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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 623 cod. proc. civile: Limiti della sospensione

Salvo che la sospensione sia disposta dalla legge (1) o dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo, l’esecuzione forzata non può essere sospesa che con provvedimento del giudice dell’esecuzione.


Commento

Sospensione: [v. Libro III, Titolo VI]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Esecuzione forzata: [v. Libro III]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484].

 

(1) Quando la sospensione è disposta dalla legge, essa si verifica automaticamente. Fra i casi più significativi di sospensione ex lege rientra senz’altro l’ipotesi di cui all’art. 548 secondo il quale, in caso di mancata o contestata dichiarazione del terzo, ha inizio, su istanza di parte, un giudizio di cognizione per l’accertamento dell’obbligo del terzo: in questo caso, pur mancando una espressa previsione, la sospensione dell’esecuzione avviene senz’altro, come si desume dal successivo art. 549, che prevede la riassunzione del processo innanzi al giudice competente, e dal fatto che l’esecuzione, in mancanza dell’oggetto, non potrebbe materialmente proseguire. Altri esempi sono dati dagli artt. 48 (Sospensione dei processi nel regolamento di competenza) e 337 (Sospensione dell’esecuzione e dei processi nell’impugnazione di sentenza).


Giurisprudenza annotata

Limiti della sospensione.

 

 In generale; 2. Rimedi; 2.1. Diniego di sospensione; 2.2. Dichiarazione di incompetenza.

 

  1. In generale.

La sospensione dell’esecuzione è consentita solo per i casi espressamente indicati dalla legge, fra i quali non è compreso quello della presentazione della istanza di conversione del pignoramento, pur determinandosi per la suddetta conversione e la susseguente attesa della determinazione, da parte del giudice dell’esecuzione, della somma destinata a sostituire i beni pignorati, l’automatica dilazione di tutti quegli atti esecutivi - ed in particolare della vendita dei beni pignorati - che possono frustrare lo scopo stesso della conversione del pignoramento. Cass. 3 agosto 1987, n. 6690.

 

La sospensione necessaria del processo può essere disposta quando la decisione del medesimo «dipenda» dall’esito di altra causa, e cioè quando la pronuncia da prendersi in detta altra causa abbia portata pregiudiziale in senso stretto, e cioè sia idonea a spiegare effetti vincolanti, con l’autorità propria del giudicato sostanziale, in quanto suscettibile di definire, in tutto od in parte, il tema del dibattito del giudizio da sospendere; pertanto, detto rapporto non sussiste tra il processo di esecuzione promosso sulla base di un decreto ingiuntivo ed il giudizio di opposizione a detto decreto vertente sulla illegittimità del decreto del Presidente del Tribunale di concessione della provvisoria esecuzione ex art. 642, c.p.c., dato che quest’ultimo decreto costituisce un provvedimento interinale, insuscettibile di acquistare efficacia di giudicato ed inidoneo a pregiudicare la decisione di merito, avendo peraltro l’ordinamento apprestato un più rapido strumento processuale per dirimere siffatta questione pregiudiziale, costituito dalla revoca della provvisoria esecuzione ex art. 649, c.p.c. Cass. 15 ottobre 2004, n. 20320.

Conf.: Tale rapporto di pregiudizialità non è ravvisabile tra il giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo di cui sia stata dichiarata l’esecutorietà per mancata opposizione (a norma dell’art. 647 c.p.c.) ed il diverso giudizio di opposizione all’esecuzione avverso il medesimo decreto. Cass. 31 marzo 2007, n. 8055.

 

Il provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo determina l’ipotesi della sospensione dell’esecuzione disposta dal giudice dinanzi al quale è impugnato il titolo esecutivo, a norma dell’art. 623 c.p.c. con conseguente impedimento della prosecuzione del processo esecutivo. Trib. Novara, 16 aprile 2009.

 

Nel caso di coesistenza del processo esecutivo promosso sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, del giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo e del giudizio d’opposizione all’esecuzione, qualora il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo disponga la sospensione della sua esecutorietà, si realizza l’ipotesi, prevista dall’art. 623, seconda ipotesi, c.p.c., di sospensione dell’esecuzione disposta dal giudice dinanzi al quale è impugnato il titolo esecutivo, con conseguente impedimento della prosecuzione del processo di esecuzione, il quale non può essere riattivato fino a quando, all’esito del giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo, il titolo non abbia riacquistato con il rigetto dell’opposizione la sua efficacia esecutiva a norma dell’art. 653 c.p.c. Cass. 1 agosto 2008, n. 20925; conforme Cass. 16 gennaio 2006, n. 709, Cass. 31 luglio 2002, n. 11378, Trib. Vicenza, 18 ottobre 2011.

Conf.: La sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo non fa venire meno il titolo esecutivo, ma comporta soltanto la sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 623 c.p.c., da rappresentare al giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 486 c.p.c., di talché non sussiste la necessità di proporre opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. Trib. Modena, 6 maggio 2009.

 

L’istanza di sospensione dell’esecuzione può proporsi indipendentemente dalla pendenza di un giudizio di opposizione all’esecuzione (ancorché in vista di questo) e, anche nel caso di pendenza di quest’ultimo, deve essere rivolta al giudice dell’esecuzione in quanto tale anziché al giudice dell’opposizione che non sia anche giudice dell’esecuzione. L’accoglimento dell’istanza impone, inoltre, al giudice che abbia disposto la sospensione, in vista o nella pendenza di un giudizio di opposizione all’esecuzione, di assicurare il collegamento fra il provvedimento emesso e il giudizio di opposizione, al qual fine, ove quest’ultimo sia già iniziato, egli può assegnare alle parti un termine per coltivarlo, revocando la disposta sospensione. Cass. 23 maggio 1997, n. 4604.

