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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 608 cod. proc. civile: Modo del rilascio

L’esecuzione inizia con la notifica dell’avviso con il quale l’ufficiale giudiziario comunica almeno dieci giorni prima alla parte, che è tenuta a rilasciare l’immobile, il giorno e l’ora in cui procederà (1).
Nel giorno e nell’ora stabiliti, l’ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo (2) e del precetto, si reca sul luogo dell’esecuzione e, facendo uso, quando occorre, dei poteri a lui consentiti dall’articolo 513 (3), immette la parte istante o una persona da lei designata nel possesso dell’immobile, del quale le consegna le chiavi (4), ingiungendo agli eventuali detentori di riconoscere il nuovo possessore.


Commento

Notificazione: [v. 137]; Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Precetto:[v. 480]; Parte istante:[v. 606]. Possesso: è il potere di fatto sulla cosa che si manifesta attraverso un’attività corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà o di altro diritto reale (c.c. 1140).

 

(1) Il preavviso non è richiesto nella esecuzione per consegna di beni mobili, in quanto il debitore, preventivamente avvertito, potrebbe sottrarre i beni alla procedura esecutiva.

 

(2) La mancata esibizione del titolo esecutivo da parte dell’ufficiale giudiziario che ne sia sprovvisto non determina nullità dell’accesso, ma semplice irregolarità, sanabile con la successiva produzione del titolo in cancelleria.

 

(3) L’ufficiale giudiziario può, se necessario, aprire porte, cancelli etc., allontanare le persone che disturbano le operazioni, avvalendosi, quando occorre, della forza pubblica.

 

(4) La consegna delle chiavi (il riferimento è «simbolico») può avvenire anche successivamente all’immissione nel possesso o mancare, nel caso che l’immobile non abbia chiavi. Dopo il compimento delle operazioni di immissione in possesso, il processo esecutivo si conclude ed il debitore non può più proporre l’opposizione agli atti esecutivi, denunciando vizi di atti compiuti dall’ufficiale giudiziario che hanno preceduto le operazioni di immissione in possesso, in essi compresa la nullità della comunicazione dell’atto di preavviso.


Giurisprudenza annotata

Modo del rilascio.

 

 

  1. Notifica dell’avviso di rilascio; 1.1. Funzione 2. Modalità del rilascio; 2.1. Ufficiale giudiziario; 2.2. Immissione nel possesso; 2.3. Sequestro giudiziario; 2.4. Sentenze di condanna implicita; 2.5. Obblighi di “tollerare”; 3. Opposizione; 3.1. Segue: All’esecuzione; 3.2. Segue: Agli atti esecutivi; 4. Terzo detentore del bene; 4.1. Efficacia della sentenza di condanna; 4.2. Mezzi di tutela; 4.2.1. Segue: Nelle procedure concorsuali.

 

 

  1. Notifica dell’avviso di rilascio.

 

 

1.1. Funzione.

Nella procedura esecutiva di rilascio di immobile, il preavviso prescritto dall’art. 608 c.p.c. esaurisce, con la notifica, il suo scopo di preavvertire l’esecutato del prossimo inizio dell’esecuzione esecutiva, al fine di consentirgli l’adempimento spontaneo e di essere, comunque, presente alla immissione in possesso del creditore procedente, sicché non sussiste un obbligo di nuovo avviso in caso di sospensione dell’esecuzione già iniziata con un primo accesso e successivamente ripresa. Cass. 27 ottobre 2011, n. 22441; conforme Cass. 19 ottobre 1995, n. 10882.

 

L’avviso prescritto dall’art 608 c.p.c. non ha altra funzione che quella di avvertire la parte tenuta al rilascio dell’immobile dell’ora e del giorno stabilito per l’esecuzione, al fine di porla in condizione di assistere alle relative operazioni per la tutela delle sue ragioni. Trib. Bari, 4 gennaio 2012; conforme Cass. 6 maggio 2007, n. 10566, Cass. 31 maggio 2006, n. 13005, Cass. 22 febbraio 1995, n. 1961.

