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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 567 cod. proc. civile: Istanza di vendita

Decorso il termine di cui all’articolo 501, il creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono chiedere la vendita dell’immobile pignorato (1).

 

Il creditore che richiede la vendita deve provvedere, entro sessanta giorni dal deposito del ricorso, ad allegare allo stesso l’estratto del catasto, nonche’ i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile pignorato (2) effettuate nei venti anni anteriori alla trascrizione del pignoramento(3); tale documentazione puo’ essere sostituita da un certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari (4)(5).

 

Il termine di cui al secondo comma puo’ essere prorogato una sola volta su istanza dei creditori o dell’esecutato, per giusti motivi e per una durata non superiore ad ulteriori sessanta giorni. Un termine di sessanta giorni e’ inoltre assegnato al creditore dal giudice, quando lo stesso ritiene che la documentazione da questi depositata debba essere completata (6). Se la proroga non e’ richiesta o non e’ concessa, oppure se la documentazione non e’ integrata nel termine assegnato ai sensi di quanto previsto nel periodo precedente, il giudice dell’esecuzione, anche d’ufficio, dichiara l’inefficacia del pignoramento relativamente all’immobile per il quale non e’ stata depositata la prescritta documentazione. L’inefficacia e’ dichiarata con ordinanza, sentite le parti. Il giudice, con l’ordinanza, dispone la cancellazione della trascrizione del pignoramento. Si applica l’articolo 562, secondo comma. Il giudice dichiara altresi’ l’estinzione del processo esecutivo se non vi sono altri beni pignorati (7).


Commento

Vendita: [v. 503]; Creditore pignorante: [v. 555]; Creditore intervenuto: [v. 564]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Trascrizione: [v. 555]. Iscrizione: è l’annotazione dell’ipoteca effettuata nell’apposito registro presso l’Ufficio dei Registri Immobiliari, avente competenza territoriale nel luogo dove si trova il bene. Tale (—) ha efficacia costitutiva della garanzia reale accesa.

 

(1) Nel caso in cui il creditore pignorante o gli intervenuti non rispettino il termine di 10 giorni [v. 501], non è prevista alcuna nullità, però il giudice fisserà l’udienza per la vendita successivamente a tale termine.

 

(2) L’estratto del catasto è richiesto al fine di identificare il bene da vendere; il certificato delle iscrizioni serve per individuare i creditori che hanno un diritto di prelazione, risultante dai pubblici registri ed ai quali bisogna notificare l’avviso dell’espropriazione [v. 498]; il certificato delle trascrizioni occorre, invece, per individuare il proprietario del bene da espropriare. Va, inoltre, allegato al ricorso il documento comprovante la notificazione dell’avviso ai creditori iscritti.

 

(3) Non è più previsto l’obbligo di allegare le mappe censuarie e il certificato di destinazione urbanistica. Quanto al primo, si ritiene sufficiente l’estratto catastale, mentre il certificato di destinazione urbanistica verrà acquisito dall’esperto nominato dal giudice dell’esecuzione [v. 569] che deve procedere alla compilazione della relazione di stima ex art. 173bis att., che fornirà tutti gli elementi utili per la verifica della regolarità urbanistica dell’immobile pignorato. Al ricorso [v. Formula n. 40] vanno inoltre allegati i certificati delle iscrizioni e delle trascrizioni relative all’immobile effettuate nei venti anni anteriori alla trascrizione del pignoramento, termine ritenuto dal legislatore sufficiente a far presumere la maturazione dell’usucapione ordinaria in favore del debitore esecutato. In realtà la limitazione temporale all’allegazione di tale documentazione costituiva già da tempo prassi consolidata presso molti uffici giudiziari nonché presso varie Conservatorie dei registri immobiliari.

 

(4) Anche se la previsione estende il potere sostitutivo del certificato notarile a tutta la documentazione indicata in precedenza, si ritiene che in concreto tale idoneità sia riconoscibile pienamente solo in relazione ai certificati della Conservatoria dei registri immobiliari.

 

(5) La disposizione prevede il solo creditore procedente quale soggetto che ha l’onere di allegare la documentazione richiesta; a ciò deve aggiungersi la mancata riproposizione, nel testo novellato, della previsione secondo cui la documentazione può essere allegata «anche a cura di un creditore intervenuto munito di titolo esecutivo», contenuta nell’originario terzo comma.

