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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 579 cod. proc. civile: Persone ammesse agli incanti

Salvo quanto è disposto nell’articolo seguente, ognuno, eccetto il debitore, è ammesso a fare offerte all’incanto.

Le offerte debbono essere fatte personalmente o a mezzo di mandatario munito di procura speciale (1).

I procuratori legali possono fare offerte per persone da nominare.


Commento

Incanto: [v. 576]; Avvocato: [v. Libro I, Titolo III]. Mandatario: è colui che, in esecuzione di un contratto di mandato (c.c. 1703 e ss.), si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra parte (mandante). Procura speciale: è un negozio unilaterale col quale una persona conferisce ad un’altra il potere di rappresentarla in uno o più affari determinati. La procura si conferisce con la stessa forma prescritta dalla legge per il negozio che il rappresentante deve concludere.

 

(1) Nell’ipotesi di offerte a mezzo di mandatario occorre che nella procura sia individuato esattamente il bene che si vuole acquistare


Giurisprudenza annotata

Persone ammesse agli incanti.

 

 

  1. Esclusione del debitore; 2. Offerta per mezzo del mandatario; 3. Offerta per persona da nominare; 4. Accordi con l’esecutato e tra concorrenti.

 

 

  1. Esclusione del debitore.

In tema di espropriazione forzata immobiliare, la previsione contenuta nell’art. 579 c.p.c. (che inibisce al debitore esecutato la legittimazione di fare offerte all’incanto), costituendo norma eccezionale rispetto alla regola generale stabilita dallo stesso art. 579, non può trovare applicazione analogica rispetto ad altri soggetti non considerati in detta norma, salvo che non ricorra un’ipotesi di interposizione fittizia o che si configuri, in caso di accordo fra debitore esecutato e terzo da lui incaricato di acquistare per suo conto l’immobile, un negozio in frode alla legge. Ne consegue che, a più forte ragione, la disposizione citata non è applicabile ove l’offerta provenga da una società di capitali, avuto riguardo alle complesse formalità di organizzazione e di attuazione che la caratterizzano, agli effetti che la pubblicità legale persegue e considerato che gli istituti dell’autonomia patrimoniale e della distinta personalità giuridica della società di capitali rispetto ai soci comportano la esclusione della riferibilità a costoro del patrimonio, anche nella ipotesi in cui uno dei soci possa essere considerato socio di larga maggioranza, e tali conclusioni si impongono ancor più quando manchi la dimostrazione della sussistenza di comportamenti suscettibili di essere qualificati come abuso della personalità giuridica. (Nella specie, relativa ad ipotesi in cui l’offerta di aumento di sesto era stata fatta da una società con unico socio, diverso dal debitore, la quale era rappresentata dal debitore in qualità di amministratore, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto l’offerta non riconducibile al debitore esecutato, avendo l’aggiudicazione prodotto effetti sulla società quale soggetto autonomo e distinto dai soci e dalle persone fisiche rappresentative di essa). Cass. 16 maggio 2007, n. 11258.

 

La norma del 1º comma dell’art. 579 c.p.c., per la quale, nel sistema di vendita forzata all’incanto, soltanto il debitore esecutato non è ammesso a fare offerte, è di carattere eccezionale e pertanto, non è analogicamente applicabile ad altre ipotesi; in tale sistema, inoltre, poiché il prezzo di acquisto è determinato oggettivamente dalla gara, è privo di rilievo il contrasto (comunque non deducibile dall’esecutato) fra l’interesse del creditore pignorante e dei creditori intervenuti alla realizzazione del maggior prezzo e l’interesse degli offerenti all’acquisto al minor prezzo. Cass. 23 ottobre 1982, n. 5526.

