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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 602 cod. proc. civile: Modo dell’espropriazione

Quando oggetto dell’espropriazione è un bene gravato da pegno o da ipoteca per un debito altrui, oppure un bene la cui alienazione da parte del debitore è stata revocata per frode, si applicano le disposizioni contenute nei capi precedenti, in quanto non siano modificate dagli articoli che seguono (1)(2).


Commento

Pegno: [v. 544]; Ipoteca: [v. 544]. Revocatoria: è l’azione (denominata anche pauliana: c.c. 2901 e ss.) con la quale il creditore mira ad ottenere la declaratoria di inefficacia degli atti di disposizione che il debitore, in pregiudizio delle ragioni creditorie, abbia fraudolentemente posto in essere (nell’intento di sottrarli all’azione esecutiva) sui beni patrimoniali costituenti la cd. garanzia generica (c.c. 2740), privandosi di essi. Il vittorioso esperimento di tale azione consente al creditore di aggredirli, sebbene essi non siano più presenti nel patrimonio del debitore.

 

(1) Non essendo il terzo personalmente obbligato per il debito altrui, per agire contro di lui non è necessario un titolo esecutivo autonomo, ma è sufficiente quello ottenuto contro il debitore diretto. Ciò si evince anche dal tenore del successivo art. 603, per il quale il titolo esecutivo e il precetto specificamente rivolti contro il debitore devono essere notificati anche al terzo. Ed è proprio la mera conoscenza legale derivata dalla duplice notificazione, di cui all’art. 603, che pone il terzo in condizione di attuare contro la imminente espropriazione i rimedi che la legge gli consente (c.c. 2859, 2870).

 

(2) Sebbene legittimato passivo dell’esecuzione sia il terzo e non già il debitore, quest’ultimo può spiegare intervento nel giudizio di opposizione promosso dal terzo esecutato contro il creditore procedente ovvero deve esservi chiamato, nel caso che non intervenga volontariamente, in quanto ne è litisconsorte necessario. Infatti l’accertamento avente ad oggetto la sussistenza o meno delle condizioni proprie dell’azione esecutiva necessariamente coinvolge anche il debitore, spiegando effetti anche nei suoi confronti


Giurisprudenza annotata

Modo dell’espropriazione.

 

 

  1. Aspetti generali; 2. Correlazione con l’azione revocatoria ordinaria; 3. Opposizioni spendibili dal terzo proprietario.

 

 

  1. Aspetti generali.

Nell’espropriazione promossa dal creditore contro il terzo proprietario nei casi e nei modi di cui agli art. 602 e seguenti c.p.c., sono parti tanto il terzo assoggettato all’espropriazione, quanto il debitore. Nel giudizio di opposizione all’esecuzione, promosso contro il creditore procedente dal terzo assoggettato all’esecuzione, pertanto, il debitore, assieme al creditore, assume la veste di legittimo e necessario contraddittore, quale soggetto nei cui confronti l’accertamento della ricorrenza o meno dell’azione esecutiva contro il terzo è destinato a produrre effetti immediati e diretti. Deriva da quanto precede, altresì, che le sentenze rese in un giudizio di opposizione all’esecuzione promossa nei confronti di beni del terzo in cui non sia stato evocato in causa anche il debitore necessario sono “inutiliter data” e tale nullità, ove non rilevata dai giudici di merito, deve essere rilevata d’ufficio dal giudice di legittimità con remissione della causa al giudice di primo grado. Cass. 27 gennaio 2012, n. 1192.

 

In caso di espropriazione contro il terzo proprietario, ai sensi degli art. 602 ss. c.p.c., nel giudizio di opposizione avente ad oggetto la determinazione dell’entità complessiva del credito, nonché dell’eventuale minor parte di esso, di cui debba rispondere lo stesso terzo, quand’anche proposto come opposizione agli atti esecutivi relativi a tale determinazione, è litisconsorte necessario anche il debitore originario o diretto, in quanto soggetto nei cui confronti l’accertamento della ricorrenza o meno dell’azione esecutiva contro il terzo è destinato a produrre effetti immediati e diretti. Ne consegue che la sentenza resa in un’esecuzione promossa sui beni del terzo, a conclusione di un giudizio di opposizione agli atti esecutivi concernente la suddetta determinazione, senza che sia stato evocato in causa anche il debitore originario o diretto, è inutiliter data, e la conseguente nullità, ove non rilevata dai giudici di merito, deve essere rilevata d’ufficio dal giudice di legittimità con rimessione della causa al giudice di primo grado. Cass. 29 dicembre 2011, n. 29748.

