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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 605 cod. proc. civile: Precetto per consegna o rilascio

Il precetto per consegna di beni mobili o rilascio di beni immobili deve contenere, oltre le indicazioni di cui all’articolo 480, anche la descrizione sommaria dei beni stessi (1).

Se il titolo esecutivo dispone circa il termine della consegna o del rilascio, l’intimazione va fatta con riferimento a tale termine (2).


Commento

Precetto: [v. 480]; Titolo esecutivo: [v. 474]. Beni mobili: sono quei beni che, pur insistendo sul suolo, non formano con questo un corpo unico. Beni immobili: sono quei beni che formano, naturalmente o artificialmente, un corpo unico con il suolo e non possono essere asportati da questo senza che ne sia alterata la destinazione. Termine: in questo caso è il periodo di tempo concesso all’obbligato con sentenza o altro provvedimento avente efficacia di titolo esecutivo, per l’adempimento dell’obbligazione di consegnare o di rilasciare determinati beni, rispettivamente mobili o immobili.

 

(1) Nel caso di esecuzione per il rilascio di un bene immobile [v. Formula n. 42] non è richiesta l’indicazione nel precetto degli estremi di cui all’art. 555 in materia di espropriazione immobiliare.

 

(2) Ove il termine per la consegna o il rilascio sia stato fissato nel titolo esecutivo (es.: ordinanza di convalida di uno sfratto per finita locazione), l’intimazione deve essere effettuata con riferimento a tale termine. Muovendo dalla considerazione che la notifica del precetto costituisce atto preliminare all’esecuzione, ma non è essa stessa un atto esecutivo, si ritiene che essa possa essere effettuata anche prima della scadenza del termine fissato nel titolo esecutivo, purché venga rispettato il termine dilatorio di cui all’art. 482 (dieci giorni).


Giurisprudenza annotata

Precetto per consegna o rilascio.

 

 

  1. Precetto. 1.1. Contenuto. 1.2. Notificazione. 1.3. Omessa notifica. 1.4. Farmacie. 1.5. Rilascio di immobile locato. Avviamento commerciale; 2. Spese; 2.1. Sussistenza del diritto; 2.2. Natura delle spese; 2.3. Mezzi di tutela; 3. Legittimazione attiva; 4. Legittimazione passiva; 5. Opponibilità del titolo esecutivo; 6. Inopponibilità del titolo esecutivo; 7. Mezzi di tutela per il terzo esecutato; 7.1. Opposizione di terzo; 7.2. Opposizione all’esecuzione; 7.2.1. Segue: Legittimazione; 7.2.2. Segue: Competenza; 7.3. Opposizione agli atti esecutivi; 8. Ragionevole durata del processo esecutivo per consegna e rilascio; 9. Casistica; 9.1. Immobile soggetto a tutela ex l. 1089/1939; 9.2. Fondi rustici; 9.3. Sequestro giudiziario; 9.4. Esibizione di documenti; 9.5. Obbligo di consegna dei minori e degli interdetti.

 

 

  1. Precetto.

 

 

1.1. Contenuto.

A norma dell’art. 605, 1º comma, c.p.c., nella procedura di rilascio di beni immobili, il precetto deve contenere, oltre le indicazioni di cui all’art. 480, 2º comma, c.p.c., anche la descrizione sommaria dei beni stessi. Tuttavia, ove nel precetto sia omessa la descrizione del bene, ma essa sia contenuta nel titolo esecutivo, non è necessario, in relazione alla finalità della legge, che la descrizione sia ripetuta due volte, essendo sufficiente che sia ben identificato il bene in ordine al quale si deve procedere all’esecuzione. Cass. 26 aprile 1982, n. 2579; conforme Cass. 20 febbraio 1978, n. 812. Ai fini esecutivi, un bene è certo e quindi suscettibile di consegna mediante esecuzione forzata non solo quando sia precisamente determinato, ma anche quando esso sia agevolmente determinabile alla stregua degli elementi fissati dal titolo e non siano dall’obbligato mosse contestazioni specifiche in ordine alla corrispondenza tra il bene oggetto dell’esecuzione e quello oggetto della pronuncia di condanna. Cass. 18 ottobre 1974, n. 2931.

 

Nell’esecuzione per rilascio di immobili la descrizione sommaria dei beni di cui si chiede il rilascio, con l’indicazione della loro ubicazione quale elemento essenziale di identificazione, che, ai sensi dell’art. 605 c.p.c., deve essere contenuta nel precetto per rilascio, consente di identificare, sin dal momento dell’intimazione del precetto, il forum executionis e di incardinare nel giudice di quel luogo la competenza territoriale per l’opposizione all’esecuzione, senza che trovi applicazione lo speciale criterio sussidiario del luogo di notificazione del precetto di cui all’art. 480 c.p.c. Cass. 3 novembre 1982, n. 5782.

