codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  4 Lug 2016
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 588 cod. proc. civile: Termine per l’istanza di assegnazione

Ogni creditore, nel termine di dieci giorni prima della data ((dell’udienza fissata per la vendita)), puo’ presentare istanza di assegnazione per se’ o a favore di un terzo, a norma dell’articolo 589 per il caso in cui la vendita non abbia luogo.(1)

 

 

(1) Comma così modificato dal D.L. 3 maggio 2016, n. 59; Vigenza: si applicano alle istanze di assegnazione presentate, nei procedimenti di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, successivamente al decorso del termine di trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

 

 


Commento

Vendita all’incanto: [v. 576]


Giurisprudenza annotata

Termine per l’istanza di assegnazione.

 

 

  1. Casistica.

 

 

  1. Casistica.

Nel procedimento esecutivo, il termine di dieci giorni per presentare istanza di assegnazione, di cui all’art. 588 c.p.c., ha natura non perentoria, ma ordinatoria, sicché il giudice dell’esecuzione non può discrezionalmente decretare l’estinzione della procedura esecutiva con provvedimento anticipatorio che prefiguri tale estinzione quale conseguenza del decorso della decade dall’udienza infruttuosa di incanto, in assenza di fissazione di nuova udienza, e perciò al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, giusta disposto dell’art. 630 c.p.c. Cass. 18 aprile 2011, n. 8857.

 

Nel procedimento esecutivo, in base alla normativa di cui agli artt. 588 e 590 c.p.c. - sia nella formulazione previgente, applicabile, “ratione temporis”, al caso esaminato dalla S.C, sia nell’attuale formulazione, a seguito della novella di cui al D.L. 14 marzo 2005 n. 35, convertito, con modificazioni nella legge 14 maggio 2005, n. 80 -, affinché il giudice possa disporre l’assegnazione del bene, che é onere del creditore richiedere, é necessario che non vi siano offerte all’incanto che, per l’espropriazione immobiliare, costituisce un presupposto necessario, al cui espletamento, ancorché infruttuoso, é subordinata la possibilità, per il giudice dell’esecuzione, di disporre il passaggio all’assegnazione del bene pignorato; pertanto i due detti mezzi di soddisfazione coattiva del credito non sono tra loro sin dall’inizio in concorso alternativo ma successivo, dovendosi tentare la vendita con incanto almeno una volta per poter poi, in caso di insuccesso, procedere al sussidiario mezzo di realizzazione del credito, costituito dall’assegnazione. Cass. 20 giugno 2008, n. 16799.

 

Si è in presenza di opposizione agli atti esecutivi quando la contestazione riguardi il quo modo dell’azione esecutiva, ponendo in discussione la regolarità formale del provvedimento del giudice e non il diritto del creditore di procedere all’esecuzione né quello del debitore sul bene pignorato, come nel caso in cui il comproprietario del bene oggetto del pignoramento deduca che alla udienza della quale l’asta era andata deserta non potevano essere adottati altri provvedimenti e, comunque, non poteva essere disposta la divisione del bene senza la previa audizione di tutti gli interessati. Cass. 28 gennaio 1987, n. 801.

 

Quando sia andato deserto l’incanto, il giudice dell’esecuzione, avendo il potere-dovere di scegliere i provvedimenti più adeguati per la tutela degli interessi del creditore procedente e dei creditori intervenuti, può legittimamente revocare l’ordinanza di disposizione di nuovo incanto ed accogliere un’istanza di assegnazione idonea, presentata entro il termine di cui all’art. 588 c.p.c. Cass. 23 marzo 1978, n. 1416.

 

Ove non sia stata effettuata la pubblicità straordinaria, l’incanto non può essere tecnicamente considerato come deserto e non possono, pertanto, trovare applicazione le disposizioni di cui agli artt. 588 ss. c.p.c.; il notaio dovrà, quindi, limitarsi a fissare un successivo incanto alle stesse condizioni di quello precedente e non potranno, tra l’altro, essere formulate istanze di assegnazione, appunto per l’insussistenza del presupposto di cui all’art. 588 c.p.c. Trib. Torino, 4 aprile 2000.

È irregolare l’incanto, per la vendita di beni immobili, svoltosi a seguito di un rinvio d’ufficio privo delle prescritte forme di pubblicità, con la conseguenza che il giudice dell’esecuzione, a causa di tale irregolarità, può rigettare l’istanza di assegnazione, rientrando nell’area della propria competenza la valutazione circa la regolarità dell’incanto. Trib. Potenza, 17 gennaio 2000.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti

 
 
 
 
 


   Profiler output