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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 593 cod. proc. civile: Rendiconto

L’amministratore (1), nel termine fissato dal giudice dell’esecuzione, e in ogni caso alla fine di ciascun trimestre, deve presentare in cancelleria il conto della sua gestione e depositare le rendite disponibili nei modi stabiliti dal giudice.

Al termine della gestione l’amministratore deve presentare il rendiconto finale.

I conti parziali e quello finale debbono essere approvati dal giudice (2). Questi, con ordinanza non impugnabile, risolve le contestazioni che sorgono in merito ad essi, applicando le disposizioni degli articoli 263 e seguenti.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Ordinanza: [v. 483]. Rendiconto: documento finale di un rapporto di gestione, avente ad oggetto l’amministrazione di un patrimonio altrui da parte di un soggetto diverso dal titolare dello stesso.

 

(1) L’amministratore giudiziario svolge il proprio incarico sotto il controllo del giudice 659 Titolo II - Dell’espropriazione forzata 594-595 dell’esecuzione. Egli è tenuto, così come il custode, ad eseguire tale incarico con la diligenza del buon padre di famiglia, rispondendo in proprio nei confronti della massa.

 

(2) Tale approvazione avviene dopo che il giudice abbia convocato le parti per ascoltarle [v. 485] e dopo aver risolto, con ordinanza non impugnabile, eventuali contestazioni sorte circa il rendiconto.


Giurisprudenza annotata

Rendiconto.

 

 

  1. Rendiconto; 1.1. Aspetti peculiari al processo esecutivo; 2. Rapporti con il giudizio di rendiconto ex artt. 263 e ss.

 

 

  1. Rendiconto.

 

 

1.1. Aspetti peculiari al processo esecutivo.

Il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione risolve contestazioni sul rendiconto presentato dal custode può essere direttamente impugnato con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. se incide su diritti soggettivi, poiché, secondo il disposto dell’art. 593 c.p.c., i provvedimenti che il suddetto giudice adotta in sede di approvazione del conto non sono altrimenti impugnabili. Cass. 7 ottobre 2005, n. 19652; contra: Cass. 17 dicembre 2004, n. 23465 Cass. 15 dicembre 2000, n. 15835: In tema di sequestro giudiziario e nella ipotesi in cui il giudice imponga al custode o all’amministratore giudiziario l’obbligo di rendiconto, l’ordinanza di approvazione del rendiconto non è impugnabile e non è neppure ricorribile per Cassazione ex art. 111 Cost., difettando del requisito della decisorietà e definitività, giacché non contiene statuizioni dirette a dirimere un contenzioso tra le parti, ma si caratterizza come atto di amministrazione nell’ambito dei poteri di verifica e di controllo del giudice sull’opera del custode o dell’amministratore giudiziario, tanto che le eventuali responsabilità di questi ultimi possono farsi valere in un autonomo giudizio dalla parte che risulti titolare del diritto controverso ed oggetto del provvedimento cautelare.

Conf.: il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione, a norma degli artt. 560, comma 1, e 593 c.p.c., ordina al custode di beni immobili pignorati di rendere il conto entro un termine appositamente fissato, non è suscettibile di ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111, comma 2, Cost., trattandosi di provvedimento per il quale non ricorrono i requisiti della decisorietà e della definitività. Cass. 24 maggio 1993, n. 5824.

 

Poiché il procedimento che si instaura a seguito dell’ordine di presentazione del rendiconto, impartito dall’ istruttore di appello al custode nominato in occasione dell’autorizzazione di sequestro giudiziario, è destinato a concludersi, in applicazione dell’art. 593 c.p.c., con ordinanza non impugnabile, deve cassarsi senza rinvio, provvedendosi d’ufficio ai sensi dell’art. 382, ultimo comma, c.p.c., la sentenza resa dalla corte d’appello, in violazione dell’anzidetto principio, a conclusione del giudizio di impugnazione del menzionato rendiconto. Cass. 10 novembre 1999, n. 12463.

