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Codice proc. civile agg.  al  4 Lug 2015
 
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Art. 596 cod. proc. civile: Formazione del progetto di distribuzione

Se non si può provvedere a norma dell’articolo 510 primo comma, il giudice dell’esecuzione o il professionista delegato a norma dell’articolo 591-bis, non più tardi di trenta giorni dal versamento del prezzo, provvede a formare un progetto di distribuzione anche parziale, contenente la graduazione dei creditori (1)(2) che vi partecipano, e lo deposita in cancelleria affinché possa essere consultato dai creditori e dal debitore, fissando l’udienza per la loro audizione (3). Il progetto di distribuzione parziale non puo’ superare il novanta per cento delle somme da ripartire. (1)

 

Tra la comunicazione dell’invito e l’udienza debbono intercorrere almeno dieci giorni.

 

 

(1) Comma così modificato dal D.L. 3 maggio 2016, n. 59;
 


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]. Progetto di distribuzione: documento redatto, normalmente, dal giudice dell’esecuzione contenente la graduazione dei creditori concorrenti e la liquidazione delle quote spettanti a ciascuno di essi.

 

(1) Il progetto di divisione può limitarsi alla sola graduazione dei creditori partecipanti, con una successiva liquidazione delle somme spettanti a ciascuno di essi solo dopo l’approvazione del progetto. Tale graduazione avviene tenendo presenti le cause legittime di prelazione (c.c. 2741) nonché la tempestività o meno dell’intervento dei creditori nel giudizio esecutivo.

 

(2) Diversamente da quanto esposto nella norma di parte generale [v. 510], nell’espro-priazione immobiliare il concetto di somma da distribuirsi è più ampio, in quanto comprende oltre al corrispettivo versato dall’aggiudicatario anche le rendite prodotte dall’immobile, nonché eventualmente l’importo delle cauzione confiscata all’aggiudicatario inadempiente [v. 574 e 587] e il risarcimento del danno da questi dovuto [v. 587 e att. 177].

 

(3) Il giudice potrebbe disattendere le contestazioni sorte in udienza sulle modalità di partecipazione o sul progetto formato da lui o dal professionista delegato, ordinandone il pagamento così come originariamente predisposto. Tale provvedimento, che ha la forma dell’ordinanza, è, in tal caso, impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi [v. 617].


Giurisprudenza annotata

Formazione del progetto di distribuzione.

 

 

  1. Formazione del progetto di distribuzione; 2.Intervento

 

 

  1. Formazione del progetto di distribuzione.

In caso di reiterazione di vendite con ribasso del prezzo, il giudice può dichiarare l’improcedibilità del procedimento esecutivo per carenza di attivo, vista la mancanza in concreto di apprezzabili probabilità di successo del suo proseguimento e l’inutilità di meri rinvii. Trib. S. Maria Capua Vetere, 28 settembre 2006.

 

Nell’ambito dell’esecuzione forzata, l’intervento spiegato dal creditore munito del titolo esecutivo e garantito da ipoteca, dopo l’udienza di autorizzazione alla vendita ma prima della udienza fissata per la distribuzione del ricavato, per quanto tardivo, produce per tutto il successivo corso della procedura esecutiva gli stessi effetti dell’intervento tempestivo, ed in particolare abilita il creditore intervenuto al compimento di atti esecutivi. Cass. 13 maggio 2003, n. 7296.

 

In presenza di azione esecutiva individuale iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore da un istituto di credito fondiario (secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. 16 luglio 1905, n. 646), tale istituto, al fine di partecipare alla distribuzione della somma ricavata, non deve previamente insinuarsi al passivo fallimentare, incombendo al curatore del fallimento del debitore, in sede di esame del progetto di divisione (o nella fase di contestazione dello stesso), dimostrare che i crediti insinuati prevalgono in tutto o in parte, in ragione del grado della loro prelazione, su quello dell’istituto mutuante. Cass. 15 giugno 1994, n. 5806.

 

Secondo lo schema dell’art. 179 disp. att. c.p.c., il quale consente che la distribuzione della soma ricavata nell’esecuzione forzata si suddivida in due fasi, l’una di graduazione e l’altra di liquidazione, mediante formazione di due distinti progetti, le disposizioni degli artt. 596 ss. c.p.c. si applicano tanto al progetto di graduazione che a quello di liquidazione. Pertanto, approvato il primo progetto, il giudice dell’esecuzione non può procedere alla liquidazione senza predisporre e depositare un autonomo progetto e, conseguentemente, senza che i creditori ne siano avvertiti mediante la comunicazione dell’invito a partecipare all’udienza fissata per l’approvazione. Cass. 24 gennaio 1968, n. 198.

 

Il consenso del creditore, avente come oggetto una imputazione di pagamento diversa da quella prescritta dall’art. 1194 c.c., deve essere provato dal debitore e non può essere desunto dall’accettazione, senza immediati rilievi, del pagamento eseguito in conto accessori, nemmeno nel caso di accettazione del provvedimento reso dal giudice dell’esecuzione ai sensi degli artt. 596 e 598 c.p.c. App. Bari, 28 settembre 2004; conforme Cass. 7 gennaio 1980, n. 87.

 

 

2.Intervento

Tanto nel regime dell'art. 565 anteriore alla sostituzione operata dal d.l. n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 80 del 2005, quanto nel regime successivo a tale sostituzione, la previsione come momento ultimo della possibilità di un intervento tardivo del creditore chirografario prima dell'udienza di cui all'art. 596 c.p.c., andava e va intesa nel senso che tale intervento è ormai precluso dopo che tale udienza abbia avuto inizio (nella data e nell'ora fissate) ed abbia avuto luogo con un'attività di trattazione effettiva ai sensi di detta norma, ancorché venga disposto dopo di essa rinvio in prosecuzione della trattazione, mentre esso resta ancora possibile: a) qualora detta udienza, venga tenuta non già con lo svolgimento di una simile attività di trattazione, bensì con il solo compimento di attività dirette a rimediare ad una nullità impediente il suo rituale svolgimento e dunque abbia luogo una trattazione solo a questo scopo ed in funzione dell'adozione del provvedimento per rimediare alla nullità, seguendone la fissazione di una nuova udienza per la trattazione ai sensi dell'art. 596; b) nel caso in cui l'udienza non abbia luogo per mero rinvio derivante da ragioni d'ufficio. In tali casi l'intervento è possibile ancora prima dell'udienza di rinvio.

Cassazione civile sez. III  31 marzo 2015 n. 6432  



 
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