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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 584 cod. proc. civile: Offerte dopo l’incanto

Avvenuto l’incanto, possono ancora essere fatte offerte di acquisto entro il termine perentorio di dieci giorni, ma esse non sono efficaci se il prezzo offerto non supera di un quinto quello raggiunto nell’incanto (1).
Le offerte di cui al primo comma si fanno mediante deposito in cancelleria nelle forme di cui all’articolo 571, prestando cauzione per una somma pari al doppio della cauzione versata ai sensi dell’articolo 580 (2).
Il giudice, verificata la regolarità delle offerte, indice la gara, della quale il cancelliere dà pubblico avviso a norma dell’articolo 570 e comunicazione all’aggiudicatario, fissando il termine perentorio entro il quale possono essere fatte ulteriori offerte a norma del secondo comma (3).
Alla gara possono partecipare, oltre gli offerenti in aumento di cui ai commi precedenti e l’aggiudicatario, anche gli offerenti al precedente incanto che, entro il termine fissato dal giudice, abbiano integrato la cauzione nella misura di cui al secondo comma.
Se nessuno degli offerenti in aumento partecipa alla gara indetta a norma del terzo comma, l’aggiudicazione diventa definitiva, ed il giudice pronuncia a carico degli offerenti di cui al primo comma, salvo che ricorra un documentato e giustificato motivo, la perdita della cauzione, il cui importo e’ trattenuto come rinveniente a tutti gli effetti dall’esecuzione.

 

 


Commento

(1) Passa da un sesto a un quinto l’entità dell’aumento dell’offerta, al precipuo scopo di rendere più gravosa la possibilità di rimettere in discussione l’incanto già avvenuto. Inoltre, il termine per poter formulare le offerte — che decorre dalla redazione del verbale di cui all’art. 581 — è ora espressamente qualificato come perentorio, anche se già in precedenza veniva riconosciuto tale ma in via interpretativa.

 

(2) La disposizione si lega logicamente a quella contenuta nel c. 4 [v. →], per cui la cauzione dovrà o essere versata interamente oppure, per gli offerenti al precedente incanto, esse- 585 Libro III - Del processo di esecuzione 644 re integrata fino al raggiungimento della misura indicata.

 

(3) Della riapertura della gara deve essere data comunicazione innanzitutto all’aggiudicatario provvisorio, il cui precedente acquisto viene rimesso in discussione.


Giurisprudenza annotata

 

 

  1. Legittimazione alle offerte; 1.1. Offerta a mezzo di mandatario; 1.2. Partecipazione dell’aggiudicatario provvisorio; 1.3. Partecipazione degli offerenti all’incanto non aggiudicatari; 1.4. Altre ipotesi; 2. Termine; 2.1. Carattere perentorio del termine; 2.2. Revoca di provvedimenti e decorrenza del termine; 2.3. Prorogabilità del termine; 2.4. Sospensione della vendita; 2.4.1. Sospensione della vendita e procedura concorsuale 2.5. Sospensione feriale; 2.5.1. Sospensione feriale e vendita fallimentare; 2.6. Estinzione della procedura esecutiva; 3. Prestazione della cauzione; 4. Pubblico avviso; 5. Opposizioni; 5.1. Termine per la proposizione; 5.2. Casistica; 6. Sopravvenuto soddisfacimento dei creditori; 7. Esecuzione esattoriale; 8. Procedure concorsuali.

 

 

  1. Legittimazione alle offerte.

 

 

1.1. Offerta a mezzo di mandatario.

In tema di espropriazione immobiliare - nel regime dell’art. 584 c.p.c. nel testo antecedente le modifiche di cui al decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modifiche, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, e di cui alla legge 28 dicembre 2005, n. 263, applicabile “ratione temporis” - in caso di presentazione di un’offerta in aumento di sesto, con conseguente indizione di una nuova gara, si determina la prosecuzione del medesimo procedimento di espropriazione, sicché, ove l’incarico di partecipare all’asta pubblica sia stato oggetto di una procura, essa mantiene la propria validità anche per la fase del rincaro. Cass. 7 febbraio 2011, n. 2949.

 

In tema di espropriazione immobiliare, l’offerta alla gara, conseguente all’aumento di sesto ai sensi dell’art. 584 c.p.c., può essere dall’aggiudicatario provvisorio effettuata anche a mezzo di mandatario munito di procura speciale, in quanto il richiamo agli artt. 571 e 573 contenuto nell’art. 584 c.p.c. non comporta l’integrale applicabilità, nella fase del rincaro, sia delle norme richiamate - dovendo in particolare il richiamo all’art. 571 considerarsi limitato alle modalità di presentazione delle offerte - sia a fortiori della (intera) disciplina della vendita senza incanto, essendovi una logica progressione dalla vendita senza incanto a quella con incanto che legittima il passaggio dalla prima alla seconda ma non anche viceversa, né trovando fondamento che l’aggiudicatario provvisorio, non possa partecipare alla gara in aumento di sesto personalmente o a mezzo di procuratore legale atteso che una volta assicurato (attraverso l’offerta in aumento) l’esito dell’incanto corrisponde all’interesse della procedura di espropriazione la facilitazione alla partecipazione alla gara. Cass. 13 gennaio 2005, n. 578.