 

 

1.2. Notificazione.

La notificazione del titolo in forma esecutiva e del precetto deve essere fatta, su richiesta della parte istante, al soggetto che essa pretende sia tenuto ad eseguire l’obbligo che risulta dal titolo. Conseguentemente, quando il titolo esecutivo è un provvedimento giurisdizionale che contiene una condanna al rilascio, se nel possesso del bene si trova un soggetto diverso da quello nei cui confronti la condanna è stata pronunciata, ma che la parte istante ritenga trovarsi in una posizione tale da farlo soggiacere all’efficacia del titolo esecutivo, l’onere di notificazione del titolo e del precetto deve osservarsi verso tale soggetto, che è quello contro il quale l’esecuzione va compiuta, mentre la parte istante non ha l’onere di notificare al soggetto contro cui la condanna è stata pronunciata e colui contro il quale l’esecuzione è promossa non ha interesse a che il titolo esecutivo sia notificato anche a quel soggetto. Cass. 7 luglio 1999, n. 7026.

 

La fissazione della data di esecuzione del provvedimento che dispone il rilascio dell’immobile locato, condiziona, ai sensi dell’art. 56 della legge sull’equo canone, solo l’inizio dell’esecuzione del provvedimento (e non il diritto del locatore all’esecuzione) e non deve necessariamente precedere, quindi, la notificazione del precetto, che, come è reso palese dall’art. 479 c.p.c., può essere impugnato con l’opposizione all’esecuzione, prima che questa sia iniziata, solo per contestare il diritto dell’istante di procedere all’esecuzione per l’inesistenza o l’invalidità del titolo esecutivo o la successiva modifica o estinzione del diritto. Cass. 20 ottobre 1992, n. 11470; conforme Cass. 22 gennaio 1998, n. 603.

 

Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio del bene nei confronti del conduttore anche nel caso in cui al momento della proposizione della domanda detto bene è detenuto da un terzo, perché la sentenza di condanna al rilascio ha effetto anche nei confronti del terzo, se il titolo in base al quale costui occupa l’immobile presuppone quello del conduttore, ovvero, nell’ipotesi di trasferimento a titolo particolare della cosa locata, ai sensi dell’art. 1599 c.c., se il titolo, pur proveniente dal proprietario alienante originario locatore, non risulti opponibile all’acquirente perché privo di data certa anteriore all’alienazione della “res locata”. Ne consegue che è irrilevante che la parte istante non abbia notificato il titolo di sfratto al terzo detentore e che costui si trovi a conoscere dell’intrapresa esecuzione solo nel momento dell’accesso dell’Ufficiale giudiziario, potendo comunque il terzo contro il quale l’esecuzione di fatto si svolge proporre opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.), provando a detenere l’immobile in base ad un titolo autonomo e prevalente rispetto a quello in virtù del quale è stata pronunciata la sentenza di rilascio posta in esecuzione. Cass. 30 aprile 2005, n. 9024; conforme Cass. 22 novembre 2000, n. 15083.

 

 

1.3. Omessa notifica.

Nel procedimento di esecuzione per rilascio, di cui agli artt. 605 e ss. c.p.c., non è prevista la formazione di un fascicolo di ufficio in cui debbano essere contenute gli originali notificati del titolo esecutivo e del precetto, mentre all’ufficiale giudiziario procedente compete esclusivamente di verificare l’esistenza del titolo enunciato nel precetto, non anche l’esistenza della sua previa notificazione, di guisa che, quante volte sia fatto valere in via di opposizione agli atti esecutivi il difetto di tale ultimo adempimento, non potendo il giudice adito effettuare i relativi riscontri sulla base della documentazione di cui al fascicolo suddetto, grava sull’opposto l’onere di provare la sussistenza dell’adempimento stesso. Cass. 18 febbraio 1993, n. 2005.

 

 

1.4. Farmacie.

In tema di sfratto da locali adibiti per l’esercizio di farmacia, il precetto, che è atto di parte soltanto prodromico al processo esecutivo, non richiede la previa autorizzazione amministrativa prescritta dall’art. 35 della legge 23 maggio 1950, n. 253 solo per l’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’immobile. Cass. 27 aprile 1994, n. 3976.

 

Con riguardo alla controversia promossa dal locatore di un immobile adibito a farmacia, per far accertare la cessazione della locazione, a seguito della scadenza contrattuale, nonché condannare il locatario al rilascio, non spiega rilevanza l’autorizzazione amministrativa prevista dall’art. 35 della legge 23 maggio 1950, n. 253 per lo sfratto da farmacie, la quale attiene unicamente alla fase esecutiva del rilascio, e nemmeno influisce l’eventuale sopravvenienza, con provvedimento del Ministero per i beni culturali, di vincolo storico di destinazione del bene a farmacia, il quale non tocca l’efficacia della precedente disdetta e si esaurisce in limitazioni alle facoltà di utilizzazione del proprietario, senza interferenza sul rapporto privatistico di locazione (né quindi insorgenza di necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti di detto Ministero). Cass. 14 febbraio 1992, n. 1832; conforme Cass., Sez. Un., 18 novembre 1988, n. 6245.

