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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 618 cod. proc. civile: Provvedimenti del giudice dell’esecuzione

Il giudice dell’esecuzione fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto, e dà, nei casi urgenti, i provvedimenti opportuni (1).
All’udienza dà con ordinanza i provvedimenti che ritiene indilazionabili ovvero sospende la procedura. In ogni caso fissa un termine perentorio per l’introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui all’articolo 163-bis, o altri se previsti, ridotti della metà. La causa è decisa con sentenza non impugnabile.
Sono altresi’ non impugnabili le sentenze pronunciate a norma dell’articolo precedente primo comma.

 


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Termine perentorio: [v. 153]; Udienza: [v. 127]; Sentenza: [v. 132].

 

(1) Il giudizio, sia esso proposto con atto di citazione che con ricorso, si svolgerà con le regole proprie del giudizio di cognizione. Alcune differenze riguardanti l’ipotesi che il processo inizi con ricorso evidenziano una minore autonomia rispetto al processo esecutivo di quanto avvenga per l’opposizione all’esecuzione. Innanzitutto, giudice competente è quello presso cui si era iniziata l’esecuzione, che cumula su di sé anche la funzione di giudice istruttore [v. 168bis]. In passato se la competenza per materia risultava dubbia (quando il creditore non aveva precisato nel precetto se intendesse promuovere esecuzione mobiliare o immobiliare), si procedeva a valutare l’entità del credito individuando, così, il giudice competente per valore.

 

 


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti del giudice dell’esecuzione.

 

 

  1. Giudizio; 1.1. Poteri del giudice; 1.2. Provvedimenti indilazionabili; 2. Impugnazione.

 

 

  1. Giudizio.

In tema di opposizione agli atti esecutivi, ove il giudice dell’esecuzione abbia fissato l’udienza di comparizione delle parti ai sensi dell’art. 618 c.p.c., la notificazione del ricorso e del relativo decreto avvenuta dopo la scadenza del termine perentorio all’uopo stabilito comporta l’inammissibilità dell’opposizione, rilevabile d’ufficio, dovendo i provvedimenti giurisdizionali adeguarsi agli schemi normativi che li prevedono. Cass. 2 marzo 2007, n. 4957.

 

Il giudizio di opposizione agli atti esecutivi, alla luce delle modifiche apportate agli artt. 618 c.p.c. e 185 disp. att. c.p.c. dalla legge n. 52 del 2006, pur essendo diviso in due fasi, conserva una struttura unitaria, nel senso che la fase eventuale di merito è in collegamento con la fase sommaria. Ne consegue che la procura, rilasciata al difensore per l'opposizione agli atti esecutivi dinanzi al giudice dell'esecuzione, è da intendersi conferita anche per il successivo eventuale giudizio di merito, in mancanza di una diversa ed esplicita volontà della parte che limiti il mandato alla fase sommaria; l'atto di citazione per il giudizio di merito che segue la fase sommaria dinanzi al giudice dell'esecuzione è validamente notificato presso il difensore nominato con la procura alle liti rilasciata già nella prima fase, in mancanza di una diversa ed esplicita volontà della parte che ne limiti la validità alla prima fase.

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2015 n. 7999

 

A differenza di quanto avveniva in passato (in cui l’opposizione esecutiva era delineata come un procedimento contenzioso senza soluzione di continuità), il nuovo art. 618 comma 2 c.p.c. (così come modificato dalla l. n. 52 del 2006) disciplina ora l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) in due distinte fasi:- la prima, destinata a svolgersi ed esaurirsi nell’ambito del processo esecutivo, in cui il giudice emette i provvedimenti indilazionabili, sospende eventualmente la procedura esecutiva, e fissa quindi il termine perentorio per l’introduzione del giudizio di merito;- la seconda, che è appunto tale “giudizio di merito”, la quale è meramente eventuale perché affidata all’iniziativa della parte e che può essere introdotta solo in caso di persistente interesse ad un pronuncia sul merito, con la conseguenza che, in difetto, la relativa domanda introduttiva va rigettata per carenza di interesse ad agire, che peraltro non è neppure ravvisabile in relazione alle sole spese. Trib. Modena, 14 dicembre 2010, n. 1992.

 

La proposizione di un’opposizione agli atti esecutivi anche, e a maggior ragione, nel regime successivo alla novella recata dalla l. 24 febbraio 2006 n. 52 apre un procedimento che deve essere necessariamente svolto in forma contenziosa e deve altresì concludersi con sentenza, sicché l’interprete non può mai discostarsi dal modello così delineato, adottando forme ritenute più idonee e convenienti. Ne consegue che, in mancanza dei requisiti formali e strutturali richiesti per le sentenze (quali il rispetto del principio del contradditorio, e i requisiti formali dell’indicazione della concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi di fatto e di diritto della decisione), nonché in caso di provenienza da un giudice al quale la legge non conferisce il potere di emettere provvedimenti definitivi di chiusura del procedimento, il provvedimento adottato non può avere portata maggiore di quella propria dell’atto esecutivo. Cass. 27 ottobre 2011, n. 22451.