 

 

(6) Il termine è sicuramente ulteriore a quello eventualmente già prorogato su richiesta del creditore. Dalla formulazione della disposizione taluni interpreti fanno discendere un obbligo di concessione del termine in caso di documentazione incompleta; quindi non sarà possibile per il giudice pronunciare un provvedimento di estinzione della procedura senza prima aver invitato il creditore a integrare la documentazione depositata entro il termine di centoventi giorni.

 

(7) Dal mancato deposito tempestivo della documentazione richiesta entro il termine previsto, eventualmente prorogato, la novella fa discendere l’inefficacia del pignoramento relativa al solo immobile per il quale non è stata depositata la prescritta documentazione, non più l’estinzione dell’intera procedura esecutiva avviata; ciò a riprova del fatto che l’allegazione dei documenti richiesti è funzionale alla sola fase della vendita. Ne consegue che, in caso di pluralità di immobili pignorati, la procedura potrà validamente continuare per quelli in relazione ai quali il creditore abbia adempiuto all’onere. Così come, nei casi di concorrenza di un’esecuzione immobiliare con una mobiliare avente ad oggetto i mobili che arredano l’immobile, il mancato deposito tempestivo della documentazione entro i termini previsti non osterà alla prosecuzione della procedura limitatamente ai beni mobili. L’inefficacia viene pronunciata d’ufficio ma solo dopo aver sentito le parti, a garanzia del contraddittorio. Il legislatore, infine, introduce una disposizione di chiusura nell’ultimo periodo, stabilendo che ove non vi siano altri beni pignorati il giudice dovrà pronunciare l’estinzione dell’intera procedura esecutiva.


Giurisprudenza annotata

Istanza di vendita.

 

 

  1. Documentazione da allegare; 1.1. Legittimazione; 1.2. Certificato catastale e certificazione notarile sostitutiva; 1.3. Diritto di proprietà; 2. Incompletezza della documentazione; 2.1. Estinzione del procedimento; 2.2. Opposizione; 2.3. Ragionevole durata del processo; 2.4. Inerzia dell’amministrazione; 3. Procedimento; 3.1. Rinvii; 3.2. Vizi del procedimento; 3.2.1. Termine dilatorio; 3.2.2. Descrizione dell’immobile; 3.2.3. Assenza del creditore procedente.

 

 

  1. Documentazione da allegare.

 

 

1.1. Legittimazione.

Il deposito della documentazione prevista dall’art. 567, comma 2, c.p.c., può avvenire solo da parte di creditore munito di titolo esecutivo, e così pure è indispensabile la presenza alle udienze di almeno un soggetto legittimato attivamente al compimento di atti del processo esecutivo (creditore procedente o creditore intervenuto munito di titolo esecutivo). Cass. 4 settembre 1985, n. 4612.

 

 