 

 

1.5. Rilascio di immobile locato. Avviamento commerciale.

La corresponsione dell’indennità di avviamento - prevista, per i contratti in corso, in alcuni casi di rilascio di immobile non abitativo, dall’art. 69 della legge n. 392 del 1978 e che il locatore ha l’onere di richiedere al giudice nello stesso procedimento cognitivo instaurato con la domanda di rilascio o in altro procedimento cognitivo appositamente e tempestivamente instaurato - non costituisce condizione di proponibilità o di procedibilità atteso che non incide sull’adozione del provvedimento di rilascio bensì soltanto sull’attuazione di questo e quindi sull’esercitabilità dell’azione esecutiva, con la conseguenza che il conduttore può dedurre la mancanza di tale condizione con l’opposizione all’esecuzione, salva tuttavia la possibilità da parte del locatore di proporre, nello stesso processo, la domanda riconvenzionale di determinazione dell’indennità. Cass. 26 aprile 1985, n. 2735.

 

Ove non sia stata corrisposta l’indennità di avviamento, il conduttore può proporre opposizione all’esecuzione solo dopo che questa è iniziata, e non prima, contro il precetto, che, anche se intimato anteriormente a detta corresponsione, è pienamente legittimo. Cass. 20 ottobre 1992, n. 11470; conforme Cass. 22 febbraio 1996, n. 1372, Cass. 2 giugno 1993, n. 6135, Cass. 18 gennaio 1988, n. 336.

 

 

  1. Spese.

 

 

2.1. Sussistenza del diritto.

Il locatario, il quale conseguita convalida di licenza od ordinanza di rilascio dell’immobile per una determinata data, provveda a notificare tale titolo esecutivo ed il precetto prima di detta scadenza, non perde il diritto al recupero delle spese, trattandosi di formalità preliminari che precedono l’esecuzione forzata e per il cui compimento l’esecutante non è tenuto ad attendere che sussistano i presupposti per l’inizio dell’esecuzione medesima (senza che ciò implichi alcun pregiudizio per l’esecutato). Cass. 29 maggio 1991, n. 6052.

 

 

2.2. Natura delle spese.

In tema di esecuzione per consegna o rilascio, il sistema di liquidazione delle spese previsto dall’art. 611 c.p.c. (elencazione da parte dell’ufficiale giudiziario e liquidazione con decreto del pretore, costituente titolo esecutivo) concerne esclusivamente le spese vive anticipate dall’istante, non anche i diritti di procuratore e gli onorari di avvocato, per il cui rimborso, pertanto, è consentito ricorrere al procedimento di ingiunzione. Cass. 25 agosto 1977, n. 3853.

 

Anche nella procedura esecutiva per consegna o rilascio - in cui il sistema di liquidazione delle spese previsto dall’art. 611 c.p.c. concerne esclusivamente le spese vive anticipate dall’istante e non anche le spese della rappresentanza tecnica, per le quali si può ricorrere al provvedimento di ingiunzione - è consentito al creditore istante di intimare con il precetto - atto preliminare all’esecuzione, non avente natura processuale - il pagamento delle spese ad esso inerenti, senza preventiva liquidazione giudiziale, e di procedere, in caso di inottemperanza, al pignoramento, fermo restando il, diritto del debitore di proporre opposizione all’esecuzione anche limitatamente a tale obbligazione, accessoria rispetto a quella portata dal titolo esecutivo. Cass., Sez. Un., 24 febbraio 1996, n. 1471.

  1. Giurisprudenza sub art. 611 c.p.c.

 

 

2.3. Mezzi di tutela.

L’opposizione al precetto, con il quale il debitore sostenga non dovuta parte delle spese legali pretese dall’istante per il precetto medesimo, va qualificata come opposizione all’esecuzione, e non agli atti esecutivi, in quanto investe il diritto del creditore a promuovere esecuzione, sia pur limitatamente ad un’obbligazione accessoria rispetto a quella portata dal titolo esecutivo. Cass. 27 giugno 1975, n. 2536.

 

 

  1. Legittimazione attiva.

Qualora la controversia promossa dal proprietario per ottenere il rilascio di un immobile prosegua, nonostante la sopravvenuta vendita del bene ad un terzo, fra le parti originarie, la sentenza di accoglimento della domanda spiega effetti, ex art. 111 c.p.c., nei confronti dell’alienante, oltre che dell’acquirente, con la conseguenza che il primo deve essere riconosciuto legittimato alla azione esecutiva in qualità di sostituto processuale del secondo, fermo restando il suo obbligo di trasferire al compratore la disponibilità dell’immobile ottenuta a mezzo dell’esecuzione. Cass. 20 marzo 1991, n. 2955; conforme Cass. 7 aprile 1986, n. 2405.

 

L’usufruttuario, quale titolare del diritto personale di godimento sul bene, è attivamente legittimato in ordine all’azione tendente al rilascio di un immobile, sia se fondata su un rapporto contrattuale, quale quello derivante dalla locazione o dal comodato, sia se basata sulla occupazione senza titolo dell’immobile stesso. Cass. 25 luglio 1981, n. 4806.

