codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 571 cod. proc. civile: Offerte d’acquisto

 

Ognuno, tranne il debitore (1) , e’ ammesso a offrire per l’acquisto dell’immobile pignorato personalmente o a mezzo di procuratore legale (2) anche a norma dell’articolo 579, ultimo comma. L’offerente deve presentare nella cancelleria dichiarazione contenente l’indicazione del prezzo, del tempo e modo del pagamento e ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta (3) .

 

L’offerta non e’ efficace se perviene oltre il termine stabilito ai sensi dell’articolo 569, terzo comma, se e’ inferiore di oltre un quarto al prezzo stabilito nell’ordinanza o se l’offerente non presta cauzione, con le modalita’ stabilite nell’ordinanza di vendita, in misura non inferiore al decimo del prezzo da lui proposto.
L’offerta e’ irrevocabile, salvo che:

1) NUMERO ABROGATO DAL D.L. 14 MARZO 2005, N. 35, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 14 MAGGIO 2005, N. 80, COME MODIFICATO DALLA L. 28 DICEMBRE 2005, N. 263, A SUA VOLTA MODIFICATA DALLA L. 24 FEBBRAIO 2006, N. 52;

2) il giudice ordini l’incanto;

3) siano decorsi centoventi giorni dalla sua presentazione ed essa non sia stata accolta.

 

L’offerta deve essere depositata in busta chiusa all’esterno della quale sono annotati, a cura del cancelliere ricevente, il nome, previa identificazione, di chi materialmente provvede al deposito, il nome del giudice dell’esecuzione o del professionista delegato ai sensi dell’articolo 591-bis e la data dell’udienza fissata per l’esame delle offerte. Se e’ stabilito che la cauzione e’ da versare mediante assegno circolare, lo stesso deve essere inserito nella busta. Le buste sono aperte all’udienza fissata per l’esame delle offerte alla presenza degli offerenti (4) .


Commento

(1) Non possono, inoltre, fare offerte d’acquisto le persone indicate nell’art. 1471 c.c. (es. amministratori dei beni dello Stato), il giudice dell’esecuzione, il custode dei beni pignora- 572 Libro III - Del processo di esecuzione 634 ti, l’Ufficiale giudiziario che ha effettuato il pignoramento.

 

(2) In tale ipotesi il difensore (da intendersi avvocato, non più procuratore legale) che è rimasto aggiudicatario per persona da nominare deve dichiarare in cancelleria, nei tre giorni dalla comunicazione del decreto di aggiudicazione, il nome della persona per la quale ha fatto l’offerta depositando anche il mandato [v. 583].

 

(3) L’offerente deve, altresì, dichiarare la residenza o eleggere il domicilio nel comune nel quale ha sede il Tribunale competente per l’esecuzione [v. att. 174].

 

(4) Al fine di garantire il massimo rigore allo svolgimento del procedimento di vendita senza incanto, il legislatore disciplina dettagliatamente le modalità con cui le offerte devono essere presentate. A seguito delle operazioni di verifica della regolarità formale, compiute a cura del cancelliere ricevente, le buste vengono depositate presso la cancelleria del tribunale competente e custodite fino all’udienza fissata per l’esame delle offerte, nel corso della quale vengono aperte alla presenza degli offerenti.


Giurisprudenza annotata

Offerte d’acquisto.

 

 

  1. Caratteristiche generali dell’asta senza incanto; 1.1. Condizioni per le offerte; 1.2. Aumento di un sesto delle offerte; 1.3. Differenze rispetto all’asta con incanto; 2. Opposizioni; 2.1. Decorrenza dei termini; 2.2. Contraddittorio; 3. Fallimento; 3.1. Modalità della vendita; 3.2. Offerte con aumento di un sesto; 3.3. Opposizione.