1.2. Certificato catastale e certificazione notarile sostitutiva.

Nel processo di esecuzione il certificato di destinazione e la mappa censuaria non costituiscono documenti il cui deposito è necessario per procedere alla vendita; pertanto anche quando il creditore procedente non si avvalga dell’opera di un notaio, l’estinzione del processo non può essere dichiarata, ai sensi dell’art. 567, comma 4, c.p.c., per il solo fatto che i suddetti documenti non siano stati depositati. Ne consegue che non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 567, comma 2, c.p.c., censurato in riferimento all’art. 3 cost., «nella parte in cui non prevede che il certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari possa ritenersi sostitutivo soltanto dell’estratto del catasto e di certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile pignorato», e dell’art. 567, comma 4, c.p.c., censurato in riferimento agli artt. 3 e 111 cost., «nella parte in cui non estende la sanzione dell’estinzione per inattività ex art. 630 comma 2 c.p.c., per omesso o ritardato deposito dell’estratto delle mappe censuarie e/o del certificato di destinazione urbanistica ex art. 18 l. 28 febbraio 1985 n. 47, da allegare al ricorso contenente istanza di vendita in caso di tempestivo deposito di completo certificato notarile sostitutivo». Premesso che effettivamente esiste un’antinomia nell’art. 567, commi 2 e 4, c.p.c., in quanto, da un lato, prevede la necessità, a pena di estinzione, della produzione di una documentazione comprensiva di mappe censuarie e certificato di destinazione urbanistica e, dall’altro, della sufficienza, per evitare l’estinzione, di una certificazione notarile che non comprende né le mappe né il certificato di destinazione urbanistica, la q.l.c. sollecita una pronuncia che, al fine di risolvere una contraddizione interna dell’art. 567 c.p.c., estenderebbe ad un’ipotesi (quella in cui il creditore sia ricorso all’opera del notaio) - ragionevolmente disciplinata, ai fini dell’estinzione - quanto previsto, ma in contrasto con la ratio di tale istituto, per l’altra ipotesi di creditore che non si avvalga dell’opera del notaio, laddove anche tale ultima ipotesi, sulla base di una lettura sistematica della disciplina in questione, può essere interpretata in modo che - escludendosi la dichiarabilità dell’estinzione per la mancata produzione dell’estratto delle mappe censuarie e del certificato di destinazione urbanistica - sia risolto ogni contrasto con i principi costituzionali. Corte cost. 7 ottobre 2005, n. 379.

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 567, comma 2, c.p.c., nella parte in cui prevede che al ricorso per la vendita dell’immobile pignorato siano allegati i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile medesimo per il ventennio anteriore al pignoramento, in riferimento agli artt. 24, comma 1, e 97, comma 1, Cost. Corte cost. 8 maggio 1998, n. 161.

 

Il certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari ex art. 567, comma 2 c.p.c. attesta l’esistenza di dati riscontrati in relazione ad un determinato immobile e quindi ha funzione meramente ricognitiva dello stato giuridico del medesimo, nei soli termini risultanti dai pubblici registri; dovendo fedelmente rispecchiare le risultanze del regime di pubblicità dei beni immobili, la richiesta attestazione non può che riprodurre quanto è soggetto alle forme di pubblicità dichiarativa, ossia esattamente quanto, in forza di quel regime, sia opponibile a terzi: la certificazione deve ritenersi assistita da una presunzione “iuris tantum” di legittimità al pari degli atti e dei certificati provenienti dalla p.a. o da enti pubblici. Trib. Civitavecchia, 5 settembre 2008.

 

Il certificato di destinazione urbanistica di cui all’art. 18, l. 28 febbraio 1985, n. 47, gli estratti del catasto e delle mappe censuarie devono essere depositati nel termine perentorio stabilito dall’art. 567 c.p.c. L’inosservanza di tale adempimento comporta l’estinzione della procedura. Trib. Trapani, 10 novembre 2004.

 

Posto che il certificato di destinazione urbanistica, contrariamente a quello catastale, non può essere surrogato dalla certificazione notarile di cui al comma 2 dell’art. 567 c.p.c., deve essere dichiarata l’estinzione della procedura esecutiva, ai sensi di quanto previsto da tale norma, ove il creditore, nei termini previsti dalla stessa, abbia provveduto al deposito della certificazione notarile sostitutiva ma non anche del certificato di destinazione urbanistica. Trib. Termini Imerese, 27 novembre 2002. Medesime considerazioni riguardano la possibilità di sostituire l’estratto delle mappe censuarie con la certificazione notarile sostitutiva. Trib. Agrigento, 1º agosto 2002.

 

Il certificato notarile sostitutivo, ai sensi dell’art. 567 c.p.c. espressamente prevede che esso possa attestare le sole «risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari», entro i cui limiti, pertanto, esso assume la natura di pubblica certificazione, da qualificarsi, analogamente alla documentazione amministrativa sostituita, come «partecipazione o certificazione di secondo grado», ossia come mera riproduzione di una documentazione già esistente; pertanto, assume carattere di pubblica fede, per quanto riguarda le vicende dei diritti reali costituiti o trasferiti sul bene, la sintetica riproduzione del contenuto delle note di iscrizione e trascrizione, mentre il giudice dell’esecuzione non è vincolato all’attività interpretativa di tali risultati, che il notaio, per la sua particolare qualificazione professionale, può ritenere di compiere per rendere di maggiore utilità la propria certificazione. Trib. Napoli, 6 febbraio 2002.