 

 

  1. Modalità del rilascio.

 

 

2.1. Ufficiale giudiziario.

Nell’esecuzione per rilascio di beni immobili, l’obbligo imposto all’ufficiale giudiziario di recarsi sul luogo munito del titolo esecutivo non è accompagnato, nella norma che lo impone, da alcuna sanzione di nullità, che non è neppure desumibile dal sistema, e la prova del relativo inadempimento incombe all’esecutato e va fornita con elementi specifici, quali la produzione del verbale dell’accesso. Cass. 10 settembre 1986, n. 5533.

 

Nell’esecuzione per rilascio, non può ritenersi affetta da nullità la comunicazione, resa dall’ufficiale giudiziario ai sensi dell’art. 608 c.p.c., in cui, quale ora di inizio del procedimento, sia indicato «ore nove e seguenti», giacché nessuna imprecisione o ambiguità presenta essa indicazione. Cass. 23 febbraio 1981, n. 1072.

 

Il potere, attribuito all’ufficiale giudiziario dagli artt. 513 e 608 c.p.c., di richiedere l’assistenza della forza pubblica, ha natura discrezionale, il suo esercizio non lede il diritto dell’esecutato ed è insindacabile in sede di controllo di legittimità degli atti esecutivi, né l’ufficiale giudiziario deve provocare dal pretore la richiesta di assistenza. Cass. 19 dicembre 1980, n. 6564.

 

In sede di esecuzione di sentenza di condanna al rilascio di un fondo, la quale è operante tanto contro il destinatario della relativa statuizione, quanto contro chi si trovi nella detenzione del bene, ancorché non abbia ricevuto notificazione del titolo, il trasferimento del possesso, in favore della parte istante, può avvenire in forma simbolica, con l’accesso dell’ufficiale giudiziario nel luogo, nel giorno e nell’ora preannunciati, e con l’intimazione all’occupante di riconoscere il nuovo possessore, mentre resta irrilevante, al fine del perfezionarsi del trasferimento stesso, il contenuto o l’eventuale omissione di provvedimenti circa i mobili estranei all’esecuzione. Pertanto, dopo quell’accesso e quella intimazione, il comportamento dell’occupante del fondo, il quale continuando materialmente a disporne, e facendo uso dei mobili ivi esistenti, impedisca in tutto od in parte il godimento del bene da parte del nuovo possessore, integra l’elemento oggettivo di un atto di spoglio. Cass. 10 novembre 1981, n. 5956.

 

 

2.2. Immissione nel possesso.

L’esecuzione per rilascio di immobile (fondata, nella specie, su ordinanza di convalida di licenza per finita locazione) si esaurisce con la immissione della parte procedente nel possesso dello stesso, secondo le modalità indicate nel comma 2 dell’art. 608 c.p.c., senza che, a tal fine, abbia alcuna rilevanza l’accordo tra l’esecutante e l’esecutato intervenuto all’esito della suddetta operazione da parte dell’ufficiale giudiziario circa la concessione di un termine al secondo per l’asporto degli arredi e di quant’altro contenuto nel locale oggetto del rilascio. Cass. 5 maggio 2009, n. 10310; conforme Cass. 6 dicembre 1988, n. 6666.

 

In materia di esecuzione per consegna o rilascio la sorte dei beni in deposito costituisce una vicenda estranea all’esecuzione per rilascio, che si esaurisce con la immissione della parte procedente nel possesso dello stesso, secondo le modalità indicate nell’art. 608 comma 2 c.p.c., senza che, a tal fine, abbia alcuna rilevanza l’eventuale accordo tra l’esecutante e l’esecutato intervenuto all’esito della suddetta operazione da parte dell’Ufficiale giudiziario (che deve rimanere estraneo a tale accordo) circa la concessione di un termine al secondo per l’asporto degli arredi e di quant’altro contenuto nel bene immobile oggetto del rilascio.

Tribunale Napoli  05 marzo 2014

 

Il difensore del credito procedente è abilitato in difetto di esplicita limitazione a rappresentare la parte fino alla realizzazione della pretesa esecutiva e quindi anche a ricevere l’immissione in possesso dell’immobile oggetto della esecuzione per rilascio. Cass. 17 ottobre 1994, n. 8459; conforme Cass. 17 ottobre, 1994, n. 8459.

