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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 561 cod. proc. civile: Pignoramento successivo

Il conservatore dei registri immobiliari, se nel trascrivere un atto di pignoramento trova che sugli stessi beni è stato eseguito un altro pignoramento, ne fa menzione nella nota di trascrizione che restituisce.
L’atto di pignoramento con gli altri documenti indicati nell’articolo 557 è depositato in cancelleria e inserito nel fascicolo formato in base al primo pignoramento (1), se quello successivo è compiuto anteriormente all’udienza prevista nell’articolo 564. In tal caso l’esecuzione si svolge in unico processo (2).
Se il pignoramento successivo e’ compiuto dopo l’udienza di cui sopra, si applica l’articolo 524 ultimo comma (3).


Commento

Pignoramento: [v. 492]. Conservatore dei registri immobiliari: è quel soggetto preposto agli uffici che tengono ed aggiornano i registri immobiliari, attraverso i quali vengono seguite le vicende relative agli immobili. Nota di trascrizione: è la domanda rivolta, in doppio originale, al conservatore dei registri immobiliari, contenente l’indicazione dei dati anagrafici dei contraenti e la descrizione del titolo e dei beni cui il titolo si riferisce. Si tratta, in definitiva, di una vera e propria sintesi dell’atto da trascrivere (c.c. 2659).

 

(1) La riunione di più pignoramenti avviene automaticamente mediante l’intervento sia del Conservatore dei Registri Immobiliari, che fa 562 Libro III - Del processo di esecuzione 622 menzione nella nota di trascrizione dell’esistenza di un pignoramento precedente, sia del cancelliere, che inserisce il pignoramento successivo nel fascicolo formato per quello precedente.

 

(2) Se tali meccanismi automatici non hanno luogo, spetterà al giudice dell’esecuzione (ovvero al Presidente del tribunale o di sezione, in analogia con l’art. 273, ove i successivi pignoramenti abbiano dato luogo a più processi affidati a diversi giudici) disporre, con provvedimenti ordinatori, la riunione dei due pignoramenti. (3) Nel caso in cui il pignoramento successivo è compiuto dopo la prima udienza fissata per l’autorizzazione della vendita [v. 564], si ha egualmente la riunione dei due pignoramenti in un unico processo, ma con la differenza che il secondo pignoramento ha solo l’effetto di un intervento tardivo [v. 524]. Se, inoltre, il pignoramento tardivo colpisce anche altri beni del debitore, per questi il processo deve svolgersi separatamente.


Giurisprudenza annotata

Pignoramento successivo.

 

 

  1. Pluralità di pignoramenti; 1.1. Effetti; 1.2. Trascrizione; 1.3. Mancata riunione; 1.4. Esecuzione esattoriale; 1.5. Effetti del sequestro conservativo; 1.6. Effetti della vendita forzata; 1.7. Competenza territoriale; 2. Opposizioni ed impugnazioni; 2.1. Opposizione agli atti esecutivi; 2.2. Termini di decorrenza per l’impugnazione.

 

 

  1. Pluralità di pignoramenti.

 

 

1.1. Effetti.

Ai sensi dell’art. 493, ciascun pignoramento, tra quelli che hanno colpito il medesimo bene, ha effetto indipendente rispetto agli altri, e quindi, pur nell’unità del processo, conserva la propria individualità ed autonomia. Da ciò consegue che, nell’ipotesi di pluralità di pignoramenti eseguiti prima dell’udienza fissata per l’autorizzazione della vendita, le vicende di uno di essi non toccano gli altri, cosicché il processo di espropriazione, ben potendo essere sorretto anche da uno solo dei pignoramenti, per il connotato di fungibilità che ne caratterizza il rapporto, continua a svolgersi validamente fino a che non vengano meno tutti i pignoramenti. Cass., Sez. Un., 24 febbraio 1973, n. 548.

