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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 562 cod. proc. civile: Inefficacia del pignoramento e cancellazione della trascrizione

Se il pignoramento diviene inefficace per il decorso del termine previsto nell’articolo 497, il giudice dell’esecuzione con l’ordinanza di cui all’articolo 630 dispone che sia cancellata la trascrizione (1).
Il conservatore dei registri immobiliari provvede alla cancellazione su presentazione dell’ordinanza.


Commento

Pignoramento: [v. 492]; Trascrizione: [v. 555]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Ordinanza: [v. 483]; Conservatore dei registri immobiliari: [v. 561].

 

(1) Il termine di novanta giorni [v. 497] comincia a decorrere dal compimento dell’atto, ossia dalla notifica del pignoramento al debitore, col quale gli si ingiunge di non disporre dei beni identificati nell’atto stesso. La trascrizione del pignoramento, invece, riguarda gli effetti sostanziali dell’atto, quale mezzo di conoscenza diretto ai terzi dell’inizio dell’esecuzione su quei beni (c.c. 2643). Di conseguenza, se il creditore non dà ulteriore impulso al procedimento depositando l’istanza di vendita, il G.E. con l’ordinanza con cui dichiara l’estinzione del processo [v. 630] dispone che sia cancellata la trascrizione.


Giurisprudenza annotata

Inefficacia del pignoramento e cancellazione della trascrizione.

 

 

  1. Istanza di vendita; 1.1. Deposito tardivo; 1.2. Termine di efficacia del pignoramento; 1.3. Estinzione del processo esecutivo; 2. Trascrizione; 2.1. Cancellazione della trascrizione.

 

 

  1. Istanza di vendita.

 

 

1.1. Deposito tardivo.

Nel processo esecutivo, l’inosservanza del termine stabilito dall’art. 497 c.p.c. per il deposito dell’istanza di vendita determina l’inefficacia del pignoramento e l’estinzione del processo ai sensi dell’art. 630 c.p.c. La relativa eccezione va proposta non nel termine di 5 giorni dalla comunicazione del decreto che fissa l’udienza per sentire le parti sull’istanza, ma può essere proposta, prima di ogni altra difesa, nella stessa udienza. Infatti, l’omesso o il tardivo deposito dell’istanza di vendita va assimilato ad una vicenda di estinzione del processo esecutivo piuttosto che alla inefficacia del pignoramento in quanto mentre l’estinzione riguarda il processo ed è conseguenza del mancato compimento di successivi atti all’interno di una sequenza già iniziata, l’inefficacia si ripercuote su atti che le sono estranei; ne consegue che in entrambi i casi l’esecutato è legittimato a proporre eccezione di estinzione - e non opposizione agli atti esecutivi avverso il provvedimento di fissazione dell’udienza di comparizione delle parti per decidere sulla vendita o l’assegnazione - sulla quale il giudice dell’esecuzione si pronuncia con l’ordinanza di cui all’art. 630, comma 2, c.p.c. (cui rinvia l’art. 562 c.p.c.). Detto provvedimento è assoggettabile a reclamo (rimedio da applicarsi anche nelle ipotesi in cui il giudice può pronunciarsi d’ufficio sull’estinzione: artt. 567, 629 e 631 c.p.c.), deciso con sentenza appellabile. Cass. 16 giugno 2003, n. 9624.

 

 

1.2. Termine di efficacia del pignoramento.

Il termine di cessazione dell’efficacia del pignoramento, previsto nell’art. 497 c.p.c., richiamato per il pignoramento immobiliare nel successivo art. 562 dello stesso codice, decorre dalla data di notifica del pignoramento e non da quella della trascrizione di questo. Cass. 16 settembre 1997, n. 9231. La successiva trascrizione è destinata invece a rendere operante rispetto ai terzi il vincolo processuale cui i beni sono stati sottoposti. Cass. 27 marzo 1965, n. 525.

 

 

1.3. Estinzione del processo esecutivo.

Il provvedimento, con il quale il giudice dell’esecuzione dichiari l’estinzione del procedimento esecutivo, a seguito dell’accertamento del sopravvenuto soddisfacimento del creditore istante e dei creditori intervenuti, con il conseguente venir meno del loro diritto di agire esecutivamente, ha natura sostanziale di declaratoria di improseguibilità del processo stesso, esulando dalle ipotesi di estinzione in senso stretto previste dall’art. 630, comma 1, c.p.c., e, pertanto, è impugnabile con opposizione a norma dell’art. 617 c.p.c., non con reclamo a norma del comma 3 del citato art. 630 c.p.c. Cass., Sez. Un., 18 gennaio 1983, n. 413.

