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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 598 cod. proc. civile: Approvazione del progetto

Se il progetto è approvato o si raggiunge l’accordo tra tutte le parti (1), se ne dà atto nel processo verbale e il giudice dell’esecuzione o il professionista delegato a norma dell’articolo 591-bis ordina il pagamento delle singole quote, altrimenti si applica la disposizione dell’articolo 512.

 

 


Commento

Progetto: [v. 596]; Processo verbale: [v. 126].

 

(1) L’accordo va inteso come conciliazione tra le parti per comporre eventuali contestazioni sorte sul progetto e non come possibilità per le parti di concordare un progetto di distribuzione differente da quello formato dal professionista delegato o dal giudice, vincolando quest’ultimo alla sua attuazione.


Giurisprudenza annotata

Approvazione del progetto.

 

 

  1. Ratio ed operatività della norma.

 

 

  1. Ratio ed operatività della norma.

Nell’espropriazione immobiliare, per poter procedere alla distribuzione del ricavato della vendita forzata, è necessario che non vi siano contestazioni in ordine all’esistenza o all’ammontare del credito, perché in tal caso il progetto di distribuzione non può essere approvato, ed occorre accertare l’ammontare del credito contestato mediante un ordinario giudizio di cognizione, in attesa della cui definizione la distribuzione dev’essere sospesa: ne consegue che qualora, nonostante l’avvenuto accertamento del credito, il debitore abbia continuato ad opporsi all’assegnazione, anche parziale, del ricavato al creditore, quest’ultimo non è responsabile della lievitazione del credito, ancorché giustificata dal diritto dell’opponente di ottenere la determinazione definitiva del proprio debito. (Nella specie, il debitore si era opposto al pagamento della somma assegnata al creditore nel progetto di distribuzione, segnalando la pendenza di un giudizio per l’accertamento del credito, all’esito del quale, tuttavia, aveva ribadito le proprie contestazioni, determinando un ritardo complessivo di circa tre anni nella soddisfazione del credito). Cass. 4 agosto 2005, n. 16370.

 

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, la distribuzione del ricavato, che segna la chiusura del procedimento esecutivo, precludendo l’opposizione di cui all’art. 615 c.p.c., non dev’essere intesa in senso letterale come ripartizione effettiva e concreta, ma come ordine di distribuzione e pagamento, il quale, pur essendo previsto dall’art. 598 c.p.c. come adempimento successivo all’approvazione del progetto di distribuzione, può anche essere emesso contemporaneamente, con la conseguenza che incombe all’opponente l’onere di fornire la prova della posteriorità della vicenda distributiva rispetto alla proposizione dell’opposizione. Cass. 28 luglio 2005, n. 15826.

 

Nell’azione esecutiva individuale, iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore, da un istituto di credito fondiario, secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data di entrata in vigore della l. n. 175 del 1991, abrogata solo a far data dall’1 gennaio 1994 dal t.u. di cui al D.Lgs. n. 385 del 1993 - ed il cui art. 17, anche per i prestiti concessi in base alla medesima legge, richiama la disciplina del procedimento esecutivo risultante dal predetto R.D. del 1905 - non è necessario che, per partecipare alla distribuzione della somma ricavata, l’istituto creditore si sia previamente insinuato al passivo fallimentare, in quanto, proseguendo l’esecuzione individuale anche dopo la vendita dell’immobile pignorato, alla distribuzione del ricavato devono applicarsi le regole proprie di tale forma di esecuzione (art. 42, t.u. n. 646 del 1905, fatto salvo dall’art. 51, l. fall.), con la conseguenza che incombe al curatore del fallimento del debitore - in sede di esame del progetto di distribuzione o nella fase di contestazione dello stesso - dimostrare che i crediti insinuati prevalgono, in tutto o in parte, in ragione del grado della loro prelazione, su quello dell’istituto mutuante. Cass. 19 gennaio 1999, n. 1395; conforme Cass. 9 ottobre 1998, n. 10017, Cass. 15 giugno 1994, n. 5806.

