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Codice proc. civile agg.  al  27 Giu 2015
 
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Art. 587 cod. proc. civile: Inadempienza dell’aggiudicatario

 

Se il prezzo non e’ depositato nel termine stabilito, il giudice dell’esecuzione con decreto dichiara la decadenza dell’aggiudicatario (1), pronuncia la perdita della cauzione a titolo di multa e quindi dispone un nuovo incanto (2). La disposizione di cui al periodo precedente si applica altresi’ nei confronti dell’aggiudicatario che non ha versato anche una sola rata entro dieci giorni dalla scadenza del termine; il giudice dell’esecuzione dispone la perdita a titolo di multa anche delle rate gia’ versate. Con il decreto adottato a norma del periodo precedente, il giudice ordina altresi’ all’aggiudicatario che sia stato immesso nel possesso di rilasciare l’immobile al custode; il decreto costituisce titolo esecutivo per il rilascio.

 

Per il nuovo incanto si procede a norma degli articoli 576 e seguenti. Se il prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a quello dell’incanto precedente, l’aggiudicatario inadempiente e’ tenuto al pagamento della differenza (3).

 


Commento

Aggiudicatario: [v. 580]; Termine: [v. 152]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Decreto: [v. 135]; Cauzione: [v. 576]; Incanto: [v. 576].

 

(1) Il mancato versamento del prezzo influisce solo sulla perdita della qualità di aggiudicatario, che si acquista con l’ordinanza di aggiudicazione in seguito alla maggiore offerta presentata, e non sul trasferimento della proprietà, che si determina con il decreto di cui al precedente articolo [v. 586]. La decadenza segue alla riconosciuta natura perentoria [v. 153] del termine stabilito dal giudice per il deposito del prezzo.

 

(2) È improprio l’inciso «a titolo di multa» poiché la cauzione persa non è acquisita dallo Stato, ma concorre a determinare la somma ricavata dall’espropriazione.

 

(3) La rivendita forzata è, pertanto, l’unico strumento per far valere la responsabilità dell’aggiudicatario inadempiente.


Giurisprudenza annotata

Inadempienza dell’aggiudicatario.

 

 

  1. Inadempimento dell’aggiudicatario; 2. Questione di legittimità costituzionale; 3. Inapplicabilità della disciplina civilistica; 3.1. Esecuzione individuale; 3.2. Procedura concorsuale; 4. Casistica.

 

 

  1. Inadempimento dell’aggiudicatario.

In tema di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, l’inadempimento dell’aggiudicatario nel deposito del prezzo di vendita comporta, ai sensi dell’art. 587 c.p.c., la pronunzia da parte del giudice dell’esecuzione della decadenza dell’aggiudicatario, con conseguente ordine di incameramento della cauzione a titolo di multa e disposizione di un nuovo incanto, senza possibilità di far rivivere una precedente aggiudicazione. Cass. 8 aprile 2003, n. 5506.

 

Nella vendita dei beni del fallito in caso di inadempimento dell’aggiudicatario si applicano le disposizioni dell’art. 587 c.p.c., che commina la perdita della cauzione versata dall’aggiudicatario a titolo di multa indipendentemente dalla colpevolezza del debitore. Trib. Rovigo, 30 settembre 1993.

 

 

  1. Questione di legittimità costituzionale.

In tema di inadempienza dell’aggiudicatario nell’espropriazione immobiliare, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 587 c.p.c. (decadenza dell’aggiudicatario e perdita della cauzione a titolo di multa, in caso di mancato deposito del prezzo d’aggiudicazione nel termine stabilito), in relazione agli artt. 3, 24, 25, 113 Cost. Cass. 10 gennaio 2002, n. 255.

 

 

  1. Inapplicabilità della disciplina civilistica.

 

3.1. Esecuzione individuale.

Nell’ipotesi di vendita forzata - in cui la legge pone una strettissima interdipendenza tra decadenza dell’aggiudicatario per mancato pagamento, fissazione della nuova vendita e confisca della cauzione - non può invocarsi la sussistenza di garanzie reali o altri vincoli gravanti sulla cosa oggetto di aggiudicazione ai fini dell’applicabilità degli artt. 1482 e 1489 c.c.; l’imputabilità dell’inadempimento può assumere peraltro rilievo ai fini della condanna di cui all’art. 177 disp. att. c.p.c. sotto il profilo della colpevolezza in relazione ad una situazione che legittima il ricorso all’autotutela; ciò implica, dato il richiamo alla buona fede di cui all’art. 1460, comma 2, c.c. e al timore di rivendica per un pericolo prima ignorato di cui all’art. 1481 c.c., la conoscenza da parte dell’aggiudicatario decaduto del pericolo di evizione e non può pertanto escludersi l’imputabilità dell’inadempimento allorquando la conoscenza del pericolo di evizione non sussista. Cass. 13 agosto 1999, n. 8631.

 

La tutela di cui all’art. 1460 c.c., la quale consente di mantenere in vita il contratto e tuttavia nel sospendere l’adempimento quando ciò sia giustificato dall’inadempimento altrui, non è estendibile alla vendita forzata. Pertanto, non è valutabile la sussistenza degli estremi dell’art. 1460 c.c. (o eventualmente degli artt. 1481 e 1482 c.c.) al fine di escludere la decadenza dell’aggiudicatario e la confisca della cauzione o al solo fine di escludere quest’ultima nella ipotesi in cui l’aggiudicatario non versi il prezzo nel termine adducendo la sussistenza di una situazione che comporta l’applicabilità delle norme sopraindicate. Cass. 19 giugno 1995, n. 6940.

