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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 600 cod. proc. civile: Convocazione dei comproprietari

Il giudice dell’esecuzione, su istanza del creditore pignorante (1) o dei comproprietari e sentiti (2) tutti gli interessati (3), provvede (4), quando è possibile (5), alla separazione della quota in natura spettante al debitore (6).
Se la separazione in natura non è chiesta o non è possibile (7), il giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo pari o superiore al valore della stessa, determinato a norma dell’articolo 568.

 


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Vendita: [v. 503]. Comproprietario: colui che è contitolare del diritto di proprietà [v. 599]. Quota: è la misura della partecipazione del singolo comunista alla contitolarità del diritto comune. Divisione: è il procedimento negoziale o giudiziale mediante il quale si accerta e si attua il diritto di ogni partecipante ad una comunione allo scioglimento della stessa, ai sensi dell’art. 1111 c.c.; attuazione che, naturalmente, deve aver luogo nei confronti di tutti quanti i condividenti (litisconsorti necessari).

 

(1) All’espressa indicazione del creditore pignorante è da aggiungere la legittimazione da riconoscersi in capo ai creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo.

 

(2) L’audizione e la pronuncia dei provvedimenti conseguenziali hanno luogo in un’udienza che il giudice dell’esecuzione, su istanza del creditore pignorante o di ognuno dei comproprietari, fissa con decreto in calce al ricorso, assegnando contestualmente all’istante un termine per la notifica del ricorso e del decreto ai contitolari e agli altri interessati.

 

(3)In altre parole, il debitore esecutato, il terzo proprietario/contitolare contro cui si agisce con l’esecuzione, i creditori concorrenti non muniti di titolo esecutivo, i creditori degli altri contitolari.

 

(4) Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione dispone la separazione assume la forma dell’ordinanza. Tale provvedimento costituisce atto esecutivo impugnabile ex art. 617 [v. →].

 

(5) La separazione deve essere non solo materialmente possibile, ma anche conveniente sotto il profilo economico, nel senso che non deve recare pregiudizio agli altri comproprietari. Può accadere, peraltro, che tra gli stessi comproprietari si addivenga ad un accordo, evitando la materiale separazione e la vendita della quota spettante al debitore o la divisione giudiziale dell’intero bene mediante il versamento di un conguaglio in danaro, ove ciò sia più conveniente.

 

(6)Si ritiene che la ragione del riconoscimento esclusivo, in capo ai soli soggetti legittimati dalla disposizione, del potere di proporre istanza di separazione debba ricercarsi nella natura della stessa, atto esecutivo e di disposizione del diritto oggetto di espropriazione (che quindi comporta una modificazione del bene indiviso, coerentemente da non riconoscersi al debitore esecutato).

 

(7) La separazione non è possibile neanche quando, pur essendo il bene comune materialmente divisibile, la divisione lo renderebbe inidoneo all’uso cui è destinato; ovvero, quando sia stato pattuito di rimanere in comunione per un tempo determinato (non maggiore di dieci anni, ai sensi dell’art. 1111, c. 2 c.c.).


Giurisprudenza annotata

Convocazione dei comproprietari.

 

 

  1. Aspetti generali; 2. Opposizioni; 3. Comunione legale dei coniugi ed altri casi; 3.1. Comunione legale dei coniugi; 3.2. Immobile condominiale in proprietà esclusiva; 4. Fallimento.

 

 

  1. Aspetti generali.

Nell’esecuzione esattoriale immobiliare, il giudice dell’esecuzione, in sede di emissione del decreto di trasferimento del bene aggiudicato, deve uniformarsi alle norme del codice di procedura civile che, ai sensi dell’art. 49 D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, non risultino espressamente derogate nella materia, in esse rientrando sia l’art. 586 c.p.c. (che permette al giudice di sospendere la vendita, quando ritenga il prezzo notevolmente inferiore a quello giusto), sia l’art. 600 c.p.c. (che, per l’ipotesi di espropriazione di quota indivisa, dispone procedersi preliminarmente alla divisione, salvo che la quota possa essere venduta per prezzo almeno pari al suo valore); ne consegue che se sia stata effettuata la vendita di quota senza previa divisione e, al terzo incanto, con aggiudicazione ad un privato al valore catastale, peraltro con una limitata informazione offerta sul bene (solo descritto per i suoi estremi catastali), ben può il giudice dell’esecuzione, ai sensi del citato art. 586 c.p.c., sospendere la vendita, non trovando ostacolo tale potere nella previsione dell’art. 85, comma 1, del D.P.R. n. 602 del 1973 citato, il quale ammette l’espropriazione anche per un valore irrisorio (ricondotto però al prezzo base del terzo incanto andato deserto, dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale parziale della norma da parte della sentenza della Corte cost. 28 ottobre 2011 n. 281), ma solo se si realizzi l’assegnazione dell’immobile allo Stato, sacrificandosi in quel caso l’interesse del debitore al conseguimento dell’effettivo valore del bene rispetto all’interesse statuale al pronto soddisfacimento del credito d’imposta. Quando invece, come nella specie, aggiudicatario sia un privato ed il credito d’imposta sia destinato a soddisfarsi sul ricavato della vendita, trovano piena applicazione gli articoli 586 e 600 c.p.c. e, in particolare, alla stregua del primo di essi, il potere del giudice d’impedire che l’espropriazione si perfezioni per un prezzo comunque sperequato rispetto al valore dell’immobile. Cass. 18 gennaio 2012, n. 692.