 

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, l’ordinanza, con la quale il giudice dell’esecuzione, dopo che il tribunale abbia deciso eventuali contestazioni ed opposizioni avverso il progetto di distribuzione della somma ricavata dalla vendita, fissa definitivamente il riparto, segna la chiusura del procedimento, e, quindi, con riguardo alla prescrizione del credito azionato, implica la cessazione degli effetti permanenti dell’interruzione della prescrizione medesima, verificatasi a seguito dell’instaurazione dell’esecuzione. Cass. 23 aprile 1982, n. 2534.

 

Nell’esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, formato e depositato in cancelleria dal giudice dell’esecuzione il progetto di distribuzione della somma ricavata dalla vendita, se vengono sollevate contestazioni ed opposizioni all’udienza fissata per la discussione del progetto, su di esse deve decidere il tribunale, a norma dell’art. 512 c.p.c. richiamato dall’art. 598 dello stesso codice; dopo la decisione del tribunale, non potendo più essere sollevata alcuna contestazione od opposizione, è inutile una nuova convocazione delle parti ad una seconda udienza di discussione, ed il giudice dell’esecuzione non deve fare altro che portare ad effetto le decisioni, definitive, del tribunale, traducendole nello stato di riparto della somma ricavata dalla vendita; l’ordinanza del giudice dell’esecuzione contenente lo stato definitivo di riparto chiude il processo esecutivo nella data del suo deposito in cancelleria. Cass. 23 aprile 1982, n. 2534.

 

Il consenso del creditore, che, ai sensi dell’art. 1194 c.c., è necessario perché il pagamento sia imputato al capitale piuttosto che agli interessi e alle spese, non può essere ravvisato nell’accettazione, da parte del creditore medesimo, del provvedimento reso dal giudice dell’esecuzione ai sensi degli artt. 596 e 598 c.p.c., che è insuscettibile di giudicato, avendo natura di ordinanza, ed è dotato di operatività limitata all’ambito del procedimento esecutivo. Cass. 7 gennaio 1980, n. 87.

 

Ove il giudice dell’esecuzione, pur in presenza di contestazione in ordine all’ammissione di crediti in via privilegiata, decida il contrasto e ordini i pagamenti secondo il progetto di distribuzione, tale provvedimento può essere impugnato con l’opposizione agli atti esecutivi, per cui è inammissibile contro di esso il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 19 giugno 1974, n. 1807.

In tema di distribuzione della somma ricavata nell’espropriazione immobiliare, le questioni dell’art. 598 c.p.c. sottratte alla competenza del giudice dell’esecuzione ed attribuite a quella del collegio sono esclusivamente quelle sollevate dai creditori o dal debitore, all’udienza fissata ai sensi dell’art. 596 stesso codice. Conseguentemente, ove il giudice dell’esecuzione, pur in presenza di contestazioni del debitore, abbia con ordinanza ripartito tra i creditori la somma ricavata, siffatto provvedimento può essere impugnato con opposizione agli atti esecutivi, ma soltanto per le ragioni tempestivamente dedotte all’udienza. Cass. 25 marzo 1972, n. 949.

 

L’ordinanza che, senza contestazioni, distribuisce tra i creditori la somma ricavata dalla «vendita» nella procedura di esecuzione immobiliare (al pari del decreto che, nella procedura fallimentare, approva senza contestazioni il piano di riporto) non è soggetta a tassazione proporzionale nel regime dell’imposta di registro ex D.P.R. 26 ottobre 1973, n. 634, trattandosi (in entrambi i casi) di provvedimento che non definisce un giudizio e non rientra, perciò, in alcuna delle ipotesi contemplate dall’art. 8 della tariffa all. A del citato D.P.R. n. 634, né, in particolare, è equiparabile ai provvedimenti di aggiudicazione od assegnazione del bene pignorato. Cass. 13 giugno 1990, n. 5768; conforme Cass. 26 maggio 1990, n. 4923.



 
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