impugnata con ricorso per regolamento di competenza. Cass. 29 agosto 1973, n. 2394.

 

Se è vero che il provvedimento di sostituzione del custode, emesso dal giudice dell’esecuzione con ordinanza, e cioè nel rispetto dell’art. 559 cpv., non è impugnabile, rientrando nei poteri discrezionali del giudice medesimo, non altrettanto può dirsi per l’ipotesi in cui il provvedimento in oggetto sia stato emesso con decreto anziché con ordinanza. Tale inosservanza comporta infatti l’illegittimità del provvedimento stesso. Esso sarà pertanto impugnabile col rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi al fine di ottenere la declaratoria di illegittimità ed inefficacia del provvedimento stesso. Trib. Catania, 24 febbraio 1981.

 

 

  1. Sequestro conservativo e custodia.

La competenza a provvedere alla custodia di beni immobili sottoposti a sequestro conservativo (compenso al custode, sostituzione dl custode, rendimento dei conti, ecc.), non spetta al giudice del merito, bensì al tribunale del luogo in cui si trovano le cose immobili sottoposte a sequestro conservativo (v. art. 679 comma 2). Trib. Siracusa, 28 febbraio 1972.

 

 

  1. Vizi della procedura.

Il procedimento esecutivo si svolge, su impulso dei soggetti legittimati, attraverso una serie coordinata di atti - che iniziano con il pignoramento e si esauriscono con il concreto soddisfacimento della pretesa creditoria. In tale procedimento non è quindi necessaria l’osservanza del contraddittorio tra i soggetti che hanno promosso l’azione o sono successivamente intervenuti ed il debitore. Qualora non sia stata disposta la comparizione di quest’ultimo ovvero non gli sia stata comunicata un’ordinanza del giudice dell’esecuzione, non si verifica la nullità del procedimento, ripercuotendosi tali omissioni soltanto sul singolo atto esecutivo successivo. Avverso tale atto il debitore può proporre opposizione nelle forme e nei termini di cui all’art. 617 c.p.c. Cass. 6 marzo 1986, n. 1479.

 

Il processo esecutivo ha carattere tipicamente unilaterale, conseguentemente la convocazione delle parti, che nel processo stesso venga disposta dal giudice dell’esecuzione quando egli lo ritenga necessario o quando la legge lo prescriva, avviene non già per costituire un contraddittorio formale, ma soltanto per il migliore esercizio della potestà ordinatoria da parte del giudice stesso. Da ciò discende che, se il giudice dell’esecuzione non dispone, quando la legge lo richiede, la comparizione del debitore perché sia sentito o se, comunque non viene portato a legale conoscenza del debitore stesso il decreto con cui viene fissata l’udienza per la sua audizione (ai sensi dell’art. 559 per l’esame dell’istanza del creditore procedente di sostituzione del custode del bene pignorato), non sussiste violazione del principio del contraddittorio. Conseguentemente tale omissione non incide di per se stessa sulla situazione processuale; essa può soltanto riflettersi eventualmente sul provvedimento successivo (costituiti normalmente dall’ordinanza di vendita) contro il quale il debitore può proporre opposizione ex art. 617 c.p.c., ove lo ritenga. Per altri motivi, viziato e incongruo, e quindi non mai per il solo motivo dell’omessa audizione del debitore stesso. Cass. 27 aprile 1967, n. 761; conforme Cass. 30 marzo 1971, n. 924.

 

 

  1. Credito fondiario.

 

 

6.1. Fallimento.

L’azione esecutiva individuale eccezionalmente spettante ad un istituto esercente il credito fondiario, ai sensi dell’art. 42, R.D. 16 luglio 1905, n. 646, nonostante il fallimento del mutuatario debitore, non determina la sottrazione dei beni pignorati dall’istituto alla custodia ed all’amministrazione del curatore sotto la sorveglianza del giudice delegato, secondo le regole proprie della procedura fallimentare, anche se la espropriazione dei beni deve svolgersi per la realizzazione delle pretese creditorie dell’istituto. Permanendo, pertanto, le funzioni di custodia del curatore, questi, poiché conserva le sue originarie attribuzioni, non diviene organo ausiliario del giudice della esecuzione e non può essere quindi dal medesimo sostituito nell’ambito della procedura esecutiva individuale, ai sensi degli artt. 66 e 559 c.p.c. Cass. 20 novembre 1982, n. 6254.

 

Se l’istituto di credito fondiario, durante le procedura fallimentare sottopone a pignoramento i beni del fallito, il curatore assume la funzione di custode degli immobili pignorati con i correlativi obblighi previsti dagli artt. 559, 560, 593. Trib. Roma, 26 novembre 1981.

 

 

6.2. Custodia dei beni pignorati.

Nell’espropriazione forzata immobiliare promossa dagli istituti di credito fondiario per il recupero di somme di denaro mutuate con garanzia di prima ipoteca, il provvedimento di nomina di un sequestratario dei beni pignorati ai sensi dell’art. 45, R.D. 646/05 sul credito fondiario, traducendosi nella sostituzione, per la custodia dei beni pignorati, di altra persona al debitore esecutato, costituisce un atto del processo esecutivo insuscettibile di ricorso ordinario per Cassazione. Cass. 19 gennaio 1973, n. 207.

 

 

  1. Curatore fallimentare.

In caso di pignoramento di beni immobili facenti parte dell’attivo fallimentare, eccezionalmente consentito dall’istituto esercente il credito fondiario, il curatore fallimentare, che come tale è custode dei beni pignorati, non può essere sostituito con altra persona da parte del giudice dell’esecuzione. Cass. 20 novembre 1982, n. 6254.

 

Ai fini della liquidazione del compenso spettante al curatore del fallimento, deve tenersi conto del valore dei beni facenti parte dell’attivo, che, pur non essendo stati liquidati all’interno della procedura fallimentare, siano stati tuttavia oggetto dell’attività prestata dallo stesso curatore nell’esercizio delle funzioni di amministrazione del patrimonio del fallito. Trib. Roma, 20 maggio 1983.



 
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