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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 582 cod. proc. civile: Dichiarazione di residenza o elezione di domicilio dell’aggiudicatario

L’aggiudicatario deve dichiarare la propria residenza o eleggere domicilio (1) nel comune in cui ha sede il giudice che ha proceduto alla vendita. In mancanza le notificazioni e comunicazioni possono essergli fatte presso la cancelleria del giudice stesso (2).


Commento

Aggiudicatario: [v. 580]; Notificazione: [v. 137]; Comunicazione: [v. 136]. Residenza: è determinata dalla abituale e volontaria dimora di un soggetto in un determinato luogo (c.c. 43). La (—) può essere scelta e mutata liberamente, ma il trasferimento deve essere denunciato nei modi di legge. Elezione di domicilio: atto con cui il soggetto stabilisce la sede principale dei suoi affari ed interessi (c.c. 43) [v. 170].

 

(1) Per la dichiarazione di residenza o elezione di domicilio non è prevista nessuna forma particolare, per cui essa può essere fatta anche oralmente in udienza, oltre che mediante atto depositato in cancelleria.

 

(2) A differenza di ciò che accade nella vendita senza incanto, in cui tutti gli offerenti devono effettuare tale dichiarazione, nella vendita con incanto tale onere incombe solo sull’aggiudicatario.


Giurisprudenza annotata

Dichiarazione di residenza o elezione di domicilio dell’aggiudicatario.

 

 

 

  1. Oneri dell’aggiudicatario.

In sede di liquidazione dell’attivo fallimentare, l’ordinanza del giudice delegato di aggiudicazione di un bene immobile, anche se non determina l’immediato trasferimento del diritto di proprietà, comporta tuttavia una serie di adempimenti e di oneri a carico dell’aggiudicatario, con conseguenze patrimoniali negative per l’ipotesi di inadempimento alle prescrizioni di legge, sicché, sorta contestazione riguardo alla legittimità e validità dell’aggiudicazione, il provvedimento preso dal tribunale fallimentare, su reclamo avverso l’ordinanza del giudice delegato, incidendo su posizioni di diritto soggettivo sia sostanziale che processuale e assumendo carattere decisorio e definitivo, è impugnabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 della Costituzione. Cass. 27 marzo 1992, n. 3792.



 
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