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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 59 cod. proc. civile: Attività dell’ufficiale giudiziario

L’ufficiale giudiziario assiste il giudice in udienza, provvede all’esecuzione dei suoi ordini, esegue la notificazione degli atti e attende alle altre incombenze che la legge gli attribuisce (1).


Commento

Ufficiale giudiziario: è l’altro ufficio complementare del giudice, cui sono attribuiti compiti prevalentemente esecutivi. Gli ufficiali addetti agli organi giudiziari sono raccolti nei cd. uffici unici costituiti nelle sedi capoluogo di distretto o circondario.

 

(1) Le funzioni dell’ufficiale giudiziario possono essere di natura giurisdizionale od amministrativa. Appartiene al primo tipo la attività (per la quale l’ufficiale giudiziario ha competenza territorialmente esclusiva) esecutiva degli ordini del giudice o fondata su titoli esecutivi, anche se stragiudiziali. Oltre a tale funzione, si distinguono quella documentale, di redazione di processo verbale delle proprie attività (con piena prova fino a querela di falso), quella preparatoria, tra cui spicca l’attività di notificazione di citazioni, sentenze ed altri atti, e quella, ormai puramente formale, di assistenza all’udienza.


Giurisprudenza annotata

  1. Impedimento dell’ufficiale giudiziario e dell’aiutante ufficiale giudiziario.

 

 

1.1. Questioni di legittimità costituzionale.

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 40 della Costituzione, dell’art. 34 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, nella parte in cui consente di affidare al messo di conciliazione le funzioni dell’ufficiale giudiziario e dell’aiutante ufficiale giudiziario anche ove l’assenza di questi ultimi sia determinata dalla partecipazione ad uno sciopero. Corte cost. 23 luglio 1980, n. 125.

 

 

  1. Attività relative all’espropriazione forzata e all’esecuzione dei sequestri.

 

 

2.1. Pignoramento eseguito da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente.

In tema di esecuzione forzata, il pignoramento - quale atto dell’ufficiale giudiziario - che venga eseguito da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente non è inesistente (per tale dovendosi intendere l’atto del processo privo degli elementi essenziali indicati nel modello delineato dalla legge e, pertanto, esorbitante dallo schema legale, come nel caso di atto esecutivo compiuto da soggetto che non condivide in alcun modo le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario, come accade per i commessi addetti all’UNEP) bensì affetto da nullità, da farsi valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. Cass. 9 aprile 2003, n. 5583; conforme Cass. 22 ottobre 1976, n. 3774.

 

In tema di esecuzione forzata, gli atti di esecuzione compiuti dall'aiutante ufficiale giudiziario inserito nell'ordine giudiziario (tra i cui compiti rientra la notificazione degli atti, attività che condivide con l'ufficiale giudiziario, ma non il compimento degli atti di esecuzione, a quest'ultimo riservato dall'art. 165 d.P.R. n. 1229 del 1959), sono nulli e non già inesistenti, dovendo l'ipotesi dell'inesistenza ravvisarsi solamente nel caso in cui l'atto esecutivo sia compiuto da soggetto che non condivide in alcun modo - e non già con attribuzioni limitate, come appunto gli aiutanti ufficiali giudiziari le funzioni proprie dell'ufficiale giudiziario (come accade, ad es., per i commessi addetti all'Unep) ovvero da soggetto addirittura del tutto estraneo all'Unep. Ne consegue che siffatta nullità del pignoramento, rilevabile dall'esecutato in base all'esame del verbale di pignoramento, deve essere denunciata con l'opposizione agli atti esecutivi entro il termine, a pena di preclusione, di cinque giorni dal compimento dell'atto.Cassazione civile sez. III  09 aprile 2003 n. 5583  

 

 

2.2. Atti di esecuzione compiuti dall’aiutante ufficiale giudiziario.

In tema di esecuzione forzata, gli atti di esecuzione compiuti dall’aiutante ufficiale giudiziario inserito nell’ordine giudiziario (tra i cui compiti rientra la notificazione degli atti, attività che condivide con l’ufficiale giudiziario - ma non il compimento degli atti di esecuzione, a quest’ultimo riservato dall’art. 165, del D.P.R. n. 1229 del 1959), sono nulli e non già inesistenti, dovendo l’ipotesi dell’inesistenza ravvisarsi solamente nel caso in cui l’atto esecutivo sia compiuto da soggetto che non condivide in alcun modo - e non già con attribuzioni limitate, come appunto gli aiutanti ufficiali giudiziari - le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario (come accade, ad es., per i commessi addetti all’UNEP) ovvero da soggetto addirittura del tutto estraneo all’UNEP. Ne consegue che siffatta nullità del pignoramento, rilevabile dall’esecutato in base all’esame del verbale di pignoramento, deve essere denunciata con l’opposizione agli atti esecutivi entro il termine, a pena di preclusione, di cinque giorni dal compimento dell’atto. Cass. 9 aprile 2003, n. 5583.