 

Nella procedura esecutiva per rilascio di immobili, una volta immesso l’esecutante nel possesso dell’immobile ad opera dell’ufficiale giudiziario, viene ad esaurirsi l’intera fase esecutiva ai sensi dell’art. 608 c.p.c., con la conseguenza che, conclusosi in modo non più reversibile tale procedimento in forma specifica, l’esecutato non può più proporre, con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi previsto dall’art. 617 c.p.c., censure avverso gli atti dell’ufficiale giudiziario antecedenti a quello di immissione in possesso, come il preavviso di rilascio. Cass. 26 marzo 2009, n. 7357; conforme Cass. 15 aprile 2010, n. 9048; contra Cass. 4 luglio 2006 n. 15268.

  1. Giurisprudenza sub par. 3.2.

 

 

2.2. Dilazione concessa dal creditore.

Chi detenga l’immobile oltre la data concordata nonostante l’avvenuta esecuzione forzata del rilascio imposto da sentenza a suo carico, giovandosi della dilazione a titolo di cortesia verbalmente concessagli dalla controparte in sede di accesso dell’ufficiale giudiziario, non può ritenersi autore di una interversione del possesso in danno dell’avente diritto al rilascio nè comunque di uno spoglio clandestino o violento in suo confronto, sicché va rigettata l’azione di spoglio iniziata dal preteso spogliato subito dopo la scadenza della data come sopra concordata. Trib. Salerno, 4 giugno 2001.

 

 

2.3. Sequestro giudiziario.

L’esecuzione delle misure cautelari, pur avvenendo nelle forme previste per l’esecuzione per consegna o rilascio (sequestro giudiziario) od in quelle previste per il pignoramento (sequestro conservativo), non trasforma i provvedimenti stessi in atti di esecuzione forzata, né li assoggetta alla specifica competenza del giudice dell’esecuzione, trattandosi di mero richiamo della legge alle operazioni esecutive e non all’interno del sistema di cui tutela giurisdizionale stabilito in materia; ne consegue che la competenza a decidere sulla regolarità e validità del sequestro appartiene al giudice investito dal giudizio sulla convalida e sul merito e non al giudice dell’esecuzione. Cass. 20 aprile 1993, n. 4635; conforme Cass. 11 gennaio 1988, n. 28.

 

 

2.4. Sentenze di condanna implicita.

La disciplina dell’esecuzione provvisoria di cui all’art. 282 c.p.c. trova legittima attuazione anche con riferimento alle sentenze di condanna implicita, nelle quali l’esigenza di esecuzione della sentenza scaturisce dalla stessa funzione che il titolo è destinato a svolgere. Ne consegue che è suscettibile di provvisoria esecuzione una sentenza costitutiva di una servitù ex art. 1051 (o 1052) c.c., allorché contenga tutti gli elementi identificativi in concreto della servitù, sia pure con rinvio alla consulenza tecnica d’ufficio disposta nel corso del giudizio, atteso che essa ha la funzione di risolvere un’esigenza fattuale dell’attore, assicurandogli il passaggio al fine di raggiungere la via pubblica. Cass. 26 gennaio 2005, n. 1619.

 

 

2.5. Obblighi di “tollerare”.

Anche l’esecuzione dell’obbligo di “tollerare” da parte del debitore (nella specie l’accesso altrui sul proprio fondo per un periodo di tempo determinato) può avvenire nelle forme del procedimento di cui agli artt. 608 ss. (previsto per gli obblighi di rilascio). Trib. Napoli, 13 aprile 2011.

  1. Giurisprudenza sub art. 612.

 

 

  1. Opposizione.

 

 

3.1. Segue: All’esecuzione.

Mentre l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. è diretta a far valere l’inesistenza del diritto dell’esecutante a procedere ad esecuzione forzata, cioè l’inesistenza sostanziale dell’azione esecutiva (oltre all’impignorabilità dei beni), l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. è, invece, rivolta a far valere i vizi formali degli atti dell’esecuzione, comprendendo in tali atti non soltanto i veri e propri atti esecutivi, ma anche gli atti preliminari all’esecuzione, come è fatto palese dalla formulazione dell’art. 617 c.p.c., ove si fa riferimento alla regolarità formale del titolo esecutivo, del precetto e della loro notificazione, che sono, appunto, atti preliminari all’esecuzione. Pertanto, costituendo il preavviso di cui all’art. 608 c.p.c. un atto preliminare all’esecuzione di rilascio, l’opposizione con la quale se ne deducono vizi formali è l’opposizione ex art. 617 c.p.c. Cass. 14 febbraio 1975, n. 597.