 

 

  1. Caratteristiche generali dell’asta senza incanto.

 

 

1.1. Condizioni per le offerte.

L’offerta che preceda l’ordinanza di vendita e l’avviso ex art. 570 c.p.c., non determina di per sé l’invalidità dell’offerta, se la stessa è formulata in vista di una vendita senza incanto, della quale viene sollecitata l’effettuazione. Essa è destinata perciò a rimanere valida dopo l’ordinanza e l’avviso, con una semplice inversione del procedimento normale di formazione della fattispecie. L’eventuale insufficienza del prezzo offerto rispetto a quello determinato ai sensi dell’art. 568 c.p.c., rende, tuttavia l’offerta inefficace, ma l’offerente viene a trovarsi semplicemente nella situazione di colui la cui offerta non sia accettata. Da ciò consegue che la somma non possa in alcun modo essere oggetto di confisca ai sensi dell’art. 574, comma 3, c.p.c., che richiama il successivo art. 587 soltanto in danno di chi si sia reso acquirente nella vendita, e vada perciò restituita all’autore dell’offerta. Cass. 6 dicembre 1999, n. 13619.

 

Il divieto di comprare stabilito dall’art. 1471, n. 2, c.c. colpisce tutti coloro i quali, nell’esercizio di una pubblica funzione, prendono parte alla procedura relativa al trasferimento coattivo di un bene da un soggetto ad un altro soggetto e pertanto, nel caso di esecuzione forzata, detto divieto si applica anche al custode dei beni pignorati o sequestrati il quale, pur non essendo espressamente menzionato, è inquadrabile nella più generale categoria contemplata al n. 2 di detta norma poiché, essendo un soggetto al quale viene affidato l’esercizio di una funzione pubblica temporanea da svolgere quale longa manus degli organi giudiziari, proprio in tale veste partecipa alla procedura esecutiva, provvedendo alla conservazione dei beni sottoposti a vincolo ed alla relativa amministrazione, eventualmente necessaria. Cass. 21 agosto 1985, n. 4464.

 

In tema di espropriazione forzata immobiliare, la previsione dell’art. 579 c.p.c. denegativa per il debitore esecutato dalla legittimazione di fare offerte all’incanto - che non integra un divieto dell’acquisto da parte del debitore - costituendo norma eccezionale rispetto alla regola stabilita dallo stesso art. 579 per la quale la legittimazione all’offerta compete ad «ognuno», non può trovare applicazione analogica per altre ipotesi od a altri soggetti non considerati in detta norma neppure con riguardo al coniuge del debitore - ancorché sussista tra i coniugi il regime di comunione legale dei beni previsto dagli artt. 177 e ss. c.c., - sicché questi rientrando nell’ampia e onnicomprensiva categoria delineata dal richiamato art. 579 c.p.c., è ammesso a fare offerte per l’incanto od offerta di aumento del sesto dopo la aggiudicazione, senza che rilevi il fatto che, per volontà della legge, l’effetto traslativo del bene - operato direttamente soltanto in capo a lui quale offerente aggiudicatario - si ripercuota per la metà nel patrimonio del debitore esecutato. Cass. 2 febbraio 1982, n. 605.

 

Nell’espropriazione immobiliare, la partecipazione alla gara è vietata solo al debitore; pertanto la partecipazione alla predetta gara di un soggetto, nella qualità di persona interposta del coniuge del debitore esecutato, non integra violazione del predetto divieto ove manchi la prova che all’accordo interpositorio, se fittizio, abbia partecipato anche il debitore, ovvero, se reale, sia correlato un mandato di quest’ultimo al coniuge, per l’acquisto del bene oggetto dell’esecuzione. Cass. 23 luglio 1979, n. 4407.