Il decreto del giudice dell’esecuzione con il quale, a seguito di opposizione agli atti esecutivi contro il decreto di trasferimento, viene concesso il provvedimento ritenuto opportuno (art. 618, primo comma, c.p.c.) e disposto che il decreto di trasferimento non possa essere eseguito sino all’udienza fissata per la comparizione delle parti, è un provvedimento di sospensione adottato a seguito di impugnazione del titolo esecutivo e dal giudice di tale impugnazione (art. 623 c.p.c.) e non solo un provvedimento di sospensione emesso in dipendenza di opposizione all’esecuzione e dal giudice dell’esecuzione, spiegando, perciò, i suoi effetti sia sul diritto a procedere ad esecuzione forzata, sia sul processo esecutivo dal cui giudice è stato emanato. Cass. 14 settembre 2007, n. 19228.

 

 

  1. Rimedi.

 

 

2.1. Diniego di sospensione.

È inammissibile il ricorso per Cassazione avverso il provvedimento del giudice dell’opposizione di diniego di sospensione della procedura esecutiva sia ai sensi sia dell’art. 111 Costituzione, sia dell’art. 42 c.p.c. perché non ha carattere decisorio, bensì procedimentale; non è emanato nell’ambito di un giudizio di cognizione; è di contenuto negativo, mentre l’art. 295 c.p.c. prevede il rimedio del regolamento necessario di competenza avverso il provvedimento concessivo di sospensione del giudizio. Cass. 3 settembre 1999, n. 9296.

 

Il provvedimento con il quale il giudice, adito per l’esecuzione di un obbligo di fare contenuto in una sentenza di condanna, fissa le modalità di esecuzione, implicitamente respingendo l’istanza di sospensione di essa, ha natura ordinatoria, revocabile dallo stesso giudice emittente, ed impugnabile dagli interessati ai sensi dell’art. 617 c.p.c., ma non con il regolamento di competenza. Cass. 10 febbraio 1999, n. 9296.

 

Il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione disponga in ordine alla sospensione del processo esecutivo, concedendola, negandola o revocandola, è impugnabile con opposizione agli atti esecutivi, a norma dell’articolo 617 c.p.c. Tale impugnazione è esperibile al fine di controllare l’eventuale sussistenza di vizi di carattere formale e processuale, ovvero di vizi logici o giuridici della motivazione in relazione alla presenza o meno del grave pregiudizio che l’esecuzione possa recare alla parte esecutata, o alla probabile fondatezza dei motivi formulati dalla suddetta parte con l’opposizione all’esecuzione cui la richiesta di sospensione sia correlata. Cass. 5 maggio 2007, n. 13065.

 

L’ordinanza cui il giudice dell’esecuzione immobiliare si dichiara incompetente a decidere sull’istanza di sospensione del processo esecutivo, non può essere impugnata con l’istanza di regolamento di competenza, atteso che detto giudice è istituzionalmente carente del potere di emanare decisioni con carattere di definitività. Cass. 5 maggio 1992, n. 5315.

 

È inammissibile il regolamento di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c. proposto avverso il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione nega la sospensione del processo esecutivo, trattandosi comunque di provvedimento negativo della sospensione e riferendosi l’art. 295 c.p.c. alla sospensione del processo di cognizione e non alla sospensione di quello di esecuzione cui fanno, invece, riferimento gli art. 618 e 623 ss. c.p.c. Cass. 23 luglio 2009, n. 17267.

 

Il reclamo al collegio previsto dall’art. 624 comma 2 c.p.c. è un istituto generalmente applicabile a tutte le ipotesi di provvedimenti sospensivi adottati nel corso di un processo esecutivo già iniziato dovendo essere valorizzato non il riferimento del comma 1 della stessa disposizione normativa alle opposizioni promosse ai sensi degli art. 615 comma 2 e 619 c.p.c. quanto, piuttosto, il tenore generale della norma che individua tale rimedio nell’ordinanza che provvede sull’istanza di sospensione nonché, sotto il profilo sistematico, la collocazione della stessa nell’ambito del titolo VI del libro III sotto la rubrica “estinzione e sospensione del processo”. Trib. Reggio Emilia, 27 aprile 2010.

 

 

2.2. Dichiarazione di incompetenza.

Il provvedimento con il quale il Pretore, dopo aver disposto la sospensione con cauzione dell’espropriazione presso terzi, neghi di essere competente sulla domanda di revoca o di modifica dei termini, o delle modalità, della cauzione, è impugnabile con istanza di regolamento, avendo natura decisoria sulla competenza. Cass. 9 dicembre 1993, n. 12149.

 

Il provvedimento con il quale il pretore dichiara la propria incompetenza a provvedere sulla domanda di sospensione della esecuzione, in quanto la sospensione stessa deve essere disposta dal giudice presso il quale è stato impugnato il titolo esecutivo, è un provvedimento che ha natura di sentenza contro il quale è esperibile il regolamento di competenza. Cass. 7 agosto 1991, n. 8598.



 
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