 

 

1.2. Trascrizione.

Nel pignoramento di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri, la funzione della trascrizione è di rendere inefficaci, nei confronti del creditore pignorante e dei creditori intervenuti nell’esecuzione, gli atti traslativi o costitutivi di diritti sui beni pignorati, successivamente alla trascrizione medesima. Tale inefficacia si verifica solo rispetto agli atti negoziali compiuti dal debitore esecutato in favore di terzi, ed è limitata in questo ambito. L’inefficacia non si verifica quando il trasferimento o la costituzione di diritti sono effetto di atti di imperio (atti amministrativi o provvedimenti giudiziari) trascritti, anche se viziati. Pertanto, nell’ipotesi in cui, coesistendo due pignoramenti su uno stesso bene immobile o mobile registrato, il primo pignoramento non sia stato trascritto, mentre lo sia stato il secondo, i due processi esecutivi si svolgono separatamente e la vendita del bene pignorato nel primo processo, una volta trascritta, è inefficace nei confronti del creditore-secondo pignorante, e dei creditori intervenuti nell’altro processo esecutivo, che non può continuare a svolgersi per essere venuto a mancare l’oggetto dell’espropriazione. Tali soggetti possono solo proporre tempestiva opposizione ex art. 617 contro l’ordinanza di vendita nulla a causa della mancata trascrizione del pignoramento, che ha loro impedito di acquistare la posizione di creditori intervenuti nel primo processo esecutivo; ma, anche in tal caso, la nullità dell’ordinanza che dispone la vendita non ha effetto, a norma dell’art. 2929 c.c., riguardo all’acquirente, salvo il caso di collusione di costui con il creditore procedente. Cass. 25 giugno 1977, n. 2733.

 

Qualora dopo la trascrizione del pignoramento il debitore venda l’immobile, sul quale altro creditore trascriva pignoramento contro l’acquirente, l’aggiudicatario nella prima espropriazione può rivendicare il bene dall’aggiudicatario nella seconda esecuzione pur se il decreto di trasferimento in favore di quest’ultimo sia stato trascritto per primo. App. Napoli, 2 maggio 1990.

 

 

1.3. Mancata riunione.

La riunione in un’unica esecuzione forzata di più pignoramenti sul medesimo immobile, a norma dell’art. 561 c.p.c., configura effetto direttamente disposto dalla legge, e da attuarsi mediante l’intervento del conservatore immobiliare (annotazione del primo pignoramento della nota di trascrizione relativa al secondo) e del cancelliere (inserimento del pignoramento successivo nel fascicolo formato con quello anteriore). Qualora, per qualsiasi ragione, non operi l’indicato automatico meccanismo, spetta al giudice dell’esecuzione di provvedere alla riunione, con atti di natura ordinatoria, che sono espressione del potere generale di direzione del processo esecutivo e non sono qualificabili come atti di esecuzione. Da ciò consegue che detta riunione non compete soltanto al giudice dell’esecuzione, e che, in difetto di un suo intervento, può provvedervi anche il tribunale, adito con opposizione proposta a norma dell’art. 617 c.p.c. contro un atto esecutivo, ove sia rilevante, al fine della decisione, dare attuazione a quella situazione processuale imposta dalla legge. Cass. 20 dicembre 1985, n. 6549.

 

 

1.4. Esecuzione esattoriale.

L’esattore surrogante risponde dei danni provocati dalla prosecuzione in due distinti procedimenti di un’esecuzione forzata nella quale erano state riunite due procedure esecutive separatamente promosse. Egli è responsabile per aver violato precisi dettati di legge (art. 50, D.P.R. n. 602 del 1973; art. 561 c.p.c.) e per aver fatto uso di poteri discrezionali, di cui è privo, in dispregio dei principi di legalità ed imparzialità, cui deve essere sempre improntata l’azione della P.A. Cass. 7 aprile 1998, n. 3574.

 

 

1.5. Effetti del sequestro conservativo.

Il vincolo di indisponibilità del bene derivante dall’esecuzione, su di esso, di un sequestro conservativo opera con diverse scansioni temporali nei confronti dei possibili interessati, nel senso che, al momento della attuazione del provvedimento cautelare, la operatività del vincolo è circoscritta in favore del solo creditore procedente, mentre, dal momento della conversione del sequestro in pignoramento, essa andrà ad estendersi anche agli altri creditori, intervenuti ed interveniendi, con la conseguenza che la disciplina degli effetti di una eventuale alienazione a terzi del bene de quo è, in relazione alle due ipotesi ora ricordate, da ritenersi, almeno in astratto, non omogenea, potendosi porre la questione della tutela dell’affidamento con riferimento alla posizione dell’acquirente del bene oggetto di sequestro (eventualmente autorizzato entro determinati limiti di somma), ma non anche di colui che tale acquisto abbia compiuto dopo la conversione in pignoramento della misura cautelare, poiché da quel momento il processo esecutivo proseguirà all’esclusivo scopo di soddisfare tutti i creditori, intervenuti o interveniendi. Cass. 5 agosto 1997, n. 7218.

