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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 610 cod. proc. civile: Provvedimenti temporanei

Se nel corso dell’esecuzione sorgono difficoltà che non ammettono dilazione, ciascuna parte può chiedere al giudice dell’esecuzione, anche verbalmente, i provvedimenti (1) temporanei occorrenti.



Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484].

 

(1) Le difficoltà cui allude la disposizione in esame non costituiscono contestazioni di natura giuridica sulla legittimità dell’esecuzione (che esigono la proposizione di un’opposizione ex artt. 615, 617 o 619), ma riguardano le questioni relative all’opportunità o alle modalità dell’esecuzione. Il provvedimento emesso dal giudice, che è espressione del potere di direzione dell’esecuzione forzata, non ha contenuto decisorio, ma meramente ordinatorio, perché è diretto a superare le difficoltà materiali insorte durante l’esecuzione. Il decreto ex art. 610 non è definitivo ed è sempre modificabile e revocabile dallo stesso giudice.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti temporanei.

 

 

  1. Poteri del giudice; 2. Provvedimento temporaneo; 2.1. Funzione; 2.2. Forma; 2.3. Rimedi; 2.3.1. Segue: Litisconsorzio necessario; 3. Casistica.

 

 

  1. Poteri del giudice.

Il pretore, giudice dell’esecuzione, chiamato a risolvere, ai sensi dell’art. 610 c.p.c., le difficoltà di ordine materiale insorte nel corso dell’esecuzione, ha anche il potere di interpretare il titolo esecutivo ai soli effetti della soluzione delle questioni che rientrano nella sua competenza funzionale. Cass. 10 febbraio 1994, n. 1365.

 

In tema di esecuzione per consegna o rilascio, i provvedimenti di cui all'art. 610 c.p.c. sono esplicazione dei poteri del giudice di direzione del processo esecutivo e sono finalizzati a risolvere non solo difficoltà materiali, ma anche dubbi o divergenze di opinioni in relazione allo svolgimento del processo e ciò anche per il tramite dell'interpretazione dello stesso titolo esecutivo, fermo restando che il provvedimento, ove risolva questioni inerenti al diritto di procedere all'esecuzione forzata, ha, sebbene adottato con le forme ex art. 610 c.p.c., natura di sentenza ed è appellabile. (Nella specie, il giudice non si era limitato a dirimere le difficoltà operative ma aveva autorizzato un consulente a svolgere, previo rilascio delle necessarie autorizzazioni edilizie, lavori di ripristino di un terrazzino, ancorché nulla risultasse dal titolo esecutivo), sebbene adottato nella forma prevista dal citato art. 610, come nel caso in cui il giudice, in ipotesi di esecuzione per rilascio, non si limiti a chiarire la localizzazione del bene di cui al titolo esecutivo, ma ne individui la stessa consistenza, in presenza di una discrepanza fra la situazione fattuale rilevata dall'ufficiale giudiziario e quella apparentemente risultante dal titolo stesso. Cassa con rinvio, Trib. Napoli, 11/07/2008

Cassazione civile sez. III  26 agosto 2014 n. 18257  

 

Le difficoltà ex art. 610 c.p.c. possono essere relative, nel corso del procedimento esecutivo per rilascio (o consegna), anche all’identificazione dei beni oggetto del provvedimento da eseguire e, a tali fini, è consentito al giudice dell’esecuzione di interpretare il titolo esecutivo. Trib. Cassino, 19 settembre 2006.

 

 

  1. Provvedimento temporaneo.

 

 

2.1. Funzione.

L’opposizione all’esecuzione per consegna o rilascio non può essere assimilata, ai fini della determinazione del giudice competente, agli incidenti insorti nel corso dell’esecuzione stessa, in quanto il provvedimento pretoriale, di cui all’art. 610 c.p.c., è volto a risolvere temporaneamente soltanto le difficoltà di ordine materiale insorte nel corso dell’esecuzione per consegna o rilascio. Cass. 2 febbraio 1977, n. 479.

 

La difficoltà materiale addotta dal conduttore nella documentazione da quest’ultimo allegata all’istanza di differimento dell’esecuzione dello sfratto, se ritenuta sussistente dal giudice dell’esecuzione con riguardo alle circostanze esposte nel ricorso, consente il differimento dell’esecuzione, disposta ai sensi dell’art. 610 c.p.c. Trib. Bari, 20 giugno 2005.

