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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 563 cod. proc. civile

ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005, N. 80

 


Commento

Intervento: [v. Libro III, Titolo II, Capo I, Sez. III]; Termine: [v. 152]. Condizione: è un avvenimento (naturale o causato dall’uomo) futuro ed incerto al cui verificarsi è subordinato l’inizio (cd. (—) sospensiva) o la cessazione (cd. (—) risolutiva) dell’efficacia del negozio.

 

 


Giurisprudenza annotata

Condizioni e tempo dell’intervento.

 

 

  1. Intervento: forma ed effetti; 1.1. Condizioni; 1.2. Accertamento del titolo esecutivo; 1.3. Intervento tardivo; 1.4. Crediti erariali; 1.5. Effetti sulla prescrizione; 1.6. Estinzione della procedura; 2. Opposizioni.

 

 

  1. Intervento: forma ed effetti.

 

 

1.1. Condizioni.

Ai fini dell’intervento nel processo esecutivo e della partecipazione alla distribuzione della somma ricavata, è sufficiente la titolarità di un credito liquido, cioè determinato nel suo ammontare, esigibile, ossia non soggetto a termine o condizione, e certo, nel senso generico di individuato in tutti i suoi elementi; non è invece necessario il possesso di un titolo esecutivo, di cui il creditore ha bisogno soltanto per poter compiere atti di impulso, e che può quindi acquisire anche in un momento successivo all’intervento, purché prima del compimento dell’atto di impulso. Cass. 11 maggio 2007, n. 1089; conforme Cass. 19 luglio 2005, n. 15219.

 

Nell’espropriazione immobiliare il ricorso per intervento, ammissibile anche per crediti che non siano liquidi ed esigibili secondo il disposto dell’art. 563 c.p.c., deve contenere la sola indicazione del credito e del titolo di esso, senza che sia necessario corredare la domanda con il titolo stesso. Cass. 1º settembre 1999, n. 9194.

 

In tema di espropriazione immobiliare, l'intervento dei creditori, sia ai sensi dell'art. 563 c.p.c., applicabile agli interventi avvenuti prima dell'1 marzo 2006, e abrogato dall'art. 2, comma 3, lett. e), n. 22, d.l. 35/2005, conv. dalla l. 80/2005, sia ai sensi dell'art. 564 c.p.c., come sostituito dall'art. 2, comma 3, lett. e), n. 23, d.l. n. 35/2005, conv. dalla l. 80/2005, è tempestivo se avvenuto anche oltre la prima udienza fissata per l'autorizzazione della vendita, quando, per qualsiasi causa, questa sia stata differita, sempreché sia avvenuto prima dell'emissione dell'ordinanza di vendita.

Cassazione civile sez. III  18 gennaio 2012 n. 689  

 

Può intervenire nell’espropriazione immobiliare solo il creditore in possesso di un documento che identifichi il credito nei suoi elementi essenziali, soggettivi ed oggettivi. Cass. 26 gennaio 1987, n. 714.

 

Le disposizioni degli artt. 82 e 83 c.p.c., sul patrocinio delle parti e la procura alla lite, trovano applicazione anche nei procedimenti di esecuzione. Pertanto, nel processo esecutivo per espropriazione forzata immobiliare, devoluto al tribunale, l’intervento del creditore, per partecipare alla distribuzione della somma ricavata, ovvero anche, se munito di titolo esecutivo, per compiere o promuovere il compimento di singoli atti del processo, richiede il ministero di un procuratore legale abilitato nel distretto in cui ha sede detto tribunale e ciò anche nel caso di intervento di un’esattoria delle imposte ove rappresentata dal collettore, non trovando deroga il citato art. 82 c.p.c. nel disposto dell’art. 130, D.P.R. 15 maggio 1963, n. 858. Ne deriva che l’intervento effettuato in detto processo dal creditore personalmente, in quanto proveniente da soggetto dello ius postulandi, si traduce in un atto giuridicamente inesistente, per inidoneità assoluta a raggiungere lo scopo cui è destinato, e come tale non è suscettibile di sanatoria per effetto di successiva comparizione di procuratore munito di regolare mandato (la quale, nel concorso dei prescritti requisiti, può eventualmente integrare un intervento tardivo con valore ex tunc); con l’ulteriore conseguenza che l’opposizione agli atti esecutivi, esperibile dagli interessati per far valere detta inesistenza, non è soggetta al termine perentorio di cinque giorni, ma può essere proposta in qualunque momento durante il corso del processo esecutivo. Cass. 17 dicembre 1984, n. 6603.