 

L’art. 1105 c.c. regola esclusivamente il potere di amministrazione della cosa comune nella sua interezza, ma non preclude la locazione di quota ideale di bene comune, che è consentita dalla disposizione di cui all’art. 1103 c.c., in forza del quale gli atti dispositivi della quota medesima e la amministrazione di essa riguardano il singolo titolare, potendo inoltre il conduttore cui sia stato concesso il godimento della cosa comune nei limiti di una quota detenere il bene insieme agli altri condomini possessori. Pertanto, contro il conduttore che abbia assunto in locazione da uno dei comproprietari una quota ideale (nella specie del 50 per cento), trovandosi già conduttore, in forza di precedente diverso contratto di locazione stipulato con altro comproprietario, della quota pari al residuo 50 per cento del bene, può essere intrapresa dal locatore della seconda quota un’azione nascente dal contratto di locazione, senza necessità di richiedere e ottenere il consenso del comproprietario primo locatore. Cass. 5 gennaio 2005, n. 165.

 

La scadenza del termine della concessione di bene demaniale, senza che l’Amministrazione abbia reso formali provvedimenti di proroga o rinnovazione, comporta automaticamente la cessazione del rapporto, e, quindi, l’immediato riacquisto da parte di detta concedente dello “ius possidendi”, con la consequenziale facoltà di concedere ad altri il godimento del bene medesimo. Ove questa facoltà venga esercitata, il nuovo concessionario, il cui titolo (nella specie, verbale di aggiudicazione in esito a gara pubblica) non sia stato impugnato davanti al giudice amministrativo, è legittimato ad agire per ottenere il rilascio dal precedente concessionario, ormai occupante abusivo, senza che in tale sede possano avanzarsi questioni sulla validità del titolo stesso, e, nel relativo procedimento, deve riconoscersi all’Amministrazione la possibilità di intervenire, qualora abbia un proprio interesse a detto rilascio, come si verifica quando l’obbligo del nuovo concessionario di pagare il canone decorra dalla data dell’effettiva immissione in possesso. Cass. 11 maggio 1990, n. 4054.

 

 

  1. Legittimazione passiva.

Il rapporto di locazione, avendo natura meramente obbligatoria, può essere validamente costituito anche da chi non è titolare di un diritto reale sull’immobile locato, purché sia in condizione di trasferire materialmente al conduttore la detenzione e il godimento dell’immobile stesso: conseguentemente il conduttore, convenuto in giudizio per il rilascio dell’immobile locato, non può opporre utilmente al locatore il fatto che egli non abbia la proprietà dell’immobile locato per dedurne la sua mancanza di legittimazione all’azione di rilascio. Cass. 10 dicembre 1979, n. 6413.

 

La sentenza che accerti la scadenza del termine di locazione, o che pronunzi la risoluzione del contratto, condanna il conduttore al rilascio in favore del comproprietario - locatore della quota locata del bene comune (se in questi termini vi è stata domanda), senza che a ciò sia di impedimento la circostanza che il conduttore detenga per altro titolo la restante parte del bene comune, poiché in questo caso si realizza un’ipotesi di codetenzione del bene tra i due soggetti. In tal caso, ove si tratti di beni immobili, in difetto di spontanea esecuzione, la sentenza va eseguita coattivamente nelle forme dell’esecuzione forzata per rilascio, osservandosi il disposto dell’art. 608 c.p.c., per cui l’ufficiale giudiziario deve ingiungere ai codetentori (qualificati) di riconoscere il compossessore, fermo il contratto ed il conseguente costituito rapporto tra i predetti ed il compossessore concedente nei loro confronti. Cass. 5 gennaio 2005, n. 165.

 

In ipotesi di compossesso l’atto di spoglio compiuto da un compossessore in danno dell’altro produce l’effetto di eliminare la relazione diretta di fatto tra quest’ultimo e la cosa, sicché l’ordine di reintegrazione rivolto al compossessore spogliante tende a ricostruire la relazione di fatto già esistente tra lo spogliato e la cosa, nei limiti della quota di compossesso quanto all’utilizzazione della cosa medesima. Consegue che, in ipotesi di inosservanza dell’ordine di reintegrazione, esso va eseguito coattivamente nelle forme dell’esecuzione forzata per rilascio, se si tratta di beni immobili, e qualora il compossessore tenuto alla reintegrazione abbia costituito sugli immobili diritti personali di godimento a favore di terzi, osservandosi il disposto del secondo comma, ultima parte, dell’art. 608 c.p.c., per cui l’ufficiale giudiziario deve ingiungere ai detentori (qualificati) di riconoscere il compossessore che era stato spogliato, fermo il contratto - ed il conseguente costituito rapporto - tra i predetti ed il compossessore concedente nei loro confronti. Cass. 22 gennaio 1987, n. 572.