 

 

1.3. Diritto di proprietà.

Nell’espropriazione forzata immobiliare, il diritto di proprietà dell’esecutato sui beni immobili pignorati costituisce presupposto di esperibilità dell’azione esecutiva. La mancata produzione ex art. 567 c.p.c. dei documenti comprovanti tale diritto determina il rigetto dell’azione esecutiva. Trib. Cagliari, 18 ottobre 1993.

 

 

  1. Incompletezza della documentazione.

 

 

2.1. Estinzione del procedimento.

In tema di esecuzione forzata, nel caso in cui l’istanza di vendita venga depositata fuori termine, al fine di far dichiarare l’inefficacia del pignoramento e l’estinzione dell’esecuzione, il debitore non ha l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi nei cinque giorni da quello in cui ha ricevuto l’avviso di fissazione di udienza, ex art. 569, comma 1, c.p.c., ma deve proporre istanza di estinzione nella sua prima difesa successiva al verificarsi del fatto estintivo, ovvero nell’udienza per la fissazione della vendita. Cass. 6 agosto 2010, n. 18366.

 

L’istanza di declaratoria di estinzione della procedura esecutiva, ai sensi dell’art. 567, c.p.c., non richiede un autonomo provvedimento decisorio da parte del g.e., da assumere a seguito di iscrizione a ruolo della causa. Infatti, l’art. 567 c.p.c., sia nella vecchia, sia nella nuova formulazione a seguito della novella di cui alla legge 80/2005, prevede l’emissione di un provvedimento in forma di ordinanza da assumere nel contraddittorio delle parti, nell’ambito della stessa procedura esecutiva. Pertanto, in mancanza di una rituale opposizione all’esecuzione non è necessaria una pronuncia di merito per dichiarare l’estinzione del giudizio ex art. 567 c.p.c. Cass. 23 marzo 2007, n. 797.

 

Nell’ambito del processo esecutivo, sia il caso in cui alla esecuzione del pignoramento non segua il deposito della istanza di vendita, sia il caso in cui l’istanza di vendita venga depositata fuori termine sono strutturalmente assimilabili alla vicenda dell’estinzione del processo, piuttosto che all’inefficacia del pignoramento; ne consegue che in entrambi i casi la situazione può essere definita con l’ordinanza di cui all’art. 630 c.p.c., avente come contenuto il diretto accertamento dell’inefficacia del pignoramento e la conseguente declaratoria di estinzione del processo esecutivo, che sarà soggetta, in base al combinato disposto degli artt. 630, comma 3, c.p.c., e 130, disp. att. c.p.c., al sistema di controllo costituito dal reclamo avverso l’ordinanza, deciso con sentenza, al quale potrà far seguito l’appello e quindi il ricorso ordinario per Cassazione. Pertanto, al fine di far dichiarare l’inefficacia del pignoramento e l’estinzione dell’esecuzione, il debitore non ha l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi nei cinque giorni successivi a quello in cui ha ricevuto l’avviso di fissazione di udienza, ex art. 569, comma 1, c.p.c., ma deve proporre istanza di estinzione nella sua prima difesa successiva al verificarsi del fatto estintivo, ovvero nell’udienza per la fissazione della vendita. Cass. 16 giugno 2003, n. 9624.

 

Successivamente all’udienza di cui all’art. 569 c.p.c., ed una volta fissata la vendita, è preclusa al giudice dell’esecuzione la possibilità di dichiarare, sia d’ufficio che su istanza di parte, l’estinzione della procedura esecutiva immobiliare in ragione dell’incompletezza della documentazione di cui all’art. 567 c.p.c. (così come riformulato dalla l. n. 302 del 1998). Tuttavia, ove si ravvisi comunque tale incompletezza, il giudice può disporne l’integrazione anche dopo la fissazione della vendita, onerandone le parti interessate, ovvero provvedendovi d’ufficio tramite incarico affidato all’esperto incaricato della stima, ovvero il notaio delegato alle operazioni di vendita, ovvero tramite la cancelleria. App. Napoli, 14 gennaio 2004.