 

Il patto di retrovendita dell’immobile stipulato fra il debitore contro cui sia in corso l’esecuzione e l’eventuale offerente per l’ipotesi che divenga effettivamente aggiudicatario in via definitiva dell’immobile, può, nei singoli casi, ritenersi lecito se esso non esclude l’interesse proprio ed immediato dell’offerente ed aggiudicatario all’acquisto dell’immobile e, correlativamente tenda a realizzare un interesse eventuale, meritevole di tutela del debitore espropriato, quale quello di riservarsi la mera possibilità di riacquistare in un momento futuro, se e quando potrà disporre di mezzi pecuniari, quell’immobile che, nell’attuale stato di insolvenza, è stato costretto a sacrificare alle pretese creditorie. Il predetto patto deve, invece, ritenersi nullo, perché concluso in fraudem legis quando la sua struttura, le circostanze concomitanti alla stipulazione e soprattutto le predisposte modalità di funzionamento, rivelatrici dei motivi comuni ai contraenti, concorrano a dimostrare che esso è stato adottato dal debitore come mezzo per cui, per effetto e al momento stesso dell’aggiudicazione, egli possa vantare un titolo per riottenere immediatamente ed in via pressoché automatica il riacquisto della titolarità dell’immobile. Il principio deve osservarsi anche se il patto sia stato concluso nella fase quasi terminale dell’espropriazione, nell’intervallo cioè, tra il momento dell’aggiudicazione provvisoria e quella definitiva. In ogni caso, non rileva, agli effetti dell’illiceità del patto stesso, che in concreto non sia stata pregiudicata la libertà di altri eventuali offerenti di partecipare alla vendita, né sia stato pertanto attentato agli interessi del creditore procedente, il quale, attraverso il prezzo raggiunto dall’aggiudicazione, ha potuto essere completamente soddisfatto al suo credito. Una particolare ipotesi di illiceità del patto, per frode alla legge, è quella in cui tra le parti sia stato dato già per conteggiato e scontato il prezzo del riacquisto, sicché nulla più il debitore espropriato debba effettivamente versare all’aggiudicatario al fine di far ritornare l’immobile nel suo patrimonio. Cass. 16 giugno 1956, n. 2118.

 

Nelle vendite fallimentari l’aumento del sesto deve essere compiuto con le forme e nel termine prescritti, a pena di inammissibilità, dagli artt. 584 e 571 c.p.c., sicché deve considerarsi inefficace l’offerta depositata in cancelleria, unitamente alla cauzione, nell’undicesimo giorno, ancorché l’offerente abbia spedito, entro il termine di decadenza, dichiarazione telegrafica, per manifestare l’intenzione di aumentare il prezzo di aggiudicazione. Trib. Roma, 9 febbraio 1981.

 

1.2. Aumento di un sesto delle offerte.

In tema di espropriazione immobiliare, l’offerta alla gara, conseguente all’aumento di sesto ai sensi dell’art. 584 c.p.c., può essere dall’aggiudicatario provvisorio effettuata anche a mezzo di mandatario munito di procura speciale, in quanto il richiamo agli artt. 571 e 573 contenuto nell’art. 584 c.p.c. non comporta l’integrale applicabilità, nella fase del rincaro, sia delle dette norme richiamate - dovendo in particolare il richiamo all’art. 571 considerarsi limitato alle modalità di presentazione delle offerte sia a fortiori della (intera) disciplina della vendita senza incanto, essendovi una logica progressione dalla vendita senza incanto a quella con incanto che legittima il passaggio dalla prima alla seconda, ma non anche viceversa, né trovando fondamento che l’aggiudicatario provvisorio, pur avendo partecipato alla vendita con incanto a mezzo di mandatario munito di mandato speciale, non possa partecipare alla gara in aumento di sesto personalmente o a mezzo di procuratore legale, atteso che una volta assicurato (attraverso l’offerta in aumento) l’esito dell’incanto corrisponde all’interesse della procedura di espropriazione la facilitazione alla partecipazione alla gara. Cass. 13 gennaio 2005, n. 578.

 

In tema di espropriazione immobiliare, anche in sede concorsuale, mediante vendita all’incanto, l’ammissibilità ed efficacia di un’offerta in aumento del sesto, successiva all’incanto medesimo, secondo la previsione dell’art. 584 c.p.c. (che richiama il precedente art. 571), postula che l’offerente provveda, senza necessità di un ordine del giudice, al deposito a titolo di cauzione di una somma non inferiore al decimo del prezzo proposto. Cass. 26 ottobre 1988, n. 5796.