 

 

  1. Opponibilità del titolo esecutivo.

Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio del bene nei confronti del conduttore anche nel caso in cui al momento della proposizione della domanda detto bene è detenuto da un terzo, immessovi dal conduttore, perché la sentenza di condanna al rilascio ha effetto anche nei confronti del terzo, il cui titolo presuppone quello del conduttore. Né d’altro canto rileva che il locatore ometta di notificare al terzo detta sentenza di condanna e il precetto, conosciuti pertanto solo al momento dell’accesso dell’ufficiale giudiziario, essendo soltanto lui che può adempiere l’obbligo di restituire il bene al locatore. Cass. 22 novembre 2000, n. 15083.

 

In sede di esecuzione di sentenza di condanna al rilascio di un fondo, la quale è operante tanto contro il destinatario della relativa statuizione, quanto contro chi si trovi nella detenzione del bene, ancorché non abbia ricevuto notificazione del titolo, il trasferimento del possesso, in favore della parte istante, può avvenire in forma simbolica, con l’accesso dell’ufficiale giudiziario nel luogo, nel giorno e nell’ora preannunciati, e con l’intimazione all’occupante di riconoscere il nuovo possessore, mentre resta irrilevante, al fine del perfezionarsi del trasferimento stesso, il contenuto o l’eventuale omissione di provvedimenti circa i mobili estranei all’esecuzione. Pertanto, dopo quell’accesso e quella intimazione, il comportamento dell’occupante del fondo, il quale continuando materialmente a disporne, e facendo uso dei mobili ivi esistenti, impedisca in tutto od in parte il godimento del bene da parte del nuovo possessore, integra l’elemento oggettivo di un atto di spoglio. Cass. 10 novembre 1981, n. 5956.

 

Nell’espropriazione forzata immobiliare, il decreto di trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c. costituisce titolo esecutivo per il rilascio dell’immobile espropriato, in favore dell’aggiudicatario al quale l’immobile è stato trasferito, non solo nei riguardi del debitore esecutato ma anche nei confronti di chi si trovi nel possesso o nella detenzione dell’immobile medesimo, senza che vi corrisponda una situazione di diritto soggettivo (reale o personale) già opponibile al creditore pignorante ed ai creditori intervenuti e in quanto tale opponibile anche all’aggiudicatario cui l’immobile è stato trasferito iussu iudicis. Cass. 6 maggio 1986, n. 3024; conforme Cass. 8 maggio 1986, n. 3024, Cass. 29 maggio 1995, n. 6038, Cass. 1 dicembre 1998, n. 12174.

 

Occorre che il decreto - costituente titolo esecutivo - sia notificato unitamente al precetto per il rilascio al possessore o al detentore, ferma restando la possibilità di costoro di proporre opposizione. Cass. 4 luglio 2006, n. 15268; conforme Cass. 26 febbraio 1966, n. 599.

 

 

  1. Inopponibilità del titolo esecutivo.

Il provvedimento di rilascio della casa familiare emanato nei confronti del coniuge, proprietario esclusivo dell’immobile, non può essere fatto utilmente valere nei confronti del terzo che si trovi nel godimento dell’immobile in forza di un titolo che gli assicuri un possesso autonomo incompatibile con la pretesa fatta valere in via esecutiva, e ciò sin quando il coniuge assegnatario procedente non si sia munito di un titolo esecutivo valido nei confronti del terzo, che cessi così di essere tale. Cass. 17 settembre 2003, n. 13664.

 

L’inopponibilità, all’acquirente dell’immobile espropriato, delle locazioni consentite da chi ha subito l’espropriazione, secondo la disciplina dettata dall’art. 2923 c.c., non può subire interferenze in conseguenza della sopravvenienza di proroghe legali dei contratti di locazione, essendo queste inidonee a rendere efficace un rapporto ab origine inoperante. Cass. 17 novembre 1981, n. 6104.

 

In caso di esecuzione per rilascio, minacciata in base a titolo esecutivo rappresentato da decreto di trasferimento emesso dal giudice dell’espropriazione forzata immobiliare, l’opposizione all’esecuzione, cui è legittimato il possessore del bene, può essere proposta per far accertare che il bene oggetto della vendita forzata non apparteneva al soggetto che ha subito l’espropriazione, ma, in forza di titolo opponibile al creditore pignorante ed agli intervenuti, apparteneva all’opponente e che perciò l’acquirente non ha diritto di procedere all’esecuzione. Cass. 10 novembre 1993, n. 11090.

 

 

  1. Mezzi di tutela per il terzo esecutato.

 

 

7.1. Opposizione di terzo.

L’ordine di rilascio contenuto in una sentenza di condanna al rilascio di un immobile spiega efficacia nei confronti non solo del destinatario della relativa statuizione, ma anche di chiunque si trovi a detenere il bene nel momento in cui la sentenza stessa venga coattivamente eseguita, non potendo l’ordine de quo venir contrastato in forza di un eventuale titolo giustificativo della disponibilità del bene in contestazione diverso da quello preso in esame dalla pronuncia giurisdizionale (e potendo, se del caso, il detentore provvedere, per converso, alla tutela dei propri diritti lesi dal provvedimento proponendo opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c. ovvero autonoma azione di accertamento). Ne consegue che il comportamento del detentore del fondo il quale, reso edotto dall’ufficiale giudiziario, in sede di accesso esecutivo, dell’ordine di rilascio (rivolto, peraltro, a soggetto diverso), continui ciò nonostante ad occupare il fondo stesso rifiutando di allontanarsene, integra gli estremi dello spoglio, essendo sufficiente ad integrare il trasferimento del possesso in capo all’esecutante anche la sola intimazione ad allontanarsene rivolta all’attuale occupante. Cass. 4 marzo 2003, n. 3183; conforme Cass. 16 febbraio 1976, n. 508, Cass. 25 gennaio 1978, n. 339.