 

Contra: In tema di espropriazione immobiliare, la gara contemplata dall’art. 584, c.p.c., per il caso in cui, dopo l’incanto, vi sia offerta di «aumento del sesto», è soggetta alle modalità fissate dagli artt. 571 e 573 codice di rito per la vendita senza incanto; ne consegue che la partecipazione alla gara stessa deve avvenire di persona o a mezzo di procuratore legale, come previsto dal 1º comma del citato art. 571 a pena d’invalidità, non potendosi ritenere consentita la partecipazione tramite mandatario munito di procura speciale, la quale è autorizzata dall’art. 579, 2º comma, c.p.c., in via di eccezione alle comuni regole processuali, solo per la diversa ipotesi della vendita con incanto. Cass. 12 aprile 1988, n. 2871.

 

 

1.2. Partecipazione dell’aggiudicatario provvisorio.

In tema di vendita con incanto, nell’esecuzione forzata immobiliare, la formulazione di offerte con aumento di sesto (art. 584 c.p.c.), consistendo in una continuazione del medesimo procedimento di espropriazione contro la stessa persona, non obbliga l’aggiudicatario provvisorio che vi partecipa a presentare una nuova domanda d’acquisto dei beni pignorati, essendo egli un soggetto che ha già formulato in precedenza una domanda, la quale, ritenuta valida nei suoi presupposti formali e quantitativi, ha dato luogo ad aggiudicazione, sia pure in forma provvisoria. Cass. 27 febbraio 1998, n. 2226.

 

 

1.3. Partecipazione degli offerenti all’incanto non aggiudicatari.

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, la fase del rincaro, conseguente alla formulazione di offerte con “aumento del quinto”, ai sensi dell’art. 584 c.p.c., - alla luce della sua riscrittura (intervenuta ad opera della legge 14 maggio 2005, n. 80, applicabile, nella specie “ratione temporis”) - rappresenta non già il proseguimento del precedente (e concluso) incanto, bensì un’ulteriore fase del procedimento, retta da regole proprie e da un diverso sistema di aggiudicazione, in cui deve nuovamente effettuarsi la verifica della legittimazione a partecipare alla gara, alla quale possono ammettersi anche i soggetti che, intervenuti all’incanto, non avevano superato il prezzo di aggiudicazione provvisoria, non potendosi desumere dal mancato rilancio in quella fase l’intenzione di non superare l’offerta di detto prezzo, né potendosi precludere una loro nuova e libera valutazione del proprio interesse, ingiustificatamente menomandosi, altrimenti, la paritaria e comune libertà di contrattazione. A maggior ragione, non possono essere esclusi dalla gara coloro che non abbiano partecipato al primo incanto per questo solo fatto, senza con ciò ledere gli interessi del debitore e dei suoi creditori nel processo di esecuzione. La nuova formulazione dell’articolo, infatti, non ha apportato alcuna modifica in ordine alla legittimazione alla partecipazione all’incanto, ribadendo la pubblicizzazione con le modalità di cui all’art. 570 c.p.c. e, quindi, rivolta a tutti i possibili interessati. Cass. 13 luglio 2011, n. 15435.

 

Il procedimento di espropriazione - se, dopo l’aggiudicazione provvisoria, prosegue con l’eventuale offerta di aumento di sesto e con la gara tra gli offerenti - è retto, anche nella nuova fase, dall’ordinanza ex art. 576 c.p.c., la quale trova il suo momento esecutivo (art. 487 c.p.c.) nell’aggiudicazione, sicché fino a tale momento può sempre essere revocata o modificata dal giudice che l’ha emessa. Pertanto il giudice dell’esecuzione può modificarla anche nella parte che concerne la cauzione, senza che sia prevista alcuna pubblicità del provvedimento quando, come nella specie, la modifica sia contenuta nello stesso verbale di vendita, di cui chi non sia stato presente all’incanto prende conoscenza con la lettura del verbale, che è in ogni caso indispensabile al fine di conoscere il prezzo raggiunto dall’incanto. (Fattispecie anteriore all’approvazione della modifica di cui all’art. 584 c.p.c., con la quale è stato espressamente previsto il raddoppio della cauzione da parte dell’offerente in aumento di sesto). Cass. 27 giugno 2007, n. 14842.

 

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, la fase del rincaro, conseguente alla formulazione di offerte con aumento di sesto (art. 584 c.p.c.), rappresenta non già il proseguimento del precedente (e concluso) incanto, ma un’ulteriore fase del procedimento, retta da regole proprie e da un diverso sistema di aggiudicazione in cui deve nuovamente effettuarsi la verifica della legittimazione a partecipare alla gara, alla quale possono ammettersi anche i soggetti che, intervenuti all’incanto, non avevano superato il prezzo di aggiudicazione provvisoria, non potendosi desumere dal mancato rilancio in quella fase l’intenzione di non superare l’offerta di detto prezzo, né potendosi precludere una loro nuova e libera valutazione del proprio interesse, ingiustificatamente menomandosi, altrimenti, la paritaria e comune libertà di contrattazione. A maggior ragione non possono essere esclusi dalla gara coloro che non abbiano partecipato al primo incanto, per questo solo fatto, senza con ciò ledere gli interessi del debitore e dei suoi creditori nel processo di esecuzione. Cass. 6 ottobre 2005, n. 19498; conforme Cass. 26 maggio 1995, n. 5880, Cass. 23 novembre 1994, n. 9886, Cass., Sez. Un., 22 luglio 1993, n. 8187.