 

In tema di estinzione del processo esecutivo, il termine «aggiudicazione» adoperato dal comma 1 dell’art. 632 c.p.c. si riferisce - ove si tratti di espropriazione immobiliare a mezzo di vendita con incanto - all’aggiudicazione definitiva, con la quale soltanto l’aggiudicatario acquista uno ius ad rem sospensivamente condizionato (diritto al trasferimento coattivo del diritto reale sul bene pignorato, sottoposto alla condizione sospensiva del versamento del prezzo). Conseguentemente soltanto in tale ipotesi - e non pure in quella di aggiudicazione provvisoria - il debitore, in caso di successiva estinzione del processo esecutivo, ha diritto alla sola consegna della somma ricavata dalla vendita, senza potere ottenere la restituzione degli immobili pignorati. Cass. 11 giugno 1983, n. 4030.

 

Qualora nel procedimento di espropriazione immobiliare il creditore pignorante e il debitore esecutato si accordino per liquidare le passività del secondo in sede stragiudiziale e a tale scopo ottengano dal giudice dell’esecuzione un provvedimento che li autorizzi alla cancellazione del pignoramento, subordinatamente al consenso del creditore pignorante, da prestarsi all’atto della stipulazione della vendita degli immobili pignorati, anche il creditore munito di titolo esecutivo, che sia intervenuto dopo l’udienza per l’autorizzazione della vendita forzata, deve prestare il proprio consenso, in applicazione analogica dell’art. 629, comma 1, trattandosi di procedimento anomalo e indiretto che mira a raggiungere lo stesso risultato della rinuncia agli atti. Questo principio si applica anche se, in base ad un analogo provvedimento, prima dell’intervento di tale ultimo creditore, il debitore abbia provveduto, con il consenso del creditore pignorante, alla vendita di una parte degli immobili pignorati e il pignoramento sia stato conseguentemente ridotto. Cass. 13 maggio 1969, n. 1663.

 

 

  1. Trascrizione.

 

 

2.1. Cancellazione della trascrizione.

La trascrizione del pignoramento immobiliare nei registri immobiliari è elemento necessario perché tale atto produca i suoi effetti, sicché la sua cancellazione, indipendentemente dalla validità o meno del titolo in base al quale essa è stata effettuata, impedisce di dare seguito all’istanza di vendita del bene immobile pignorato, giacché la cancellazione medesima opera come autonoma causa di estinzione della pubblicità, che ne fa venir meno gli effetti rispetto ad ogni interessato. Cass. 18 agosto 2011, n. 17367.

 

Al pignoramento immobiliare non è applicabile la cosiddetta cancellazione «consentita alle parti» indicata dall’art. 2668 c.c., la quale riguarda il solo pignoramento speciale mobiliare. Pertanto, per conseguire l’effetto della cancellazione della trascrizione del pignoramento immobiliare, nel sistema vigente, gli elementi alternativamente richiesti sono due soltanto: a) l’annotazione della sentenza che riconosca al terzo di essere proprietario del bene esecutato da data anteriore alla trascrizione del pignoramento; b) l’annotazione dell’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione dispone la cancellazione della stessa trascrizione ai sensi del comma 1 dell’art. 562 c.p.c. Cass. 22 maggio 1993, n. 5796.

 

La competenza alla cancellazione della trascrizione del pignoramento sui beni liquidati a seguito di concordato preventivo appartiene al giudice dell’esecuzione e non al giudice fallimentare, mentre deve essere pronunciato con sentenza l’ordine della cancellazione dell’ipoteca iscritta su tali beni, in un ordinario processo di cognizione, in caso di contrasto tra le parti. Trib. Udine, 8 maggio 1993.

Decorsi novanta giorni dalla trascrizione del pignoramento senza che sia stata richiesta la vendita, il giudice dell’esecuzione dispone d’ufficio, con ordinanza di estinzione di cui all’art. 630, la cancellazione della trascrizione. Trib. Monza, 28 giugno 1984.



 
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