 

È ammissibile e deve essere esaminata nel merito l’opposizione proposta, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., avverso l’esecuzione iniziata in base a decreto di trasferimento immobiliare, adottato in virtù dell’art. 586 c.p.c. a seguito di vendita forzata, quando l’opponente, nei cui confronti sia esercitata la pretesa esecutiva e chiesto il rilascio e che non si identifichi con il soggetto che ha subito l’espropriazione, si afferma proprietario del bene immobile oggetto del suddetto decreto in base ad acquisto fattone per usucapione ed asseritamente verificatosi anteriormente all’emissione del decreto di trasferimento in danno dell’espropriato. Cass. 8 maggio 2009, n. 10609.

 

 

7.2. Opposizione all’esecuzione.

Il terzo detentore che intende contestare l’efficacia esecutiva, nei suoi confronti, del titolo esecutivo di formazione giudiziaria posto a fondamento del precetto di rilascio, ed il diritto, quindi, della parte istante di procedere alla esecuzione, opponendo il proprio diritto alla detenzione del bene in forza di un autonomo rapporto contrattuale, propone opposizione alla esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., e non l’opposizione ordinaria di terzo, che ricorre quando l’obiettivo finale (o passaggio necessario) dell’opposizione sia la riforma o l’annullamento della decisione giudiziaria, anziché l’esecuzione di essa. Cass. 17 ottobre 1992, n. 11410.

 

Il possessore di un bene di cui è richiesta la consegna coattiva (art. 606 c.p.c.), pur se non nominato nel titolo esecutivo, è legittimato ad opporsi all’esecuzione per far accertare l’inesistenza del diritto a procedere nei suoi confronti, perchè divenuto proprietario del bene (nella specie ai sensi dell’art. 937, comma 2, c.c.). Cass. 22 gennaio 1998, n. 603.

 

Con riguardo ad esecuzione per rilascio di immobile, che sia intrapresa dal locatore nei confronti del conduttore in forza di titolo risolutivo del contratto di locazione costituito da ordinanza di convalida di sfratto, non impugnabile con il rimedio dell’opposizione di terzo ordinaria (art. 404 c.p.c.), il terzo che è nel godimento dell’immobile, è legittimato, quale effettivo destinatario dell’azione esecutiva, a proporre opposizione all’esecuzione a norma dell’art. 615 c.p.c., con la quale tuttavia gli è consentito mettere in discussione il diritto del creditore di esperire tale azione in pregiudizio del suo autonomo diritto al godimento del bene, non anche contestare la legittimità di quel titolo, essendo le relative questioni riservate al giudizio inerente alla formazione dello stesso. Cass. 30 marzo 1992, n. 3860.

 

Il conduttore di un bene immobile, per il quale è stata avviata l’esecuzione per rilascio nei confronti del fallito in base ad un decreto di trasferimento - provvedimento non assimilabile ad una sentenza, per cui non è opponibile ai sensi dell’ art. 404 c.p.c. - del giudice delegato per la procedura fallimentare, può opporsi ai sensi dell’art. 615 c.p.c., senza contestare la legittimità di tale titolo esecutivo, facendo valere il suo anteriore diritto personale di godimento, ostativo dell’esercizio dell’azione esecutiva nei suoi confronti. Cass. 2 aprile 1997, n. 2869.

 

Contra: Il decreto del giudice delegato, emesso ai sensi dell’art. 586 c.p.c. nel corso di una procedura fallimentare, è soggetto, ai sensi dell’art. 26, l. fall., ad impugnazione a mezzo di reclamo al tribunale fallimentare, ancorché il decreto stesso leda beni di soggetti terzi rispetto al fallimento, siano essi i comproprietari o i locatari del bene assoggettato ad esecuzione, essendo il reclamo anzidetto attribuito a chiunque vi abbia interesse, con esclusione di ogni altro rimedio. Cass. 17 febbraio 1996, n. 1250.

 

 

7.2.1. Segue: Legittimazione.

Con riguardo all’esecuzione per consegna o rilascio la legittimazione all’opposizione all’esecuzione spetta pure al detentore reale del bene ancorché sia persona diversa da quella nominativamente indicata nel titolo esecutivo, atteso che la sua estraneità è soltanto formale, restando il titolo esecutivo efficace nei suoi confronti per essere lo stesso l’unico soggetto che può, con la restituzione del bene medesimo, soddisfare la pretesa esecutiva della parte istante. Cass. 2 aprile 1997, n. 2869; conforme Cass. 30 gennaio 1995, n. 110, Cass. 9 gennaio 1991, n. 149, Cass. 14 dicembre 1985, n. 6330, Cass. 17 ottobre 1992, n. 11410.