 

 

2.3. Sequestro conservativo su beni mobili eseguito oltre i limiti di valore fissati nel provvedimento cautelare.

Nel sistema delle leggi vigenti, l’ufficiale giudiziario adempie a pubbliche funzioni nei limiti della competenza che gli è assegnata e, per gli atti che egli compie su istanza o iniziativa della parte, deve considerarsi organo giudiziario dotato di autonomia funzionale nei confronti della parte stessa e, quindi, legato a questa non da un rapporto privatistico di preposizione, avente cioè carattere contrattuale (mandato, rappresentanza, ecc), ma da un rapporto pubblicistico. Pertanto, ove egli, nell’esecuzione di un sequestro conservativo su beni mobili, soggetta alla stessa disciplina formale della esecuzione del pignoramento mobiliare, abbia esteso il vincolo a beni eccedenti per valore i limiti fissati nel provvedimento cautelare, attuando quella stima che rientra nelle sue esclusive attribuzioni, e da tale eccesso siano derivati danni al debitore, la relativa responsabilità, per eventuale dolo o colpa, sussiste direttamente nei suoi confronti, secondo i principi generali della responsabilità civile extracontrattuale (art. 2043 c.c.) e non può essere estesa alla parte procedente, salvo che non sia dimostrata concretamente una partecipazione di questa (personalmente o a mezzo del procuratore) all’illecito. Cass., Sez. Un., 13 febbraio 1963, n. 287.

 

 

  1. Azione di spoglio a mezzo di ufficiale giudiziario.

In tema di azioni possessorie, affinché ricorra lo spoglio a mezzo di ufficiale giudiziario è necessario che il titolo, in forza del quale si procede, non abbia efficacia contro il possessore e che l’intervento dell’ufficiale giudiziario sia stato maliziosamente provocato da colui che ha richiesto l’esecuzione, ovvero che vi sia il dolo dell’istante il quale, conscio dell’arbitrarietà della sua richiesta, abbia sollecitato l’intervento dell’ufficiale giudiziario. Cass. 25 luglio 2011, n. 16229; conforme Cass. 18 giugno 1998, n. 6081; Cass. 28 agosto 2007, n. 18179.

 

 

  1. Notificazioni.

 

 

4.1. Disciplina applicabile alle notificazioni degli atti relativi ai procedimenti di competenza del giudice di pace.

Con riguardo alla notifica di atti relativi ai procedimenti di competenza del giudice di pace - attività alla quale provvedono, ai sensi dell’art. 11-bis del D.L. n. 571 del 1994, convertito nella legge n. 673 del 1994, (anche) i messi di conciliazione in servizio presso i comuni compresi nella circoscrizione del giudice di pace fino ad esaurimento del loro ruolo d’appartenenza - si applicano i principi già elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di notifica effettuata dal messo di conciliazione al di fuori dell’ambito territoriale dell’ufficio di conciliazione cui egli è addetto. In particolare, si applica il principio secondo cui in detta ipotesi la notifica è viziata in quanto, a norma dell’art. 175, ultimo comma, dell’allegato n. 1 al R.D. n. 2271 del 1924, gli uscieri degli uffici di conciliazione (denominati «messi di conciliazione» a norma dell’art. 1 della legge n. 16 del 1957) esplicano esclusivamente le loro funzioni per gli affari di competenza del conciliatore nel territorio della sua giurisdizione, mentre, per il disposto dell’art. 34 del D.P.R. n. 1229 del 1959, ove manchino o siano impediti l’ufficiale giudiziario e l’aiutante ufficiale giudiziario e ricorrano motivi d’urgenza, il capo dell’ufficio può disporre che le notificazioni siano eseguite dal messo di conciliazione del luogo in cui l’atto deve essere notificato. Ne consegue che è inesistente, e non già meramente nulla, la notificazione eseguita a cura del «messo del giudice di pace» dalla cui relata emerga la mera indicazione del Comune (nella specie, di Arzano) senza alcun riferimento (anche) all’ufficio di tale luogo ove la notificazione deve essere eseguita, giacché in tal caso essa difetta degli elementi caratteristici suoi propri, esorbitando anzi completamente dallo schema legale degli atti di notificazione. Cass. 21 marzo 2005, n. 6095.