 

 

1.3. Differenze rispetto all’asta con incanto.

In forza del rinvio operato dall’art. 584 c.p.c. all’art. 571 c.p.c., a sua volta integrato dall’art. 174, disp. att. c.p.c., costituiscono formalità necessarie per le offerte di acquisto in aumento del sesto, previste dall’art. 584 c.p.c. nella vendita con incanto, la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune nel quale ha sede il tribunale della procedura esecutiva, specificamente previste dall’art. 174, disp. att. c.p.c. per le offerte di acquisto di beni nella vendita senza incanto di cui all’art. 571 c.p.c., e dalla cui inosservanza consegue la comunicazione degli atti presso la cancelleria dello stesso ufficio giudiziario. Cass. 29 aprile 1999, n. 4304.

 

In tema di espropriazione immobiliare, qualora sia stata formulata offerta di aumento del sesto dopo l’incanto, ai sensi dell’art. 584 c.p.c., ma la prestazione della cauzione sia avvenuta in misura inferiore al decimo del prezzo proposto (come esige l’art. 571 comma 2 c.p.c.), una volta decorso il termine di dieci giorni previsto dal comma 1 dell’art. 584 c.p.c., non è possibile un’integrazione della cauzione e si determina l’inefficacia dell’offerta, ancorché l’offerente, nell’offrire l’integrazione, assuma di essere incorso in un mero errore di calcolo ex art. 1430 c.c. Infatti, la prestazione della cauzione si concreta in un «adempimento fattuale» e come tale esprime soltanto la consegna del denaro ed il titolo in base al quale detta consegna avviene, mentre non contiene e non esprime la manifestazione degli elementi di determinazione dell’ammontare della somma versata e, quindi, non consente di individuare l’errore nel quale l’offerente prestatore della cauzione sia eventualmente incorso. Cass. 9 aprile 1999, n. 3470.

 

In tema di vendita con incanto, nell’esecuzione forzata immobiliare, la formulazione di offerte con aumento di sesto (art. 584 c.p.c.), consistendo in una continuazione del medesimo procedimento di espropriazione contro la stessa persona, non obbliga l’aggiudicatario provvisorio che vi partecipa a presentare una nuova domanda d’acquisto dei beni pignorati, essendo egli un soggetto che ha già formulato in precedenza una domanda, la quale, ritenuta valida nei suoi presupposti formali e quantitativi, ha dato luogo ad aggiudicazione, sia pure in forma provvisoria. Né l’aggiudicatario provvisorio che partecipa alla gara a seguito di aumento di sesto, è tenuto a versare la cauzione e le spese corrispondenti, essendo le stesse rette dall’originaria ordinanza di vendita. Cass. 27 febbraio 1998, n. 2226.

 

In tema di espropriazione immobiliare, nel caso di offerta in aumento del sesto dopo l’incanto (art. 584 c.p.c.), la prestazione di cauzione in misura inferiore al decimo del prezzo proposto (art. 571 c.p.c.) determina l’inefficacia dell’offerta, ancorché il prestatore assuma di essere incorso in un mero errore di calcolo (art. 1430 c.c.). Infatti la prestazione della cauzione, che costituisce mero atto processuale in relazione al quale è irrilevante l’intento del soggetto, esprime soltanto la consegna del danaro ed il titolo in base al quale questa avviene, ma non contiene gli elementi di determinazione dell’ammontare della somma versata e non consente, quindi, di individuare l’errore nel quale il soggetto sia eventualmente incorso. Cass. 26 febbraio 1994, n. 1966.