 

 

1.2. Accertamento del titolo esecutivo.

La determinazione della somma di denaro in cui può essere convertito il pignoramento implica una valutazione soltanto sommaria delle pretese dei creditori, senza stabilire il diritto ad agire in executivis di quelli intervenuti, e senza estinzione dei crediti, per il cui accertamento sull’an e quantum il debitore esecutato può in qualsiasi momento instaurare autonomo processo cognitivo, senza attendere la fase di distribuzione; pertanto il creditore che sia intervenuto ai sensi dell’art. 499 c.p.c., finché non è instaurata la controversia per il relativo accertamento, ha interesse ad ottenere decreto ingiuntivo anche se il credito per cui è intervenuto è il medesimo, e a resistere all’opposizione del debitore, onde ottenere un titolo esecutivo giudiziale, mentre non sussiste né continenza, né litispendenza tra il giudizio di opposizione ad ingiunzione e la procedura esecutiva. Cass. 5 maggio 1998, n. 4525.

 

 

1.3. Intervento tardivo.

Nell’ambito dell’esecuzione forzata, l’intervento spiegato dal creditore munito del titolo esecutivo e garantito da ipoteca, dopo l’udienza di autorizzazione alla vendita ma prima della udienza fissata per la distribuzione del ricavato, per quanto tardivo, produce per tutto il successivo corso della procedura esecutiva gli stessi effetti dell’intervento tempestivo, ed in particolare abilita il creditore intervenuto al compimento di atti esecutivi. Cass. 13 maggio 2003, n. 7296.

 

Nel caso di ordinanza di vendita e contestuale delega al notaio per le attività dell’art. 591-bis c.p.c., il relativo provvedimento costituisce il momento di chiusura della corrispondente fase processuale, con la conseguenza che è tardivo l’intervento spiegato dopo di esso. Trib. Roma, 11 aprile 2005.

 

La fissazione del termine della «prima udienza fissata per l’autorizzazione alla vendita», cui ragguagliare la tempestività o la tardività dell’intervento, è da intendersi riferita alle eventualità dell’inutile esperimento di un primo incanto o dell’inutile decorso del termine delle offerte senza incanto, che danno entrambe luogo appunto alla pronuncia di una nuova ordinanza di vendita. Pertanto, è tardivo ogni intervento successivo all’udienza in esito alla quale il giudice dell’esecuzione ha disposto efficacemente la vendita per la prima volta. Trib. Roma, 11 aprile 2005.

 

 

1.4. Crediti erariali.

Il credito derivante dall’applicazione dell’Invim alla vendita forzata in sede di espropriazione immobiliare sorge al momento del trasferimento, e quindi dopo l’udienza fissata per l’autorizzazione alla vendita ex art. 563 c.p.c. Pertanto esso ha natura di credito chirografario tardivo e concorre alla distribuzione del ricavato secondo la disciplina prevista dall’art. 565 c.p.c. Trib. Napoli, 19 maggio 1978.

 

 

1.5. Effetti sulla prescrizione.

Il decorso della prescrizione ordinaria è interrotto, a norma dell’art. 2943, cpv. c.c., dall’intervento del creditore nella procedura di esecuzione immobiliare da altri intrapresa contro il debitore, poiché con tale atto l’avente diritto manifesta la volontà di vedersi soddisfatto, a nulla rilevando che l’intervento sia poi dichiarato inammissibile. Cass. 7 marzo 1992, n. 2770.

 

 

1.6. Estinzione della procedura.

La disposizione del comma 1 dell’art. 629 c.p.c., la quale prevede la estinzione del processo esecutivo nel caso di rinuncia agli atti esecutivi da parte del creditore pignorante e dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo, non fa alcuna distinzione fra creditori intervenuti tempestivamente e creditori tardivi, con la conseguenza che ai fini dell’estinzione occorre la rinuncia di tutti i suddetti creditori senza che il giudice dell’esecuzione, nella verifica della cessazione del processo esecutivo, possa procedere all’indagine in ordine alla perdita di efficacia del titolo esecutivo dei creditori, per l’avvenuto loro soddisfacimento, involgendo questioni da trattarsi in sede di opposizione all’esecuzione. Cass. 11 giugno 1987, n. 5086.

 

 

  1. Opposizioni.

L’inammissibilità dell’intervento nell’espropriazione immobiliare di un creditore, il cui credito non abbia i requisiti di cui all’art. 563 c.p.c., è deducibile con l’opposizione agli atti esecutivi. Cass. 26 gennaio 1987, n. 714.

 

La questione relativa all’ammissibilità dell’intervento di un creditore nel processo esecutivo può essere sollevata attraverso un’opposizione agli atti esecutivi, la cui decisione, non incidendo sul merito della pretesa fatta valere dall’intervento, viene emessa dal giudice dell’esecuzione con una pronuncia che ha un’efficacia limitata al provvedimento stesso, nel duplice senso della riproponibilità della domanda d’intervento se maturino in seguito le condizioni della sua ammissibilità e, rispettivamente, della successiva autonoma proponibilità, in sede di distribuzione della somma ricavata, di ogni eventuale questione inerente all’esistenza ed all’ammontare del credito e dei diritti di prelazione, secondo la previsione dell’art. 512 c.p.c. Cass. 26 gennaio 1987, n. 714.



 
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