 

 

4.2. Notificazioni effettuate dai messi comunali.

La notificazione di un atto processuale effettuata dal messo comunale senza la specifica autorizzazione del presidente del tribunale prevista dall’art. 34 della legge 15 dicembre 1959, n. 1229, come modificato dalla legge 11 giugno 1962, n. 546, non è inesistente ma è affetta da nullità, con la conseguenza che è sanabile non solo a seguito della costituzione in giudizio della parte, ma anche in ogni altro caso in cui sia raggiunta la prova dell’avvenuta comunicazione dell’atto al notificato. Cass. 6 maggio 2004, n. 8625; conforme Cass. lav., 28 gennaio 1999, n. 770; Cass. lav., 18 marzo 1996, n. 2264.

 

Il vizio della notificazione derivante dall'incompetenza dell'ufficiale giudiziario o del messo di conciliazione notificante, dà sempre luogo ad una nullità relativa, non essendo l'atto in tal caso privo dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento del suo scopo, e pertanto tale vizio è sanato, con efficacia "ex tunc", dalla costituzione in giudizio del destinatario dell'atto; detta sanatoria spiega i suoi effetti anche nei confronti di tutte le altre parti per le quali la notificazione sia regolarmente avvenuta, siano o non siano esse costituite in giudizio.

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 1988 n. 5780  

 

 

4.3. Notificazioni eseguite dal messo di conciliazione.

La notifica, eseguita dal messo di conciliazione, anziché dall’ufficiale giudiziario, senza la specifica autorizzazione del capo dell’ufficio e in assenza delle deroghe previste dall’art. 34, comma primo, del D.P.R. n. 1229 del 1959, è affetta da nullità che, ove detta forma di notifica sia stata eseguita in relazione ad atti amministrativi, segnatamente al decreto di espropriazione, non può essere sanata per il fatto che comunque l’atto abbia raggiunto il suo scopo, non trovando applicazione nell’ambito del procedimento amministrativo la sanatoria prevista in via esclusiva per gli atti processuali dagli artt. 156 e 157 c.p.c. Cass. 22 novembre 2001, n. 14767; conforme Cass. 11 novembre 1998, n. 11361.

 

 

4.4. Competenza territoriale nella notificazione a mezzo del servizio postale.

La legge 20 novembre 1982 n. 890 ha attribuito all’ufficiale giudiziario la facoltà di ricorrere, in genere, alla notificazione degli atti a mezzo posta, senza nulla immutare quanto alla competenza territoriale. Conseguentemente l’ufficiale giudiziario, a norma degli artt. 106 e 107 del D.P.R. 15 dicembre 1959 n. 1229, è tuttora incompetente (con riferimento agli atti giudiziali) per le notificazioni da eseguire al di fuori del mandamento ove ha sede l’ufficio al quale è addetto, anche in ipotesi di ricorso alla notifica a mezzo posta, eccettuata, in quest’ultimo caso, la notificazione degli atti relativi ad affari di competenza delle autorità giudiziarie di detta sede. Cass. 11 febbraio 1995, n. 1544.

 

 

  1. Attività di documentazione.

L’art. 111 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, pur non conferendo all’ufficiale giudiziario una generale competenza in materia di rilascio di copie autentiche di atti pubblici - che resta riservata, ai sensi dell’art. 14 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, al pubblico ufficiale emittente o depositario o destinatario, nonché al notaio, al cancelliere, al segretario comunale o ad altro funzionario incaricato dal sindaco - né una competenza specifica al rilascio di copia conforme all’originale degli atti giudiziari - spettante al cancelliere - gli attribuisce la particolare competenza - concorrente con quella analoga di quest’ultimo - a rilasciare, ai fini della notifica, ulteriori copie di atti, quali le sentenze, senza limitazioni od eccezioni di sorta. Cass. 17 dicembre 1993, n. 12516.

 

 

  1. Assistenza alle udienze.

L’assistenza dell’ufficiale giudiziario all’udienza attiene ad una attività materiale prevista per l’ordinato svolgimento dell’udienza; pertanto, l’assenza dell’ufficiale giudiziario non è motivo di nullità degli atti svolti all’udienza. Cass. lav., 17 gennaio 1975, n. 216



 
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