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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 609 cod. proc. civile: Provvedimenti circa i mobili estranei all’esecuzione

Quando nell’immobile si trovano beni mobili che non debbono essere consegnati, l’ufficiale giudiziario intima alla parte tenuta al rilascio ovvero a colui al quale gli stessi risultano appartenere di asportarli, assegnandogli il relativo termine. Dell’intimazione si dà atto a verbale ovvero, se colui che è tenuto a provvedere all’asporto non è presente, mediante atto notificato a spese della parte istante. Quando entro il termine assegnato l’asporto non è stato eseguito l’ufficiale giudiziario, su richiesta e a spese della parte istante, determina, anche a norma dell’articolo 518, primo comma, il presumibile valore di realizzo dei beni ed indica le prevedibili spese di custodia e di asporto.
Quando può ritenersi che il valore dei beni è superiore alle spese di custodia e di asporto, l’ufficiale giudiziario, a spese della parte istante, nomina un custode e lo incarica di trasportare i beni in altro luogo. Il custode è nominato a norma dell’articolo 559. In difetto di istanza e di pagamento anticipato delle spese i beni, quando non appare evidente l’utilità del tentativo di vendita di cui al quinto comma, sono considerati abbandonati e l’ufficiale giudiziario, salva diversa richiesta della parte istante, ne dispone lo smaltimento o la distruzione.
Se sono rinvenuti documenti inerenti lo svolgimento di attività imprenditoriale o professionale che non sono stati asportati a norma del primo comma, gli stessi sono conservati, per un periodo di due anni, dalla parte istante ovvero, su istanza e previa anticipazione delle spese da parte di quest’ultima, da un custode nominato dall’ufficiale giudiziario. In difetto di istanza e di pagamento anticipato delle spese si applica, in quanto compatibile, quanto previsto dal secondo comma, ultimo periodo. Allo stesso modo si procede alla scadenza del termine biennale di cui al presente comma a cura della parte istante o del custode.
Decorso il termine fissato nell’intimazione di cui al primo comma, colui al quale i beni appartengono può, prima della vendita ovvero dello smaltimento o distruzione dei beni a norma del secondo comma, ultimo periodo, chiederne la consegna al giudice dell’esecuzione per il rilascio. Il giudice provvede con decreto e, quando accoglie l’istanza, dispone la riconsegna previa corresponsione delle spese e compensi per la custodia e per l’asporto.
Il custode provvede alla vendita senza incanto nelle forme previste per la vendita dei beni mobili pignorati, secondo le modalità disposte dal giudice dell’esecuzione per il rilascio. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 530 e seguenti del codice di procedura civile. La somma ricavata è impiegata per il pagamento delle spese e dei compensi per la custodia, per l’asporto e per la vendita, liquidate dal giudice dell’esecuzione per il rilascio. Salvo che i beni appartengano ad un soggetto diverso da colui che è tenuto al rilascio, l’eventuale eccedenza è utilizzata per il pagamento delle spese di esecuzione liquidate a norma dell’articolo 611.
In caso di infruttuosità della vendita nei termini fissati dal giudice dell’esecuzione, si procede a norma del secondo comma, ultimo periodo.
Se le cose sono pignorate o sequestrate, l’ufficiale giudiziario dà immediatamente notizia dell’avvenuto rilascio al creditore su istanza del quale fu eseguito il pignoramento o il sequestro, e al giudice dell’esecuzione per l’eventuale sostituzione del custode.


Commento

Mobili: [v. 605]; Immobili: [v. 605]; Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Parte istante: [v. 606]; Pignoramento: [v. 492]; Sequestro: [v. Libro IV, Titolo I, Capo III, Sez. II]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Custode: [v. 65, 521].

 

 


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti circa i mobili estranei all’esecuzione.

 

 

  1. Generalità; 2. Custodia; 3. Vendita.

 

 

  1. Generalità.

In tema di esecuzione per consegna o rilascio, a norma dell’art. 609, comma primo, c.p.c. «per cose mobili appartenenti alla parte tenuta al rilascio» s’intendono non solo quelle di sua proprietà ma anche quelle oggetto di un semplice diritto di godimento, in forza di un titolo giuridico che attribuisca alla parte sottoposta all’esecuzione il potere di disporne materialmente in via esclusiva e quindi anche il dovere correlativo di asportarle immediatamente, proprio per rendere possibile la materiale apprensione dell’immobile ad opera della parte istante. Cass. 1º febbraio 2000, n. 1073.