 

 

1.6. Effetti della vendita forzata.

Con riguardo agli effetti della vendita forzata di un bene immobile l’inopponibilità all’acquirente, a norma dell’art. 2919 c.c., dei diritti che non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante - e di quelli intervenuti nell’esecuzione - e così delle alienazioni di quel bene, che, pur se anteriormente stipulate, siano state trascritte successivamente al pignoramento, trova applicazione anche per il creditore che sia divenuto pignorante a seguito della conversione del sequestro conservativo inizialmente concesso ed eseguito, sempre che ne ricorra l’anteriorità della relativa trascrizione, in quanto l’art. 2906 c.c. estende al sequestrante la tutela accordata al creditore pignorante, né assume rilievo la circostanza che la vendita sia stata eseguita su istanza di altro creditore il cui pignoramento, successivo alla trascrizione della vendita, sia stato riunito all’unico processo esecutivo a norma dell’art. 493 c.p.c. Cass. 21 aprile 1990, n. 3348.

 

 

1.7. Competenza territoriale.

In riferimento all’esecuzione forzata ricadente su una pluralità di beni immobili di uno stesso debitore sito in diverse circoscrizioni giudiziarie, laddove la competenza territoriale appartiene, per il combinato disposto degli artt. 21 e 26 c.p.c., ad ogni tribunale in cui si trova una parte dei beni pignorati, qualora alcuni di questi beni siano stati già pignorati, e al primo segua un successivo pignoramento, la competenza spetta, ex art. 561 c.p.c., al tribunale dove già pende il precedente processo esecutivo; qualora il secondo pignoramento sia iniziato dopo che per i beni pignorati con il precedente pignoramento si è già tenuta la prima udienza fissata per l’autorizzazione alla vendita, per gli altri beni si procede presso lo stesso tribunale ad un processo separato. Cass. 23 febbraio 2007, n. 4213.

 

 

  1. Opposizioni ed impugnazioni.

 

 

2.1. Opposizione agli atti esecutivi.

L’interesse del debitore esecutato ex art. 100 c.p.c. in rapporto all’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) deve ritenersi sussistente ove si intenda far valere la nullità del pignoramento successivo (artt. 524, 561 c.p.c.) caduto sugli stessi beni colpiti dal precedente pignoramento, tenuto conto dell’eventualità che il primo pignoramento possa essere dichiarato, a sua volta, nullo o inefficace o che sia accertato che il creditore primo pignorante non aveva diritto di procedere ad esecuzione forzata in confronto del debitore e che l’opposizione deve essere proposta in un termine perentorio. Cass. 22 aprile 1996, n. 3817.

 

Qualora, eseguito pignoramento di un immobile ed eseguitone uno successivo dello stesso immobile, sia mancata la riunione dei due pignoramenti, a norma dell’art. 561 c.p.c., per non avere il conservatore dei registri immobiliari annotato il primo nella nota di trascrizione del secondo, il tribunale, adito con opposizione ex art. 617 c.p.c. proposta da un soggetto del processo avverso un atto esecutivo, può rilevare preliminarmente la riunione ex lege dei due pignoramenti ed impartire le disposizioni necessarie. Cass. 20 dicembre 1985, n. 6549.

 

 

2.2. Termini di decorrenza per l’impugnazione.

L’opposizione agli atti esecutivi, con la quale si deduca la nullità dell’ordinanza di autorizzazione alla vendita dell’unico bene sottoposto, ad istanza di diversi creditori, a più pignoramenti successivi, confluiti, a norma degli artt. 524, 550 e 561 c.p.c., in unico procedimento esecutivo, istituisce un rapporto processuale anch’esso unico, di cui sono parti, quali litisconsorti necessari, oltre al debitore, tutti i creditori pignoranti, con la conseguenza che la notificazione al soccombente della sentenza conclusiva del relativo giudizio fa decorrere, per quest’ultimo (come per il notificante) il termine breve per proporre impugnazione nei confronti di tutte le altre parti. Cass. 27 ottobre 1992, n. 11695.



 
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