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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 58 cod. proc. civile: Altre attività del cancelliere

Il cancelliere attende al rilascio di copie ed estratti autentici dei documenti prodotti, all’iscrizione delle cause a ruolo, alla formazione del fascicolo d’ufficio e alla conservazione di quelli delle parti, alle comunicazioni e alle notificazioni prescritte dalla legge o dal giudice, nonché alle altre incombenze che la legge gli attribuisce.


Commento

Diritti di cancelleria: Dal 1° marzo 2002, agli atti e provvedimenti relativi ai procedimenti civili, penali ed amministrativi non si applicano più le imposte di bollo, i diritti di cancelleria e di chiamata in causa, nonché la tassa di iscrizione a ruolo. Il 1° comma dell’art. 14 del T.U. cit. stabilisce che il contributo unificato deve essere pagato contestualmente dalla parte che per prima si costituisce in giudizio, o che deposita il ricorso introduttivo, ovvero, nei procedimenti esecutivi di espropriazione forzata, che fa istanza per l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati. Ai sensi dell’art. 192 del T.U., infine, il contributo unificato è corrisposto mediante: versamento ai concessionari; versamento in conto corrente postale intestato alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato; versamento presso le rivendite di generi di monopolio e di valori bollati.


Giurisprudenza annotata

  1. Rilascio di copie ed estratti autentici di documenti.

 

 

1.1. Notificazione di sentenza priva dell’attestazione di autenticità proveniente dal cancelliere.

La notificazione alla parte della sentenza di primo grado, dotata di formula esecutiva ma priva di attestazione di autenticità proveniente dal cancelliere, è ugualmente idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, qualora non si contesti che la medesima sia del tutto conforme all’originale, comprensiva di tutte le pagine e leggibile in ogni sua parte. Cass. lav., 14 luglio 2004, n. 12996.

 

 

  1. Custodia degli atti depositati.

 

 

2.1. Fascicolo degli atti e documenti prodotti smarrito o smembrato.

In tema di ricorso avverso un verbale di violazione amministrativa o una cartella esattoriale o una ordinanza-ingiunzione, gli atti ed i documenti di parte, prodotti dopo la costituzione in giudizio, vanno depositati in cancelleria con la comunicazione del loro elenco alle altre parti e il giudice, che non rinvenga il fascicolo stesso, non può dichiarare l’improcedibilità del giudizio ma deve concedere alla parte un termine per la sua ricostruzione, mentre, ove la ricostruzione del fascicolo smarrito o smembrato risulti impossibile, ma la parte abbia già fornito elementi che danno aliunde la certezza della data di notifica dell’atto impugnato, la questione della tempestività del ricorso deve essere valutata prendendo in considerazione, congiuntamente, la data di recapito del plico postale, indicata dal ricorrente nella nota di deposito del ricorso, e l’attestazione dell’avvenuto deposito del piego, contenente l’atto impugnato, da parte del cancelliere. Cass. 29 aprile 2005, n. 8962.

 

 

2.2. Finalità della sottoscrizione del cancelliere dell’indice del fascicolo di parte e conseguenze della relativa omissione.

La sottoscrizione del cancelliere dell’indice del fascicolo di parte ha lo scopo di attestare la regolarità della esibizione degli atti e dei documenti inseriti, al fine di metterli a disposizione della controparte per consentire a quest’ultima di esercitare il proprio diritto di difesa. Ne consegue che, ai fini della decisione, il giudice non può ignorare la documentazione di cui risulta avvenuta l’esibizione, ma, in carenza di prova contraria (ovvero in assenza della prova che la parte abbia ritirato il proprio fascicolo), deve ritenere che l’attività delle parti e dell’ufficio si sia svolta regolarmente e, quindi, che, dopo il deposito, il fascicolo non sia stato dalla parte più ritirato. Cass. 20 settembre 2004, n. 18856.

 

 

2.3. Ritiro e rideposito del fascicolo di parte.

Poiché il ritiro e il rideposito del fascicolo di parte devono necessariamente avvenire per il tramite del cancelliere che custodisce l’incartamento processuale, ove non risulti alcuna annotazione dell’avvenuto ritiro del fascicolo di una parte (e quindi neanche del successivo rideposito), il giudice non può rigettare una domanda, o un’eccezione per mancanza di una prova documentale inserita del fascicolo di parte, ma deve ritenere (in carenza di contraria risultanza, ovvero della prova rigorosa fornita da controparte che l’appellante abbia ritirato il proprio fascicolo) che le attività delle parti e dell’ufficio si siano svolte nel rispetto delle norme processuali e quindi che il fascicolo non sia mai stato ritirato dopo l’avvenuto deposito. Conseguentemente il giudice deve disporre le opportune ricerche tramite la cancelleria, e, in caso di insuccesso, concedere un termine all’appellante per la ricostruzione del proprio fascicolo, non potendo gravare sulla parte le conseguenze del mancato reperimento. Soltanto all’esito infruttuoso delle ricerche da parte della cancelleria, ovvero in caso di inottemperanza della parte all’ordine di ricostruire il proprio fascicolo, il giudice potrà pronunciare sul merito della causa in base agli atti a sua disposizione. Cass. 9 ottobre 2003, n. 15060.