 

In tema di esecuzione immobiliare, la gara contemplata dall’art. 584 c.p.c., per il caso in cui, dopo l’incanto, vi sia offerta di aumento del sesto, è soggetta alle modalità fissate dagli artt. 571 e 573 c.p.c. per la vendita senza incanto. Ne consegue che la partecipazione alla gara stessa deve avvenire di persona od a mezzo di procuratore legale, come previsto dal comma 1 del citato art. 571 c.p.c. a pena di invalidità, non potendosi ritenere consentita la partecipazione tramite mandatario munito di procura speciale, la quale è autorizzata dall’art. 579, comma 2, c.p.c., in via d’eccezione alle comuni regole processuali, solo per la diversa ipotesi della vendita con incanto. Cass. 12 aprile 1988, n. 2871.

 

Seppure svolgentesi nelle forme della vendita senza incanto, la fase procedimentale susseguente all’offerta in aumento di sesto costituisce proseguimento dell’incanto, con la conseguenza di essere retta dall’ordine di vendita iniziale e sottratta all’autonomia dell’offerente; pertanto la cauzione non può essere rimessa alla determinazione di quest’ultimo, col solo limite previsto dall’art. 571 c.p.c., ma deve rispettare, a pena di inefficacia dell’offerta in aumento di sesto, la misura previamente determinata nell’ordinanza di vendita. Trib. Bologna, 20 gennaio 1986.

 

 

  1. Opposizioni.

 

 

2.1. Decorrenza dei termini.

In tema di opposizione agli atti esecutivi, qualora il giudice dell’esecuzione fissi con ordinanza l’udienza per l’esperimento della gara conseguente alla presentazione di un offerta in aumento di sesto (successiva all’aggiudicazione provvisoria del bene ad altro creditore), il termine di cinque giorni per la proposizione dell’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. decorre dalla data del deposito dell’offerta in aumento di sesto e non da quello dell’ordinanza con la quale sia stata fissata la gara sull’offerta medesima. Cass. 11 aprile 2000, n. 4587.

 

 

2.2. Contraddittorio.

Nelle opposizioni agli atti esecutivi la presenza del debitore è richiesta anche per le irregolarità riguardanti la fase dell’aggiudicazione, perché in essa il debitore, il creditore procedente e creditori intervenuti hanno un comune interesse a che: a) il valore del bene sia correttamente determinato con i criteri indicati dall’art. 584 c.p.c.; b) l’efficacia delle offerte di acquisto sia stabilita secondo le indicazioni contenute nell’art. 571 dello stesso codice; c) il prezzo base dell’asta sia determinato come prescritto dal citato art. 584; d) il versamento del prezzo di aggiudicazione avvenga nei termini indicati dall’art. 585 del codice di rito. Cass. 9 settembre 1998, n. 8928.

 

 

  1. Fallimento.

 

 

3.1. Modalità della vendita.

In sede di liquidazione dell’attivo fallimentare, la vendita d’azienda che consti di beni immobili deve avvenire nelle forme di cui all’art. 108, l. fall. per le vendite immobiliari e quindi la vendita deve farsi con incanto o, qualora il giudice delegato la ritenga più vantaggiosa, senza incanto; il riferimento alla vendita senza incanto non comprende ogni tipo di vendita forzata che prescinda dalle forme di quella all’incanto ma implica il richiamo delle norme dettate dal codice di rito per tale tipo di vendita forzata, le quali vanno inderogabilmente osservate anche in sede fallimentare, entro i limiti di cui all’art. 105 c.p.c.; deve conseguentemente escludersi che la previsione dell’art. 108 cit. si estenda alla vendita a trattativa privata e a quella a licitazione privata al miglior offerente. Cass. 7 maggio 1999, n. 4584.

 

In tema di fallimento, il potere di sospensione della vendita forzata che compete al giudice delegato si configura come facoltà discrezionale il cui esercizio, subordinato, nella sua legittimità, alla sola condizione della correlazione con una ritenuta sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e «giusto prezzo», può trovare estrinsecazione fino a che non sia stato pronunciato, in favore dell’aggiudicatario, il decreto di trasferimento che, ponendosi come momento conclusivo del subprocedimento di vendita coattiva, costituisce il titolo formale dell’acquisto definitivo da parte del privato e la fonte di un diritto soggettivo perfetto non ulteriormente suscettibile di legittima caducazione. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1148.