 

Il terzo detentore che intende contestare l’efficacia esecutiva, nei suoi confronti, del titolo esecutivo di formazione giudiziaria posto a fondamento del precetto di rilascio, ed il diritto, quindi, della parte istante di procedere alla esecuzione, opponendo il proprio diritto alla detenzione del bene in forza di un autonomo rapporto contrattuale, propone opposizione alla esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., e non l’opposizione ordinaria di terzo, che ricorre quando l’obiettivo finale (o passaggio necessario) dell’opposizione sia la riforma o l’annullamento della decisione giudiziaria, anziché l’esecuzione di essa. Cass. 17 ottobre 1992, n. 11410; conforme Trib. Torino, 12 febbraio 2010.

 

In tema di esecuzione per rilascio, il rimedio dell’opposizione all’esecuzione relativa alla individuazione dei beni oggetto dell’esecuzione è legittimamente proponibile ex art. 615 c.p.c., soltanto fino al momento in cui l’azione esecutiva non si sia consumata in virtù dell’immissione in possesso ex art. 608 c.p.c., a tal fine non rileva la pendenza di opposizione agli atti esecutivi, ove non abbiano dato luogo ad un provvedimento di sospensione dell’esecuzione. Cass. 26 marzo 2003, n. 4488.

 

 

3.2. Segue: Agli atti esecutivi.

Con riguardo alla procedura di rilascio di immobili, le contestazioni circa la validità dell’avviso di rilascio, in quanto dirette a far valere un vizio formale del procedimento esecutivo, concretano un’opposizione agli atti esecutivi, e non all’esecuzione. Cass. 12 dicembre 1990, n. 11806.

 

L’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. è diretta a far valere vizi formali degli atti del processo esecutivo e degli atti preliminari all’esecuzione forzata fra i quali rientra anche il preavviso di rilascio ex art. 608 c.p.c. Conseguentemente è inammissibile una azione autonoma della parte interessata a far valere dette nullità in un separato giudizio. Cass. 12 novembre 1996, n. 879.

 

L’accesso dell’ufficiale giudiziario, nel procedimento di rilascio di beni immobili, oltre l’orario stabilito dalla legge costituisce un atto relativamente nullo contro il quale è proponibile opposizione agli atti esecutivi entro il termine perentorio previsto dall’art. 617 c.p.c. Cass. 23 giugno 1972, n. 2110.

 

Nella procedura esecutiva per rilascio di immobili, una volta immesso l’esecutante nel possesso dell’immobile ad opera dell’ufficiale giudiziario, viene ad esaurirsi l’intera fase esecutiva ai sensi dell’art. 608 c.p.c., con la conseguenza che, conclusosi in modo non più reversibile tale procedimento in forma specifica, l’esecutato non può più proporre, con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi previsto dall’art. 617 c.p.c., censure avverso gli atti dell’ufficiale giudiziario antecedenti a quello di immissione in possesso, come il preavviso di rilascio. Cass. 26 marzo 2009, n. 7357.

Conf.: In tema di esecuzione per rilascio, allorquando si faccia valere il vizio di mancata notifica del precetto e del titolo esecutivo, l’opposizione agli atti esecutivi può essere proposta dopo il completamento dell’esecuzione. Cass. 15 aprile 2010, n. 9048.

 

Nell’esecuzione per rilascio di cui agli artt. 605 ss. c.p.c., l’opposizione con la quale si fanno valere irregolarità formali dell’atto di precetto (nella specie la nullità per non essere stato preceduto dalla notifica del titolo esecutivo) deve essere proposta, ai sensi dell’art. 617, 1º comma, c.p.c., nel termine perentorio di cinque giorni decorrente dalla loro notificazione dell’atto e non dall’accesso dell’ufficiale giudiziario sul luogo del rilascio. Cass. 24 gennaio 2000, n. 753.

 

L’opposizione diretta a far valere la nullità del titolo esecutivo di rilascio dell’immobile locato, perché privo della data della esecutivo prescritta dall’art. 56 della legge sull’equo canone, e la conseguente nullità del precetto, essendo relativa alla regolarità formale di questi atti, deve essere proposta, a pena di decadenza, entro cinque giorni dalla loro notificazione e non dalla notificazione del preavviso di rilascio di cui all’art. 608 c.p.c. Cass. 4 gennaio 1992, n. 9.

