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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 62 cod. proc. civile: Attività del consulente

Il consulente compie le indagini che gli sono commesse dal giudice e fornisce, in udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti (1) che il giudice gli richiede a norma degli articoli 194 e seguenti, e degli articoli 441 e 463 (2).


Commento

(1) I chiarimenti, da esporre in ossequio al principio dell’oralità, devono essere forniti esclusivamente sui fatti specificamente indicati dalle parti e, quindi, dal giudice, formulati in quesiti sottoposti all’attenzione del c.t.u. Oggetto di tali quesiti può, in appello, anche essere una precedente consulenza e questo costituisce l’unico modo, per il giudice di secondo grado, di contestare le conclusioni del consulente nominato nel grado precedente. Rientra nel potere del CTU attingere aliunde notizie e dati non ricavabili dagli atti processuali e relativi a fatti e situazioni formanti oggetto del suo accertamento quando tale attività sia necessaria per espletare bene e fedelmente l’incarico affidatogli.

 

(2) Il giudice, ricevute le conclusioni del c.t.u. (fornitegli nel corso del grado di giudizio di cui è investito), può contestarle, dandone piena spiegazione nella motivazione della sentenza. Se concorda con esse, in motivazione può anche limitarsi a farvi espresso rinvio. Il Giudice non è mai vincolato alle deduzioni tratte dal CTU in base agli accertamenti tecnici, essendo suo compito trarre autonomamente le conclusioni giuridiche e di merito sulla base del materiale probatorio acquisito.


Giurisprudenza annotata

  1. Delimitazione dell’oggetto della consulenza e formulazione dei quesiti.

Ove il giudice erroneamente commetta al consulente accertamenti o formulazione di valutazioni giuridiche o di merito ovvero quest’ultimo in tal senso ecceda dall’incarico ricevuto, il giudice stesso non può risolvere la controversia in base ad un semplice richiamo alle conclusioni peritali, ma può condividerle soltanto ove formuli una propria autonoma motivazione, basata sugli elementi probatori legittimamente acquisiti al processo, e dia adeguata giustificazione del proprio convincimento, tenendo anche conto delle deduzioni ed osservazioni difensive formulate dalle parti. Cass. lav., 2 maggio 1990, n. 3615.

 

Quando i fatti da accertare necessitano di specifiche conoscenze tecniche, il giudice può affidare al consulente non solo l’incarico di valutare i fatti accertati (consulente deducente), ma anche quello di accertare i fatti stessi (consulente percipiente); in tale ultimo caso la consulenza costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova ed è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga che l’accertamento richieda specifiche cognizioni tecniche.Tribunale Bari sez. III  19 settembre 2013

 

 

  1. Consulenza eccedente i limiti del mandato.

Nell’ordinamento processuale vigente manca una norma di chiusura sulla tassatività tipologica dei mezzi di prova. Ne consegue che il giudice può legittimamente porre a base del proprio convincimento anche prove cosiddette atipiche, purché idonee a fornire elementi di giudizio sufficienti, se ed in quanto non smentite dal raffronto critico - riservato al giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità, se congruamente motivato - con le altre risultanze del processo. In particolare, il giudice del merito può trarre elementi di convincimento anche dalla parte della consulenza d’ufficio eccedente i limiti del mandato, ma non sostanzialmente estranea all’oggetto dell’indagine in funzione della quale è stata disposta. Cass. 25 marzo 2004, n. 5965; conforme Cass. 18 dicembre 1999, n. 14272; Cass. lav., 7 gennaio 1995, n. 202; Cass. lav., 4 febbraio 1993, n. 1374; Cass. lav., 19 febbraio 1990, n. 1223.

 

 

  1. Discrezionalità del giudice sulla richiesta di chiarimenti o di supplemento di consulenza nonché sulla rinnovazione delle indagini tecniche.

 

 

3.1. Chiarimenti o supplemento di consulenza.

Rientra nel potere discrezionale del giudice del merito accogliere o rigettare l’istanza di riconvocazione del consulente d’ufficio per chiarimenti o per un supplemento di consulenza, senza che l’eventuale provvedimento negativo possa essere censurato in sede di legittimità deducendo la carenza di motivazione espressa al riguardo, quando dal complesso delle ragioni svolte in sentenza, in base ad elementi di convincimento tratti dalle risultanze probatorie già acquisite e valutate con un giudizio immune da vizi logici e giuridici, risulti l’irrilevanza o la superfluità dell’indagine richiesta. Cass. 10 marzo 2006, n. 5277; conforme Cass. 5 giugno 2001, n. 7594.

 

 

3.2. Rinnovazione della consulenza.

Il giudice è tenuto a motivare la sua scelta negativa in ordine alla disposizione della rinnovazione della consulenza tecnica d’ufficio qualora, con i motivi d’appello, vengano formulati specifici rilievi e sollecitata una più approfondita indagine tecnica. Cass. lav., 21 giugno 1999, n. 6261; conforme Cass. 6 maggio 1998, n. 4557.



 
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