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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 607 cod. proc. civile: Cose pignorate

Se le cose da consegnare sono pignorate, la consegna non può avere luogo (1), e la parte istante (2)(3)deve fare valere le sue ragioni mediante opposizione a norma degli articoli 619 e seguenti (4).


Commento

Pignoramento: [v. 492]; Parte istante: [v. 606]; Opposizione: [v. Libro III, Titolo V].

 

(1) La norma mira ad evitare il conflitto tra la responsabilità incombente sul custode e la consegna dei beni: il custode, infatti, essendo responsabile della conservazione ed amministrazione dei beni pignorati [v. 65], non può disporne senza autorizzazione del magistrato. Ne consegue che l’istante, non potendo pretendere la consegna di tali beni, deve far valere le proprie ragioni mediante opposizione [v. 619].

 

(2) La norma trova applicazione allorquando la parte istante sia un terzo, il quale lamenti la invalidità del pignoramento per avere questo colpito cose proprie anziché del debitore esecutato. Il terzo dovrà, in questo caso, dimostrare che il titolo, in base al quale egli pretende la consegna dei beni, è anteriore e quindi opponibile al pignoramento.

 

(3) Quanto alla applicabilità alle ipotesi di sequestro (conservativo o giudiziario), si sostiene che questo, in nessun caso, sarebbe di ostacolo alla consegna. Secondo un altro orientamento, invece, la norma sarebbe applicabile, in via analogica, anche a questa ipotesi, con conseguente arresto della procedura ex art. 605. Tuttavia, in questo caso, l’accertamento del diritto della parte istante alla consegna avrebbe luogo non nelle forme di cui all’art. 619, bensì mediante intervento nel giudizio di merito.

 

(4) Dal momento che la tutela ex art. 607 si estende anche ai diritti personali di godimento, il richiamo dell’art. 619, che, invece, tutela unicamente chi pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati, deve intendersi limitato soltanto alle forme del procedimento. Ove la parte istante non promuova il giudizio ex art. 619 o non intervenga nel giudizio di merito susseguente alla autorizzazione del sequestro ed i beni vengano espropriati, la consegna non potrà essere più ottenuta.


Giurisprudenza annotata

Cose pignorate.

 

 

  1. Procedimento per consegna, in genere; 2. Opposizione; 2.1. Opposizione all’esecuzione; 2.2. Opposizione di terzo; 3. Esecuzione di provvedimenti cautelari.

 

 

  1. Procedimento per consegna, in genere.

L’esecuzione per consegna o rilascio ha inizio soltanto con l’accesso dell’ufficiale giudiziario, e non con la notificazione del preavviso, che è atto strumentale all’accesso, avente il solo fine di consentire all’esecutato di essere presente alle operazioni del pubblico ufficiale. Cass. 31 maggio 2006, n. 13005; conforme Cass. 3 giugno 1997 n. 4942, Cass. 19 ottobre 1995 n. 10882.

 

Conf.: L’esecuzione per consegna o rilascio ha inizio soltanto con l’accesso dell’ufficiale giudiziario, e non con la notificazione del preavviso, che è atto strumentale all’accesso, avente il solo fine di consentire all’ufficiale giudiziario di approntare i mezzi opportuni per superare, nell’ambito dei poteri consentiti dall’art. 513 c.p.c., le difficoltà materiali che si possono presentare. Cass. 22 febbraio 1995, n. 1961.

 

 

  1. Opposizione.

 

 

2.1. Opposizione all’esecuzione.

Il possessore di un bene di cui sia stata richiesta la consegna coattiva (art. 606 c.p.c.), pur se non nominato nel titolo esecutivo, è legittimato ad opporsi all’esecuzione per far accertare l’inesistenza del diritto a procedere nei suoi confronti, perché divenuto proprietario del bene (nella specie ai sensi dell’art. 937 comma 2 c.c.). Cass. 22 gennaio 1998, n. 603; conforme Cass. 20 febbraio 1978, n. 812.

