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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 574 cod. proc. civile: Provvedimenti relativi alla vendita

Il giudice dell’esecuzione, quando fa luogo alla vendita, dispone con decreto il modo del versamento del prezzo e il termine, dalla comunicazione del decreto, entro il quale il versamento deve farsi, e, quando questo e’ avvenuto, pronuncia il decreto previsto nell’articolo 586. Quando l’ordinanza che ha disposto la vendita ha previsto che il versamento del prezzo abbia luogo ratealmente, col decreto di cui al primo periodo il giudice dell’esecuzione puo’ autorizzare l’aggiudicatario, che ne faccia richiesta, ad immettersi nel possesso dell’immobile venduto, a condizione che sia prestata una fideiussione, autonoma, irrevocabile e a prima richiesta, rilasciata da banche, societa’ assicuratrici o intermediari finanziari che svolgono in via esclusiva o prevalente attivita’ di rilascio di garanzie e che sono sottoposti a revisione contabile da parte di una societa’ di revisione per un importo pari ad almeno il trenta per cento del prezzo di vendita. Il giudice dell’esecuzione individua la categoria professionale alla quale deve appartenere il soggetto che puo’ rilasciare la fideiussione a norma del periodo precedente. La fideiussione e’ rilasciata a favore della procedura esecutiva a garanzia del rilascio dell’immobile entro trenta giorni dall’adozione del provvedimento di cui all’articolo 587, primo comma, secondo periodo, nonche’ del risarcimento dei danni eventualmente arrecati all’immobile; la fideiussione e’ escussa dal custode o dal professionista delegato su autorizzazione del giudice.
Si applica anche a questa forma di vendita la disposizione dell’articolo 583.
Se il prezzo non e’ depositato a norma del decreto di cui al primo comma, il giudice provvede a norma dell’articolo 587.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484] Fideiussione: tipica garanzia personale fornita da colui che, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui. Fonte della (—) può essere la legge o la volontà privata (artt. 1936 e ss. c.c.).

 

 


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti relativi alla vendita.

 

 

  1. Obbligo del versamento; 2. Revocabilità; 3. Vendita di immobili acquisiti al fallimento; 3.1. Vendita a trattativa privata; 3.2. Sospensione della vendita forzata; 3.3. Revocabilità dei provvedimenti del giudice delegato; 3.4. Impugnabilità; 4. Interessi; 5. Vendita senza incanto; 6. Locazione; 6.1. Prelazione in caso di vendita forzata; 7. Assenza del creditore; 8. Rinvio.

 

 

  1. Obbligo del versamento.

L’obbligo posto dagli artt. 540, 574 e 587 a carico dell’aggiudicatario, che non abbia effettuato nel termine il pagamento del prezzo, di versare la differenza fra il prezzo da lui già offerto e quello poi realizzato con una successiva vendita forzata, sussiste anche in materia di espropriazione mobiliare, qualora la vendita, senza incanto o a trattativa privata, venga effettuata con il sistema delle offerte in cancelleria o altro similare sistema. Di vero, poiché questi ultimi sistemi culminano in un provvedimento del giudice che, facendo luogo alla vendita, costituisce un vero e proprio atto di aggiudicazione, sono ad essi applicabili le norme indicate, improntate all’unico principio della responsabilità dell’aggiudicatario per la cui inadempienza si sia dovuto procedere ad una nuova vendita. Cass. 8 luglio 1968, n. 2339.

 

 

