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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 573 cod. proc. civile: Gara tra gli offerenti

 

Se vi sono piu’ offerte, il giudice dell’esecuzione invita in ogni caso gli offerenti a una gara sull’offerta piu’ alta.

 

Se la gara non puo’ avere luogo per mancanza di adesioni degli offerenti, il giudice, quando ritiene che non vi sia seria possibilita’ di conseguire un prezzo superiore con una nuova vendita, dispone la vendita a favore del migliore offerente oppure, nel caso di piu’ offerte dello stesso valore, dispone la vendita a favore di colui che ha presentato l’offerta per primo.

 

Ai fini dell’individuazione della migliore offerta, il giudice tiene conto dell’entita’ del prezzo, delle cauzioni prestate, delle forme, dei modi e dei tempi del pagamento nonche’ di ogni altro elemento utile indicato nell’offerta stessa (1) .

 


Commento

(1) Con i nuovi commi 2 e 4 il giudice non fa luogo alla vendita senza incanto e procede all’assegnazione se sono state presentate istanze di assegnazione ex art. 588 ed il prezzo indicato nella migliore offerta o nell’offerta presentata per prima, oppure il prezzo offerto all’esito della gara di cui al co. 1, è inferiore al valore dell’immobile stabilito nell’ordinanza di vendita.

 

 


Giurisprudenza annotata

Gara tra gli offerenti.

 

 

  1. Modalità della gara; 2. Opposizioni; 3. Fallimento.

 

 

  1. Modalità della gara.

Nell’esecuzione per espropriazione immobiliare, la caducazione dell’aggiudicazione provvisoria non è conseguenza dell’offerta del terzo (atto di parte soggetto a verifica giudiziale), ma del provvedimento del giudice dell’esecuzione, che, riconosciuta la validità ed efficacia, a norma dell’art. 584 c.p.c., dispone che si faccia luogo alla gara di cui all’art. 573 dello stesso codice, in tal modo facendo venir meno gli effetti dell’aggiudicazione provvisoria a seguito dell’imposizione di una nuova gara. Pertanto, nel caso in cui il giudice dell’esecuzione abbia dichiarata inammissibile l’offerta di aumento del sesto fatta da un terzo ed il relativo provvedimento sia stato comunicato al debitore esecutato, quest’ultimo, se vuole sostenere la validità dell’offerta, deve impugnare ai sensi dell’art. 617 c.p.c. il detto provvedimento, soltanto a seguito dell’annullamento del quale l’offerta ritenuta valida può avere l’effetto di caducare l’aggiudicazione provvisoria. Cass. 13 ottobre 1995, n. 10684.

 

In tema di espropriazione forzata immobiliare, la gara fra più offerenti nella vendita senza incanto, di cui all’art. 573 c.p.c. applicabile anche alla liquidazione dell’attivo fallimentare per il richiamo alla citata norma operato dall’art. 108, l. fall. - postula l’invito rivolto dal giudice dell’esecuzione agli offerenti di partecipare alla gara sull’offerta più alta e la adesione di costoro alla gara stessa. Il primo di tali elementi è nello stesso provvedimento di convocazione degli offerenti per il suddetto incombente; l’adesione di essi si sostanzia nella volontà di partecipare alla gara, manifestata in maniera espressa ovvero rilevabile dal comportamento di ciascuno di essi nell’udienza, secondo la valutazione del giudice del merito che, se sorretta da motivazione esente da vizi logici e da errori di diritto, è insindacabile in sede di legittimità. Cass. 15 dicembre 1981, n. 6623.

 

 

  1. Opposizioni.

L’ordinanza che dispone la gara sull’offerta in aumento di sesto è impugnabile ex art. 617 c.p.c. come provvedimento non meramente preparatorio ma dotato di autonomia funzionale e soggetto a speciale pubblicità e il termine per l’opposizione agli atti esecutivi (e, in sede fallimentare, per il reclamo ex art. 26, l. fall.) decorre dalla pubblicazione ex art. 570 c.p.c. o dalla convocazione delle parti prescritta dall’art. 573 c.p.c.; pertanto, è inammissibile il reclamo, fondato su motivi di illegittimità dell’ordinanza di apertura della fase di rincaro non impugnata, proposto avverso il successivo provvedimento del giudice delegato che dispone la vendita a favore della società maggiore offerente nella gara. Cass. 7 febbraio 2001, n. 1710.

 

Nell’esecuzione per espropriazione immobiliare, l’ordinanza con la quale a norma dell’art. 584 c.p.c., a seguito di offerte pervenute dopo il primo incanto, il giudice dell’esecuzione abbia disposto la gara di cui all’art. 573 senza aver stabilito che essa sia preceduta dall’avviso pubblico dell’offerta più alta, si presenta come atto esecutivo potenzialmente lesivo dell’interesse del debitore e dei creditori a che alla gara prendano parte quanti più offerenti possibile e, dunque, è impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. Cass. 26 febbraio 1998, n. 2122.

 

Colui il quale alleghi la nullità dell’offerta in aumento di sesto, per essere stata formulata da un falsus procurator, ha l’onere di proporre opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso l’ordinanza del giudice con la quale, ritenuta valida la suddetta offerta, abbia fissato l’udienza per la gara in aumento di sesto, ex art. 573 c.p.c. Trib. Cassino, 19 giugno 2003.

 

 

  1. Fallimento.

In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare mediante vendita di immobili, nell’ipotesi in cui il giudice delegato, dopo l’espletamento dell’incanto e la conseguente aggiudicazione, disponga, sulla base di offerte in aumento - senza contemporaneamente provvedere a sospendere o revocare la disposta vendita - anziché la gara tra gli offerenti (artt. 573 e 584 c.p.c.), un nuovo incanto, non sono ammesse dopo l’espletamento di questo, con conseguente aggiudicazione, (ulteriori) offerte in aumento. Cass. 25 ottobre 1996, n. 9354.

 

In sede di vendita con incanto dei beni immobili del fallimento, il giudice delegato può disporre nuova gara tra gli offerenti, ai sensi dell’art. 573 c.p.c., anche quando l’aumento del sesto sia stato compiuto da uno dei partecipanti non aggiudicatario al primo incanto. Trib. Firenze, 11 marzo 1992.

 

Il terzo, il quale, rimasto estraneo al procedimento di vendita di immobile acquisito al fallimento (nella specie, senza incanto), si dichiari successivamente pronto ad offrire un prezzo superiore a quello in base al quale il bene stesso è stato aggiudicato (ma non ancora trasferito), può conseguire la sospensione della vendita stessa, a norma dell’art. 108, comma 3, l. fall. ed al fine di partecipare ad un’eventuale nuova gara, non in base al mero fatto della maggior entità della propria offerta, nè in relazione alla denuncia di irregolarità della formazione del prezzo di aggiudicazione, ma solo quando detta offerta, valutata in relazione ad ogni altra circostanza, sia tale da evidenziare che l’indicato prezzo di aggiudicazione «sia notevolmente inferiore a quello giusto». Cass. 27 luglio 1982, n. 4329.

V., anche, Giurisprudenza sub art. 584 ed art. 108, l. fall.



 
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