 

 

3.2. Procedura concorsuale.

In tema di vendita coattiva di beni mobili in sede di liquidazione dell’attivo fallimentare, ove il soggetto che abbia proposto l’offerta più vantaggiosa, con il quale il curatore sia stato autorizzato a concludere la vendita, non rispetti la sua proposta, scattano, non già le conseguenze di cui all’art. 1337 c.c. in tema di responsabilità contrattuale, ma quelle previste in materia di procedura espropriativa dall’art. 587 c.p.c., in combinato disposto con l’art. 177 disp. att. (perdita della cauzione e, ove il prezzo derivante dal nuovo incanto sia inferiore, obbligo di pagare la differenza). Il ricorso a tale forma di autotutela resta legittimo in ogni caso, presumendosi l’imputabilità dell’inadempimento a carico dell’aggiudicatario, salva la prova contraria su quest’ultimo incombente. Cass. 6 settembre 2006, n. 19142.

 

In ordine alla vendita coattiva di beni mobili in sede di liquidazione dell’attivo fallimentare, qualora il soggetto che ha proposto l’offerta più vantaggiosa, con il quale il curatore sia stato autorizzato a concludere la vendita, non rispetti la sua proposta, si determinano non le conseguenze previste dall’art. 1337 c.c., in tema di responsabilità contrattuale, ma quelle sancite in materia di procedura espropriativa. In particolar modo, occorre far riferimento all’art. 587 c.p.c., in combinato disposto con l’art. 177 disp. att. c.p.c. App. Palermo, 19 ottobre 2011.

 

 

  1. Casistica.

È inammissibile il ricorso straordinario per Cassazione, ai sensi dell’art. 111, comma settimo, Cost., avverso il provvedimento con cui il giudice, nell’espropriazione forzata immobiliare, dopo che sia stata disposta la vendita con incanto e sia avvenuta l’aggiudicazione definitiva, dichiari la decadenza dell’aggiudicatario, per non avere questi provveduto al versamento del prezzo nel termine assegnatogli, trattandosi di provvedimento che ha natura di atto esecutivo, contro il quale il rimedio esperibile è l’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. Allo stesso modo, l’ordinanza di rigetto dell’istanza di revoca della suddetta ordinanza di decadenza è anch’essa impugnabile col rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, ma solo se le ragioni poste a fondamento dell’istanza di revoca non siano state deducibili con l’opposizione agli atti avverso la prima ordinanza, nonché qualora nel provvedimento di rigetto dell’istanza di revoca sia contenuta una qualche affermazione pregiudizievole per la posizione della parte. Cass. 31 agosto 2011, n. 17861.

 

In tema di espropriazione immobiliare, qualora l’aggiudicatario dell’immobile sia incorso nella decadenza prevista dall’art. 587 c.p.c. per mancato versamento del prezzo nel termine stabilito, anteriormente alla pronuncia della decadenza da parte del giudice dell’esecuzione è configurabile soltanto la facoltà di presentare istanza a detto giudice per l’adozione del provvedimento decadenziale, mentre l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi sorge soltanto a seguito dell’adozione del decreto di trasferimento nonostante la verificazione della decadenza. Il termine per l’opposizione, in assenza di previsione normativa di una comunicazione del provvedimento al debitore, decorre a carico di costui soltanto dal momento in cui egli ha avuto legale conoscenza della emissione del decreto. Cass. 27 marzo 2007, n. 7446.

 

In tema di espropriazione immobiliare, nel regime antecedente alla legge 14 maggio 2005, n. 80, colui che chieda di prendere parte all’incanto e presti la cauzione, senza poi parteciparvi, ha diritto, se l’incanto vada deserto, alla integrale restituzione della cauzione, potendo questa essere perduta a titolo di multa solo da parte di chi si sia aggiudicato il bene e non abbia poi provveduto a depositare il prezzo nel termine stabilito. Cass. 16 gennaio 2006, n. 713.

 

Con riguardo alla vendita di immobili nel fallimento, il decreto del giudice delegato, che dichiari la decadenza dell’aggiudicatario per mancato versamento del prezzo di un bene venduto all’incanto e disponga la rivendita di quest’ultimo in danno del predetto aggiudicatario, è soggetto a reclamo al tribunale fallimentare ai sensi dell’art. 26 l. fall. e, quindi, non è impugnabile con il ricorso straordinario ex art. 111 Cost. davanti alla Corte di Cassazione. Cass. 5 luglio 1990, n. 7072.

 

Nell’espropriazione forzata immobiliare, qualora, disposta la vendita con incanto ed avvenuta l’aggiudicazione definitiva, siano stati soddisfatti dal debitore esecutato tutti i crediti, del pignorante e degli intervenuti, per i quali si procedeva in executivis, così venendo meno la funzione del processo esecutivo, e l’aggiudicatario non abbia versato il prezzo nel termine assegnatogli, il giudice dell’esecuzione deve emettere due provvedimenti nella forma dell’ordinanza; con il primo provvedimento deve essere dichiarata la decadenza dell’aggiudicatario, a norma dell’art. 587 c.p.c., dal diritto al trasferimento coattivo, in suo favore, del diritto di proprietà sul bene pignorato; con il secondo provvedimento, rilevata di ufficio la sopravvenuta cessazione delle azioni esecutive del creditore pignorante e dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo, deve essere dichiarata la improseguibilità del processo esecutivo; il primo provvedimento, che è un atto esecutivo, può essere impugnato dall’aggiudicatario con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.; il secondo provvedimento, che è anch’esso un atto esecutivo, può essere impugnato con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. dal creditore pignorante e dai creditori intervenuti, mentre non è legittimato all’impugnazione l’aggiudicatario, già escluso dal processo esecutivo con il primo provvedimento e che è interessato soltanto al trasferimento coattivo, in suo favore, del bene pignorato. Cass. 23 gennaio 1985, n. 291



 
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