Codice proc. civile Agg. il 27 giugno 2015

Codice proc. civile Art. 590 cod. proc. civile: Provvedimento di assegnazione

Codice proc. civile Agg. il 27 giugno 2015



Se la vendita non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di assegnazione, il giudice provvede su di esse fissando il termine entro il quale l’assegnatario deve versare l’eventuale conguaglio.

Avvenuto il versamento, il giudice pronuncia il decreto di trasferimento a norma dell’articolo 586 (1).

Commento

Assegnazione: [v. 505]; Decreto: [v. 135].

 

(1) Il decreto è, quindi, sospensivamente condizionato al versamento di quanto dovuto, dovendo il giudice dell’esecuzione, in caso di inadempimento, pronunciare la decadenza dell’assegnatario e disporre un nuovo incanto in suo danno [v. 587].

Giurisprudenza annotata

Provvedimento di assegnazione.

 

 

  1. Provvedimento di assegnazione; 2. Opposizioni.

 

 

  1. Provvedimento di assegnazione.

L’audizione ai sensi dell’art. 590 c.p.c. delle parti e dei creditori iscritti non intervenuti concretizza solo un parere consultivo per il G.E., al fine di meglio determinarsi circa i successivi passaggi dell’esecuzione forzata (nuovo incanto, assegnazione, amministrazione giudiziaria) e non quindi una vera e propria deliberazione vincolante, come quella prevista dall’art. 572 c.p.c., che possa dare luogo a nullità di sorta, se omessa. Trib. Padova, 3 dicembre 2004.

 

La mancata presenza, in sede di incanto, del creditore procedente e dei creditori muniti di titolo esecutivo non comporta l’applicazione dell’art. 631 c.p.c. e, dunque, il rinvio dell’udienza da parte del giudice dell’esecuzione. Cass. 19 luglio 2004, n. 13354.

 

In tema di esecuzione forzata immobiliare, con riguardo alla vendita all’incanto l’art. 590 c.p.c. stabilisce che, decorsi dieci giorni dal primo incanto andato deserto, il giudice dell’esecuzione dispone l’audizione delle parti e dei creditori iscritti non intervenuti, prima di disporre un nuovo incanto. Tra le parti che devono essere convocate è anche il debitore, la cui mancata audizione si configura pertanto come vizio della ordinanza che fissa il nuovo incanto e degli atti successivi che da essa dipendono, tra i quali l’ordinanza di aggiudicazione. Non si tratta, peraltro, di un vizio che dia luogo a nullità insanabile, e che perciò si sottragga all’onere della parte di denunciarlo nel termine, di cui all’art. 617, comma 2, c.p.c., di cinque giorni da quando abbia avuto conoscenza legale della ordinanza che ha fissato il nuovo incanto, e cioè dal momento in cui ne sia stata informata in vista di uno svolgimento del processo che presupponga quel precedente atto ovvero dal momento in cui la stessa parte compia nel processo un’attività che presuppone il provvedimento in questione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che correttamente il giudice di merito avesse fatto decorrere detto termine dalla data dell’avviso della cancelleria relativo alla data ed al prezzo dell’avvenuta aggiudicazione). Cass. 4 aprile 2003, n. 5327.

 

Nell’espropriazione immobiliare, ove si succedano più incanti nel tempo, l’eventuale mancata audizione, di cui all’art. 590 c.p.c., del debitore esecutato, fra un’asta andata deserta e la fissazione di quella successiva, non è causa di nullità degli atti esecutivi posteriori. Trib. Massa, 29 marzo 1978.

 

 

  1. Opposizioni.

Si è in presenza di opposizione agli atti esecutivi quando la contestazione riguardi il quomodo dell’azione esecutiva, ponendo in discussione la regolarità formale del provvedimento del giudice e non il diritto del creditore di procedere all’esecuzione né quello del debitore sul bene pignorato, come nel caso in cui il comproprietario del bene oggetto del pignoramento deduca che alla udienza nella quale l’asta era andata deserta non possano essere adottati altri provvedimenti e, comunque, non poteva essere disposta la divisione del bene senza la previa audizione di tutti gli interessati. Cass. 28 gennaio 1987, n. 801.

 

Deve essere dichiarata inammissibile l'opposizione agli atti esecutivi con cui il debitore denunci un vizio formale verificatosi prima della vendita, quale, ad esempio, la rifissazione dell'incanto con ribasso del quinto senza la previa audizione dei debitori esecutati, prescritta dall'art. 590, comma 1, c.p.c., proposta dopo che la vendita sia stata già compiuta, atteso che la disposizione di cui all'art. 2929 c.c. stabilisce che la nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita non abbia effetto riguardo all'acquirente o all'assegnatario, salvo il caso di loro collusione con il creditore procedente.

Cassazione civile sez. III  16 aprile 2009 n. 9018

 

Nell’esecuzione per espropriazione forzata non è prevista la comunicazione alle parti, né, in particolare, al debitore, dell’ordinanza di aggiudicazione del bene pignorato. Pertanto, tenuto conto che tale ordinanza conclude il procedimento, sicché la sua conoscenza non può derivare dalla comunicazione o notificazione di atti successivi, deve ritenersi che le opposizioni del debitore avverso l’ordinanza stessa, a norma dell’art. 617 c.p.c., fra cui vanno comprese quelle rivolte a dedurre l’omissione di forme di pubblicità per la vendita (prescritte dalla legge od eventualmente disposte dal giudice dell’esecuzione), non possono essere proposte oltre il termine di cinque giorni dal “compimento dell’atto”, come previsto dalla citata norma, a condizione che esso debitore abbia ricevuto rituale avviso dell’ultima udienza alla quale aveva facoltà di partecipare, e, cioè di quella fissata per provvedere sull’istanza di vendita, ovvero, in caso di espropriazione immobiliare con incanto andato deserto, di quella contemplata dall’art. 590 c.p.c. Cass. 27 gennaio 1982, n. 551.

 

L’inesistenza giuridica del provvedimento di assegnazione emesso nel corso del procedimento esecutivo - la quale, a differenza della semplice nullità, è deducibile anche dopo la scadenza del termine di cinque giorni fissato dall’art. 617 c.p.c. - ricorre allorché l’atto sia strutturato in modo da non presentare alcuna rispondenza con il modello normativo (artt. 507, 508, 530 e 590 c.p.c.), ed è, pertanto da escludere nel caso in cui, nonostante la configurabilità di determinate violazioni di legge, sussistano la potestas decidendi dell’organo che ha emesso il provvedimento e la manifestazione di volontà diretta a fargli conseguire gli effetti propri della fattispecie legale. Cass. 5 novembre 1981, n. 5845.

 

L’opposizione agli atti esecutivi proposta avverso l’ordinanza di assegnazione pronunciata dal giudice dell’esecuzione immobiliare non ha effetto sospensivo e non impedisce perciò l’emissione del decreto di trasferimento. Cass. 4 luglio 1979, n. 3808.



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