 

Ove il creditore procedente non provveda al deposito della documentazione catastale ed ipotecaria relativa all’immobile pignorato, né all’atto della presentazione dell’istanza di vendita né entro l’ulteriore termine assegnato dal giudice dell’esecuzione, si deve rigettare l’istanza di vendita e, se nel frattempo sono decorsi i termini di efficacia del pignoramento, dichiarare l’estinzione del processo esecutivo. Trib. Prato, 23 settembre 1993.

 

Nell’espropriazione immobiliare il giudice dell’esecuzione può, anche d’ufficio, rigettare l’istanza e disporre l’archiviazione della procedura qualora sia inutilmente decorso il termine assegnato al creditore procedente per il deposito della documentazione ipocatastale. Trib. Brindisi, 3 ottobre 1994.

 

 

2.2. Opposizione.

L’ordinanza del giudice dell’esecuzione immobiliare che fissa l’udienza per l’autorizzazione della vendita, avendo natura preparatoria e di atto di direzione del processo, non è impugnabile, con l’opposizione agli atti esecutivi, per il mancato corredo della relativa istanza con i documenti indicati dall’art. 567 c.p.c., da parte del debitore, che in sede di osservazioni a norma dell’art. 569 può sollecitare la fissazione di un termine al creditore per il completamento di tale documentazione con la conseguente quiescenza della procedura sino alla produzione od integrazione della predetta documentazione. Cass. 10 marzo 1990, n. 1984.

 

Nel processo esecutivo per espropriazione forzata immobiliare, dichiarata dal giudice dell’esecuzione la improcedibilità della vendita per mancato deposito della documentazione di cui al comma 2 dell’art. 567 c.p.c. nel termine assegnato dal giudice medesimo, il rimedio esperibile dal creditore istante è l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. e non già il reclamo al collegio di cui all’art. 630, ultimo comma, c.p.c. Trib. Monza, 13 aprile 1982.

 

 

2.3. Ragionevole durata del processo.

In tema di equa riparazione per la irragionevole durata del processo, nella durata complessiva delle procedure esecutive immobiliari e, analogamente, di quelle fallimentari devono essere inclusi anche i tempi impiegati per la risoluzione di vicende processuali parallele o incidentali (quali eventuali giudizi di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi o al piano di riparto), trattandosi di fasi ed attività processuali eventuali, che comunque ineriscono all’unico processo di esecuzione immobiliare. (Nella specie, è stata ritenuta non giustificata la durata, che superi sette anni, del processo esecutivo immobiliare, dovendosi la durata ulteriore ragionevolmente attribuire a disfunzioni o inadeguatezze del sistema giudiziario). Cass. 27 dicembre 2011, n. 28858.

 

L’irragionevole durata di un processo esecutivo (nella specie, quiescente per venti anni e soggetto alla disciplina anteriore alla riforma di cui all’art. 1 l. 3 agosto 1998 n. 302) non dà titolo ad equa riparazione se imputabile all’inerzia dei creditori nel depositare la documentazione necessaria alla vendita del bene pignorato e all’intempestività del debitore nel sollecitare l’ordinanza di estinzione, purché non vi siano ritardi dell’apparato statale nel definire la fase estintiva (nella specie, di durata ragionevole, inferiore all’anno). Cass. 7 dicembre 2011, n. 26376.

 

In tema di equa riparazione per la irragionevole durata del processo esecutivo immobiliare, il comportamento del debitore che non solleciti il giudice a dichiarare l’estinzione della procedura per inosservanza da parte del creditore del termine concessogli per il deposito della documentazione prevista dall’art. 567 c.p.c., nel testo di cui all’art. 1 l. 3 agosto 1998 n. 302, può essere ritenuto concausa del ritardo nella successiva estinzione, nonostante questa possa essere dichiarata di ufficio, soltanto se detta inerzia sia qualificabile come contegno addebitabile al debitore stesso ex art. 2 comma 2, l. 24 marzo 2001 n. 89 e, quindi, solo se sia risultante ex actis che della fissazione del termine e della sua inosservanza esso debitore sia stato consapevole. Cass. 27 maggio 2008, n. 13857.