 

 

2.4. Fascicolo d’ufficio.

Gli atti depositati dalle parti devono essere inseriti nel fascicolo di ufficio e devono rimanere custoditi presso la cancelleria e non possono essere restituiti alle parti stesse, che hanno facoltà di richiederne al cancelliere copie o estratti autentici (ex artt. 58 e 743 e ss. c.p.c.). Il deposito e la custodia dell’atto hanno lo scopo di garantirne la conservazione e di impedirne qualsiasi alterazione successiva al deposito. La regolarità formale di un atto può essere riscontrata solo con riferimento a quello che è rimasto depositato in cancelleria, non avendo rilievo che altro esemplare restituito alla parte con il timbro «depositato» - e, quindi, mai entrato o uscito dalla sfera di custodia del cancelliere - venga successivamente esibito ed in esso figuri la sottoscrizione dell’istante, non presente nel primo. Cass. 14 marzo 2000, n. 2919.

 

 

  1. Notificazioni e comunicazioni.

 

 

3.1. Notificazione delle sentenze del tribunale regionale e del tribunale superiore delle acque pubbliche.

L’appello avverso la sentenza definitiva del tribunale regionale delle acque pubbliche è soggetto al termine breve di trenta giorni che, ai sensi della disciplina prevista dagli artt. 183 e 189 del R.D. n. 1775 del 1933 (la quale, in virtù del principio secondo cui la legge speciale deroga a quella generale, prevale su quella recata dal codice di rito civile), decorre dalla data della notificazione del dispositivo, eseguita a cura del cancelliere alle parti costituite presso il domicilio eletto o la residenza dichiarata e al contumace mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale. Conseguentemente, la contumacia di una delle parti non rende, di per sé, proponibile l’appello entro il termine lungo previsto dall’art. 327 c.p.c., applicabile esclusivamente nel caso in cui la notificazione della sentenza non sia avvenuta. Cass., Sez. Un., 14 luglio 2005, n. 14791.

 

 

3.2. Notificazione dei provvedimenti che definiscono i procedimenti assoggettati al rito camerale svolti nei confronti di più parti.

 

 

3.2.1. Necessità della relativa istanza di una delle parti.

La notifica del provvedimento che decide sul reclamo avverso il decreto del tribunale in ordine all’ammissibilità dell’azione per la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, di cui all’art. 274 c.c., è idonea a determinare la decorrenza del termine breve, ex artt. 325 e 326 c.p.c., per il ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost., avverso detto provvedimento solo se proveniente da una delle parti del processo. Cass. 26 novembre 2002 n. 16659; conforme Cass., Sez. Un., 15 maggio 1997, n. 4311; Cass., Sez. Un., 29 aprile 1997, n. 3670.

 

3.2.2. Sufficienza della notificazione eseguita ad opera del cancelliere.

In tema di responsabilità civile dei magistrati, l’art. 5 della legge n. 117 del 1988 stabilisce, tra l’altro, che il cancelliere della Corte d’appello deve provvedere alla notificazione del decreto di inammissibilità, e che da detta data decorre il termine di trenta giorni per la notificazione del ricorso per cassazione. Qualora la copia autentica del decreto impugnato depositata in cancelleria unitamente con detto ricorso non sia corredata dalla relazione di notificazione dello stesso decreto, ma risulti rilasciata dal cancelliere al ricorrente in una data che attesta comunque il superamento del termine di trenta giorni, va dichiarata la inammissibilità del ricorso perché tardivo. Può, infatti, ritenersi che tale attestazione del cancelliere equivalga alla relazione di notifica del decreto, restando irrilevante l’affermazione del ricorrente circa la data di notifica del decreto di cui non è possibile la verifica, anche prescindendo dalla omissione del deposito della relazione di notificazione - che ai sensi dell’art. 369 c.p.c. dovrebbe comportare l’improcedibilità del ricorso - in considerazione della circostanza che detta notificazione va effettuata a cura della cancelleria. Cass. 27 maggio 2005, n. 11294.

 

3.2.2. Comunicazioni di cancelleria.

La mancata comunicazione al procuratore costituito di una delle parti dell’assegnazione della causa ad altro giudice, e del differimento d’ufficio dell’udienza già fissata ad una udienza non immediatamente successiva, determina la nullità di tutti gli atti successivi del processo e della sentenza che lo conclude, per violazione del principio del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. riferibile ad ogni atto o provvedimento ordinatorio dello svolgimento del processo. Cass. 10 marzo 2009, n. 5758; Cass. lav., 22 agosto 2003, n. 12360.

 

Con l'estrazione di copia, la forma di conoscenza è acquisita in via formale e non di mero fatto, in quanto trova origine in due convergenti attività tipicizzate sul piano processuale, quali la richiesta di copia autentica del provvedimento ad iniziativa del difensore della parte interessata e la consegna allo stesso ad opera del cancelliere della copia in questione (art. 58 c.p.c.). In questo caso la conoscenza del provvedimento non è acquisita in via di mero fatto, ma all'esito di un'attività istituzionale di cancelleria, concretizzatasi in una attività di ufficio regolata dalla legge (il rilascio della copia autentica) che impone l'individuazione del soggetto richiedente e di quello che ritira la copia, nonché dell'annotazione della data di rilascio della copia. Tale attività costituisce quindi forma equipollente della comunicazione di cancelleria, caratterizzata dagli stessi requisiti di certezza di avvenuta consegna della copia e di individuazione del destinatario. Cassazione civile sez. lav.  11 giugno 2012 n. 9421



 
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