 

In tema di espropriazione forzata immobiliare su bene indiviso, in forza di pignoramento limitato alla quota di spettanza del debitore, il potere-dovere del giudice dell’esecuzione di adottare i provvedimenti contemplati dall’art. 600 del c.p.c. e configuranti atti esecutivi in senso proprio, resta soggetto alle modalità e ai criteri fissati dalla norma medesima, che prevede, quando è possibile, la separazione di detta quota in natura e, solo quando ciò sia impossibile, consente la scelta fra la vendita della quota stessa e la divisione della comunione, da disporsi con un ordine del medesimo giudice dell’esecuzione di trattazione e istruzione della causa davanti a sé (quale giudice istruttore), ove la competenza spetti all’ufficio giudiziario al quale appartiene. Cass. 17 maggio 2005, n. 10334; conforme Cass. 20 dicembre 1985, n. 6549.

 

L’impugnazione della rinuncia da parte dei creditori del chiamato non fa acquistare ai creditori vittoriosi la qualità di eredi o di comproprietari dei beni ereditari; conseguentemente, ove si tratti di beni in comunione, l’azione consente ai creditori di promuovere l’espropriazione forzata nelle forme previste dagli artt. 599-601 c.p.c., ma non li legittima a chiedere la divisione in via autonoma, instaurando un ordinario giudizio di cognizione nei confronti dei coeredi del rinunciante. Trib. S. Angelo Lombardi, 2 febbraio 2004.

 

In tema di espropriazione immobiliare di un bene indiviso, l’omessa indicazione nell’atto di pignoramento della quota di proprietà del comproprietario debitore non comporta l’inesistenza del pignoramento. Cass. 4 dicembre 1998, n. 12315.

 

Nel caso di espropriazione forzata di immobile indiviso, per debito di uno soltanto dei comproprietari, qualora il creditore procedente, dopo l’effettuazione del pignoramento con le formalità prescritte dall’art. 555 c.p.c. (ivi inclusa la trascrizione) non provveda agli adempimenti di cui agli artt. 599, comma 2, e 180 disp. att. c.p.c. - e cioè alla notificazione agli altri comproprietari di avviso del pignoramento, con il divieto di lasciar separare al debitore la sua parte del bene comune, nonché invito a comparire davanti al giudice dell’esecuzione per sentir dare i provvedimenti indicati nell’art. 600 c.p.c. - non si verifica la nullità del pignoramento medesimo, del quale il suddetto avviso non costituisce elemento essenziale, ma si determina, per i comproprietari non debitori, il venir meno della preclusione di procedere a divisione (contrattuale o giudiziale) del bene, con la conseguenza che, ove tali comproprietari procedano a detta divisione, anche dopo la trascrizione del pignoramento, possono opporre la divisione medesima al creditore, nella sua efficacia retroattiva a partire dalla data della costituzione della comunione, ai sensi dell’art. 757 c.c. Questo principio non trova ostacolo nel disposto dell’art. 2913 c.c., circa l’inefficacia in pregiudizio del creditore degli atti successivi al pignoramento, il quale riguarda la diversa ipotesi degli atti con i quali il debitore trasferisca ad altri il diritto di proprietà, o costituisca in favore di altri diritti reali sull’immobile oggetto di esecuzione. Cass. 17 giugno 1985, n. 3648.

