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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 613 cod. proc. civile: Difficoltà sorte nel corso dell’esecuzione

L’ufficiale giudiziario può farsi assistere dalla forza pubblica e deve chiedere al giudice dell’esecuzione (1) le opportune disposizioni per eliminare le difficoltà (2) che sorgono nel corso dell’esecuzione. Il giudice dell’esecuzione provvede con decreto (3).

 


Commento

Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Decreto: [v. 135].

 

(1) Tali difficoltà sono quelle di carattere prettamente tecnico o pratico, che possono sorgere nel corso della esecuzione (es. si pensi all’ipotesi in cui in una delle stanze di un edificio da ristrutturare si trovi una persona gravemente ammalata, bisognosa di quiete). Vanno perciò escluse quelle difficoltà di ordine giuridico che potrebbero legittimare un’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi (es. contestazione delle modalità di attuazione stabilite nell’ordinanza di cui all’art. 612).

 

(2) Tale decreto non ha contenuto decisorio, ma è un provvedimento di natura ordinatoria, per cui non è impugnabile con il regolamento di competenza, ed è revocabile dallo stesso giudice che lo ha emesso


Giurisprudenza annotata

Difficoltà sorte nel corso dell’esecuzione.

 

 

  1. In genere.

 

 

  1. In genere.

Il privato che proceda un forza di un titolo esecutivo giudiziale, è titolare di un diritto soggettivo pieno all’ottenimento della forza pubblica in sede di esecuzione forzata. Ne consegue che, qualora sia stata negata l’assistenza della forza pubblica e non sia dimostrato che tale rifiuto era dovuto a forza maggiore o ad esigenze di servizio, la PA deve risarcire i danni subiti dal locatore procedente. Cass., Sez. Un., 18 marzo 1988, n. 2478.

 

I provvedimenti di natura meramente ordinatoria, quali quelli del giudice dell’esecuzione emessi ex art. 613 c.p.c. e destinati a risolvere le difficoltà di ordine materiale insorte nel corso della esecuzione, non possono essere impugnati con ricorso per Cassazione che, se proposto, va, per l’effetto, dichiarato inammissibile, investendo un provvedimento affatto privo di contenuto decisorio. Cass. 10 ottobre 2003, n. 15176.

 

Qualora, nel corso della procedura per l’esecuzione forzata di obblighi di fare o di non fare, di cui agli artt. 612-614 c.p.c., le contestazioni del debitore diano luogo non ad una delle semplici «difficoltà», di cui all’art. 613, ma, attenendo all’interpretazione ed alla completezza del titolo esecutivo, ad una vera contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata, si configura un’opposizione all’esecuzione, ex art. 615 c.p.c. per la quale la competenza è disciplinata dagli artt. 615 e 616 c.p.c. Cass. 9 settembre 1978, n. 4085.

 

In tema di risarcimento del danno conseguente all’ingiustificato procrastinarsi dell’esecuzione dello sfratto, il danno risarcibile è solo quello realizzato nel periodo compreso tra la prima e l’ultima data fissate per l’esecuzione in cui sarebbe dovuta essere fornita la forza pubblica, escludendosi il periodo successivo in cui si è soprasseduto all’esecuzione o in conseguenza di accordi tra le parti (se non proprio di cause di forza maggiore) o a seguito di provvedimento giudiziale di sospensione dello sfratto, ragioni tutte che avrebbero comunque reso indifferente la presenza o meno della forza pubblica. App. Firenze, 11 luglio 2007.



 
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