 

In tema di espropriazione forzata immobiliare, la previsione dell’art. 579 c.p.c. denegativa per il debitore esecutato dalla legittimazione di fare offerte all’incanto - che non integra un divieto dell’acquisto da parte del debitore - costituendo norma eccezionale rispetto alla regola stabilita dallo stesso art. 579 per la quale la legittimazione all’offerta compete ad «ognuno», non può trovare applicazione analogica per altre ipotesi od a altri soggetti non considerati in detta norma neppure con riguardo al coniuge del debitore - ancorché sussista tra i coniugi il regime di comunione legale dei beni previsto dagli artt. 177 e ss. c.c., - sicché questi rientrando nell’ampia e onnicomprensiva categoria delineata dal richiamato art. 579 c.p.c., è ammesso a fare offerte per l’incanto od offerta di aumento del sesto dopo la aggiudicazione, senza che rilevi il fatto che, per volontà della legge, l’effetto traslativo del bene - operato direttamente soltanto in capo a lui quale offerente aggiudicatario - si ripercuota per la metà nel patrimonio del debitore esecutato. Cass. 2 febbraio 1982, n. 605.

 

Nell’espropriazione immobiliare, la partecipazione alla gara è vietata solo al debitore; pertanto la partecipazione alla predetta gara di un soggetto, nella qualità di persona interposta del coniuge del debitore esecutato, non integra violazione del predetto divieto ove manchi la prova che all’accordo interpositorio, se fittizio, abbia partecipato anche il debitore, ovvero, se reale, sia correlato un mandato di quest’ultimo al coniuge, per l’acquisto del bene oggetto dell’esecuzione. Cass. 23 luglio 1979, n. 4407.

 

La norma, di cui all’art. 579 c.p.c., esclude la persona del debitore dal novero dei soggetti ammessi a partecipare all’incanto, avente ad oggetto beni di sua proprietà e trattasi di una norma imperativa destinata ad evitare che l’asta pubblica possa essere oggetto di collusioni in frode ai creditori ed alla stessa procedura esecutiva; ne consegue che un eventuale accordo, destinato ad eludere tale disposizione di legge, deve essere considerato come radicalmente nullo, ai sensi dell’art. 1343 c.c. ovvero dell’art. 1344 c.c. Trib. Monza, 16 febbraio 2006.

 

 

  1. Offerta per mezzo del mandatario.

Nella vigenza della disciplina anteriore alla legge 14 maggio 2005, n. 80, l’offerta nella gara che segue l’aumento di sesto a norma dell’art. 584 c.p.c. può essere effettuata anche a mezzo di mandatario munito di procura speciale rilasciata per la partecipazione al precedente incanto. Cass. 7 febbraio 2011, n. 2949.

 

In tema di espropriazione forzata immobiliare, il mandatario con procura speciale per la partecipazione all’incanto può compiere tutto il necessario per la realizzazione dell’incarico e può, quindi, anche opporsi alla richiesta di aumento di sesto, senza necessità di altra procura. Cass. 9 giugno 1994, n. 5621.

 

Il procuratore legale, che effettua l’offerta per persona da nominare ex art. 579, ultimo comma, c.p.c., agisce in base ad una legittimazione derivata; deve, pertanto, ritenersi ammissibile la prova intesa ad individuare il soggetto per il quale il procuratore abbia agito, al fine di escluderne la legittimazione all’offerta di aumento di sesto dopo l’aggiudicazione. Cass. 6 gennaio 1984, n. 88.

 

L’offerta alla gara che segue l’aumento di sesto a norma dell’art. 584 c.p.c. non può essere fatta a mezzo di mandatario munito di procura speciale, giacché la gara che segue l’offerta dopo l’incanto si effettua con la forma della «vendita senza incanto». Cass. 12 aprile 1988, n. 2871.

 

 

  1. Offerta per persona da nominare.

La norma di cui all’art. 579, comma 3, c.p.c., mentre attribuisce solo ai procuratori legali, e non ad altri, la legittimazione a fare offerte per persona da nominare nella vendita all’incanto disposta dal giudice dell’esecuzione, non esclude che gli stessi procuratori possono fare offerte in proprio, comportando, nel primo caso, l’inottemperanza all’obbligo di dichiarazione di nomina non la nullità dell’aggiudicazione bensì la definitività di questa a nome del procuratore stesso a norma del comma 2, dell’art. 583 c.p.c. Cass. 14 aprile 1994, n. 3518.