 

L’opposizione all’esecuzione immobiliare intrapresa contro il terzo proprietario ai sensi degli art. 602 e ss. c.p.c. va proposta anche contro il debitore diretto e, in caso di suo fallimento, nei confronti del medesimo in proprio e per l’eventualità che ritorni o sia tornato “in bonis”, quando il creditore adduca l’insufficienza dei pagamenti conseguiti in sede fallimentare. Cass. 22 marzo 2011, n. 6546.

Quando il debitore principale sia fallito, il creditore può procedere nei confronti del terzo datore di ipoteca inoltrando le comunicazioni al curatore fallimentare. Trib. Lanciano, 2 settembre 2003; conforme Trib. Belluno, 16 marzo 2005.

Conf.: In caso di fallimento del debitore, qualora il creditore si mantenga estraneo alla procedura concorsuale e formalizzi con esplicita dichiarazione il proprio intendimento di munirsi di un titolo esecutivo per fini non concorsuali [ma per agire esecutivamente sul bene di proprietà di un terzo ipotecato a garanzia di un’obbligazione del debitore fallito] il relativo giudizio da lui instaurato è pienamente ammissibile nella forma e nella sede ordinarie. Trib. Milano, 18 marzo 1986.

 

Il terzo proprietario dell’immobile ipotecato per debito altrui non è obbligato in solido con il debitore esecutato perché non è soggetto passivo del rapporto con il creditore ma solo assoggettato all’azione esecutiva dello stesso sull’immobile ipotecato. Trib. Napoli, 2 febbraio 2003.

 

L’intervento del titolare della garanzia nella procedura esecutiva già pendente avente ad oggetto il bene ipotecato in suo favore da un terzo datore non è soggetto alle forme previste dagli artt. 602 ss. c.p.c. in tema di espropriazione contro il terzo proprietario. App. Milano, 29 dicembre 1992.

 

L’art. 20, R.D. 16 luglio 1905, n. 646, il quale stabilisce che l’atto di trasferimento a un terzo della proprietà dell’immobile ipotecario a garanzia di un mutuo fondiario da parte del debitore ha effetti nei confronti dell’istituto mutuante solo dopo la notificazione di un atto in cui si dichiari l’avvenuto trasferimento e dopo l’esibizione dei relativi documenti, e che, in mancanza di detta notificazione, il pignoramento dell’immobile ipotecario e gli altri atti di espropriazione possono essere eseguiti nei confronti del precedente proprietario, debitore mutuatario, deve essere interpretato nel senso che esso opera solo nei confronti del debitore mutuatario, in quanto detta norma, creando una situazione di privilegio a favore degli istituti di credito fondiario attraverso la deroga dei principi fondamentali della trascrizione (artt. 2644 c.c. e 602 c.p.c.), è norma eccezionale di stretta interpretazione e non può perciò essere applicata in via analogica anche al terzo datore di ipoteca ed ai suoi successori a titolo universale o particolare nella proprietà dell’immobile concesso in ipoteca da terzo datore a garanzia di un mutuo fondiario. Cass. 19 maggio 1977, n. 2068.

 

Per promuovere l’espropriazione forzata contro il terzo proprietario non è necessario un titolo esecutivo autonomo, ma è sufficiente quello ottenuto contro il debitore diretto. Cass. 6 maggio 1975, n. 1746.

 

Qualora il debitore, dopo la costituzione dell’ipoteca, abbia alienato a terzi l’immobile ipotecato, soltanto il terzo, risultante dal titolo trascritto, va considerato a tutti gli effetti, anche processuali come attuale proprietario dell’immobile. Pertanto, legittimamente il creditore ipotecario instaura il processo di espropriazione forzata nei confronti del terzo, nelle forme previste dagli artt. 602 ss. c.p.c., pur se risulti già trascritta, ancorché prima del precetto, una domanda giudiziale intesa a contestare la validità o l’efficacia del trasferimento. Cass. 18 marzo 1960, n. 564.

