codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 60 cod. proc. civile: Responsabilità del cancelliere e dell’ufficiale giudiziario

Il cancelliere e l’ufficiale giudiziario sono civilmente responsabili (1):

1) quando, senza giusto motivo, ricusano di compiere gli atti che sono loro legalmente richiesti oppure omettono di compierli nel termine che, su istanza di parte, è fissato dal giudice dal quale dipendono o dal quale sono stati delegati;

2) quando hanno compiuto un atto nullo con dolo o colpa grave (2).


Commento

(1) Si parla espressamente di responsabilità civile, escludendosi quindi la applicabilità dell’art. 328 c.p. sulla omissione e sul ritardo di atti rientranti nei propri doveri d’ufficio. Si tratta di responsabilità da inadempimento e non da atto (sia pur solo civilmente) illecito.

 

(2) La nullità deve essere accertata dal giudice, il quale, ai sensi dell’art. 162 c. 2, può addossare le spese della rinnovazione al responsabile, condannandolo pure a risarcire i danni causati dalla nullità della sentenza che decide la causa. È importante ricordare comunque che le conseguenze della nullità della notificazione di un atto ricadono, a prescindere dall’eventuale responsabilità dell’ufficiale notificatore, sulla parte nell’interesse della quale la notificazione è stata effettuata.


Giurisprudenza annotata

  1. Responsabilità del cancelliere.

Ai sensi dell’art. 19, primo comma, legge 25 giugno 1943, n. 540, la trascrizione degli atti ricevuti dal cancelliere, nonché delle domande giudiziali, sentenze e decreti che vi sono soggetti, costituisce un obbligo dello stesso cancelliere, il quale nel caso di omissione è esposto a pene pecuniarie ed anche a responsabilità nei confronti delle parti interessate, talché e irrilevante che la parte abbia o non abbia chiesto la trascrizione poi disposta con la sentenza. Cass. 13 marzo 1978, n. 1242.

 

 

  1. Responsabilità dell’ufficiale giudiziario e problematiche connesse.

 

 

2.1. Notificazioni a mezzo del servizio postale.

 

 

2.1.1. Rilevanza del momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario.

In tema di notificazioni, a seguito delle sentenze della Corte costituzionale n. 477 del 26 novembre 2002 e n. 28 del 23 gennaio 2004, costituisce principio ormai recepito nell’ordinamento processuale civile che la notificazione a mezzo del servizio postale si perfeziona, per il notificante, al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, senza che possa ritenersi attribuito al giudice un potere, assolutamente discrezionale, di verificare, di volta in volta, se il piego sia stato consegnato, o meno, all’ufficiale giudiziario, in termini tali da rendere concretamente possibile il perfezionamento dell’iter notificatorio nel termine di legge. Pertanto, la verifica, in concreto, del rispetto di termini perentori, quali quelli per la proposizione di impugnazioni, deve ritenersi rimessa a criteri obiettivi - come, per l’appunto, quello della consegna del plico all’ufficiale giudiziario - senza che possano operare valutazioni discrezionali e soggettive del giudicante o del destinatario dell’atto notificato. Cass. 28 luglio 2005, n. 15809.

 

La responsabilità dell'ufficiale giudiziario che abbia tardivamente compiuto un atto rientrante nei suoi doveri d'ufficio, opera anche allorché il termine previsto per l'attività sia fissato dalla legge e non direttamente dal giudice (nella fattispecie si assumeva la responsabilità dell'ufficiale giudiziario per non avere effettuato il pignoramento nel termine di efficacia del precetto di cui all'art. 481 c.p.c.).Tribunale Napoli  03 gennaio 2002

 

 

2.1.2. Compilazione dell’indirizzo sulla busta del plico da notificare.

In tema di notificazioni a mezzo del servizio postale, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002 la notificazione di un atto processuale (nella fattispecie, ricorso per cassazione) si intende perfezionata, per il notificante, alla data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, non potendo ricadere sul richiedente le conseguenze di un errore o di un’inerzia dell’ufficiale giudiziario medesimo. A tal riguardo, poiché la compilazione dell’indirizzo sulla busta è atto dell’ufficiale giudiziario - o comunque incombe su di lui l’obbligo di controllarne l’esattezza - nel caso di indirizzo errato e di conseguente mancata notificazione, la parte interessata può chiedere una nuova trasmissione del plico con l’indirizzo esatto. In tal caso la data di notificazione dell’atto, al fine di stabilirne la tempestività, va individuata in quella della prima richiesta di notifica, non andata a buon fine per fatto ascrivibile all’ufficiale giudiziario. Cass. 19 gennaio 2005, n. 1025.