 

Quando siano espropriati beni indivisi, se la separazione della quota da quella degli altri comproprietari non è possibile, il giudice dell’esecuzione può ordinare la vendita della quota indivisa, o disporre che si proceda alla divisione, a norma del codice civile (art. 600 c.p.c.); pertanto, non è necessario che nel disporre la divisione il giudice dichiari l’impossibilità di procedere in qualunque altro modo all’esecuzione. Cass. 8 gennaio 1968, n. 44.

 

Il pagamento del debito durante la sospensione dell’esecuzione - disposta perché si proceda alla divisione del bene pignorato - non ha alcuna rilevanza sulla prosecuzione dell’esecuzione, che continua sia pure al solo fine della liquidazione e del recupero delle spese; pertanto non dispensa le parti dall’onere di promuovere, nel termine perentorio fissato, il giudizio di divisione. Cass. 8 gennaio 1968, n. 44.

 

 

  1. Opposizioni.

In tema di giudizio di divisione immobiliare, qualora durante il suo corso il giudice istruttore disponga, ai sensi dell’art. 788 c.p.c., la vendita di beni immobili già oggetto di pignoramento, la circostanza per cui il giudizio divisorio si collega funzionalmente al procedimento esecutivo non rende per questo applicabili, almeno nella fase anteriore alle operazioni di vendita, i rimedi propri del processo esecutivo, ma sempre e solo quelli del giudizio di divisione; ne consegue che il provvedimento sopra menzionato emesso dal giudice istruttore è soggetto al regime di impugnazione del processo di cognizione, per cui, se di carattere meramente ordinatario, è revocabile o modificabile con la sentenza di merito e, se risolutivo di controversie nel frattempo insorte, direttamente appellabile, ma insuscettibile di opposizione agli atti esecutivi. Cass. 24 febbraio 2011, n. 4499.

 

In tema di esecuzione forzata ed in ipotesi di espropriazione di beni indivisi, l’ordinanza adottata ai sensi dell’art. 600 c.p.c., con la quale il giudice dell’esecuzione dispone la vendita della quota indivisa spettante al debitore esecutato - avendo natura di provvedimento esecutivo volto ad assicurare un ordinato svolgimento della procedura in vista del soddisfacimento coattivo dei diritti del creditore procedente - è revocabile dallo stesso giudice che l’ha adottata ed è impugnabile con opposizione agli atti esecutivi, ma non è ricorribile per Cassazione ex art. 111 Cost. Cass. 20 febbraio 2003, n. 2624; conforme Cass. 21 gennaio 2000, n. 682.

 

Nell’espropriazione forzata di beni indivisi, il provvedimento che il giudice dell’esecuzione emette, tra quelli previsti nell’art. 600 c.p.c. con la specificazione di cui all’art. 181 disp. att. c.p.c., è un atto esecutivo che può essere impugnato dal soggetto interessato del processo esecutivo, il quale lo ritenga illegittimo, con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. Cass. 20 dicembre 1985, n. 6549.

 

Qualora un bene, in comunione fra il debitore ed altre persone non obbligate verso il creditore, venga pignorato da quest’ultimo come oggetto di proprietà esclusiva del debitore medesimo, ai suddetti partecipanti non obbligati deve riconoscersi la facoltà di proporre opposizione di terzo, a norma dell’art. 619 c.p.c., e l’accoglimento di tale opposizione, implicando il riconoscimento dell’invalidità del vincolo del pignoramento limitatamente alle quote non di spettanza del debitore, comporta che il giudice della esecuzione deve circoscrivere l’espropriazione alla quota del debitore stesso, scegliendo fra le possibilità contemplate dall’art. 600 c.p.c. (separazione in natura, vendita della quota indivisa, ordine di divisione). Cass. 17 giugno 1985, n. 3648.

 

 

  1. Comunione legale dei coniugi ed altri casi.

 

 

3.1. Comunione legale dei coniugi.

Nel caso di esecuzione forzata intrapresa dal creditore particolare di uno solo dei coniugi, su beni oggetto di comunione legale fra gli stessi, non può procedersi alla vendita della quota del singolo bene di spettanza del coniuge debitore se non dopo la previa audizione dell’altro coniuge affinché quest’ultimo possa eventualmente far valere le limitazioni di cui agli artt. 187 e 189 c.c.; in difetto di una tale audizione il procedimento esecutivo deve arrestarsi. Il coniuge non debitore - d’altronde - è parte necessaria del giudizio nato dall’opposizione proposta avverso l’ordinanza di vendita. Cass. 27 gennaio 1999, n. 718.