 

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, l’offerente all’incanto, il quale non si sia reso aggiudicatario per non aver rilanciato l’offerta superiore, è legittimato a formulare dopo l’incanto un offerta con l’aumento del sesto sul prezzo di aggiudicazione (art. 584 c.p.c.), atteso che in tale fase ulteriore del procedimento, retta da regole proprie e da un diverso sistema di aggiudicazione, la verifica della legittimazione a partecipare alla nuova gara deve essere effettuata ex novo, ai sensi dell’art. 573 c.p.c. Tale interpretazione del citato art. 584 manifestamente non si pone in contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza. Cass. 30 maggio 1995, n. 6063.

 

Contra: In tema di vendita all’incanto nella esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, il soggetto che ha partecipato all’incanto con offerte superate da quella, non seguita da rilancio, dell’aggiudicatario provvisorio non può formulare offerta di acquisto con aumento di sesto, ai sensi dell’art. 584 c.p.c., non potendosi riconoscere un suo interesse di partecipare alla successiva gara con l’aggiudicatario provvisorio e gli altri eventuali offerenti con aumento di sesto dopo che, nell’incanto ha permesso, astenendosi dal rilancio, l’aggiudicazione provvisoria, a meno che, avendo partecipato al precedente incanto nella veste di procuratore legale per persona da nominare, non formuli l’offerta con aumento di sesto per persona da nominare diversa da quella per la quale ha partecipato all’incanto. Cass. 3 ottobre 1992, n. 10867.

 

In tema di vendita all’incanto nell’espropriazione immobiliare la legittimazione - dopo l’espletamento dello incanto - a formulare l’offerta di aumento di sesto a norma dell’art. 584 c.p.c. - ed a partecipare alla successiva gara - va esclusa per i soggetti che hanno partecipato alla precedente fase dell’incanto, formulando offerte che siano state superate da altre, e non hanno rilanciato, ma non anche per coloro che hanno provveduto soltanto alla prestazione di cauzione ed al deposito delle spese ai sensi del 1º comma art. 580 c.p.c., senza, di poi, partecipare all’incanto con una offerta. Cass. 13 marzo 1992, n. 3059.

 

Le offerte di aumento di sesto di cui all’art. 584 c.p.c. non danno luogo ad un procedimento a sé stante, ma costituiscono un ulteriore impulso all’iter procedimentale iniziato con l’ordinanza che ha disposto la vendita all’incanto; alla gara, conseguentemente, devono essere chiamati soltanto l’offerente o gli offerenti in aumento di sesto e l’aggiudicatario provvisorio, con esclusione degli offerenti che nel precedente incanto non si sono resi aggiudicatari per non aver rilanciato l’offerta superiore. Cass. 6 gennaio 1984, n. 88; conforme Cass. 27 maggio 1982, n. 3280.

 

 

1.4. Altre ipotesi.

Nell’ambito delle società in nome collettivo, le limitazioni, derivanti dall’atto costitutivo, del potere di rappresentanza del singolo socio amministratore, costituendo una deroga al principio generale, dettato dall’art. 2266 c.c., per il quale detta rappresentanza spetta disgiuntamente a ciascuno di essi per tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, sono di stretta interpretazione e, come tali, non estensibili a tutte quelle attività che, sebbene finalizzate alla conclusione di atti richiedenti, per previsione dell’atto costitutivo, la partecipazione congiunta dei soci amministratori, abbiano una loro giuridica autonomia; ne consegue, pertanto, che ove l’atto costitutivo della società richieda la firma congiunta dei soci amministratori per gli atti di acquisto, detta previsione non preclude la legittimazione del singolo socio amministratore a presentare, nell’ambito del procedimento di espropriazione immobiliare, l’offerta dopo l’incanto di aumento del sesto ex art. 584 c.p.c., atteso che detta offerta, sebbene avente carattere di irrevocabilità, non determina un automatico trasferimento del bene in favore della società offerente, ma costituisce soltanto un atto, ad esso prodromico, inserito nel procedimento esecutivo come presupposto dei provvedimenti del giudice di assegnazione e di trasferimento del bene medesimo. Cass. 10 settembre 2002, n. 13146.

 

In tema di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, la formulazione di offerte con aumento di sesto successivamente all’incanto rappresenta non già il proseguimento di questo, ma una nuova fase del procedimento di vendita, con necessaria effettuazione di nuova verifica della legittimazione a partecipare alla gara, della quale non può ritenersi privato l’aggiudicatario provvisorio che, dopo aver provveduto a corrispondere tempestivamente, ossia nel termine, indicato dall’art. 88 del D.P.R. n. 602 del 1973, di tre giorni dalla vendita, il prezzo di aggiudicazione, abbia successivamente ritirato le somme versate (cauzione, spese e prezzo di aggiudicazione). Cass. 28 luglio 1999, n. 8181.

 

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, l’offerta con «aumento di sesto» di cui all’art. 584 c.p.c. non può essere formulata con espressa clausola di revocabilità, sebbene non sia prevista un’esplicita sanzione di nullità al riguardo, in quanto l’irrevocabilità è un requisito indispensabile per il raggiungimento dello scopo dell’atto, consistente nella possibilità di procedere all’aggiudicazione a un prezzo superiore a quello offerto dall’aggiudicatario provvisorio e, dunque, più vicino a quello realizzabile in una libera contrattazione. L’indicata clausola, non costituendo una parte dell’offerta indipendente dalle altre, ma attenendo all’essenza stessa di essa, non consente l’applicazione del principio di conservazione dell’atto parzialmente nullo (attuato in campo processuale dall’art. 159 comma 2 c.p.c.) e determina la nullità dell’offerta (e non solo di detta clausola). Cass. 10 dicembre 1996, n. 10971.