 

Il terzo, il quale, rimasto estraneo al procedimento di vendita di immobile acquisito al fallimento (nella specie, senza incanto), si dichiari successivamente pronto ad offrire un prezzo superiore a quello in base al quale il bene stesso è stato aggiudicato, (ma non ancora trasferito), può conseguire la sospensione della vendita stessa, a norma dell’art. 108, comma 3, l. fall. ed al fine di partecipare ad un’eventuale nuova gara, non in base al mero fatto della maggior entità della propria offerta, né in relazione alla denuncia di irregolarità della formazione del prezzo di aggiudicazione, ma solo quando detta offerta, valutata in relazione ad ogni altra circostanza, sia tale da evidenziare che l’indicato prezzo di aggiudicazione «sia notevolmente inferiore a quello giusto». Cass. 27 luglio 1982, n. 4329.

 

 

3.2. Offerte con aumento di un sesto.

In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare mediante vendita di immobili, l’offerta in aumento del sesto - prevista dall’art. 584 c.p.c. con riguardo alla vendita con incanto nella espropriazione immobiliare, ed applicabile anche alla fase di cui si tratta per effetto del generale richiamo contenuto nell’art. 108, l. fall. - una volta formalizzata attraverso l’adempimento dei relativi oneri, è irrevocabile, con la conseguenza della inefficacia della precedente offerta proveniente dall’aggiudicatario provvisorio offerente del sesto (indipendentemente dalla circostanza che nessuno abbia partecipato alla gara successiva), a nulla rilevando in contrario l’espressa previsione della revocabilità delle offerte di acquisto, in caso di vendita senza incanto, ad opera dell’art. 571 c.p.c., richiamato dal comma 2 dell’art. 584 dello stesso codice: deve, infatti, escludersi che con tale richiamo si sia inteso applicare al procedimento successivo alle offerte presentate dopo l’incanto l’intera disciplina della vendita senza incanto. Cass. 7 dicembre 2000, n. 15542.

 

 

3.3. Opposizione.

In sede di reclamo al tribunale fallimentare avverso i provvedimenti emessi dal giudice delegato in materia di vendita di beni acquisiti all’attivo fallimentare, deve osservarsi a pena di nullità - deducibile con il ricorso straordinario ex art. 111 Cost., configurandosi il relativo decreto del tribunale come provvedimento di natura decisoria e di carattere definitivo - il principio del contraddittorio, con conseguente necessità di convocazione, in camera di consiglio, del reclamante, del curatore e dei soggetti che, in relazione allo specifico oggetto del reclamo, risultino destinatari degli effetti della decisione. Nel novero di tali soggetti non rientra, nel caso in cui si verta, come nella specie, in tema di sospensione della vendita disposta a norma dell’art. 108, l. fall., chi, dopo aver presentato un’offerta, non abbia acquisito la qualità di parte nel subprocedimento di vendita senza incanto, disposta dal giudice delegato a seguito di questa e di altre offerte, per essersi volontariamente astenuto, pur avendone avuto notizia, dal partecipare alla vendita stessa nei modi di cui agli artt. 571 e ss. c.p.c. Costui, infatti, non può che essere riconosciuto titolare di un interesse di mero fatto in ordine al procedimento di cui si tratta, giuridicamente non differenziato, né qualificato, rispetto all’interesse di cui è portatore qualsiasi altro soggetto che, rimasto estraneo allo svolgimento di una prima fase dell’attività processuale di liquidazione, ritenga conveniente, in esito agli sviluppi di esso, inserirsi nelle eventuali, successive fasi in cui tale attività abbia ad articolarsi. Cass. 24 marzo 2000, n. 3522



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti