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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 624 cod. proc. civile: Sospensione per opposizione all’esecuzione

Se è proposta opposizione all’esecuzione a norma degli articoli 615 e 619, il giudice dell’esecuzione, concorrendo gravi motivi (1), sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza

Contro l’ordinanza che provvede sull’istanza di sospensione è ammesso reclamo ai sensi dell’articolo 669-terdecies. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche al provvedimento di cui all’articolo 512, secondo comma.

Nei casi di sospensione del processo disposta ai sensi del primo comma, se l’ordinanza non viene reclamata o viene confermata in sede di reclamo, e il giudizio di merito non è stato introdotto nel termine perentorio assegnato ai sensi dell’articolo 616, il giudice dell’esecuzione dichiara, anche d’ufficio, con ordinanza, l’estinzione del processo e ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, provvedendo anche sulle spese. L’ordinanza è reclamabile ai sensi dell’articolo 630, terzo comma.

La disposizione di cui al terzo comma si applica, in quanto compatibile, anche al caso di sospensione del processo disposta ai sensi dell’articolo 618.


Commento

Sospensione: [v. Libro III, Titolo VI]; Opposizione all’esecuzione: [v. Libro III, Titolo V]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Estinzione: [v. Libro III, Titolo VI]; ]; Trascrizione: [v. 555]; Pignoramento [v. 555]. Cauzione: garanzia imposta dal giudice civile quale misura cautelare (con funzione di attenuare o evitare eventuali pregiudizi) ed avente ad oggetto denaro o titoli pubblici [v. 119].

 

(1) I gravi motivi che giustificano l’accoglimento dell’istanza di sospensione, almeno di norma, si ricavano dalle ragioni poste a fondamento della stessa opposizione e che rendono prevedibile o comunque molto probabile l’accoglimento dell’opposizione (ad esempio, il venir meno della pretesa del creditore procedente per fatti impeditivi, modificativi, estintivi successivi al formarsi del titolo esecutivo). (3) Tale cauzione ha la funzione di assicurare l’eventuale risarcimento del danno che il creditore può subire per effetto della sospensione. La valutazione circa l’opportunità del rilascio della cauzione spetta al giudice dell’esecuzione, che la impone in considerazione dell’apparente fondatezza dei motivi a sostegno dell’opposizione. Per quanto riguarda le norme richiamate dalla disposizione in commento, si riconosce espressamente (attraverso un richiamo generalizzato all’art. 615) la possibilità al giudice dell’esecuzione di sospendere l’efficacia del titolo esecutivo ex art. 615, c. 1 in tutti i casi in cui l’esecuzione non sia ancora cominciata.


Giurisprudenza annotata

Sospensione per opposizione all’esecuzione.

 

 

  1. Istanza di sospensione; 2. Provvedimento di sospensione; 2.1. Natura e presupposti; 2.2. Competenza; 2.3. Dies a quo; 2.4. Giudizio di divisione ex art. 610 e processo di esecuzione; 2.5. Effetti; 3. Mezzi di tutela; 4. Regolamento di giurisdizione; 5. Regolamento di competenza; 6. Estinzione del processo esecutivo.

 

 

  1. Istanza di sospensione.

La sospensione dell’esecuzione prevista dalla norma di cui all’art. 624 c.p.c. (che ne individua i presupposti nella pendenza del relativo giudizio di opposizione, nell’esistenza di gravi motivi, nella proposizione della relativa istanza da parte dell’interessato) può invocarsi sulla base del - presunto - venir meno della pretesa del creditore procedente (per fatti impeditivi, modificativi, estintivi della stessa successivamente al formarsi del titolo esecutivo), ovvero in relazione a questioni di puro diritto, nel qual caso la soluzione adottata dal giudice dell’esecuzione non può ritenersi assolutamente insindacabile, sulla base del presupposto che, nella specie, ci si trovi di fronte ad una attività meramente discrezionale, rimessa in via esclusiva al suo libero apprezzamento, dovendosi, al contrario, ritenere tale soluzione suscettibile di ulteriore verifica, da parte del medesimo giudice, in sede di eventuale, successiva opposizione agli atti esecutivi consistente nella impugnazione dell’emanata ordinanza di sospensione, secondo il (già adottato) criterio della serietà delle questioni sollevate e, quindi, della possibilità che esse siano accolte dal giudice dell’opposizione all’esecuzione o dell’opposizione di terzo (se diversi ratione praetii). Cass. 9 agosto 1997, n. 7413.

In tema di esecuzione forzata, non vi è alcuna preclusione di legge ostativa al fatto che l’opponente all’esecuzione provveda a rinnovare al g.e. l’istanza di sospensione della procedura espropriativa, a norma dell’art. 624 c.p.c., laddove sopravvengano circostanze nuove a sostegno della sua pretesa. Trib. Cuneo, 30 novembre 2009.

 

 

  1. Provvedimento di sospensione.

 

 

2.1. Natura e presupposti.

In relazione alla pendenza dell’opposizione all’esecuzione, le questioni relative alla sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c. e quelle relative alla revoca o modifica della sospensione dell’esecuzione disposta ai sensi di detta norma, appartengono alla cognizione del giudice dell’esecuzione e debbono essere decise con ordinanza, suscettibile di revoca o modifica da parte dello stesso giudice ovvero opponibile ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; quelle relative alla competenza sulla controversia di merito relativa all’opposizione all’esecuzione debbono essere decise dal giudice dell’esecuzione con ordinanza, qualora non vi sia contrasto fra le parti circa l’individuazione del giudice competente, mentre vanno decise con sentenza, suscettibile di regolamento di competenza, in caso contrario. Cass. 14 giugno 1999, n. 5882.