 

È legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi sia il procuratore offerente per persona da nominare che ha effettuato l’offerta di aumento di sesto, sia la persona nominata, quando la nomina sia avvenuta prima dell’aggiudicazione. Cass. 25 maggio 1985, n. 3177.

 

Nella vendita forzata immobiliare all’incanto i procuratori legali dei creditori procedenti e di quelli intervenuti sono ammessi a fare offerte per persone da nominare. Cass. 23 ottobre 1982, n. 5526.

 

L’offerta agli incanti per persona da nominare, effettuata da soggetto sprovvisto della qualità di procuratore legale, se impedisce la possibilità di sostituzione dell’aggiudicatario, non può considerarsi nulla, poiché da essa, tuttavia, deriva l’acquisto del bene espropriato in capo all’offerente, secondo i principì propri del contratto per persona da nominare. Cass. 17 settembre 1981, n. 5145.

 

 

  1. Accordi con l’esecutato e tra concorrenti.

Nel caso di vendita con incanto nel procedimento di espropriazione forzata immobiliare, l’accordo tra il debitore esecutato ed un terzo, che dal primo sia stato incaricato di acquistare per suo conto l’immobile, configurando un negozio diretto ad eludere il divieto ex art. 579 c.p.c. gravante sul debitore di effettuare offerte all’incanto, è nullo anche con riguardo all’eventuale patto con cui il terzo, prima dell’aggiudicazione, si obblighi a retrocedere (pactum de retrovendendo) l’immobile espropriato al debitore, salvo che si sia in presenza di un mero impegno ad una eventuale retrocessione del bene al debitore nel caso in cui, successivamente, le condizioni economiche di questo ne consentano il riacquisto. Cass. 10 giugno 1988, n. 3952.

 

Qualora un concorrente all’asta pubblica indetta nel corso di un’espropriazione immobiliare si obblighi a rivendere allo esecutato gli immobili di cui si rendesse aggiudicatario ex art. 586 c.p.c. si configura non un contratto aleatorio bensì un contratto preliminare unilaterale di vendita immobiliare (in quanto l’obbligazione di prestare il consenso per la stipulazione del contratto definitivo viene assunta dal solo promittente) subordinato nella sua efficacia alla condizione dell’aggiudicazione degli immobili, con la conseguenza che a norma degli artt. 1350 e 1351 c.c. è richiesta la forma scritta ad substantiam, a pena di nullità. Cass. 21 gennaio 1987, n. 529.

 

In tema di espropriazione immobiliare non è affetta da nullità perché contra legem la convenzione stipulata prima dell’incanto con la quale le parti stabiliscono che una sola di esse concorra, a spese comuni, all’asta del bene espropriato, con l’impegno di trasferire all’altra parte, in caso di aggiudicazione, la metà di detto bene, in quanto la legge, come non vieta che ad un incanto concorrano congiuntamente due o più soggetti in vista di un comune interesse all’acquisto, così non vieta che uno od alcuni di costoro diano mandato ad uno dei cointeressati di partecipare all’asta anche in loro nome o nel loro interesse. Cass. 20 gennaio 1982, n. 1814.

 

La norma, di cui all’art. 579 c.p.c. esclude la persona del debitore dal novero dei soggetti ammessi a partecipare all’incanto avente ad oggetto beni di sua proprietà e trattasi di una norma imperativa destinata ad evitare che l’asta pubblica possa essere oggetto di collusioni in frode ai creditori ed alla stessa procedura esecutiva; ne consegue che un eventuale accordo, destinato ad eludere tale disposizione di legge, deve essere considerato come radicalmente nullo, ai sensi dell’art. 1343 c.c. ovvero dell’art. 1344 c.c. Trib. Monza, 16 febbraio 2006.



 
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