 

 

2.2. Opposizione di terzo.

È manifestamente infondata l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 619 c.p.c., per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost, sotto il profilo della disparità di trattamento e della violazione del diritto di difesa del terzo il quale non sarebbe ammesso a proporre l’opposizione prevista dalla norma denunciata contro l’esecuzione per consegna e rilascio, in quanto, non solo manca qualsiasi identità di situazioni giuridiche soggettive e oggettive tra l’espropriazione forzata e l’esecuzione diretta, la quale postuli identità di trattamento, attese le differenze tra l’una e l’altra forma di esecuzione forzata, ma, inoltre, non è ravvisabile alcuna violazione del diritto di difesa del terzo, il quale può tutelare i propri diritti, eventualmente lesi dalla esecuzione della sentenza di condanna alla consegna o al rilascio di un bene, sia con un’autonoma azione di accertamento, sia con il rimedio dell’opposizione di terzo prevista dal primo comma dell’art. 404 c.p.c., la quale consente di chiedere altresì la sospensione dell’esecuzione a norma dell’art. 407 c.p.c. Cass. 25 gennaio 1978, n. 339.

 

L’opposizione di terzo prevista e disciplinata dall’art. 619 c.p.c. non è proponibile nell’esecuzione per consegna o rilascio, poiché il terzo che si ritenga danneggiato da tale esecuzione, sia o non sia detentore del bene, può provvedere alla tutela dei propri diritti lesi soltanto gravandosi, con opposizione di terzo in sede di cognizione, contro la sentenza posta in esecuzione, ovvero proponendo, sempre in sede ordinaria di cognizione, un’azione di accertamento. Cass. 25 gennaio 1978, n. 339.

 

 

  1. Esecuzione di provvedimenti cautelari.

L’esecuzione delle misure cautelari, pur avvenendo nelle forme previste per l’esecuzione per consegna o rilascio (sequestro giudiziario) od in quelle previste per il pignoramento (sequestro conservativo), non trasforma i provvedimenti stessi in atti di esecuzione forzata, né li assoggetta alla specifica competenza del giudice dell’esecuzione, trattandosi di mero richiamo della legge alle operazioni esecutive e non all’intero sistema di tutela giurisdizionale stabilito in materia; ne consegue che la competenza a decidere sulla regolarità e validità del sequestro appartiene al giudice investito dal giudizio sulla validità e sul merito, e non al giudice dell’esecuzione. Cass. 20 aprile 1993, n. 4635.

 

Il divieto di esecuzione nei giorni festivi, previsto per il sequestro conservativo sui mobili dall’art. 678 c.p.c. che dichiara applicabili le norme del pignoramento (art. 519, contenente il divieto), non è previsto dall’art. 677 c.p.c. per l’esecuzione del sequestro giudiziario che rinvia alle disposizioni dagli artt. 605 e seguenti c.p.c. Cass. 24 agosto 1990, n. 8679.

 

La disciplina dell’esecuzione del sequestro giudiziario dettata dall’art. 677, c.p.c., il quale al primo comma rinvia alla disciplina dettata con gli artt. 605 e seguenti è applicabile anche all’ipotesi in cui il bene da sottoporre a sequestro sia detenuto da una terzo. Ai procedimenti pendenti cui risulti ancora applicabile, ratione temporis, la norma di cui all’abrogato art. 672 c.p.c., il luogo in cui il sequestro giudiziale di cosa mobile deve essere eseguito, in ipotesi di controversia non rientrante nella cognizione del giudice ordinario perché devoluta ad arbitri, è (soltanto) quello in cui la cosa stessa si trovi, giudice competente ad autorizzarne il sequestro giudiziario essendo, conseguentemente, il (solo) giudice di tale luogo, né si appalesa idonea a modificare il radicamento di tale competenza (o ad incidere sulla disciplina dell’esecuzione del sequestro, dettata dall’art. 677 c.p.c.) la circostanza della detenzione del bene da parte di un terzo anziché del debitore (tanto se il terzo detenga la cosa senza alcun titolo, quanto se egli vanti la titolarità di un rapporto - come il pegno - avente ad oggetto la cosa stessa). Ad evitare, poi, il pericolo che, individuata l’autorità giudiziaria competente ad autorizzare il sequestro in quella del luogo ove si trovano le cose da sottoporre (in quanto in tale luogo l’attività esecutiva deve svolgersi), la sessa possibilità di ottenere il provvedimento cautelare possa venir frustata mediante il continuo spostamento delle cose da sequestrare, è sufficiente il richiamo all’art. 5 c.p.c., a mente del quale i mutamenti della situazione di fatto successivi alla presentazione della domanda (nella specie di sequestro) non possono spiegare alcuna influenza sulla (ormai definitivamente radicata) competenza ad emanare il provvedimento invocato. Cass. 18 febbraio 1998, n. 1716.

  1. Giurisprudenza sub art. 605.



 
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