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Codice proc. civile agg.  al  4 Lug 2016
 
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Art. 591 cod. proc. civile: Provvedimento di amministrazione giudiziaria o di nuovo incanto

Se non vi sono domande di assegnazione o se decide di non accoglierle, il giudice dell’esecuzione dispone l’amministrazione giudiziaria a norma degli articoli 592 e seguenti, oppure pronuncia nuova ordinanza ai sensi dell’articolo 576 perche’ si proceda a incanto, sempre che ritenga che la vendita con tale modalita’ possa aver luogo ad un prezzo superiore della meta’ rispetto al valore del bene, determinato a norma dell’articolo 568.

 

Il giudice puo’ altresi’ stabilire diverse condizioni di vendita e diverse forme di pubblicita’, fissando un prezzo base inferiore al precedente fino al limite di un quarto e, dopo il terzo tentativo di vendita andato deserto, fino al limite della meta. Il giudice, se stabilisce nuove condizioni di vendita o fissa un nuovo prezzo, assegna altresi’ un nuovo termine non inferiore a sessanta giorni, e non superiore a novanta, entro il quale possono essere proposte offerte d’acquisto ai sensi dell’articolo 571. (1)

 

Se al secondo tentativo la vendita non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di assegnazione, il giudice assegna il bene al creditore o ai creditori richiedenti, fissando il termine entro il quale l’assegnatario deve versare l’eventuale conguaglio. Si applica il secondo comma dell’articolo 590.

 

 

(1) Comma così modificato dal D.L. 3 maggio 2016, n. 59; Vigenza: Ai fini dell’applicazione della disposizione si tiene conto, per il computo del numero degli esperimenti di vendita anche di quelli svolti prima dell’entrata in vigore del.

 

 


Commento

Assegnazione: [v. 505]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Amministrazione giudiziaria: [v. 592]; Incanto: [v. 576].


Giurisprudenza annotata

Provvedimento di amministrazione giudiziaria o di nuovo incanto.

 

 

  1. Provvedimento di amministrazione giudiziaria o di nuovo incanto; 2. Responsabilità professionale.

 

 

  1. Provvedimento di amministrazione giudiziaria o di nuovo incanto.

L’amministrazione giudiziaria dell’immobile è prevista dall’art. 591 c.p.c. come alternativa rispetto ad un incanto successivo al ribasso è rimessa alla decisione del giudice dell’esecuzione, a prescindere da una espressa domanda dei creditori procedenti, e non rappresenta una forma autonoma di esecuzione, ma costituisce una fase incidentale del procedimento di espropriazione, meramente eventuale e sussidiaria, che ha funzione di sospenderlo in presenza di una contingenza negativa in attesa di tempi in cui il mercato sia più favorevole. Il suo scopo è di mantenere il valore stimato dei beni e di evitare la diminuzione che ne comporterebbe il ricorso ad un nuovo incanto. (Principio affermato riguardo a fattispecie soggetta al testo dell’art. 591 c.p.c. anteriore alla sostituzione disposta dall’art. 39-quater del D.L. n. 273 del 2005, convertito con modificazioni nella legge n. 51 del 2006). Cass. 26 dicembre 2006, n. 27148.

 

Con riguardo alla vendita con incanto di immobili appartenenti all’attivo fallimentare, ove il giudice dell’esecuzione abbia disposto l’amministrazione giudiziaria dei beni staggiti dopo aver esperito negativamente il percorso della vendita con incanto, il prezzo di riferimento per presentare l’offerta è sempre quello determinato ai sensi dell’art. 568 c.p.c., anche nell’ipotesi di precedente esperimento infruttuoso di due incanti, e non tale prezzo due volte ribassato in conseguenza delle due aste andate deserte. Cass. 2 marzo 2006, n. 4650.

 

Pur essendo possibile, nell’esecuzione immobiliare, procedere ad ulteriori incanti oltre il secondo, risultato deserto, tuttavia non può ritenersi ammissibile proseguire all’infinito, con la possibilità di una serie di innumerevoli ribassi di un quinto, sì da pervenire a vendite per prezzi iniqui ed irrisori, con inadeguata tutela degli interessi dei creditori e del debitore; ancorché non espressamente prevista dalla legge, in virtù dei principi generali, è configurabile in questi casi una fattispecie di estinzione di ufficio del processo d’esecuzione. Trib. S. Maria Capua Vetere, 5 aprile 1985.

 

La vendita dell’immobile pignorato deve essere richiesta dal creditore procedente o dai creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo; per cui, in assenza di tale richiesta, il giudice dell’esecuzione non può disporre la vendita dell’immobile. Ma una volta proposta l’istanza di vendita, ed una volta che il giudice dell’esecuzione, dopo avere sentito le parti, abbia disposto la vendita, stabilendone le modalità, le operazioni che questa comporta restano affidate alle cure dell’ufficio. Pertanto, il disporre il nuovo incanto, per il caso in cui il precedente sia andato deserto, rientra nei poteri del giudice dell’esecuzione, il cui esercizio non è vincolato ad un’istanza formale delle parti; la richiesta di un nuovo incanto, presentata da un creditore intervenuto non munito di titolo esecutivo, si atteggia come sollecitazione, rivolta al giudice dell’esecuzione, di portare a termine la vendita. Cass. 15 maggio 1974, n. 1398.

 

L’art. 591, comma 2 c.p.c. attribuisce al giudice dell’esecuzione, nell’ipotesi di nuovo incanto del bene pignorato, ampi poteri discrezionali relativi alle condizioni di vendita, alla forma di pubblicità ed all’ammontare del prezzo, con la sola limitazione che quest’ultimo non sia inferiore di un quinto a quello anteriore. Pertanto, il prezzo base del secondo incanto può restare invariato rispetto a quello dell’incanto precedente; ciò a maggior garanzia tanto del debitore esecutato che dei creditori procedenti. Cass. 3 aprile 1974, n. 948.

 

 

  1. Responsabilità professionale.

Nell’espropriazione immobiliare, qualora dopo il primo incanto andato deserto il prezzo della vendita dei beni pignorati sia determinato nella misura di un quinto di quello originariamente fissato, anziché in quella inferiore di un quinto dello stesso prezzo originario, come stabilito dal comma 2 dell’art. 590, l’aggiudicazione del bene a tale prezzo inferiore, in ragione del mancato rispetto delle regole del procedimento di determinazione del prezzo del secondo incanto, comporta che il difensore del debitore esecutato che non abbia impugnato il provvedimento emesso in violazione del citato disposto del codice di rito, è tenuto a risarcire i danni subiti dallo stesso debitore esecutato, a seguito dell’avvenuta immediata aggiudicazione del bene ad un prezzo non correttamente determinato. Cass. 22 marzo 1994, n. 2701.

Conf.: In tema di responsabilità del professionista forense, ferma restando la necessità del previo accertamento della sussistenza effettiva del danno, del suo nesso eziologico con la condotta del professionista e della valutazione di tale condotta sotto il profilo della colpevolezza, non può escludersi in via di principio che l’erronea determinazione da parte del giudice - non ovviata da un’istanza di correzione - del prezzo base di un immobile da vendere all’incanto fissato nella misura di un quinto del valore di stima, sia idonea a cagionare danno al debitore esecutato. Cass. 25 maggio 1983, n. 3612.



 
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