L’esecuzione per rilascio di immobile si esaurisce con la immissione della parte procedente nel possesso dello stesso, secondo le modalità indicate nel co. 2 dell’art. 608 c.p.c., senza che, a tal fine, abbia alcuna rilevanza l’accordo tra l’esecutante e l’esecutato intervenuto all’esito della suddetta operazione da parte dell’ufficiale giudiziario circa la concessione di un termine al secondo per l’asporto degli arredi e di quant’altro contenuto nel locale oggetto del rilascio (nella specie, la S.C., sulla scorta dell’enunciato principio, ha confermato la sentenza impugnata con la quale era stata rigettata un’opposizione all’esecuzione per rilascio di un locale fondata su ordinanza di convalida di licenza per finita locazione, sul presupposto che l’esecuzione si sarebbe dovuta considerare conclusa con l’intervenuta immissione in possesso del proprietario esecutante, senza che potesse avere, al riguardo, alcun rilievo l’accordo raggiunto dalle parti in sede di accesso con il quale ci si era limitati a regolare convenzionalmente la sorte dei beni mobili appartenenti alla società esecutata e non soggetti ad esecuzione forzata, così esonerando l’ufficiale giudiziario dal rendere i provvedimenti previsti dall’art. 609 c.p.c.). Cass. 5 maggio 2009, n. 10310.

 

 

  1. Custodia.

Nell’ambito dell’esecuzione forzata per rilascio di immobili, i provvedimenti adottati dal giudice ai sensi dell’art. 609 c.p.c. non sono propriamente funzionali al rilascio, ma solo ad assicurare la custodia di beni che non costituiscono oggetto dell’esecuzione forzata, e sono, dunque, rivolti a superare contingenti e temporanee difficoltà attinenti all’esecuzione del rilascio stesso senza poterlo impedire, con la conseguenza che essi non risolvono, di norma, questioni relative all’“an” o al “quomodo” di detta esecuzione, che risultano, invece, rispettivamente deducibili con i rimedi dell’opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi. Cass. 22 aprile 2009, n. 9599.

 

In tema di procedura esecutiva, la custodia contemplata dall’art. 609, comma 1, c.p.c. non costituisce una custodia in senso tecnico, atteso che il creditore od il terzo al quale sia affidata la conservazione delle cose riveste una posizione assimilabile (non già a quella del custode dei beni pignorati o sequestrati, bensì) a quella del depositario di beni mobili per conto del proprietario. In altri termini, il soggetto che assume la custodia dei beni mobili che l’esecutato rifiuti di asportare diviene non già custode ai sensi dell’art. 65 c.p.c. (e quindi ausiliario degli organi dell’esecuzione forzata), ma depositario delle anzidette cose mobili per conto del proprietario, “il quale, con il rifiuto a ritirare gli oggetti, consente “ope legis” all’applicazione della norma di cui all’art. 1766 c.c. dato che il deposito è il contratto con il quale una delle parti riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura. Si tratta in sostanza di un rapporto di carattere obbligatorio che sorge tra il “custode-depositario” ed il proprietario dei beni mobili, rapporto che trova la sua fonte in un fatto idoneo a produrre obbligazioni in conformità all’ordinamento (ex art. 1173 c.c.) e dal quale discende sia l’obbligo del depositario di custodire le cose e restituirle al proprietario, sia l’obbligo del “depositante” di apprestare la necessaria collaborazione anticipando le spese del deposito.

Tribunale S.Maria Capua V.  29 ottobre 2013

 

In sede di esecuzione per rilascio di un immobile, qualora nello stesso vi siano cose mobili appartenenti alla parte tenuta al rilascio, ufficiale giudiziario, ove l’esecutato non provveda all’asporto può disporne, oltre che il trasporto in un altro luogo, la custodia sul posto anche affidata ad un terzo, con la conseguenza che quest’ultimo è tenuto, nei confronti dell’esecutato, alla restituzione dei mobili affidatigli con la correlativa responsabilità in caso di inadempimento, salvo l’obbligo dell’esecutato stesso di apprestare la necessaria collaborazione anticipandone le spese. Cass. 1 ottobre 1985, n. 4755.

 

Anche nell’ipotesi di esecuzione coattiva di rilascio di immobile diverso da quello regolato dagli art. 605 ss. c.p.c., la parte esecutante, che assume la custodia dei beni mobili che l’esecutato rifiuti di asportare, diviene depositaria delle anzidette cose mobili e della loro custodia risponde, nei confronti del proprietario, con la diligenza media di cui al comma 1 dell’art. 1768 c.c. (Fattispecie relativa ad un procedimento coattivo di sgombero disposto da un Comune in via amministrativa). Cass. 22 ottobre 2010, n. 21734.

 

 

  1. Vendita.

Con riguardo ai beni mobili rinvenuti in sede di esecuzione per il rilascio di un immobile ed affidati in custodia a norma dell’art. 609 c.p.c. l’opposizione alla loro vendita richiesta dal custodia a termini dell’art. 2727 c.c., è di competenza del giudice di cognizione, secondo il criterio per valore, non del giudice dell’esecuzione. Cass. 3 giugno 1994, n. 5381; conforme Cass. 21 luglio 1977, n. 3261.



 
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