 

Il decreto con cui il giudice dell’esecuzione, in calce al ricorso proposto per l’opposizione agli atti esecutivi, dichiari improcedibile l’opposizione, ancor prima che venga instaurato il contraddittorio e che la causa sia debitamente istruita, è radicalmente nullo, non essendo riconducibile alla tipologia del giudizio di opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. che, nel sistema delineato dal codice di rito, deve svolgersi con un procedimento contenzioso e concludersi con un provvedimento che deve presentare i caratteri della sentenza, non solo sotto il profilo formale (art. 132 c.p.c.), ma anche sotto quello strutturale, perché emessa a conclusione di un procedimento introdotto e svoltosi con le forme del processo contenzioso ordinario. Cass. 13 giugno 2008, n. 15996.

 

In tema di opposizione agli atti esecutivi, qualora l’opponente non compaia all’udienza di comparizione fissata ex art. 618, comma 1, c.p.c., è applicabile l’art. 181, comma 1, c.p.c., e, conseguentemente, il giudice dell’esecuzione deve disporre la cancellazione della causa dal ruolo; pertanto, qualora in detta ipotesi il giudice dell’esecuzione erroneamente dichiari improcedibile il giudizio, il relativo provvedimento, ancorché adottato in forma di ordinanza, va considerato sentenza in senso sostanziale, contro la quale è ammesso ricorso per Cassazione per violazione di legge ai sensi dell’art. 111 cost. Cass. 22 febbraio 2010, n. 4190.

 

 

1.1. Poteri del giudice.

Anche nel vigore del testo dell’art. 618 c.p.c. anteriore alla novella di cui alla legge n. 52 del 2006, il giudice dell’esecuzione, investito dell’opposizione agli atti esecutivi aveva il potere, oltre che di emettere i provvedimenti opportuni e quelli indilazionabili, di cui ai primi due commi dello stesso art. 618 c.p.c. (attraverso i quali è differita l’adozione di un provvedimento che gli è stato richiesto, oppure l’attuazione di un provvedimento già adottato, o ancora l’inizio del termine entro il quale una delle parti deve compiere un determinato atto) anche il potere (ora formalmente previsto dal novellato secondo comma) di sospensione del processo esecutivo: mentre in questo secondo caso il processo esecutivo restava e - nel vigore della norma novellata - resta assoggettato al regime delineato dagli artt. 626, 627, 630 e 298 c.p.c. ed in particolare la sua ripresa poteva e può avvenire soltanto con la riassunzione nel termine previsto, a pena di estinzione, viceversa nel primo caso la ripresa del processo non era e non è soggetta ad una riassunzione, bensì a una mera istanza di parte o all’impulso dell’ufficio, essendo quest’ultimo configurabile allorquando il provvedimento emesso a seguito dell’opposizione fosse stato o sia quasi di differimento dell’adozione di un provvedimento di spettanza del giudice dell’esecuzione. Cass. 31 luglio 2006, n. 17452.

 

Il decreto del giudice dell’esecuzione con il quale, a seguito di opposizione agli atti esecutivi contro il decreto di trasferimento, viene concesso il provvedimento ritenuto opportuno (art. 618 comma 1 c.p.c.) e disposto che il decreto di trasferimento non possa essere eseguito sino all’udienza fissata per la comparizione delle parti, è un provvedimento di sospensione adottato a seguito di impugnazione del titolo esecutivo e dal giudice di tale impugnazione (art. 623 c.p.c.) e non solo un provvedimento di sospensione emesso in dipendenza di opposizione all’esecuzione e dal giudice dell’esecuzione, spiegando, perciò, i suoi effetti sia sul diritto a procedere ad esecuzione forzata, sia sul processo esecutivo dal cui giudice è stato emanato. Cass. 14 settembre 2007, n. 19228.

 

Il giudice dell’esecuzione il quale, a seguito della presentazione del ricorso per opposizione agli atti esecutivi, abbia disposto, in via d’urgenza, con decreto la sospensione del processo esecutivo, può, nell’udienza di comparizione delle parti prevista dall’art. 618, secondo comma, c.p.c. revocare il precedente provvedimento disponendo con ordinanza che il processo esecutivo prosegua. Cass. 1 febbraio 1991, n. 986.

 

Qualora il ricorso in opposizione agli atti esecutivi con il pedissequo decreto che fissa l’udienza di comparizione non sia stato notificato nel termine perentorio fissato dal giudice ex art. 618 c.p.c. a tutti i legittimi contraddittori, il giudice non può dichiarare l’estinzione del procedimento, ma deve ordinare l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 102 c.p.c. in un termine perentorio da lui stabilito. Cass. 2 agosto 1995, n. 8451.