  1. Revocabilità.

I provvedimenti del giudice dell’esecuzione, come quelli del giudice delegato nel fallimento, sono revocabili e modificabili, sia di ufficio che su istanza di parte, fino a quando non abbiano avuto esecuzione e, quindi, ove si tratti di provvedimenti preordinati al trasferimento del bene espropriando, fino a quando non sia stato pronunziato il relativo decreto, cui consegue l’effetto traslativo, non prodotto, invece, dalla sola ordinanza di aggiudicazione - ancorché seguita da provvisoria assegnazione del bene all’aggiudicatario, con relativa immissione in possesso. All’emanazione del decreto di trasferimento consegue, altresì, l’effetto traslativo, non prodotto, invece, dalla sola ordinanza di aggiudicazione - ancorché seguita da provvisoria assegnazione del bene all’aggiudicatario, con relativa immissione in possesso -, con quello, connesso, di inopponibilità, ex art. 2929 c.c., all’acquirente, delle nullità verificatesi nel processo esecutivo, salvo che si tratti di nullità tali - come quelle incidenti sulle forme di pubblicità legale o indicate dal giudice, sull’assenso dei creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione o sulle modalità previste dalla legge per il versamento del prezzo - da riverberarsi sullo stesso decreto di trasferimento, che, in tal caso, è anche inidoneo a precludere l’esercizio del suddetto potere di revoca. Cass. 20 maggio 1993, n. 5751.

 

 

  1. Vendita di immobili acquisiti al fallimento.

 

 

3.1. Vendita a trattativa privata.

Quando il curatore del fallimento sia stato autorizzato dal giudice delegato a vendere a trattativa privata un immobile pertinente al fallimento, e la vendita autorizzata sia stata conclusa, l’effetto traslativo della proprietà immediatamente conseguente alla conclusione di tale negozio preclude al giudice delegato l’esercizio del potere di sospendere la vendita, ai sensi dell’art. 108, comma 3, l. fall., per apparire il prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto Cass. 7 ottobre 1975, n. 3184.

Contra: L’art. 108 legge fallimentare non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata, ma solo l’alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono col decreto di trasferimento del bene. È, pertanto, illegittimo il provvedimento del giudice delegato che autorizzi una vendita non pienamente corrispondente ad uno dei due tipi, con o senza incanto, espressamente previsti e disciplinati. Cass. 20 maggio 1993, n. 5751.

 

 

3.2. Sospensione della vendita forzata.

In tema di fallimento, il potere di sospensione della vendita forzata che compete al giudice delegato si configura come facoltà discrezionale il cui esercizio, subordinato, nella sua legittimità, alla sola condizione della correlazione con una ritenuta sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e «giusto prezzo», può trovare estrinsecazione fino a che non sia stato pronunciato, in favore dell’aggiudicatario, il decreto di trasferimento che, ponendosi come momento conclusivo del subprocedimento di vendita coattiva, costituisce il titolo formale dell’acquisto definitivo da parte del privato e la fonte di un diritto soggettivo perfetto non ulteriormente suscettibile di legittima caducazione. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1148.

 

In tema di vendita di immobili acquisiti al fallimento, la facoltà che l’art. 108, comma 3, l. fall. attribuisce al giudice delegato di sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitata anche dopo l’aggiudicazione e fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c. (al quale, per la vendita senza incanto, rinvia l’art. 574) ed ancorché l’aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo. Cass. 7 luglio 1993, n. 7453.

 

 

3.3. Revocabilità dei provvedimenti del giudice delegato.

I provvedimenti del giudice delegato nel fallimento sono (al pari di quelli del giudice dell’esecuzione) revocabili e/o modificabili, d’ufficio o su istanza di parte, sino a quando essi non abbiano avuto esecuzione e, quindi, ove siano preordinati al trasferimento del bene espropriato, fino a quando non sia stato pronunciato il relativo decreto, cui consegue l’effetto traslativo non prodotto, viceversa, dalla sola ordinanza di aggiudicazione. Cass. 18 gennaio 2001, n. 697.

 

 

3.4. Impugnabilità.

È impugnabile con ricorso per Cassazione il provvedimento del tribunale fallimentare, confermativo di quello del giudice delegato, con cui sia stata revocata la vendita di un bene immobile del fallimento dopo l’intervenuta aggiudicazione, ma prima dell’emanazione del decreto di trasferimento del bene, trattandosi di un provvedimento definitivo, perché non altrimenti impugnabile, e di natura decisoria, in quanto esso incide sulle aspettative dell’aggiudicatario, tutelate secondo le disposizioni del codice di rito in base al rinvio contenuto nell’art. 105, l. fall. Cass. 20 maggio 1993, n. 5751.