 

 

2.1.3. Irrilevanza del dato soggettivo dell’autore della notificazione.

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, a seguito della pronunzia n. 477 del 2002 della Corte costituzionale, la notificazione a mezzo posta deve ritenersi tempestiva per il notificante al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, ossia con la consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, mentre per il destinatario resta fermo il principio del perfezionamento della notificazione soltanto alla data di ricezione dell’atto, attestata dall’avviso di ricevimento del plico postale che lo contiene. Tale principio ha carattere generale, e trova pertanto applicazione (indipendentemente dagli effetti che, di volta in volta, ne conseguano per il notificante) anche nell’ipotesi in cui la notifica a mezzo posta venga eseguita, anziché dall’ufficiale giudiziario, dal difensore della parte ai sensi dell’art. 1 della legge n. 53 del 1994, irrilevante essendo al riguardo, nei limiti di tale richiamata normativa, il dato soggettivo dell’autore della notificazione, con l’unica differenza che alla data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario va in tal caso sostituita la data di spedizione del piego raccomandato, la quale, stante l’efficacia bilaterale della notifica della sentenza fatta ai sensi dell’art. 285 c.p.c., segna per il notificante il momento della conoscenza legale del provvedimento da impugnare, da cui muove per lui il dies a quo del termine breve di sessanta giorni ex art. 325, secondo comma, c.p.c. Cass. 19 gennaio 2004, n. 709; conforme Cass. lav., 3 settembre 2003, n. 12834.

 

 

2.2. Integrazione del contraddittorio.

Nel caso di cause inscindibili, qualora il ricorso per cassazione non sia stato proposto nei confronti di tutte le parti e la Corte abbia assegnato un termine per l’integrazione del contraddittorio, un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 331 c.p.c. esclude che possa farsi ricadere sul ricorrente che abbia tempestivamente avviato il procedimento di notificazione l’esito negativo del medesimo dovuto a circostanze indipendenti dalla sua volontà e non prevedibili. Tuttavia, questo principio deve essere applicato tenendo conto che il termine per l’integrazione del contraddittorio non viene concesso soltanto per iniziare il procedimento, ma anche per svolgere le indagini anagrafiche che siano prevedibilmente necessarie, ed è peraltro stabilito allo scopo di permettere alla parte di rimediare ad un errore nel quale è incorsa all’atto della notificazione del ricorso. Ne consegue che, nell’ipotesi in cui la notificazione non sia andata a buon fine perché il destinatario non sia stato reperito al domicilio e il ricorrente abbia omesso di effettuare tempestive indagini anagrafiche (nonostante che l’ultima notificazione risalisse all’atto di appello e nel relativo giudizio la controparte fosse rimasta contumace), il ricorso deve essere dichiarato inammissibile qualora ciò abbia comportato che il ricorrente non abbia ottemperato all’ordine di integrazione del contraddittorio nel termine a tal fine concesso, essendo, in tal caso, al medesimo imputabile l’esito negativo della notificazione. Cass. 14 ottobre 2005, n. 20000.

 

 

2.3. Modalità di attestazione della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario.

La consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario può anche risultare dal timbro apposto sul documento indicante il numero del «registro cronologico ricorsi» e la data. Cass. lav., 1° aprile 2005, n. 6836.

 

 

2.4. Rifiuto dell’ufficiale giudiziario di eseguire gli atti richiesti.

Il rifiuto dell’ufficiale giudiziario di eseguire il pignoramento richiesto dal creditore non è atto immediatamente suscettibile del rimedio dell’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c., ma può essere sottoposto al controllo del giudice ai sensi dell’art. 60 c.p.c. o nelle forme desumibili dalla disciplina del procedimento esecutivo azionato mentre il suddetto rimedio resta eventualmente sperimentabile avverso il provvedimento del giudice conclusivo di tale controllo. Cass. 12 marzo 1992, n. 3030.

 

 

2.5. Comportamento colposo o doloso dell’ufficiale giudiziario.

Essendo il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi di cui all’art. 617 c.p.c. è esperibile esclusivamente nei confronti di atti riferibili al giudice dell’esecuzione (il quale è l’unico titolare del potere di impulso e controllo del processo esecutivo), pertanto, ove tale giudice abbia delegato ad un notaio lo svolgimento delle operazioni, gli atti assunti dal professionista possono essere sottoposti al controllo del giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 60 c.p.c. ovvero nelle forme desumibili dalla disciplina del procedimento esecutivo azionato ma non possono essere impugnati direttamente con l’opposizione agli atti esecutivi. Cass. 20 gennaio 2011, n. 1335.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti