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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 566 cod. proc. civile: Intervento dei creditori iscritti e privilegiati

I creditori iscritti e i privilegiati che intervengono oltre l’udienza indicata nell’articolo 564 (1), ma prima di quella prevista nell’articolo 596, concorrono alla distribuzione della somma ricavata in ragione dei loro diritti di prelazione, e, quando sono muniti di titolo esecutivo, possono provocare atti dell’espropriazione (1) .


Commento

Distribuzione della somma ricavata: [v. 510]; Titolo esecutivo: [v. 474]. Creditori iscritti o privilegiati: sono quei creditori che hanno un’ipoteca (c.c. 2817 e ss.) o quelli i cui crediti sono assistiti da un privilegio sugli immobili (c.c. 2770 e ss.).

 

(1) I creditori iscritti o privilegiati di cui all’art. 498, che non sono intervenuti, vanno avvisati dal creditore procedente. La mancata notifica di tale avviso costituisce inosservanza colpevole di un obbligo imposto da una norma giuridica e, quindi, concreta un fatto illecito, le cui conseguenze dannose sono risarcibili a norma dell’art. 2043 c.c.


Giurisprudenza annotata

Intervento dei creditori iscritti e privilegiati.

 

 

  1. Intervento tardivo del creditore munito di ipoteca; 2. Omissione dell’avviso di pignoramento.

 

 

  1. Intervento tardivo del creditore munito di ipoteca.

Nell’ambito dell’esecuzione forzata, l’intervento spiegato dal creditore munito del titolo esecutivo e garantito da ipoteca, dopo l’udienza di autorizzazione alla vendita ma prima della udienza fissata per la distribuzione del ricavato, per quanto tardivo, produce per tutto il successivo corso della procedura esecutiva gli stessi effetti dell’intervento tempestivo, ed in particolare abilita il creditore intervenuto al compimento di atti esecutivi. Cass. 13 maggio 2003, n. 7296.

 

 

  1. Omissione dell’avviso di pignoramento.

Il creditore procedente che ometta di dare avviso del pignoramento ai creditori iscritti risponde per fatto illecito del danno subito da detti creditori ai quali incombe l’onere di provare l’entità del danno ed il nesso causale con l’omissione. Cass. 2 maggio 1975, n. 1691.



 
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