 

Nell’esecuzione forzata immobiliare, il principio che nega ai soggetti che hanno partecipato all’incanto il potere di fare l’offerta di aumento di sesto prevista dall’art. 584 c.p.c. è di stretta interpretazione e non può essere esteso, quindi, ai soggetti che, pur avendo depositato la cauzione, hanno espressamente rinunciato, prima dell’incanto, a parteciparvi. Cass. 24 febbraio 1993, n. 2277.

 

 

  1. Termine.

 

 

2.1. Carattere perentorio del termine.

Il termine di dieci giorni previsto dall’art. 584 c.p.c. per le offerte in aumento del prezzo di vendita del bene pignorato trova la sua ratio nell’esigenza di limitare lo stato di incertezza dell’aggiudicato provvisorio e, nel contempo, di pervenire, con la massima celerità possibile, alla definizione della fase del processo esecutivo costituita dalla vendita forzata per passare a quella, conclusiva, della ripartizione del prezzo ricavato; pertanto, ponendosi l’offerta in aumento di sesto come atto impeditivo del consolidarsi di una situazione giuridica sorta con carattere di provvisorietà, il termine fissato dalla legge per il compimento di tale atto, per lo scopo che persegue e per la funzione che è destinato ad assolvere, deve essere ritenuto di carattere perentorio, pur in assenza di una esplicita dichiarazione in tal senso del legislatore, e tale, perciò, da delimitare a coloro che hanno proceduto all’offerta in aumento di un sesto entro il termine stesso l’ambito dei soggetti che hanno diritto a partecipare alla gara. Cass. 11 maggio 1983, n. 3265; conforme Cass. 13 aprile 1977, n. 1389.

 

 

2.2. Revoca di provvedimenti e decorrenza del termine.

Pur essendo la procedura di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c. applicabile, benché non richiamata, al processo di esecuzione, l’intervenuta correzione con ordinanza del giudice dell’esecuzione, in materia di espropriazione immobiliare, dell’errore materiale (rilevabile “ictu oculi”) relativo al prezzo riportato nella precedente ordinanza di aggiudicazione provvisoria non comporta la riapertura del termine utile per la proposizione di una nuova offerta di aumento ai sensi dell’art. 584 c.p.c., non essendo configurabile nel nostro ordinamento, in mancanza di un’esplicita norma al riguardo, la facoltà, per il giudice, di disporre la riapertura del termine in questione, avente natura perentoria. Cass. 15 maggio 2009, n. 11320.

 

L’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, nel corso di un processo di esecuzione forzata immobiliare, revoca un suo precedente provvedimento con cui aveva dichiarato la nullità dell’incanto e revocato l’aggiudicazione provvisoria del bene, produce l’effetto di ripristinare l’efficacia dell’aggiudicazione dalla data in cui il provvedimento è reso conoscibile; pertanto, deve ritenersi tempestiva l’offerta di aumento di sesto presentata (nella specie, da parte di colui il quale aveva chiesto ed ottenuto il provvedimento dichiarativo della nullità dell’incanto) prima della comunicazione del secondo provvedimento di revoca, ma successivamente al termine di dieci giorni dallo svolgimento dell’incanto dichiarato nullo. Cass. 10 febbraio 2003, n. 1936.

 

 

2.3. Prorogabilità del termine.

Anche nell’ipotesi in cui non siano dichiarati espressamente perentori dalla legge, i termini processuali devono sottostare alla regola della prorogabilità dei medesimi, ad opera del giudice, solo prima della loro scadenza. Non può pertanto, considerarsi valida l’offerta in aumento di sesto, presentata oltre il termine di dieci giorni, previsto dall’art. 584, comma 4, c.p.c., e senza che alcuna tempestiva istanza di proroga di detto termine sia stata proposta dall’interessato. Cass. 29 novembre 1995, n. 12400.

 

 

2.4. Sospensione della vendita.

Il potere di sospensione della vendita immobiliare, assegnato al giudice delegato dall’art. 108, 3º comma, R.D. 16 marzo 1942, n. 267, ove si ritenga il prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitato anche in collegamento ad una offerta di aumento del prezzo presentata dopo il termine di dieci giorni di cui all’art. 584, 1º comma, c.p.c., perché tale norma dell’esecuzione individuale deve ritenersi inapplicabile nella procedura concorsuale. Cass. 31 marzo 1989, n. 1580.

 

 

2.4.1. Sospensione della vendita e procedura concorsuale.

In tema di liquidazione concorsuale, il potere di sospensione della vendita immobiliare può essere esercitato anche in relazione ad una vendita senza incanto ed in riferimento ad un’offerta di aumento presentata oltre il termine previsto per essa dall’art. 584 c.p.c., perché tale norma dell’esecuzione individuale deve ritenersi inapplicabile nella procedura concorsuale. Cass. 3 novembre 1992, n. 11887.

 

 

2.5. Sospensione feriale.

Nell’esecuzione forzata immobiliare, l’aumento di sesto, che costituisce una fase ulteriore dell’individuazione dell’aggiudicatario, attraverso il proseguimento dell’incanto con le forme della vendita senza incanto, segna una particolare modalità di svolgimento del processo esecutivo ed il termine di dieci giorni, entro il quale tale aumento deve essere fatto (art. 584 c.p.c.), collocandosi nell’interno del processo, assume natura processuale, con la conseguenza che lo stesso è soggetto alla sospensione prevista per il periodo feriale della l. n. 742 del 1969. Cass. 19 gennaio 1987, n. 420.

