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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 601 cod. proc. civile: Divisione

Se si deve procedere alla divisione (1), l’esecuzione è sospesa (2) finché sulla divisione stessa (3) non sia intervenuto un accordo fra le parti o pronunciata una sentenza avente i requisiti di cui all’articolo 627.

Avvenuta la divisione, la vendita o l’assegnazione dei beni attribuiti al debitore ha luogo secondo le norme contenute nei capi precedenti (4).


Commento

Divisione: [v. 600]; Sospensione: [v. Libro III, Titolo VI]; Sentenza: [v. 132]; Vendita: [v. 503]; Assegnazione: [v. 505].

 

(1) Naturalmente la divisione viene ordinata dal giudice dell’esecuzione ad istanza di parte, non potendo essere disposta d’ufficio.

 

(2) La sospensione opera di diritto [v. 623]. L’art. 181 att. dispone, quindi, che il giudice dell’esecuzione provveda all’istruzione della causa, a norma degli artt. 175 e ss., alla duplice condizione che gli interessati (o litisconsorti necessari) siano tutti presenti (per cui non vi è necessità di instaurare il contraddittorio) e l’ufficio al quale egli appartiene sia competente per la divisione. In questo caso, con la stessa ordinanza con la quale dispone che si proceda alla divisione, sospendendo l’esecuzione, il giudice fissa l’udienza per la trattazione della causa. Ove, invece, difettino tali condizioni (o anche una soltanto di esse) il giudice fissa il termine perentorio entro il quale la parte che abbia interesse alla prosecuzione del processo esecutivo ha l’onere di promuovere il giudizio di divisione nelle forme ordinarie [v. 784 e ss.]. Nel caso di mancata o intempestiva proposizione della domanda, il processo esecutivo si estingue.

 

(3) Il giudizio divisorio pur essendo preordinato alla esecuzione sulla quota che sarà liquidata, si configura come un autonomo giudizio di cognizione. Pertanto, l’ordinanza con la quale il G.E. dispone che si proceda alla divisione, sospendendo il processo esecutivo, non può essere considerata un provvedimento istruttorio emesso nel corso del procedimento divisorio.

 

(4) Conclusosi il giudizio divisorio, la parte che vi abbia interesse ha l’onere di riassumere il processo esecutivo nel termine fissato nella sentenza che definisce la divisione o, in mancanza, nel termine ordinario di cui all’art. 627. Nel caso di mancata o intempestiva riassunzione, il processo esecutivo si estingue. Tuttavia, l’estinzione per produrre i propri effetti deve essere pronunciata dal giudice dell’esecuzione con la conseguenza che il processo non dichiarato estinto, pur sussistendo i presupposti per la sua estinzione, può essere ancora riassunto.


Giurisprudenza annotata

Divisione.

 

 

  1. Divisione.

 

 

  1. Divisione.

L’impugnazione della rinuncia da parte dei creditori del chiamato non fa acquistare ai creditori vittoriosi la qualità di eredi o di comproprietari dei beni ereditari; conseguentemente, ove si tratti di beni in comunione, l’azione consente ai creditori di promuovere l’espropriazione forzata nelle forme previste dagli artt. 599-601 c.p.c., ma non li legittima a chiedere la divisione in via autonoma, instaurando un ordinario giudizio di cognizione nei confronti dei coeredi del rinunciante. Trib. S. Angelo Lombardi, 2 febbraio 2004.

 

Mentre nell’ordinario giudizio di divisione le spese, che non siano superflue o non siano state cagionate da uno dei condividenti con infondate contestazioni, non sono regolate dal principio di soccombenza, ma debbono ordinariamente gravare sulla massa, nel giudizio divisorio instaurato ex art. 601 c.p.c. da parte di uno dei creditori e reso necessario dal fatto che l’azione esecutiva è stata promossa sulla sola quota del bene di proprietà del debitore esecutato, è configurabile una vera e propria soccombenza a carico del debitore esecutato nei confronti dei creditori procedenti, con le relative conseguenze in punto spese di lite. Invece per la posizione del condividente non debitore non vi è alcuna ragione di derogare la principio tradizionale, sicché egli risponde delle spese nei soli limiti della propria quota alla stregua della regola generale dell’interesse comune alla divisione. Trib. Torino, 3 dicembre 2002.

 

Nel procedimento di liquidazione dell’attivo, qualora il fallimento abbia promosso il giudizio di divisione di un immobile in comproprietà indivisa del fallito, il curatore non può, in costanza di tale giudizio, procedere alla vendita della sola quota indivisa, trovando applicazione anche nell’ambito della procedura fallimentare la sospensione prevista dall’art. 601 c.p.c. Trib. Napoli, 25 giugno 2002.

