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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 570 cod. proc. civile: Avviso della vendita

Dell’ordine di vendita è dato dal cancelliere, a norma dell’articolo 490, pubblico avviso (1) contenente l’indicazione, degli estremi previsti nell’articolo 555, del valore dell’immobile determinato a norma dell’articolo 568, del sito Internet sul quale è pubblicata la relativa relazione di stima, del nome e del recapito telefonico del custode nominato in sostituzione del debitore, con l’avvertimento che maggiori informazioni, anche relative alle generalità del debitore, possono essere fornite dalla cancelleria del tribunale a chiunque vi abbia interesse (2).


Commento

Cancelliere: [v. 57].

 

(1) L’avviso non costituisce né una proposta di vendita (poiché vi è l’invito a trattare sulla base di un prezzo minimo), né ha carattere di offerta al pubblico, in quanto quest’ultima consiste in un semplice invito ad offrire. La mancanza dell’avviso comporta l’improcedibilità della vendita che, se viene egualmente eseguita, sarà dichiarata nulla. (2) Oltre alle indicazioni già previste dalla precedente formulazione, vengono introdotti i riferimenti al sito Internet sul quale viene pubblicata la relazione di stima dell’esperto e gli estremi del custode nominato in luogo del debitore, con l’indicazione del recapito telefonico al fine di agevolare i contatti tra potenziali acquirenti dell’immobile pignorato e soggetto cui è demandata complessivamente l’attività di gestione e amministrazione del bene [v. 560]. Quanto all’indicazione del sito Internet, la disposizione deve leggersi in combinato disposto con gli artt. 490 e 173ter att.


Giurisprudenza annotata

Avviso della vendita.

 

 

  1. Pubblicazione dell’avviso di offerta; 2. Identificazione dell’immobile; 3. Opposizioni; 4. Fallimento.

 

 

  1. Pubblicazione dell’avviso di offerta.

Il termine di dieci giorni previsto per l’aumento di sesto dall’art. 584 c.p.c. ha la funzione di fissare il momento oltre il quale l’aggiudicazione diventa definitiva e il suo decorso non esclude la successiva presentazione di altre offerte. Pertanto il pubblico avviso dell’offerta più alta deve contenere, oltre alle notizie indicate nell’art. 570 c.p.c., quella che, avvenuto l’incanto, sono state presentate una o più offerte in aumento, della più alta delle quali deve indicare l’ammontare. Cass. 26 febbraio 1998, n. 2122.

 

In tema di espropriazione immobiliare, la mancanza del pubblico avviso dell’offerta più alta, prescritto, nel caso di offerta di acquisto dopo l’incanto (cosiddetto aumento di sesto), dall’ultimo comma dell’art. 584 c.p.c., esaurendo questo la sua funzione nella informazione, all’aggiudicatario provvisorio ed agli offerenti successivi, della futura posta di partenza della cosiddetta gara chiusa che dovrà svolgersi tra di loro nelle forme indicate dall’art. 573 c.p.c., non è causa di nullità della gara e della successiva aggiudicazione quando tutti coloro che vi avevano diritto hanno effettivamente partecipato alla gara. Cass. 24 febbraio 1993, n. 2277.

 

 

  1. Identificazione dell’immobile.

In regime di comunione legale di beni tra coniugi, a differenza della comunione ordinaria ex artt. 1100 e ss. c.c., nell’ipotesi di azione espropriativa immobiliare (per l’intero o «pro quota») intrapresa dal creditore personale del coniuge (co)intestatario del bene, non può prescindersi dalle formalità e dalle incombenze idonee a rendere consapevoli dell’azione stessa il coniuge non esecutato e gli altri creditori, personali o della comunione, in modo da dare loro la possibilità di far valere, nell’ambito della procedura, i propri diritti, ed in particolare, rispettivamente, il diritto di chiedere la separazione giudiziale dei beni ed il diritto di vedere risolti eventuali conflitti relativi alla distribuzione del ricavato dell’esproprio ex art. 512 c.p.c. Ciò premesso e ritenuta l’indisponibilità del bene a seguito del pignoramento e della trascrizione, anche nei confronti del coniuge non esecutato, il creditore personale del coniuge, che voglia procedere all’espropriazione del bene intestato solo a quest’ultimo, dovrà: produrre l’estratto di matrimonio con annotazioni marginali relative al debitore esecutato ed i certificati immobiliari relativi alle trascrizioni ed iscrizioni contro il coniuge non esecutato, fino alla data della trascrizione del pignoramento. Il creditore personale medesimo dovrà altresì curare che l’avviso di cui all’art. 498 c.p.c. venga dato ai creditori iscritti di entrambi i coniugi, e che l’istanza di vendita, la pubblicità circa la fissazione dell’udienza di comparizione e l’ordine di vendita abbiano a contenere l’indicazione del regime matrimoniale (patrimoniale) cui è soggetto il bene, tutto o «pro quota», pignorato nonché le generalità del coniuge non esecutato, al fine di consentire l’intervento degli altri creditori ed, in ispecie, di quelli privilegiati della comunione. Gli oneri e le incombenze che precedono sono invero diretti a conferire validità ed efficacia al decreto di trasferimento ed alla sua trascrizione anche nei confronti del coniuge non esecutato, in conformità alla disciplina della comunione legale. Trib. Napoli, 6 aprile 1990.