 

Nel corso dell’esecuzione forzata promossa dal creditore di uno solo dei coniugi in regime di comunione legale sui beni rientranti in detta comunione, al coniuge non obbligato vanno riconosciuti i rimedi processuali tanto della opposizione di terzo (ove si faccia valere il carattere non familiare del credito azionato, ovvero la natura sussidiaria della responsabilità della comunione rispetto a quella personale dell’altro coniuge), quanto della opposizione agli atti esecutivi (ove si intenda denunciare che l’esecuzione interferisce processualmente sulla propria posizione, con conseguente privazione del potere di separazione della propria quota), così che, sul piano della corretta individuazione del giudice da adire, nel primo caso, la competenza sarà determinata secondo il criterio del valore del bene in contestazione, mentre, nel secondo, essa spetterà, comunque, al giudice dell’esecuzione, ex art. 617 c.p.c. Cass. 2 agosto 1997, n. 7169.

 

In sede di opposizione agli atti esecutivi proposta dal coniuge non obbligato (in regime di comunione legale) con riguardo al bene oggetto del procedimento di esecuzione intrapreso nei confronti dell’altro coniuge, sono da ritenersi rilevanti sia i vizi relativi alla notifica del pignoramento (che deve essere ricevuta dal detto opponente, ex art. 599 comma 2 c.p.c.) sia la richiesta di separazione della propria quota in caso di vendita o di assegnazione del bene (giusta la previsione di cui all’art. 600 stesso codice), mentre risultano ininfluenti tutte le ulteriori vicende relative allo svolgimento del processo esecutivo, quali la omessa notifica del titolo esecutivo o del precetto, delle quali è da ritenersi destinatario esclusivamente il debitore, e non anche l’eventuale comproprietario non obbligato. Cass. 2 agosto 1997, n. 7169.

 

Il coniuge comproprietario di immobile pignorato nell’esecuzione esattoriale di cui al D.P.R., 29 settembre 1973, n. 602, quando non sia coobbligato, è legittimato non solo a proporre l’opposizione di terzo nell’esecuzione stessa, ai sensi dell’art. 619 c.p.c., nel caso in cui il pignoramento sia avvenuto senza tener conto che il bene gli appartiene pro quota, ma anche, qualora si sia dato atto di tale stato di proprietà comune, ad avvalersi dei rimedi dettati dagli artt. 599 e 600 c.p.c. per l’espropriazione di beni indivisi - che non sono equiparabili alle opposizioni all’esecuzione o agli atti esecutivi, né incompatibili con la disciplina speciale dettata dal citato D.P.R. n. 602 del 1973 e segnatamente col disposto degli artt. 52 e 53, che consentono l’ivi previsto ricorso amministrativo nel solo caso in cui il coniuge comproprietario sia anche coobbligato ovvero quando si tratti di espropriazione di mobili - con la conseguente possibilità di sospensione dell’esecuzione, quale provvedimento con finalità cautelari, ottenibile in sede di giurisdizione ordinaria (e, in particolare, dal pretore, quale giudice dell’esecuzione esattoriale), ma non impugnabile, per ragioni di merito, ex art. 111 Cost., essendo privo del valore sostanziale di sentenza. Cass., Sez. Un., 2 giugno 1992, n. 6662.

 

 

3.2. Immobile condominiale in proprietà esclusiva.

L’esecuzione per espropriazione di un appartamento di proprietà esclusiva in edificio condominiale, ancorché ad esso accedano le quote sulle parti comuni dell’edificio, esula dalla disciplina degli artt. 599-601 c.p.c., che riguarda la diversa ipotesi del pignoramento di un bene in comproprietà, nei limiti della quota di uno o di alcuni soltanto dei comproprietari. Cass. 4 settembre 1985, n. 4612.

 

 

  1. Fallimento.

In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare, il provvedimento con cui il tribunale respinga il reclamo avverso l’ordinanza del giudice delegato di rigetto dell’istanza del comproprietario, non fallito, di sospensione della vendita di quota dell’immobile indiviso caduta nella massa fallimentare, sino alla definizione del giudizio di divisione, non è ricorribile per Cassazione, trattandosi di provvedimento che non pregiudica i suoi diritti di comproprietario, atteso che la vendita di quota indivisa, a differenza della separazione in natura, non determina alcuna divisione del compendio comune, né comporta restrizione nei diritti degli altri comproprietari, poiché il rapporto di comunione non viene sciolto e la successiva divisione investe necessariamente anche la quota espropriata. Cass. 12 dicembre 2011, n. 26519.



 
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