 

 

2.5.1. Sospensione feriale e vendita fallimentare.

Tra gli affari civili urgenti, previsti dall’art. 92 dell’ordinamento giudiziario ed esclusi, a norma dell’art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, di cui all’art. 1 della medesima legge, non sono comprese le vendite fallimentari. (Nella specie, si è ritenuto quindi soggetto a sospensione il termine per la presentazione dell’offerta in aumento di sesto, ex art. 584 c.p.c., in relazione ad una vendita di immobile in sede fallimentare). Cass. 28 giugno 2006, n. 14979.

 

 

2.6. Estinzione della procedura esecutiva.

In tema di espropriazione immobiliare, qualora in fase di vendita sia intervenuta l’aggiudicazione provvisoria e successivamente il giudice dell’esecuzione abbia dichiarato l’estinzione della procedura esecutiva in pendenza del termine per la presentazione delle eventuali offerte in aumento di un sesto (ora di un quinto) ai sensi dell’art. 584 c.p.c., si deve ritenere che, ai sensi nel nuovo art. 187-bis, disp. att., c.p.c. (introdotto per effetto dell’art. 24-novies, del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni ed integrazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, e recante la rubrica «Intangibilità nei confronti dei terzi degli effetti degli atti esecutivi compiuti»), gli effetti dell’aggiudicazione, «anche provvisoria», restano fermi nei confronti degli aggiudicatari, anche se tali non in via definitiva, poiché, con questa disposizione, il legislatore ha inteso incidere sul contenuto dell’art. 632 c.p.c. - relativo, appunto, agli effetti dell’estinzione del processo esecutivo - precisandolo nel senso che tanto l’aggiudicazione provvisoria che l’assegnazione sono ora da ritenersi atti indifferenti a detta estinzione, la quale, quindi, non ne determina la caducazione, con la conseguente configurabilità del diritto dell’aggiudicatario provvisorio all’ottenimento del trasferimento del bene in suo favore. Il citato art. 187-bis, disp. att., c.p.c. si qualifica come norma interpretativa, per quanto desumibile dalla volontà del legislatore di dirimere il contrasto esistente in materia tra la giurisprudenza della Corte di Cassazione e la dottrina, anche alla stregua della stessa espressione contenuta nell’introduzione del richiamato art. 2, comma 4-novies, del D.L. n. 35 del 2005, convertito nella legge n. 80 del 2005, in cui si afferma che tale norma risulta emanata «al fine.di ribadire la corretta interpretazione della normativa in materia di esecuzione forzata». Pertanto, trattandosi di norma di interpretazione autentica, essa trova applicazione anche ai procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore. Cass., Sez. Un., 30 novembre 2006, n. 25507.

 

 

  1. Prestazione della cauzione.

In tema di espropriazione immobiliare, l’offerta di aumento di sesto ex art. 584 c.p.c. (nel testo in vigore antecedentemente alle modifiche ad esso apportate dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80) deve essere accompagnata, oltre che dalla cauzione in misura non inferiore al decimo del prezzo offerto, altresì, a pena di inefficacia, dal deposito dell’ammontare approssimativo delle spese di vendita, come imposto dall’art. 580 c.p.c., poiché dal sistema normativo - il quale prescrive il rispetto del termine perentorio di dieci giorni al fine di assicurare la sollecita definizione della procedura nella quale, in caso di sua inosservanza, la già avvenuta aggiudicazione provvisoria è destinata a diventare definitiva - si rileva che non sono consentite successive integrazioni dell’offerta e che i provvedimenti successivi alla sua formulazione sono soltanto l’indizione della gara sull’offerta più elevata e la relativa pubblicità, rimanendo escluse l’audizione delle parti e la deliberazione sull’offerta ai sensi dell’art. 572 c.p.c. Cass. 12 aprile 2011, n. 8328.

 

In tema di espropriazione immobiliare, l’offerta di aumento di sesto ex art. 584 c.p.c. (nel testo in vigore antecedentemente alle modifiche ad esso apportate dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80) deve essere accompagnata, oltre che dalla cauzione in misura non inferiore al decimo del prezzo offerto, altresì, a pena di inefficacia, dal deposito dell’ammontare approssimativo delle spese di vendita, come imposto dall’art. 580 c.p.c., poiché dal sistema normativo - il quale prescrive il rispetto del termine perentorio di dieci giorni ai fine di assicurare la sollecita definizione della procedura nella quale, in caso di sua inosservanza, la già avvenuta aggiudicazione provvisoria è destinata a diventare definitiva - si rileva che non sono consentite successive integrazioni dell’offerta e che i provvedimenti successivi alla sua formulazione sono soltanto l’indizione della gara sull’offerta più elevata e la relativa pubblicità, rimanendo escluse l’audizione delle parti e la deliberazione sull’offerta ai sensi dell’art. 572 c.p.c. Cass. 29 marzo 2006, n. 7233.

 

In tema di espropriazione immobiliare, qualora sia stata formulata offerta di aumento del sesto dopo l’incanto, ai sensi dell’art. 584 c.p.c., ma la prestazione della cauzione sia avvenuta in misura inferiore al decimo del prezzo proposto (come esige l’art. 571 comma 2 c.p.c.), una volta decorso il termine di dieci giorni previsto dal comma 1 dell’art. 584 c.p.c., non è possibile un’integrazione della cauzione e si determina l’inefficacia dell’offerta, ancorché l’offerente, nell’offrire l’integrazione, assuma di essere incorso in un mero errore di calcolo ex art. 1430 c.c. Infatti, la prestazione della cauzione si concreta in un «adempimento fattuale» e come tale esprime soltanto la consegna del denaro ed il titolo in base al quale detta consegna avviene, mentre non contiene e non esprime la manifestazione degli elementi di determinazione dell’ammontare della somma versata e, quindi, non consente di individuare l’errore nel quale l’offerente prestatore della cauzione sia eventualmente incorso. Cass. 9 aprile 1999, n. 3470.

 

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, l’aggiudicatario provvisorio può partecipare alla gara indicata nel comma 2 dell’art. 584 c.p.c. senza necessità di presentare una nuova domanda di acquisto dei beni pignorati e senza obbligo di versamento di una cauzione e di deposito delle spese, in relazione al nuovo prezzo offerto, valendo a tal fine la cauzione già indicata nell’ordinanza che ha disposto la vendita e il deposito già effettuato. Cass. 27 febbraio 1998, n. 2226.

 

Non sussiste alcuna forma di responsabilità a carico dell’offerente per aumento di sesto il quale, successivamente alla presentazione dell’offerta (nel caso di specie per persona da nominare), ne abbia cagionato l’inammissibilità per non aver provveduto al versamento della cauzione, posto che - anche nel sospetto di un’eventuale rilievo eminentemente dilatorio -, il fatto che altri offerenti abbiano deciso di partecipare alla nuova fase d’incanto rileva nel senso di accettare e di ritenere dunque congruo il nuovo prezzo così aumentato, giacché la partecipazione dopo l’aumento di sesto è del tutto libera e non affatto automaticamente legata all’eventuale precedente aggiudicazione provvisoria. Trib. Padova, 2 agosto 2001.

 

Nella fase di aumento di sesto dopo l’incanto nell’espropriazione immobiliare in sede di fallimento, la mancata o invalida prestazione di cauzione, e il mancato deposito delle spese nella misura stabilita, determinano l’inefficacia dell’offerta. Trib. Catanzaro, 24 marzo 1999.

 

 

  1. Pubblico avviso.

Nell’esecuzione per espropriazione immobiliare, l’ordinanza con la quale a norma dell’art. 584 c.p.c., a seguito di offerte pervenute dopo il primo incanto, il giudice dell’esecuzione abbia disposto la gara di cui all’art. 573 c.p.c. senza aver stabilito che essa sia preceduta dall’avviso pubblico dell’offerta più alta, si presenta come atto esecutivo potenzialmente lesivo dell’interesse del debitore e dei creditori a che alla gara prendano parte quanti più offerenti possibile e, dunque, è impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. Cass. 26 febbraio 1998, n. 2122.

 

In tema di espropriazione immobiliare, la mancanza del pubblico avviso dell’offerta più alta, prescritto, nel caso di offerta di acquisto dopo l’incanto (cosiddetto aumento di sesto), dall’ultimo comma dell’art. 584 c.p.c., esaurendo questo la sua funzione nella informazione, all’aggiudicatario provvisorio ed agli offerenti successivi, della futura posta di partenza della cosiddetta gara chiusa che dovrà svolgersi tra di loro nelle forme indicate dall’art. 573 c.p.c., non è causa di nullità della gara e della successiva aggiudicazione quando tutti coloro che vi avevano diritto hanno effettivamente partecipato alla gara. Cass. 24 febbraio 1993, n. 2277.

 

 

  1. Opposizioni.

 

 

5.1. Termine per la proposizione.

In tema di opposizione agli atti esecutivi, qualora il giudice dell’esecuzione fissi con ordinanza l’udienza per l’esperimento della gara conseguente alla presentazione di un offerta in aumento di sesto (successiva all’aggiudicazione provvisoria del bene ad altro creditore), il termine di cinque giorni per la proposizione dell’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. decorre dalla data del deposito dell’offerta in aumento di sesto e non da quello dell’ordinanza con la quale sia stata fissata la gara sull’offerta medesima. Cass. 11 aprile 2000, n. 4587.

 

Contra: In tema di espropriazione forzata immobiliare, il termine per l’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. avverso l’offerta di aumento di sesto decorre, per l’aggiudicatario provvisorio, dalla data in cui è stato personalmente avvisato dell’offerta più alta ed invitato a partecipare alla nuova gara, ai sensi dell’art. 573 c.p.c. Cass. 9 giugno 1994, n. 5621.

 

L’opposizione proposta avverso l’offerta di aumento di sesto, per non essere stata la stessa accompagnata da deposito per spese, costituisce opposizione agli atti esecutivi ed il relativo termine di cinque giorni decorre dal momento in cui tale offerta viene formulata. Cass. 7 giugno 1982, n. 3454.

 

 

5.2. Casistica.

Nell’espropriazione forzata immobiliare, in forza del disposto dell’ultima parte dell’art. 187-bis disp. att. c.p.c. (introdotto dall’art. 2, comma 4-novies, del D.L. 14 marzo 2005, conv., con modif., nella legge 14 maggio 2005, n. 80 e caratterizzantesi come norma di interpretazione autentica, applicabile in quanto tale anche retroattivamente nei processi in corso alla data del 15 maggio 2005), l’istanza di conversione del pignoramento diviene improcedibile successivamente all’assegnazione o all’aggiudicazione anche provvisoria, rimanendo il bene definitivamente acquisito all’assegnatario o all’aggiudicatario che provveda al pagamento del conguaglio o del saldo del prezzo; tale principio si applica anche quando la suddetta istanza sia stata presentata nel vigore del previgente testo dell’art. 495 c.p.c., in base al quale l’esercizio della facoltà di conversione era consentito “in qualsiasi momento anteriore alla vendita”, risultando ora individuato il termine ultimo - alla stregua della indicata nuova norma di attuazione - in quello dell’aggiudicazione, anche provvisoria, o dell’assegnazione. Cass. 2 aprile 2009, n. 8017.

 

È inammissibile il ricorso in Cassazione ai sensi dell’ art. 111 Cost. avverso il provvedimento con il quale nel corso dell’esecuzione immobiliare il giudice dell’esecuzione dichiara l’inefficacia della offerta di aumento di sesto, formulata ai sensi dell’art. 584, perchè detta ordinanza, che è un atto di esecuzione, può essere impugnata ai sensi dell’art. 617 con l’opposizione agli atti esecutivi. Cass. 15 marzo 2006, n. 5686.

 

Nell’esecuzione per espropriazione immobiliare, la caducazione dell’aggiudicazione provvisoria non è conseguenza dell’offerta del terzo (atto di parte soggetto a verifica giudiziale), ma del provvedimento del giudice dell’esecuzione, che, riconosciutane la validità ed efficacia, a norma dell’art. 584 c.p.c., dispone che si faccia luogo alla gara di cui all’art. 573 dello stesso codice, in tal modo facendo venir meno gli effetti dell’aggiudicazione provvisoria a seguito dell’imposizione di una nuova gara. Pertanto, nel caso in cui il giudice dell’esecuzione abbia dichiarato inammissibile l’offerta di aumento del sesto fatta da un terzo ed il relativo provvedimento sia stato comunicato al debitore esecutato, quest’ultimo, se vuole sostenere la validità dell’offerta, deve impugnare, ai sensi dell’art. 617 c.p.c. il detto provvedimento, soltanto a seguito dell’annullamento del quale l’offerta ritenuta valida può avere l’effetto di caducare l’aggiudicazione provvisoria. Cass. 7 luglio 2003, n. 10693; conforme Cass. 13 ottobre 1995, n. 10684.

 

L’opposizione agli atti esecutivi proveniente da debitore che lamenti vizi dell’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione, a seguito di offerta in aumento di sesto, abbia fissato un termine per la presentazione di nuove offerte, è improponibile per difetto di interesse ad agire, non potendo l’accoglimento della domanda apportare alcun concreto beneficio all’attore, posto che la caducazione della fase successiva all’offerta in aumento comporta il consolidamento dell’aggiudicazione provvisoria. Cass. 11 giugno 1990, n. 5678.

 

È legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi sia il procuratore offerente per persona da nominare che ha effettuato l’offerta di aumento di sesto, sia la persona nominata, quando la nomina sia avvenuta prima dell’aggiudicazione. Cass. 25 maggio 1985, n. 3177.

  1. Giurisprudenza sub par. 2.6.

 

 

  1. Sopravvenuto soddisfacimento dei creditori.

Il 1º comma dell’art. 632 c.p.c. ed il 1º comma dell’art. 495 dello stesso codice vanno intesi nel senso che, ove si tratti di espropriazione immobiliare a mezzo di vendita con incanto, si riferiscono, con i termini, rispettivamente, di «aggiudicazione» e di «vendita», all’aggiudicazione definitiva, per cui soltanto se questa è avvenuta il debitore, qualora si verifichi successivamente l’estinzione del processo esecutivo, non può ottenere la restituzione degli immobili pignorati, avendo diritto alla sola consegna della somma ricavata dalla vendita, e non può chiedere la conversione del pignoramento; analogamente, nell’ipotesi in cui il debitore esecutato abbia soddisfatto tutti i crediti del pignorante e degli intervenuti, soltanto se, prima di tale soddisfacimento integrale, è avvenuta l’aggiudicazione definitiva, il processo esecutivo prosegue al fine dell’emanazione del decreto di trasferimento in favore dell’aggiudicatario definitivo; mentre, se non vi è stata ancora aggiudicazione definitiva, pur essendo stato raggiunto lo stadio dell’aggiudicazione provvisoria e pur in presenza di offerte di aumento di sesto, il processo esecutivo diviene improseguibile ed il debitore esecutato ha diritto alla restituzione degli immobili pignorati. Cass., Sez. Un., 18 gennaio 1983, n. 413.

 

 

  1. Esecuzione esattoriale.

Nell’espropriazione immobiliare esattoriale - disciplinata, per quanto non previsto dagli artt. 46 ss. D.P.R., 29 settembre 1973, n. 602, dalla normativa del codice di procedura civile, ex art. 45, comma 3, di detto decreto - trova applicazione, non essendo derogato da tali disposizioni speciali, l’art. 586 c.p.c. e, pertanto, l’effetto traslativo del diritto sul bene pignorato non si verifica nel momento del deposito, da parte dell’aggiudicatario, del prezzo in cancelleria ai sensi dell’art. 88 del D.P.R. n. 602 del 1973, bensì da quello del (necessario e) successivo decreto di trasferimento a norma dell’art. 586 citato, con la conseguenza che sono ammesse, nell’esecuzione in questione, le offerte di aumento di sesto di cui all’art. 584 c.p.c., non precluse da un trasferimento già avvenuto del diritto sul bene staggito. Cass. 7 settembre 1999, n. 9480.