 

 

7.2.2. Segue: Competenza.

Nell’esecuzione per consegna o rilascio, la legittimazione all’opposizione spetta anche al detentore reale del bene, ancorché sia persona diversa da quella indicata nel titolo. Ne consegue che non trattandosi di una opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c., ma di una opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., non ricorre la competenza funzionale del giudice che ha emesso il provvedimento oggetto dell’opposizione, dovendo la competenza essere individuata secondo il criterio del valore ex art. 616 c.p.c. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1173.

 

L’opposizione all’esecuzione per il rilascio di un immobile, ancorché proposta prima dell’inizio dell’esecuzione medesima, deve essere proposta davanti al giudice del luogo dove è sito l’immobile che è indicato nel precetto. Cass. 11 settembre 1990, n. 9352.

 

 

7.3. Opposizione agli atti esecutivi.

In tema di esecuzione per rilascio di immobile locato, ove il giudice dell’esecuzione neghi al locatore, già immesso nel possesso dell’immobile, l’autorizzazione a trasportare altrove i beni mobili ivi rinvenuti durante le operazioni di rilascio (ed affidati dall’ufficiale giudiziario ad un custode) dei quali nel corso delle medesime operazioni un terzo, dichiaratosi altresì subconduttore dell’immobile, si sia affermato titolare, sul rilievo che la tutela dei diritti di quest’ultimo comporti la necessità di previa notifica allo stesso del titolo esecutivo e del precetto, pena l’inammissibilità dell’istanza di autorizzazione, il suddetto provvedimento, in quanto ricognitivo (nella prospettiva dalla quale scaturisce) di una nullità procedimentale non sanata, integra non un mero atto ordinatorio ma un atto esecutivo incidente sui modi di esercizio dell’azione esecutiva, e, come tale, è suscettibile di opposizione agli atti esecutivi a norma dell’art. 617 c.p.c.; la quale, a sua volta, deve essere promossa anche nei confronti del terzo, quale contraddittore necessario (trattandosi di giudizio volto all’annullamento di un provvedimento di contenuto a lui favorevole, in conseguenza della riconosciutagli legittimazione passiva), derivandone in caso contrario la nullità del giudizio di opposizione e la conseguente impossibilità che in sede di legittimità sia preso in esame il ricorso contro la sentenza di rigetto dell’opposizione stessa, la quale va pertanto cassata, con rinvio della causa al giudice che ne ha deciso, a norma dell’art. 383 c.p.c. Cass. 23 maggio 1997, n. 4613.

 

 

  1. Ragionevole durata del processo esecutivo per consegna o rilascio.

Nell’ambito applicativo della legge 24 marzo 2001, n. 89, che prevede il diritto ad un’equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo ai sensi dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, rientra anche il procedimento di esecuzione forzata di un provvedimento di rilascio d’immobile ad uso di abitazione, stante il collegamento, emergente anche dai principi elaborati dalla Corte europea (alla cui stregua va condotta l’interpretazione della legge n. 89 del 2001), tra soddisfazione concreta del diritto azionato e procedimento di esecuzione forzata. Né in senso contrario può invocarsi l’art. 4 della citata legge - il quale, nel fissare termini e condizioni di proponibilità della domanda di riparazione, fa decorrere il termine di decadenza di sei mesi “dal momento in cui la decisione, che conclude il. procedimento, è divenuta definitiva” - atteso che l’espressione “decisione definitiva” non coincide con quella di sentenza passata in giudicato, bensì indica il momento in cui il diritto azionato ha trovato effettiva realizzazione; tale momento, nell’esecuzione per il rilascio di un immobile, va individuato in quello della riconsegna del bene all’avente diritto. Cass. 26 luglio 1997, n. 11046; conforme Cass. 22 ottobre 2002, n. 14885.

 

 

  1. Casistica.

 

 

9.1. Immobile soggetto a tutela ex l. n. 1089/1939.

In relazione all’emanazione di un provvedimento del Ministro per i beni culturali che sottoponga un immobile alla tutela di cui agli artt. 1 e 2 della legge n. 1089 del 1939 (nella specie, ai sensi di quanto previsto dall’art. 4-bis del D.L. n. 832 del 1986, convertito in legge n. 15 del 1987, concernente immobili adibiti a studi d’artista), le questioni concernenti l’esperibilità della procedura di rilascio dello stesso immobile riguardano il fondamento nel merito delle pretese del creditore, ovvero i limiti interni alle attribuzioni giurisdizionali del giudice ordinario, ma non la spettanza di tali attribuzioni. Cass., Sez. Un., 1 ottobre 1993, n. 980.