 

  1. Correlazione con l’azione revocatoria ordinaria.

L’azione revocatoria, ove esperita vittoriosamente, non determina il travolgimento dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, ma semplicemente l’inefficacia di esso nei soli confronti del creditore che la abbia vittoriosamente esperita, per consentire allo stesso di esercitare sul bene oggetto dell’atto l’azione esecutiva ai sensi degli artt. 602 ss. c.p.c. per la realizzazione del credito. App. Napoli, 10 aprile 2002.

 

L’interesse del creditore alla prosecuzione dell’azione revocatoria non viene meno per effetto del decesso del debitore nelle more del giudizio, giacché l’accoglimento di detta azione non comporta l’invalidità dell’atto di disposizione dei beni ed il rientro di questi nel patrimonio del debitore alienante, con conseguente devoluzione degli stessi ai suoi eredi, ma l’inefficacia dell’atto stesso nei soli confronti del creditore che ha agito per ottenerla, con conseguente possibilità di quest’ultimo di promuovere l’azione esecutiva nei confronti dei terzi acquirenti dei beni divenutine proprietari. Cass. 10 febbraio 1997, n. 1227.

 

L’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c., ha solo la funzione di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore ex art. 2740 c.c., la cui consistenza, per effetto dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, si sia ridotta al punto da pregiudicare la realizzazione del diritto del creditore con l’azione espropriativa. In coerenza con tale sua unica funzione, l’azione predetta ove esperita vittoriosamente, non determina il travolgimento dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, ma semplicemente l’inefficacia di esso nei soli confronti del creditore che la abbia vittoriosamente esperita, per consentire allo stesso di esercitare sul bene oggetto dell’atto, l’azione esecutiva ai sensi degli artt. 602 ss. c.p.c. per la realizzazione del credito. Ne consegue che detta azione non può essere esercitata dal promissario compratore per acquistare poi la proprietà della cosa con l’azione intesa ad ottenere ex art. 2932 c.c., l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere il contratto definitivo, avente per oggetto il trasferimento della proprietà della cosa stessa alienata a terzi. Cass. 19 dicembre 1996, n. 11349; conforme Cass. 18 febbraio 1991, n. 1691.

 

 

  1. Opposizioni spendibili dal terzo proprietario.

Nell’espropriazione promossa dal creditore contro il terzo proprietario nei casi e nei modi di cui agli artt. 602 e ss. c.p.c., sono parti tanto il terzo assoggettato all’espropriazione, quanto il debitore, per cui nel giudizio di opposizione all’esecuzione, promosso contro il creditore procedente dal terzo assoggettato all’esecuzione, il debitore, assieme al creditore, assume la veste di legittimo e necessario contraddittore, quale soggetto nei cui confronti l’accertamento della ricorrenza o meno dell’azione esecutiva contro il terzo è destinato a produrre effetti immediati e diretti; ne consegue che le sentenze rese in un giudizio di opposizione all’esecuzione promossa nei confronti di beni del terzo in cui non sia stato evocato in causa anche il debitore necessario sono inutiliter datae e tale nullità, ove non rilevata dai giudici di merito, deve essere rilevata d’ufficio dal giudice di legittimità con remissione della causa al giudice di primo grado. Cass. 29 settembre 2004, n. 19562.

Conf.: Nel giudizio di opposizione promosso contro il creditore procedente dal terzo assoggettato all’esecuzione, ai sensi degli artt. 602-604 c.p.c., il debitore si trova in posizione di litisconsorte necessario col creditore procedente, trattandosi, nella specie, di un accertamento concernente una situazione giuridica unica per il creditore, per il debitore e per il terzo, non potendo essa sussistere che nei confronti di tutti e tre, dato che il titolo esecutivo ed il precetto non possono restare in piedi o venir meno se non per i tre soggetti congiuntamente. Cass. 11 maggio 1994, n. 4607.