 

Se l’istituto di credito fondiario, durante la procedura fallimentare, sottopone a pignoramento i beni del fallito, il curatore assume la funzione di custode degli immobili pignorati con i correlativi obblighi previsti dagli artt. 559, 560 e 593 c.p.c. Trib. Roma, 26 novembre 1981.

 

In tema di sequestro giudiziario, non sono impugnabili ex art. 111, comma 2, Cost., difettando del requisito della decisorietà, i provvedimenti con cui il giudice istruttore approva i rendiconti, parziali e finali, presentati dal custode, rispettivamente, nel corso ed al termine della gestione, ai sensi dell’art. 593 c.p.c. (applicabile in virtù del rinvio disposto dagli artt. 676 e 560 stesso codice), atteso che tali provvedimenti, anche se risolutivi delle contestazioni insorte in merito alle partite del conto, non contengono statuizioni dirette alle parti, volte a dirimere un contenzioso tra le stesse, ma si pongono come atti di amministrazione, nell’ambito dei poteri di verifica e di controllo del giudice sullo svolgimento dell’operato del custode. La responsabilità del custode per comportamento doloso o colposo, contrario ai doveri dell’ufficio, può eventualmente essere fatta valere in altra sede, mediante apposito autonomo giudizio, dalla parte che risulterà in definitiva titolare del diritto controverso, nel cui interesse l’amministrazione è stata tenuta. Cass. 1º febbraio 1996, n. 870.

Contra: L’ordinanza del giudice dell’esecuzione che, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 593 c.p.c., risolve, applicando le disposizioni degli artt. 263 ss. dello stesso codice, le contestazioni insorte in ordine ai conti parziali e a quello finale presentati dell’amministratore giudiziario ha natura di provvedimento giurisdizionale decisorio e, pertanto, essendo dichiarata espressamente non impugnabile, è ricorribile per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 26 giugno 1980, n. 4008.

 

 

  1. Rapporti col giudizio di rendiconto ex artt. 263 e ss.

Il procedimento di rendiconto di cui agli artt. 263 e ss. c.p.c. è fondato sul presupposto dell’esistenza dell’obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all’altra, facendo conoscere il risultato della propria attività in quanto influente nella sfera di interessi patrimoniali altrui o, contemporaneamente, nella altrui e nella propria, e come tale si ricollega all’esistenza di un rapporto di natura sostanziale e si instaura a seguito di domanda di rendiconto proposta in via principale od incidentale, sviluppandosi, quindi, come un giudizio di cognizione di merito, sia pure speciale, il cui atto terminale - in caso di accettazione del conto - è un’ordinanza non impugnabile del giudice istruttore, mentre - in caso contrario - è una sentenza (se del caso parziale quando trattasi di procedimento promosso in via incidentale) avente attitudine ad acquisire efficacia di giudicato sul modo di essere della situazione sostanziale inerente l’obbligo di rendiconto (e ciò, o in via esclusiva, o in via strumentale, rispetto ad altra situazione costituente il diritto principale cui si ricollega l’obbligo di rendiconto). Il suddetto procedimento è, tuttavia, dalla legge previsto come applicabile anche a taluni rapporti di natura processuale (come la tutela, la custodia e l’amministrazione giudiziaria dei beni immobili esecutati o assoggettati a sequestro, la curatela fallimentare), ma in tal caso la disciplina del procedimento non sempre è quella degli artt. 263 e ss. c.p.c. nella sua integralità, come si verifica nel caso in cui si tratti dell’obbligo di rendiconto da rendersi dall’amministratore giudiziario nominato ex art. 676 c.p.c., in cui il procedimento sorge in forza dell’ordine del giudice di presentare il conto e si conclude, a norma dell’art. 593 c.p.c., sia che si tratti di conti parziali che totali, con un’ordinanza non impugnabile, la quale non è neppure ricorribile ex art. 111 Cost. Cass. 10 novembre 1999, n. 12463.



 
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