 

Il riconoscimento del particolare interesse artistico o storico, che venga notificato, a norma dell’art. 2 della l. 1º giugno 1939, n. 1089, con riguardo ad un bene immobile privato oggetto di pignoramento, comporta, in conformità della disciplina dettata dalla citata legge, nonché del regolamento approvato con R.D. 30 gennaio 1913, n. 363 (applicabile a norma dell’art. 73 della legge stessa), l’obbligo di inserire nel bando di vendita notizia del vincolo, il dovere di darne denuncia all’amministrazione, nonché il condizionamento del trasferimento del bene all’eventuale esercizio da parte dell’amministrazione medesima del diritto di prelazione, ma non implica l’impignorabilità del bene stesso, né determina l’insorgenza di poteri d’imperio dell’autorità amministrativa idonei ad incidere sul processo esecutivo, il quale, pertanto, resta affidato alla giurisdizione del giudice ordinario, anche per quanto attenga la soluzione, nelle sedi previste dagli artt. 615 e 617 c.p.c., delle questioni che possano insorgere sulla legittimità dell’esecuzione stessa e dei suoi atti, pure in relazione agli adempimenti imposti dalla suddetta normativa. Cass., Sez. Un., 27 giugno 1986, n. 4282.

 

Nell’espropriazione immobiliare, l’azione proposta dall’aggiudicatario tendente a conseguire il prezzo di un bene facente parte per accessione dell’immobile aggiudicato, ma venduto pochi giorni prima dell’asta, e ad impedire che esso venga distribuito fra i creditori intervenuti nel processo esecutivo, pur non potendo essere ascritta fra le opposizioni tipiche all’esecuzione o agli atti esecutivi o fra le controversie in tema di distribuzione di somma, costituisce pur sempre un’azione esperibile nel corso del processo esecutivo, la quale va proposta con ricorso al giudice dell’esecuzione e nei confronti del creditore procedente e di tutti i creditori intervenuti, salvo che la somma richiesta non sia stata restituita al debitore esecutato, con la conseguenza che la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti passivamente legittimati determina l’inammissibilità dell’impugnazione. Cass. 14 aprile 1980, n. 2396.

 

È costituzionalmente illegittimo - per contrasto con gli artt. 3 e 53 Cost. - l’art. 42, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 634, recante disciplina dell’imposta di registro, nella parte in cui non dispone che anche per le vendite forzate senza incanto, effettuate ai sensi degli artt. 570 ss. c.p.c. la base imponibile è costituita dal prezzo di aggiudicazione. Corte cost. 28 novembre 1983, n. 328.

 

 

  1. Opposizioni.

In tema di espropriazione forzata immobiliare, realizzata la pubblicità degli avvisi di vendita con incanto ai sensi dell’art. 490 c.p.c., integra un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità, ove sorretta da una motivazione logica e priva di errori giuridici, la verifica sulla sussistenza di eventuali errori ed imprecisioni nella descrizione dell’immobile, come apparsa sui suddetti avvisi, e, in caso positivo, sulla loro idoneità, o meno, a potersi ritenere causa di nullità del procedimento o della vendita, tenuto presente, altresì, che - perché possa considerarsi osservato il precetto di legge, quanto al contenuto degli avvisi di vendita immobiliari - è sufficiente che questi contengano la corretta descrizione catastale dell’immobile ed il prezzo base fissato dal giudice dell’esecuzione. Cass. 31 marzo 2006, n. 7610.

 

Nell’esecuzione per espropriazione forzata immobiliare l’offerta di acquisto con aumento di sesto (art. 584 c.p.c.), dando luogo alla necessità di una nuova gara, di per sé pregiudizievole per gli interessi dell’aggiudicatario provvisorio, può essere da quest’ultimo impugnata con l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) nel termine di 5 giorni dalla formale conoscenza della presentazione dell’offerta, a seguito di pubblico avviso a norma dell’art. 570 c.p.c. o della convocazione delle parti prescritta dall’art. 573 stesso codice. Cass. 10 novembre 1993, n. 11085.

 

Si ha un’opposizione agli atti esecutivi quando il debitore esecutato contesti la scelta operata del giudice dell’esecuzione di procedere a vendita senza incanto anziché con incanto e denunci la mancata o non corretta comunicazione dei provvedimenti relativi a questa scelta, lamentandosi che il processo esecutivo non si sia svolto correttamente. Cass. 14 novembre 1992, n. 12247.

 

La mancata opposizione all’ordinanza di vendita all’asta di un immobile pignorato, gravato da ipoteca a favore di un istituto di credito fondiario, nella quale sia stato previsto il diritto dell’aggiudicatario di accollarsi il residuo mutuo previo pagamento all’istituto mutuante, delle semestralità scadute degli accessori e delle spese, non preclude l’ammissibilità dell’opposizione al progetto di distribuzione, con la quale si contesti l’estensione della prelazione dell’istituto riguardo alle annualità e alla misura degli interessi. Cass. 3 dicembre 1986, n. 7148.

 

 

  1. Fallimento.

In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare, il potere del giudice di sospendere la vendita immobiliare, ex art. 108, comma 3, l. fall., quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, e di continuare il procedimento in atto ad un diverso prezzo base ovvero di iniziare un nuovo procedimento di vendita, anche di tipo differente, può essere esercitato, pure nelle vendite immobiliari senza incanto, anche dopo il provvedimento di aggiudicazione ed il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento del bene. Cass. 12 novembre 1993, n. 11187.

 

L’art. 108 legge fallimentare non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata, ma solo l’alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono col decreto di trasferimento del bene. È, pertanto, illegittimo il provvedimento del giudice delegato che autorizzi una vendita non pienamente corrispondente ad uno dei due tipi, con o senza incanto, espressamente previsti e disciplinati. Cass. 20 maggio 1993, n. 5751.



 
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