 

È legittima l’opposizione, ex art. 615 c.p.c., all’esecuzione del terzo datore di ipoteca per debito altrui, nel caso in cui manchi il titolo esecutivo sui cui si basa l’esecuzione. Trib. Napoli, 2 febbraio 2002.

 

Nell’esecuzione forzata condotta su beni già sottoposti ad ipoteca dal dante causa a garanzia del debitore originario, il terzo acquirente nei confronti del quale si svolga l’esecuzione stessa può far valere, con il rimedio dell’opposizione all’esecuzione, le ragioni che sarebbero spettate al proprio dante causa verso tutti gli altri fideiussori del debitore originario. Cass. 27 luglio 2000, n. 9887.

 

Il terzo proprietario assoggettato ad espropriazione forzata è legittimato all’opposizione agli atti esecutivi, dato che egli è interessato al regolare svolgimento del processo esecutivo, allo scopo di non restare pregiudicato dal compimento di atti non conformi alla legge. (Nella specie il terzo acquirente da debitore ipotecario aveva proposto opposizione contro una vendita effettuata su istanza di un intervenuto non legittimato dopo la rinuncia all’esecuzione del creditore ipotecario procedente). Cass. 17 aprile 2000, n. 4923.

 

Il creditore ipotecario, per soddisfare i suoi diritti, deve seguire le forme ordinarie dell’esecuzione diretta contro il debitore che risulta dai registri immobiliari e non deve procedere esecutivamente con le forme dell’espropriazione contro il terzo proprietario (art. 602 c.p.c.) nei confronti di colui che, dopo l’iscrizione dell’ipoteca ma prima del pignoramento, abbia trascritto la domanda diretta ad ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di trasferimento dell’immobile. A sua volta, il terzo acquirente, allorquando l’espropriazione non sia rivolta nei suoi confronti, ha interesse a proporre opposizione di terzo all’esecuzione e chiedere in questo processo la sospensione del giudizio di opposizione in attesa della definizione di quello pregiudiziale provocato dalla domanda trascritta di riconoscimento del suo diritto di proprietà. Cass. 3 febbraio 1995, n. 1324.

 

Il creditore ipotecario, per soddisfare i suoi diritti, deve seguire le forme ordinarie dell'esecuzione diretta contro il debitore che risulta dai registri immobiliari e non deve procedere esecutivamente con le forme dell'espropriazione contro il terzo proprietario (artt. 602 e 604 cod. proc. civ.) nei confronti di colui che, dopo l'iscrizione dell'ipoteca, ma prima del pignoramento, abbia trascritto la domanda diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di trasferimento dell'immobile, salvo il diritto del successivo acquirente di proporre opposizione di terzo all'esecuzione. Rigetta, App. Roma, 05/12/2007

Cassazione civile sez. III  26 agosto 2014 n. 18235  

 

Il terzo acquirente dell’immobile oggetto dell’espropriazione forzata, per un titolo trascritto anteriormente alla trascrizione del pignoramento, in quanto può opporre al creditore procedente il suo titolo d’acquisto, ha interesse e legittimazione a proporre opposizione all’esecuzione, a norma dell’art. 619 c.p.c., quindi senza osservanza del termine ex art. 617, per sentir dichiarare che il bene staggio è di sua proprietà e che, pertanto, sono nulli nei suoi confronti tutti gli atti esecutivi compiuti e tutti gli atti presupposti del procedimento, e quindi anche il precetto intimato al solo debitore in forma diversa da quella prescritta per l’espropriazione contro il terzo. Consegue, in tale ipotesi, che se il bene trasferito al terzo è gravato da ipoteca iscritta in data anteriore a quella della trascrizione dell’atto di acquisto e come tale opponibile al terzo acquirente, il creditore ipotecario, qualora voglia agire nei confronti del terzo, dovrà iniziare ex novo, il procedimento d’espropriazione, facendolo precedere dall’intimazione di un nuovo precetto nella particolare forma indicata nell’art. 480 c.p.c. per l’espropriazione contro il terzo, e proseguendolo con il rispetto dei termini previsti per l’intimazione del precetto e per lo svolgimento del processo esecutivo. Cass. 29 aprile 1964, n. 1036.



 
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