 

Il decreto con cui il Tribunale fallimentare, pronunciando in sede di reclamo, abbia revocato il provvedimento emesso dal giudice delegato di sospensione della vendita a trattativa privata di un immobile pertinente al fallimento, nonché di vendita dello stesso senza incanto, è impugnabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Infatti, oltre ad essere definitivo, in quanto non soggetto ad altro mezzo di impugnazione, tale provvedimento non ha contenuto amministrativo, ma giurisdizionale, perché incide su provvedimenti di liquidazione dell’attivo fallimentare, e concerne diritti soggettivi, ossia le posizioni soggettive del venditore e dell’acquirente. Legittimato a proporre tale impugnativa è colui che, offrendo un prezzo superiore a quello della vendita a trattativa privata, aveva chiesto il provvedimento di sospensione poi revocato, poiché è evidente l’interesse di lui alla sopravvivenza di quel singolo provvedimento, anche se non alla regolarità dell’intera procedura fallimentare. Cass. 2 ottobre 1975, n. 3184.

 

 

  1. Interessi.

Nell’espropriazione forzata di un immobile ipotecato, sia in sede di esecuzione singolare che fallimentare, la data della vendita, fino alla quale, a norma dell’art. 2855, comma ultimo, c.c., richiamato dall’art. 54, l. fall., sono collocati, nello stesso grado del capitale, gli interessi legali maturati dopo il compimento dell’anno in corso alla data del pignoramento (o della dichiarazione di fallimento), deve intendersi come la data del decreto di trasferimento dell’immobile e non quella della aggiudicazione. Cass. 8 settembre 1983, n. 5526.

 

 

  1. Vendita senza incanto.

L’offerta che preceda l’ordinanza di vendita e l’avviso ex art. 570 c.p.c., non determina di per sé l’invalidità dell’offerta, se la stessa è formulata in vista di una vendita senza incanto, della quale viene sollecitata l’effettuazione. Essa è destinata perciò a rimanere valida dopo l’ordinanza e l’avviso, con una semplice inversione del procedimento normale di formazione della fattispecie. L’eventuale insufficienza del prezzo offerto rispetto a quello determinato ai sensi dell’art. 568 c.p.c., rende, tuttavia l’offerta inefficace, ma l’offerente viene a trovarsi semplicemente nella situazione di colui la cui offerta non sia accettata. Da ciò consegue che la somma non possa in alcun modo essere oggetto di confisca ai sensi dell’art. 574, comma 3, c.p.c., che richiama il successivo art. 587 soltanto in danno di chi si sia reso acquirente nella vendita, e vada perciò restituita all’autore dell’offerta. Cass. 6 dicembre 1999, n. 13619.

 

 

  1. Locazione.

 

 

6.1. Prelazione in caso di vendita forzata.

Il diritto di prelazione che l’art. 38 della legge sull’equo canone riconosce al conduttore di immobili adibiti ad uso non abitativo, presuppone la volontarietà e la onerosità dell’alienazione. Pertanto la norma non trova applicazione nel caso di vendita forzata dell’immobile locato. Cass. 16 dicembre 1996, n. 11225.

 

L’art. 38, l. 392/78 (dettata in materia di diritto di prelazione del conduttore di immobile adibito ad uso diverso da quello di abitazione) non è applicabile all’ipotesi di vendita fallimentare disposta ai sensi degli artt. 108, l. fall., 574 e 586. Trib. Chiavari, 6 giugno 1980.

 

 

  1. Assenza del creditore.

La vendita forzata immobiliare con incanto eseguita in assenza del creditore pignorante, o di creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo, è insanabilmente nulla, in quanto in assenza di detti soggetti legittimati a promuovere gli atti esecutivi, il giudice dell’esecuzione è carente del relativo potere, trovando applicazione l’art. 631 c.p.c. che stabilisce che, se nel corso del processo esecutivo nessuna delle parti si presenta all’udienza, il giudice dell’esecuzione deve fissare una udienza successiva di cui il cancelliere dà comunicazione alle parti. Cass. 14 maggio 1991, n. 5375.

 

 

  1. Rinvio. V. Giurisprudenza sub artt. 583, 584, 586, 587, e artt. 164 e 176 disp. att., nonché art. 108, l. fall.



 
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