 

 

1.2. Provvedimenti indilazionabili.

Le ordinanze che decidono sulle istanze di sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 624 c.p.c. (in relazione a formulate opposizioni all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.) ovvero di emanazione di provvedimenti indilazionabili ex art. 618 c.p.c. (in relazione a proposte opposizioni agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.) integrano provvedimenti aventi funzione ordinatoria del processo esecutivo. Cass. 18 settembre 2008, n. 23847.

 

Il provvedimento indilazionabile che il giudice dell’esecuzione in sede di opposizione agli atti esecutivi può emettere in base all’art. 618, secondo comma, c.p.c. può assumere il contenuto di un ordine di sospensione del processo esecutivo, determinandosi in tal caso una situazione analoga, in ordine agli effetti ed alla durata degli stessi, a quella prodotta dall’ordinanza di sospensione di cui all’art. 624 c.p.c., con conseguente applicabilità, quanto alla prosecuzione del processo, dell’art. 627 c.p.c. e, all’incidenza e durata dell’effetto sospensivo, dell’art. 298, secondo comma, c.p.c. Cass. 20 aprile 1991, n. 4278.

 

È inammissibile il regolamento di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c. proposto avverso il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione nega la sospensione del processo esecutivo, trattandosi comunque di provvedimento negativo della sospensione e riferendosi l’art. 295 c.p.c. alla sospensione del processo di cognizione e non alla sospensione di quello di esecuzione cui fanno, invece, riferimento gli artt. 618 e 623 e segg. c.p.c. Cass. 23 luglio 2009, n. 17267.

 

Benché l’art. 624 c.p.c., 2º comma, preveda l’istituto del reclamo di cui all’art. 669-terdecies solamente per il provvedimento di sospensione dell’esecuzione a seguito delle opposizioni di cui agli artt. 615 e 619 c.p.c., ragioni di ordine sistematico inducono a ritenere reclamabile anche il provvedimento di sospensione della procedura esecutiva adottato ai sensi dell’art. 618 c.p.c., 2º comma qualora venga proposta opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., 2º comma. Trib. Pavia, 23 marzo 2007.

 

È ammissibile il reclamo avverso il provvedimento emesso dal giudice dell’esecuzione sulla richiesta di emissione di provvedimenti indilazionabili a norma dell’art. 618 comma 2 c.p.c. Trib. Brindisi, 15 dicembre 2009.

 

 

  1. Impugnazione.

La sentenza pronunciata all’esito del giudizio di opposizione agli atti esecutivi (dovendosi qualificare come tale l’opposizione concernente la regolarità formale dei singoli atti di esecuzione) è inappellabile ai sensi dell’art. 618 c.p.c. e pertanto contro la stessa è ammissibile soltanto il ricorso per Cassazione per violazione di legge ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 8 aprile 2003, n. 5506; conforme Cass. 18 gennaio 2003, n. 711, Cass. 16 novembre 1994, n. 9696, Trib. Potenza, 30 aprile 2009.

Conf.: È manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost., dell’art. 618, comma 3, c.p.c. in relazione all’art. 323 c.p.c., nella parte in cui il combinato disposto delle due norme non consente il principio di convertibilità dei mezzi d’impugnazione, come invece previsto dall’art. 568, comma 5, c.p.c., atteso che l’impugnabilità della sentenza di primo grado pronunciata sull’opposizione agli atti esecutivi mediante il ricorso per Cassazione “ex” art. 111 c.p.c., garantisce sufficientemente il diritto dell’opponente alla sua tutela per via giudiziale anche nel corso del processo esecutivo, in relazione alla regolarità formale e sostanziale degli atti di esecuzione e di quelli preliminari all’esecuzione vera e propria, come l’atto di precetto. Cass. 17 luglio 2008, n. 19693.

 

Le ordinanze che decidono sulle istanze di sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 624 c.p.c. (in relazione a formulate opposizioni all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.) ovvero di emanazione di provvedimenti indilazionabili ex art. 618 c.p.c. (in relazione a proposte opposizioni agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.) integrano provvedimenti aventi funzione ordinatoria del processo esecutivo e, producendo effetto o negando il richiesto effetto in via temporanea e provvisoria sulla situazione dell’esecutato in ordine al bene oggetto dell’esecuzione e sull’ “iter” di esercizio dell’azione esecutiva diretta al concreto soddisfacimento del diritto dell’esecutante, vanno qualificati come atti esecutivi avverso i quali è proponibile l’opposizione ex art. 617 c.p.c., restando invece inammissibile il ricorso per Cassazione. Cass. 18 settembre 2008, n. 23847; conforme Cass. 14 agosto 1997, n. 7608.

 

Quando le contestazioni della parte si configurino, nello stesso procedimento, come opposizione all’esecuzione ed opposizione agli atti esecutivi, si deve ritenere che la sentenza, formalmente unica, contenga due decisioni distinte, soggette rispettivamente ad appello e a ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Né la disposizione di cui all’art. 618 c.p.c., anche dopo la novella entrata in vigore il 1º marzo 2006 è suscettibile di interpretazione diversa da quella letterale. Cass. 13 giugno 2006, n. 13655.



 
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