 

Nell’espropriazione immobiliare esattoriale (disciplinata dagli artt. 78 e 90 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 603) sono consentite, entro dieci giorni dall’incanto, offerte di aumento di sesto a norma dell’art. 584 c.p.c. ed il provvedimento pretorile che ne dichiari l’inammissibilità ovvero, ammettendole, disponga la gara, ha natura ordinatoria con la conseguenza che è impugnabile, non già con ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., ma con opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi, senza che vi osti il disposto dell’art. 54, comma 2 dello stesso D.P.R. del 1973, in quanto l’ivi disposta esclusione di siffatti rimedi è da intendere limitata ai soli casi in cui si tratti di contestazioni rivolte all’attività dell’esattore che possono farsi valere con ricorso all’intendente di finanza. Cass. 2 marzo 1994, n. 2040.

 

L’espropriazione immobiliare esattoriale, disciplinata dagli artt. 46 ss., D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, costituisce un procedimento esecutivo speciale, che deroga parzialmente alle disposizioni dettate dal codice di procedura civile, ma non si sottrae, in nessuna delle sue fasi, alla giurisdizione ordinaria ed anzi è assoggettato anche a tali disposizioni, ove le stesse non siano espressamente derogate dalle concorrenti norme speciali; ne consegue che anche nell’ambito del detto procedimento sono ammesse, da un lato, le offerte in aumento di sesto, di cui all’art. 584 c.p.c., con legittimazione dell’originario aggiudicatario provvisorio a partecipare alla riapertura della gara, e, dall’altro lato, le opposizioni agli atti esecutivi provenienti da soggetti diversi dal contribuente, suoi familiari e coobbligati, operando il divieto delle opposizioni stesse, posto dall’art. 54, 2º comma, D.P.R. n. 602 del 1973 - senza che ciò violi il diritto di difesa degli interessati - con esclusivo riguardo a questi ultimi soggetti. Cass., Sez. Un., 7 maggio 1993, n. 5255.

 

 

  1. Procedure concorsuali.

In tema di liquidazione dell’attivo nel concordato preventivo con cessione dei beni, all’ordinanza di vendita all’incanto emessa dal giudice delegato sono applicabili le disposizioni in tema di offerta di aumento di sesto previste dall’art. 584 c.p.c. (compreso nel richiamo di cui all’art. 105 legge fall.) ed altresì quelle sul regime dell’impugnabilità di cui all’art. 617 c.p.c., non avendo essa natura di provvedimento meramente preparatorio; ne consegue che, per il parallelo richiamo all’art. 26 legge fall., essendo il termine per la predetta impugnazione decorrente dalla pubblicazione dell’avviso ex art. 570 c.p.c., è inammissibile il reclamo al tribunale avverso il provvedimento di aggiudicazione definitiva. (Nella specie, il reclamo era fondato su pretesi vizi del provvedimento, mai impugnato, che aveva disposto la gara sull’offerta di aumento di sesto). Cass. 18 febbraio 2009, n. 3903.

 

In tema di vendita all’incanto di beni immobili in sede fallimentare, il rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile contenuto nell’art. 105 legge fall. comprende anche la disposizione dettata dall’art. 584 c.p.c., concernente l’istituto dell’offerta in aumento di sesto, il quale non è incompatibile con la previsione, nell’art. 108 l. fall., di un più generale e discrezionale potere del giudice delegato di sospensione della vendita nel caso in cui ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, come è confermato dalla previsione per le esecuzioni immobiliari di un analogo potere (art. 586, comma primo, sost. dall’art. 19-bis del D.L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. con mod., in legge 12 luglio 1991, n. 203). Cass. 28 giugno 2006, n. 14979.

 

In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare, benché nella vendita senza incanto non trovi attuazione l’istituto dell’aumento del sesto di cui all’art. 584 c.p.c., tuttavia è pur sempre consentito al giudice delegato sospendere la vendita ai sensi dell’art. 108, comma 3, l. fall. quando ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello «giusto»; tale sospensione non necessita di una espressa deliberazione, dovendo invece ritenersi implicitamente presupposta nel decreto di fissazione di una ulteriore gara intervenuto prima dell’esaurimento della vendita e dopo la presentazione di offerte in aumento, dovendosi, peraltro, specificare che, in questo caso, le offerte in aumento non rilevano come condizione di apertura una nuova gara, bensì come indici della sproporzione (per difetto) del prezzo raggiunto rispetto a quello «giusto» e quindi come presupposto per l’esercizio del potere discrezionale di sospendere (anche implicitamente) la vendita. Cass. 15 settembre 2000, n. 12164; conforme Cass. 3 novembre 1992, n. 11887.

 

In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare mediante vendita di immobili, nell’ipotesi in cui il giudice delegato, dopo l’espletamento dell’incanto e la conseguente aggiudicazione, disponga, sulla base di offerte in aumento - senza contemporaneamente provvedere a sospendere o revocare la disposta vendita - anziché la gara tra gli offerenti (artt. 573 e 584 c.p.c.), un nuovo incanto, non sono ammesse dopo l’espletamento di questo, con conseguente aggiudicazione, (ulteriori) offerte in aumento. Cass. 25 ottobre 1996, n. 9354.

 

Alla vendita di un immobile all’incanto disposta in esecuzione di un concordato preventivo con cessione dei beni sono applicabili le disposizioni in tema di offerta di aumento di sesto previste dall’art. 584 c.p.c. (compreso nel richiamo di cui all’art. 105, l. fall.), atteso che le vendite effettuate dal liquidatore, non essendo ricollegabili ad una libera determinazione del debitore, debbono essere assimilate a quelle disposte nell’ambito della procedura fallimentare. Cass. 18 luglio 1996, n. 6478.



 
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