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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 624-bis cod. proc. civile: Sospensione su istanza delle parti

 

Il giudice dell’esecuzione, su istanza di tutti i creditori muniti di titolo esecutivo (1), puo’, sentito il debitore, sospendere il processo fino a ventiquattro mesi (2). L’istanza puo’ essere proposta fino a venti giorni prima della scadenza del termine per il deposito delle offerte di acquisto o, nel caso in cui la vendita senza incanto non abbia luogo, fino a quindici giorni prima dell’incanto. Sull’istanza, il giudice provvede nei dieci giorni successivi al deposito e, se l’accoglie, dispone, nei casi di cui al secondo comma dell’articolo 490, che, nei cinque giorni successivi al deposito del provvedimento di sospensione, lo stesso sia comunicato al custode e pubblicato sul sito Internet sul quale e’ pubblicata la relazione di stima (3). La sospensione e’ disposta per una sola volta. L’ordinanza e’ revocabile in qualsiasi momento, anche su richiesta di un solo creditore e sentito comunque il debitore (4).(115)(116)

 

Entro dieci giorni dalla scadenza del termine la parte interessata deve presentare istanza per la fissazione dell’udienza in cui il processo deve proseguire.(113a)

 

((Nelle espropriazioni mobiliari l’istanza per la sospensione puo’ essere presentata non oltre la fissazione della data di asporto dei beni ovvero fino a dieci giorni prima della data della vendita se questa deve essere espletata nei luoghi in cui essi sono custoditi e, comunque, prima della effettuazione della pubblicita’ commerciale ove disposta. Nelle espropriazioni presso terzi l’istanza di sospensione non puo’ piu’ essere proposta dopo la dichiarazione del terzo.))

 

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AGGIORNAMENTO (113a)

Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n. 115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha disposto (con l’art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.

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AGGIORNAMENTO (115)

Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, ha disposto (con l’art. 2, comma 3-sexies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e’ gia’ stata ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l’osservanza delle norme precedentemente in vigore. L’intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio 2006.”

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AGGIORNAMENTO (116)

Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l’art. 2, comma 3-sexies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e’ gia’ stata ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l’osservanza delle norme precedentemente in vigore. L’intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo 2006”.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Sospensione: [v. Libro III, Titolo VI]; Vendita (senza incanto): [v. 503]; Incanto: [v. 576]; Pubblicità commerciale (forme della): [v. 490].

 

(1)La legittimazione alla richiesta di sospensione viene riconosciuta ai soli creditori muniti di titolo esecutivo e, in caso di pluralità, all’unanimità. Inoltre l’accordo deve persistere in quanto è sufficiente la richiesta di un solo creditore per la revoca dell’ordinanza che dispone la sospensione facoltativa. Qualche perplessità ha suscitato tra gli interpreti la limitazione della legittimazione ai soli creditori muniti di titolo esecutivo (senza considerare, ad esempio, anche le categorie di creditori che possono validamente intervenire ex art. 499). Inoltre la disposizione non precisa se si tratti dei soli creditori intervenuti tempestivamente (che possono dare impulso all’esecuzione surrogandosi al creditore procedente) oppure anche di quelli tardivi (che non hanno poteri d’impulso, ad eccezione di quelli iscritti e aventi diritto a prelazione ex art. 566 nell’esecuzione immobiliare).

 

(2) Per evitare che vengano frustrate le esigenze pubblicistiche del corretto funzionamento della giustizia è stabilito un limite temporale alla sospensione concordata, che non può superare i ventiquattro mesi (e può essere disposta per una sola volta). Inoltre viene garantita la partecipazione del debitore con l’espressa previsione di una sua audizione.

 

(3) La norma crea un vero e proprio procedimento che si conclude con la pronuncia del giudice sull’istanza di sospensione concordata. Innanzitutto è fissato un termine finale per la presentazione dell’istanza, previsto a pena di improponibilità e diversificato in relazione alle diverse modalità di vendita previste dal codice, ossia con o senza incanto. Inoltre, in aggiunta alla comunicazione al custode dei beni pignorati, al fine di garantirne una piena conoscibilità si prevede la pubblicazione del provvedimento adottato sull’apposito sito Internet — rientrante in uno di quelli individuati con decreto ministeriale secondo quanto stabilito dall’art. 173ter disp.att. — sul quale è pubblicata la relazione di stima [v. att. 173bis].

 

(4) Se la sospensione è concessa per un periodo inferiore ai 24 mesi, non sarà comunque possibile reiterare la richiesta fino al raggiungimento del termine massimo concedibile. Quanto all’istanza di revoca, prevedibilmente il creditore presenterà tale richiesta in caso di inadempimento del debitore agli impegni concordati, posti a giustificazione dell’istanza di sospensione. (6) L’istanza può essere presentata da qualunque interessato (es. creditori, debitore o anche terzo). Dubbi sono stati espressi in ordine alla mancata qualificazione del termine de quo come perentorio e all’assenza di regole che prevedano le conseguenze di un tardivo deposito dell’istanza di riassunzione (che secondo taluni determinerebbe l’estinzione del processo).



 
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