 

In tema di equa riparazione ai sensi della legge n. 89 del 2001, costituisce negligente comportamento della parte, valutabile dal giudice se abbia contribuito con incidenza causale alla durata irragionevole del processo, la condotta del creditore pignorante che, in un processo di esecuzione forzata immobiliare, per un periodo di tre anni, abbia omesso di produrre la documentazione ipocatastale prevista dall’art. 567, comma 2, c.p.c., omissione che - secondo la disciplina stabilita da quest’ultima norma nel testo vigente anteriormente alla riforma realizzata dall’art. 1, legge n. 302 del 1998 - determinava una quiescenza della procedura espropriativa addebitabile esclusivamente alla parte. Cass. 10 settembre 2004, n. 18249.

 

Il giudice investito della domanda di equa riparazione di cui alla l. 24 marzo 2001, n. 89, nell’accertare la violazione della durata ragionevole del processo, deve considerare tutte le circostanze del caso, ivi compreso il comportamento delle parti, e quindi verificare se la circostanza che ha impedito alla procedura di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare di proseguire sia dipeso dal mancato deposito, in allegato all’istanza di vendita, dei documenti prescritti dal comma 2 dell’art. 567 c.p.c., mancato deposito determinante, anteriormente alla l. 3 agosto 1998, n. 302, la quiescenza del processo. Cass. 7 novembre 2002, n. 15611.

 

 

2.4. Inerzia dell’amministrazione.

Ai fini del riconoscimento del diritto ad un’equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo, l’inosservanza del conservatore dei registri immobiliari al compito, affidatogli dall’art. 567 c.p.c. nel testo anteriore alle modifiche recate dalla l. 3 agosto 1998, n. 302, di rilasciare, ad istanza del creditore procedente, il certificato delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile pignorato - documento, di esclusiva pertinenza del conservatore, la mancanza del quale preclude l’ordinanza di vendita -, ancorché imputabile ad oggettive ed insormontabili difficoltà, e non a dolo o colpa, determina un ritardo riferibile ad «autorità chiamata a contribuire alla definizione del processo» alla stregua dell’art. 2, comma 2, l. 24 marzo 2001, n. 89. Ciò in quanto, pur non potendo essere assimilata alla «chiamata» effettuata dal giudice quella operata direttamente dalla legge processuale, le ampie previsioni del detto art. 2 abbracciano, oltre alle vicende interne all’ufficio giudiziario ed alla sua organizzazione, gli atti e comportamenti degli organi amministrativi, il cui apporto condizioni la proseguibilità del procedimento, atteso che, in tal caso, le loro eventuali inefficienze e disfunzioni si traducono necessariamente in inefficienze e disfunzioni del complessivo sistema approntato dall’ordinamento per offrire risposta alla domanda di giustizia. Cass. 24 ottobre 2003, n. 16053.

 

Ai fini dell’indennizzo ex art. 2, l. 24 marzo 2001, n. 89, destinato a porre riparo alle «disfunzioni del sistema», viene in rilievo l’attività di qualsiasi organo dello Stato, purché oggettivamente incidente sulla definitiva risposta, in termini di effettività, ad una domanda di giustizia del cittadino; ne consegue che, nel procedimento di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, è computabile il ritardo verificatosi in dipendenza del tardivo rilascio, ad opera della conservatoria dei registri immobiliari, della documentazione prevista dall’art. 567 c.p.c., giacché anche i tempi dovuti alle disfunzioni di tale organo amministrativo sono annoverabili tra quelli chiamati a concorrere o contribuire alla definizione del procedimento. Cass. 4 aprile 2003, n. 5265.

 

 

  1. Procedimento.

 

 

3.1. Rinvii.

Ove sia stata ritualmente formulata istanza di vendita immobiliare ai sensi dell’art. 567 c.p.c., la richiesta di rinvio del creditore procedente va considerata come un’osservazione in ordine ai modi ed al tempo della vendita, osservazione che il giudice può disattendere per garantire la concentrazione e la rapida esecuzione della procedura. Trib. Roma, 23 maggio 1985.