 

La materia del contendere, nell’opposizione agli atti esecutivi, consiste nell’accertamento della nullità dell’atto impugnato per conseguire gli effetti che da essa derivano si con riguardo all’atto stesso, che a quelli successivi nulli per derivazione (ex art. 159 comma 1 c.p.c.). Ne consegue che, in tema di esecuzione per rilascio, con riferimento ad una opposizione agli atti esecutivi, proposta relativamente alla regolarità formale del titolo esecutivo o della sua notificazione, qualora la parte istante proceda ad una nuova notificazione del titolo (ed eventualmente del precetto e del preavviso di rilascio, se esano già stati anch’essi notificati), si verifica la cessazione della materia del contendere, poiché la parte istante rinnova in tale modo - così rinunciando a fondare su di essi il proseguimento dell’esecuzione - tutti gli atti già compiuti, ai quali, nel caso che la detta opposizione si decidesse nel merito, si dovrebbe estendere la dichiarazione di nullità della notificazione del titolo. Cass. 7 luglio 1999, n. 7026.

 

Ha natura di opposizione agli atti esecutivi quella diretta all’accertamento della nullità dell’atto di immissione della parte istante nel possesso dell’immobile oggetto di esecuzione per consegna o rilascio perché non preceduto dall’avviso di rilascio, che, ai sensi dell’art. 608 c.p.c., della predetta esecuzione costituisce necessario presupposto. Tale opposizione è ammissibile ancorché il procedimento esecutivo sia già concluso, riguardando la nullità dell’atto finale dell’esecuzione. Cass. 19 febbraio 1994, n. 1627.

 

In tema di esecuzione per rilascio di cui agli artt. 605 ss. c.p.c., la decisione sull’opposizione agli atti esecutivi (che costituisce il rimedio accordato sia per far valere le irregolarità formali dell’atto di precetto sia per denunciare l’omissione o la nullità della comunicazione del preavviso di rilascio previsto dal primo comma dell’art. 608 c.p.c.) è impugnabile, ai sensi dell’art. 187 disp. att. c.p.c., con il regolamento di competenza, oltre che con ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., ma non con l’appello, la cui ammissibilità può essere se del caso dichiarata anche dalla Suprema Corte di Cassazione, avvalendosi dei suoi poteri officiosi. Cass. 11 dicembre 2002, n. 17636; conforme Cass. 22 giugno 2001, n. 8597, Cass. 3 ottobre 1996, n. 8651.

 

Nell’esecuzione forzata per consegna o rilascio, la tutela cautelare data dalla sospensione del processo esecutivo è esperibile fino a quando quest’ultimo non si chiuda e ciò avviene con l’atto dell’ufficiale giudiziario di immissione in possesso ex art. 608 c.p.c., suscettibile di opposizione agli atti esecutivi, in presenza di vizi suoi propri. Cass. 30 settembre 2007, n. 18535.

 

 

  1. Terzo detentore del bene.

 

 

4.1. Efficacia della sentenza di condanna.

Con riguardo all’esecuzione per consegna o rilascio la legittimazione all’opposizione all’esecuzione spetta pure al detentore reale del bene ancorché sia persona diversa da quella nominativamente indicata nel titolo esecutivo, atteso che la sua estraneità è soltanto formale, restando il titolo esecutivo efficace nei suoi confronti per essere lo stesso l’unico soggetto che può, con la restituzione del bene medesimo, soddisfare la pretesa esecutiva della parte istante. Cass. 30 gennaio 1995, n. 1103; conforme Cass. 17 ottobre 1992, n. 11410, Cass. 14 dicembre 1985, n. 6330.

 

Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio del bene nei confronti del conduttore anche nel caso in cui al momento della proposizione della domanda detto bene è detenuto da un terzo, immessovi nel possesso dal conduttore, perché la sentenza di condanna al rilascio ha effetto anche nei confronti del terzo, il cui titolo presuppone quello del conduttore. Né d’altro canto rileva che il locatore ometta di notificare al terzo detta sentenza di condanna e il precetto, conosciuti pertanto solo al momento dell’accesso dell’ufficiale giudiziario, essendo soltanto lui che può adempiere l’obbligo di restituire il bene al locatore. Cass. 22 novembre 2000, n. 15083.