 

 

9.2. Fondi rustici.

Qualora l’esecuzione forzata per il rilascio di un fondo rustico venga intrapresa in forza di convalida di licenza per finita locazione e siano state, quindi, risolte questioni di diritti personali di godimento sul bene medesimo, è consentito all’esecutato di contestare il diritto dell’istante di procedere all’esecuzione medesima invocando al riguardo l’applicabilità della legislazione vincolistica agraria, ed in ispecie della proroga legale di cui all’art. 17 della legge 11 febbraio 1971, n. 11 non superata dal titolo esecutivo, con la conseguente competenza a decidere su tale opposizione della sezione specializzata agraria, cui sono devolute, a norma dell’art. 26 della citata legge, tutte le controversie relative all’applicazione della legge stessa e delle altre leggi o norme sull’affitto dei fondi rustici. Cass. 15 dicembre 1980, n. 6505.

 

 

9.3. Sequestro giudiziario.

Divenuta inefficace la misura cautelare di sottoposizione a sequestro di una somma di danaro, di fronte alla mancata restituzione da parte del custode della somma, colui al quale essa spetta deve sperimentare, per ottenerne la restituzione, la procedura esecutiva nei modi e nelle forme dell’espropriazione forzata (artt. 483 e ss. c.p.c.), nel caso in cui il custode sia stato autorizzato dal giudice ad utilizzare la somma (art. 521, quarto comma, c.p.c.), oppure, nel caso in cui l’autorizzazione non sia stata concessa, la procedura esecutiva per consegna di cosa mobile (artt. 605 e segg. c.p.c.). Cass. 16 gennaio 2006, n. 712.

 

Nel caso in cui i beni pignorati detenuti dal creditore terzo costituiscono oggetto di sequestro giudiziario va applicata, ai fini della sua esecuzione, la disciplina di cui agli artt. 677, 605 e 211 c.p.c. Ne consegue che, laddove il giudice abbia disposto l’immissione in possesso del custode sequestratario nominato con lo stesso provvedimento di sequestro, il terzo detentore può fare direttamente opposizione ai sensi dell’art. 211, comma secondo, c.p.c.; se il terzo creditore pignoratizio detentore del bene oggetto del provvedimento di sequestro giudiziario non acconsente a consegnarlo spontaneamente all’ufficiale giudiziario procedente, si rende necessario l’intervento del giudice, che può ordinare al terzo di esibire il bene o di consentire la relativa immediata immissione in possesso in favore del custode sequestratario, con le garanzie di cui all’art. 211 c.p.c., atteso che, in presenza di una tale opposizione, l’ufficiale giudiziario non ha il potere di vincere con la forza il rifiuto del terzo di consegnare il bene, essendo necessario un apposito ordine del giudice, ai sensi dell’art. 677, secondo e terzo comma, c.p.c., che, se si applicasse l’art. 605 c.p.c., sarebbe peraltro inutile. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22860.

 

 

9.4. Esibizione di documenti.

L’ordine di esibizione di documenti non è suscettibile di coattiva esecuzione, né per iniziativa del giudice, non esistendo nel codice di procedura disposizioni analoghe a quelle del codice di procedura penale circa il potere di ricercar documenti o cose pertinenti al reato, né a iniziativa della parte interessata, non costituendo quell’ordinanza titolo esecutivo e non potendo essere, quindi, attuata con gli strumenti di cui agli articoli 605 e seguenti del c.p.c. Il rifiuto dell’esibizione, pertanto, può costituire solo un comportamento dal quale il giudice può desumere argomenti di prova, ai sensi dell’articolo 116,comma 2, del c.p.c., ma a tale fine, ove sia stato giustificato dalla parte destinataria del relativo ordine con la deduzione di circostanze impeditive, la controparte ha l’onere di prova la perdurante possibilità di produzione in giudizio della documentazione richiesta. Cass. 10 dicembre 2003, n. 18833.

 

Il giudizio di ottemperanza è esperibile anche nei confronti di un soggetto di diritto privato tenuto all’esibizione di un documento in forza di un giudicato amministrativo reso in esito al giudizio ex art. 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241, non potendosi ritenere che detto giudicato, dando luogo a un obbligo di consegna di una cosa mobile (la copia del documento), nei confronti di un soggetto privato, possa unicamente eseguirsi nelle forme dell’esecuzione per consegna, di cui agli artt. 605 c.p.c. e ss. Cons. giust. amm. Sic., 13 febbraio 2007, n. 42.

 

 

9.5. Obbligo di consegna dei minori e degli interdetti.

L’opposizione all’esecuzione della domanda di riconsegna delle minori appare fondata qualora l’esecutante-opposta, invece di intraprendere la procedura prevista dall’art. 612 c.p.c., unica attuabile in tema di consegna coattiva dei minori, abbia promosso l’esecuzione per consegna o rilascio ex art. 605 c.p.c., risolvendosi la scelta di una procedura diversa da quella consentita non in una mera irregolarità degli atti, ma in un grave pregiudizio per le minori, trattate alla stregua di oggetti, senza alcuna considerazione dei loro desideri e delle loro esigenze psico-affettive. Pret. Modica, 13 giugno 1990.



 
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