 

In tema di esecuzione per rilascio di un immobile, qualora il grave stato di salute del conduttore sfrattando presenti caratteri di attuale incompatibilità con il proseguimento dell’esecuzione, il pretore, utilizzando l’art. 610 c.p.c. deve stabilire le modalità più idonee in concreto per la prosecuzione dell’esecuzione con un equo contemperamento degli opposti interessi dell’esecutante (alla realizzazione massima della sua pretesa coercitiva) e dell’esecutato (a subire il minor danno possibile). Pret. Milano, 12 giugno 1987.

 

L’attuazione dei sequestri conservativi su beni mobili (art. 669 duodecies, 678 c.p.c.) avviene secondo le norme stabilite dagli art. 513 c.p.c. e ss. c.p.c., di tal che trova applicazione l’art. 610 c.p.c. laddove nel corso della esecuzione del sequestro sorgano difficoltà che non ammettano dilazione, potendo quindi l’istante chiedere al giudice dell’esecuzione, anche verbalmente, i provvedimenti temporanei occorrenti. Trib. Salerno, 10 novembre 2010.

 

 

2.2. Forma.

Posto che i vizi del provvedimento adottato dal pretore ai sensi dell’art. 610 c.p.c. qualora sorgano difficoltà nel corso dell’esecuzione, possono esser rilevati solo nel caso in cui influiscano sulla validità dell’atto esecutivo con cui il creditore è stato immesso nel possesso dei beni, il decreto con cui il pretore si limiti ad impartire i provvedimenti temporanei occorrenti, senza alcuna statuizione capace di provocare un giudizio di cognizione, non deve essere emesso previa audizione dell’altra parte. Cass. 4 ottobre 1994, n. 8079; conforme Cass. 12 agosto 1991, n. 8776, Cass. 16 ottobre 1992, n. 11346.

 

 

2.3. Rimedi.

I provvedimenti previsti dall’art. 610 c.p.c., essendo destinati ad esplicare un effetto temporaneo, non vincolano il giudice che li ha emessi, che può sempre modificarli per adattarli alla concreta situazione di fatto, e non possono quindi, essere impugnati, essendo privi del carattere della decisorietà, con il ricorso in Cassazione di cui all’art. 111 Cost. Peraltro, i detti provvedimenti, ove non si limitino a risolvere difficoltà solo materiali nell’esecuzione bensì comportino la risoluzione di questioni relative al diritto di procedere alla esecuzione, hanno natura di sentenza soggetta ai mezzi ordinari di impugnazione. Cass. 23 luglio 1992, n. 8874.

 

I provvedimenti previsti dall’art. 610 c.p.c. qualora si limitino a risolvere difficoltà di ordine materiale, sorte nel corso dell’esecuzione, rivestono carattere meramente ordinatorio; pertanto, non avendo un vero e proprio contenuto decisorio non può esser attribuita ad essi natura di sentenza soggetta ad impugnazione. App. Roma, 13 aprile 2005.

 

Conf.: Il provvedimento temporaneo emesso dal giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 610 c.p.c., per superare una difficoltà materiale insorta nel corso dell’esecuzione di rilascio, il quale non incida sulla portata del titolo esecutivo né sia interpretativo del medesimo, è insuscettibile di appello, in quanto privo di contenuto decisorio. Cass. 21 giugno 1992, n. 8874.

 

In tema di esecuzione per consegna o rilascio, i provvedimenti di cui all’art. 610 c.p.c. sono esplicazione dei poteri del giudice di direzione del processo esecutivo e sono finalizzati a risolvere non solo difficoltà materiali, ma anche dubbi o divergenze di opinioni in relazione allo svolgimento del processo e ciò anche per il tramite dell’interpretazione dello stesso titolo esecutivo. Tuttavia, qualora il relativo provvedimento, pur adottato nella forma prevista dal citato art. 610 c.p.c., risolva questioni inerenti al diritto di procedere all’esecuzione forzata, deve ad esso riconoscersi natura di sentenza appellabile, come nel caso in cui, in ipotesi di esecuzione per rilascio, il giudice non si limiti a chiarire la localizzazione del bene di cui al titolo esecutivo, ma ne individui la stessa consistenza, in presenza di una discrepanza fra la situazione fattuale rilevata dall’ufficiale giudiziario e quella apparentemente risultante dal titolo stesso. Cass. 22 settembre 2006, n. 20648; conforme Cass. 16 maggio 1998, n. 4925, Cass. 23 luglio 1992, n. 8874.