 

Nell’esecuzione per consegna o rilascio la legittimazione alla opposizione all’esecuzione spetta anche al detentore reale del bene, ancorché sia persona diversa da quella nominativamente indicata nel titolo esecutivo, perché è proprio il detentore reale l’unico soggetto che può soddisfare la pretesa esecutiva della parte istante alla restituzione del bene e che assume la qualifica di esecutato. Cass. 9 aprile 1991, n. 149.

 

 

4.2. Mezzi di tutela.

Qualora sia stato disposto il rilascio dell’immobile detenuto dal convenuto, il titolo può essere eseguito dall’attore anche nei confronti del terzo occupante abusivo, il quale potrà fare valere eventualmente le proprie ragioni ai sensi dell’art. 615 c.p.c. se sostiene di detenere l’immobile in virtù di un titolo autonomo e perciò non pregiudicato da detta sentenza; o ai sensi dell’art. 404, comma secondo, c.p.c., se invece sostiene la derivazione del suo titolo da quello del convenuto ed essere la sentenza frutto di collusione tra le parti. Cass. 13 febbraio 2007, n. 308.

 

Il terzo detentore di bene immobile per un titolo derivato da colui nei cui confronti il proprietario ha ottenuto, per occupazione abusiva, una sentenza di condanna al rilascio, può opporsi all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., ove sostenga di detenere l’immobile in virtù di un titolo autonomo, come tale non pregiudicato da detta sentenza. Cass. 4 febbraio 2005, n. 2279.

 

Con riguardo ad esecuzione per rilascio di un immobile, che sia intrapresa dal locatore nei confronti del conduttore in forza del titolo risolutivo costituito da ordinanza di convalida di sfratto, non impugnabile con il rimedio dell’opposizione di terzo ordinaria (art. 404 c.p.c.), il terzo che è nel godimento dell’immobile, è legittimato, quale effettivo destinatario dell’esecuzione a norma dell’art. 615 c.p.c., con la quale tuttavia gli è consentito mettere in discussione il diritto del creditore di esperire tale azione in pregiudizio del suo autonomo diritto al godimento del bene, non anche a contestare la legittimità di quel titolo, essendo le relative questioni riservate al giudizio inerente la formazione dello stesso. Cass. 30 marzo 1992, n. 3860; conforme Cass. 14 dicembre 1985, n. 6330.

 

Il terzo detentore di un immobile per il quale il locatore ha ottenuto, nei confronti del conduttore, una sentenza di condanna al rilascio, può opporsi o all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., se sostiene di detenere l’immobile in virtù di un titolo autonomo e perciò non pregiudicato da detta sentenza; o ai sensi dell’art. 404, 2º comma, c.p.c., se invece sostiene la derivazione del suo titolo da quello del conduttore, ed esser la sentenza frutto di collusione tra questi e il locatore, in suo danno. Cass. 22 novembre 2000, n. 15083.

 

 

4.2.1. Segue: Nelle procedure concorsuali.

Il conduttore di un bene immobile, per il quale è stata avviata l’esecuzione per rilascio nei confronti del fallito in base ad un decreto di trasferimento - provvedimento non assimilabile ad una sentenza, per cui non è opponibile ai sensi dell’art. 404 c.p.c. del giudice delegato per la procedure fallimentare, può opporsi ai sensi dell’art. 615 c.p.c., senza contestare la legittimità di tale titolo esecutivo, facendo valere il suo anteriore diritto personale di godimento, ostativo all’esercizio dell’azione esecutiva nei suoi confronti. Cass. 2 aprile 1997, n. 2869; conforme Cass. 30 marzo 1992, n. 3860, contra: Cass. 17 febbraio 1996, n. 1250, il decreto del giudice delegato, emesso ai sensi dell’art. 586 c.p.c. nel corso di una procedura fallimentare, è soggetto, ai sensi dell’art. 26, l. fall., ad impugnazione a mezzo di reclamo al tribunale fallimentare, ancorché il decreto stesso leda beni di soggetti terzi rispetto al fallimento, siano essi i comproprietari o i locatari del bene assoggettato ad esecuzione, essendo il reclamo anzidetto attribuito a chiunque vi abbia interesse, con esclusione di ogni altro rimedio.



 
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