 

Le irregolarità degli atti relativi alla vendita disposta nel giudizio di divisione previsto dall’art. 601 c.p.c. in tema di espropriazione dei beni indivisi devono farsi valere, stante il richiamo operato dagli artt. 787 e 788 c.p.c. rispettivamente agli artt. 534 ss. e 576 stesso codice, con la procedura dell’opposizione agli atti esecutivi prevista dai successivi artt. 617 e 618 del codice di rito. Cass. 8 giugno 2001, n. 7785; conforme Cass. 9 giugno 1994, n. 5614.

 

Se un progetto di divisione, in cui sono stati inclusi altri beni rispetto a quelli indicati nella domanda giudiziale, è stato dichiarato esecutivo ai sensi dell’art. 789, comma 3, c.p.c., mentre i condividenti sono rimasti contumaci - nella specie il procedimento divisorio era stato instaurato da un creditore di essi, ai sensi dell’art. 601 c.p.c., l’accordo sul progetto non si è formato e perciò tale ordinanza non è idonea ad accertare, con efficacia di giudicato, i diritti spettanti ai predetti condividenti, e questi possono impugnarla, come un negozio giuridico, con l’actio nullitatis o con altri mezzi di tutela, in un ordinario giudizio di cognizione, mentre non possono ricorrere in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., in mancanza di decisorietà e definitività del provvedimento de quo. Cass. 4 aprile 1997, n. 2913.

 

Qualora, a seguito del pignoramento di bene indiviso, venga sospeso il procedimento esecutivo, in attesa della definizione del giudizio di divisione (art. 601 c.p.c.), il giudice istruttore di quest’ultimo, nel dichiarare esecutivo il progetto divisionale, ai sensi dell’art. 789, comma 3, c.p.c., non ha il potere di attribuire al creditore la porzione spettante al debitore, in ordine alla cui vendita o assegnazione deve statuire il giudice dell’esecuzione, nell’ambito e con le forme della procedura espropriativa. Ove tale attribuzione venga disposta dall’istruttore, il relativo provvedimento, di carattere anomalo, e non altrimenti impugnabile, è denunciabile con ricorso per Cassazione, a norma dell’art. 111 Cost., in considerazione del suo contenuto decisorio. Cass. 27 giugno 1987, n. 5718; contra Trib. Monza, 4 ottobre 1983.

 

La chiamata in giudizio, prevista dall’art. 1113, 3º comma, c.c., dei creditori ipotecari, costituisce un onere, per i comunisti, in caso di divisione di beni comuni, che non può ritenersi adempiuto con la mera notificazione, ai creditori, dell’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, sospeso il procedimento esecutivo, dispone la divisione del bene esecutato comune, rimettendo le parti innanzi al tribunale competente. Cass. 10 maggio 1982, n. 2889.

 

L’estinzione del processo per mancata o intempestiva riassunzione deve, per produrre i suoi effetti, essere dichiarata dal giudice. Pertanto, se il giudizio di divisione - che, a norma dell’art. 601 c.p.c., determina la sospensione del processo per espropriazione di beni indivisi - pur essendosi verificati i presupposti della sua estinzione, e pur risultando la relativa causa cancellata dal ruolo, non è dichiarato estinto, esso può essere ancora riassunto. In tal caso, non essendo avvenuta la definizione del giudizio di divisione, la causa di sospensione del processo esecutivo deve considerarsi tuttora perdurante, onde il detto processo, pur non potendo ancora essere riassunto, non può essere dichiarato estinto. Cass. 16 dicembre 1974, n. 4317.

Nell’espropriazione dei beni indivisi, l’inattività delle parti nel promuovere il giudizio di divisione entro il termine perentorio stabilito dal giudice dell’esecuzione, determina l’estinzione del processo esecutivo, poiché, questo non può essere proseguito ne rimanere indefinitamente sospeso in attesa di un evento - quale l’inserimento del giudizio cognitivo di divisione nell’ambito dell’esecuzione, come mezzo al fine del suo espletamento - che non può verificarsi. Il termine per promuovere il giudizio di divisione nel corso del processo di espropriazione di beni indivisi, da chiunque sia stata proposta la relativa istanza, è un termine concesso a tutte le parti che hanno la possibilità di instaurarlo: al creditore procedente, cioè, non meno che al debitore; ne consegue che per entrambe queste parti, si verificano gli effetti propri della decadenza conseguente al suo inutile decorso. Cass. 8 gennaio 1968, n. 44.



 
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