 

Il provvedimento temporaneo emesso dal giudice dell’esecuzione a norma dell’art. 610 c.p.c., ha natura ordinatoria solo se esclusivamente diretto alla soluzione di difficoltà di ordine materiale insorte nel corso della esecuzione, mentre assume contenuto decisorio sulla competenza, ed è perciò impugnabile con istanza di regolamento di competenza, quando, risolvendo anche questioni pregiudiziali o relative al diritto di procedere alla esecuzione, contenga implicita pronuncia sulla competenza. Cass. 10 febbraio 1994, n. 1365.

 

Il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione, con riguardo ad esecuzione per consegna o rilascio, dispone la comparizione delle parti in vista dell’adozione dei provvedimenti temporanei preveduti dall’art. 610 c.p.c., ancorché contenga l’ordine di sospensione dell’esecuzione, non è impugnabile con ricorso per Cassazione ex art. 111 cost. Cass. 22 agosto 1989, n. 3735.

 

I vizi dei provvedimenti adottati dal pretore, ai sensi dell’art. 610 c.p.c., per rimuovere o superare le difficoltà che sono sorte o possono sorgere nel corso di una esecuzione per consegna, o rilascio, possono essere rilevati con l’opposizione agli atti esecutivi solo nel caso in cui influiscano sulla validità dell’atto esecutivo con il quale il creditore è stato immesso nel possesso dei beni e nell’ambito, quindi, nell’opposizione contro questo atto, dovendo, in mancanza, negarsi una autonoma rilevanza delle irregolarità dei predetti provvedimenti (non impugnabili in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. perché non aventi contenuto decisorio). (Cass. 16 ottobre 1992, n. 11346; conforme Cass. 21 giugno 1984, n. 3674.

 

 

2.3.1. Segue: Litisconsorzio necessario.

Il debitore assoggettato ad esecuzione forzata per rilascio di un immobile è parte necessaria del giudizio di impugnazione che il creditore procedente - assumendo il contenuto decisorio del provvedimento - promuova, davanti al tribunale e nei confronti del terzo detentore del bene medesimo, avverso l’ordine pretorile di soprassedere temporaneamente all’esecuzione, ottenuto da quest’ultimo a seguito di contestazione, con ricorso, ex art. 610 c.p.c., dell’opponibilità del titolo esecutivo. Cass. 9 maggio 1994, n. 4484.

 

 

  1. Casistica.

In tema di controversie agrarie, la competenza funzionale della sezione specializzata che, ai sensi dell’art. 9, legge 29/1990, riguarda tutte le controversie in materia di contratti agrari, ivi comprese quelle insorte nel corso dell’esecuzione, non si estende all’ipotesi in cui non risulti tecnicamente configurabile una controversie sul diritto della parte istante a procedere all’esecuzione stessa (presenza, sul fondo da rilasciare, di un allevamento di bovini affetti da brucellosi, da isolare e sottoporre a sequestro fiduciario con provvedimento del Sindaco), essendo, in tal caso, funzionalmente competente, ex art. 610 c.p.c., il giudice dell’esecuzione presso il tribunale di, subentrato, dopo la riforma del giudice unico, al pretore in qualità di giudice dell’esecuzione forzata per consegna o rilascio di cose. Cass. 28 gennaio 2003, n. 1258.

 

In relazione ad esecuzione per consegna o rilascio, la competenza giurisdizionale del giudice ordinario anche per quanto riguarda l’adozione delle misure necessarie a superare le difficoltà che insorgano per la rimozione dei capi di bestiame presenti sull’immobile (art. 610 c.p.c.), non viene meno per il fatto che tali capi siano stati oggetto di provvedimenti autoritativi presi dal sindaco per ragioni di vigilanza sanitaria, trattandosi di circostanza rilevante solo sui limiti interni delle attribuzioni del predetto giudice e, quindi, sulle modalità di esecuzione della disposta misura alla stregua del divieto di emettere decisioni che incidano direttamente sull’azione della pubblica amministrazione (art. 4, l. 20 marzo 1865, n. 2248, All. E). Cass., Sez. Un., 5 settembre 1986, n. 5425.

 

In tema di equa riparazione da irragionevole durata del processo ex legge n. 89 del 2001, ai fini del calcolo della durata del processo, non può operarsi la unitaria considerazione dei tempi relativi alla procedura esecutiva di espropriazione immobiliare, culminata con il decreto di trasferimento, e dei tempi successivi della procedura di rilascio, trattandosi di processi distinti ed aventi diverse finalità, essendo il primo rivolto all’attribuzione del diritto di proprietà, con la emissione di un titolo valido anche ai fini esecutivi, il secondo alla esecuzione, ossia alla traduzione in atto del titolo formato nel primo, ricorrendone la necessità. Cass. 8 marzo 2007, n. 5344.



 
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