 

 

3.2. Vizi del procedimento.

 

 

3.2.1. Termine dilatorio.

L’istanza di vendita proposta prima della scadenza del termine dilatorio previsto dagli artt. 501 e 567 c.p.c. è nulla. Tuttavia, tale vizio, non impedendo comunque all’atto di raggiungere il suo scopo, non dà luogo ad un’ipotesi di nullità-inesistenza e, pertanto, ne resta preclusa la rilevabilità d’ufficio. Cass. 21 maggio 1999, n. 4953.

 

Il termine dilatorio previsto dall’art. 567 c.p.c., per il deposito dell’istanza di vendita del bene immobile pignorato decorre dalla data della trascrizione e non dalla data della notifica del pignoramento e comunque non decorre pendente la sospensione feriale dei termini processuali. Trib. Asti, 25 ottobre 1995.

 

Il deposito dell’istanza di vendita del bene espropriato prima della scadenza del termine dilatorio previsto dalla legge all’art. 567 c.p.c. comporta la nullità, ovvero l’improcedibilità, dell’istanza di vendita. Trib. Asti, 25 ottobre 1995.

 

 

3.2.2. Descrizione dell’immobile.

In tema di espropriazione immobiliare, il rigetto da parte del giudice dell’esecuzione, dell’istanza di vendita proposta ai sensi dell’art. 567 c.p.c., a causa dell’erroneità dei dati contenuti nella trascrizione del pignoramento relativamente al soggetto contro il quale la formalità risulta eseguita, tale da ingenerare una reale ed insuperabile incertezza sulla sua individuazione, non costituisce il rilievo di una nullità d’ufficio, ma attiene all’esercizio del potere di valutare la fondatezza e la ritualità delle istanze e degli adempimenti previsti nella procedura esecutiva, ed integra una forma di controllo della regolarità dello svolgimento della procedura. (Fattispecie in cui l’esecuzione risultava diretta nei confronti di una persona fisica, mentre la nota di trascrizione del pignoramento recava l’indicazione «Hotel di» priva delle generalità dell’esecutato e, inoltre, dagli atti emergeva che era stata depositata da quest’ultimo una certificazione negativa sull’esistenza di iscrizioni o trascrizioni pregiudizievoli a suo carico). Cass. 16 maggio 2008, n. 12429.

 

In materia di esecuzione forzata, tutte le questioni che possono dar luogo ad invalidità della vendita per erronea indicazione di taluni dati catastali relativi ai beni sottoposti ad esecuzione, devono essere fatte tempestivamente valere con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi di cui all’art. 617 c.p.c. nei confronti dell’ordinanza di vendita, mentre è da qualificarsi tardiva l’opposizione avverso il decreto di trasferimento, atteso che il debitore esecutato, nel ricevere la notifica di tutti gli atti relativi alla procedura, ha l’onere di rilevare immediatamente l’erronea indicazione dei dati catastali e chiederne la rettifica. Cass. 16 maggio 2008, n. 12430.

 

Qualora l’immobile aggiudicato, in esito ad esecuzione per espropriazione forzata, risulti difforme o privo delle qualità indicate negli atti della procedura, senza che l’aggiudicatario sia a conoscenza della situazione reale, deve riconoscersi a questi il diritto di denunciare la mancanza di quelle qualità, ovvero la consegna di aliud pro alio, secondo le regole comuni, tenuto conto che tali regole trovano deroga nella vendita forzata, inclusa quella promossa da istituto di credito in base alla disciplina sul credito fondiario, solo con riguardo alla garanzia per vizi, esclusa dall’art. 2922, comma 1, c.c., e che,. inoltre, non è onere dell’aggiudicatario medesimo di controllare l’esattezza delle menzionate indicazioni. Cass. 3 ottobre 1991, n. 10320.

 

 

3.2.3. Assenza del creditore procedente.

La vendita forzata immobiliare con incanto eseguita in assenza del creditore pignorante o di creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo è insanabilmente nulla, in quanto in assenza di detti soggetti legittimati a promuovere gli atti esecutivi il giudice dell’esecuzione è carente del relativo potere, trovando applicazione l’art. 631 c.p.c. che stabilisce che, se nel corso del processo esecutivo nessuna delle parti si presenta all’udienza, il giudice dell’esecuzione deve fissare una udienza successiva di cui il cancelliere dà comunicazione alle parti. Cass. 14 maggio 1991, n. 5375.



 
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