 

Una volta disposta espressamente ai sensi dell'art. 624 c.p.c. la sospensione di una procedura esecutiva in dipendenza della sospensione dell'esecutività del titolo giudiziale posto a base di quella, nonostante quest'ultima possa costituire presupposto per una mera deformalizzata sospensione ai sensi dell'art. 623 c.p.c., è onere delle parti interessate, ove non impugnino l'ordinanza stessa nelle forme previste dall'art. 624 c.p.c., dare comunque corso al giudizio di merito, producendosi, in mancanza, la stabilizzazione di quella e l'effetto suo tipico dell'estinzione del processo esecutivo di cui al terzo comma del medesimo art. 624.

Cassazione civile sez. III  13 aprile 2015 n. 7364

 

Il provvedimento di sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c. emesso nella ravvisata probabilità di una sopravvenuta insussistenza della pretesa esecutiva (per fatti impeditivi, modificativi, estintivi della stessa, successivi alla formazione del titolo esecutivo) ovvero in relazione a questioni di puro diritto, non può ritenersi assolutamente insindacabile sulla base del presupposto del giudice di opposizione che ci si trova di fronte ad una attività meramente discrezionale, rimessa in via esclusiva al libero apprezzamento del giudice dell’opposizione, dovendo al contrario tale soluzione ritenersi suscettibile di ulteriore verifica da parte di questi chiamato a valutare la serietà delle questioni sollevate, e, quindi, la possibilità del relativo accoglimento. Cass. 16 gennaio 2006, n. 707.

 

La sospensione dell’esecuzione, quando non è disposta dalla legge, costituisce espressione della rilevanza conferita dal sistema normativo, in funzione cautelare, ai gravi motivi dedotti da parte dell’interessato, nel cui concorso può essere adottata l’ordinanza del giudice dell’esecuzione prevista dall’art. 625 c.p.c. L’istanza di sospensione può essere fondata sia su gravi motivi di carattere processuale (e, quindi, di puro diritto), sia sulla deduzione dell’insussistenza della pretesa del creditore procedente per fatti impeditivi, modificativi o estintivi di essa verificatisi successivamente al formarsi del titolo esecutivo (oltre che su particolari situazioni pregiudizievoli al debitore). Ne consegue, avuto riguardo alla varietà e natura di tali motivi, che, nel primo caso, la correttezza della soluzione adottata è sempre sindacabile anche oltre la conclusione del giudizio di opposizione agli atti esecutivi, mentre, negli altri casi, le soluzioni positive o negative in ordine alla sospensione dell’esecuzione dipendono da scelte rimesse in via esclusiva al libero apprezzamento, prima del giudice dell’esecuzione e poi, eventualmente, di quello del giudizio di opposizione, con conseguente insindacabilità in sede di legittimità. Cass. 12 gennaio 2006, n. 405.

 

Concretano i “gravi motivi” di cui all’art. 624 c.p.c. - ed il procedimento esecutivo va perciò sospeso - l’accertata opponibilità della locazione all’acquirente del bene pignorato ai sensi dei commi 1 e 2 dell’art. 2923 c.c. e la necessità dell’accertamento giudiziale sul diritto dell’acquirente a non rispettarla ai sensi dell’art. 2923, comma 3, c.c., demandando tale accertamento alla decisione della causa dopo l’attività istruttoria propria della successiva fase di merito. Trib. Roma, 20 ottobre 2011.

 

In tema di opposizione all’esecuzione i gravi motivi richiesti dall’art. 624 c.p.c. per sospendere l’esecuzione sono ravvisabili nel caso di apparente fondatezza dell’opposizione all’esecuzione e non, anche, nel caso di apparente fondatezza del gravame proposto avverso il titolo esecutivo di formazione giudiziale azionato. Trib. Avellino, 4 febbraio 2011.

I gravi motivi idonei a fondare un provvedimento di sospensione dell’esecuzione attengono principalmente alla (probabile) fondatezza dell’opposizione spiegata. Trib. S. Maria Capua Vetere, 29 maggio 2009.

 

In tema di procedimento di esecuzione, poiché l’esecuzione forzata ha inizio con il pignoramento - avendo il precetto la sola funzione di preannunciare il soddisfacimento coatto della pretesa azionata - un provvedimento di sospensione dell’esecuzione (richiesto e) pronunciato prima del pignoramento stesso (nella specie, emesso in sede di opposizione a precetto) va considerato tamquam non esset, essendo del tutto inidoneo ad esplicare effetti nel procedimento in corso ovvero in procedimenti futuri. Ne consegue che l’unico rimedio legittimamente esperibile da parte del soggetto destinatario del precetto risulta, in difetto di strumenti processuali tipici (attesa la impraticabilità dell’opposizione all’esecuzione ex secondo comma dell’art. 615 c.p.c., che rende possibile la domanda di sospensione ex art. 624 c.p.c.), la richiesta di inibitoria a procedere al pignoramento ex art. 700 c.p.c. Cass. 8 febbraio 2000, n. 1372.

 

 

2.2. Competenza.

La competenza del giudice dell’esecuzione a provvedere sull’istanza di sospensione dell’esecuzione stessa ha carattere funzionale, e non è pertanto, né suscettibile di delibazione o modifica in sede di decisione all’opposizione all’esecuzione, né revocabile da parte del giudice dell’opposizione agli atti esecutivi (che non sia stato investito della legittimità stessa del provvedimento), né modificabile per effetto dell’eventuale litispendenza tra due giudizi di opposizione all’esecuzione. Cass. 23 aprile 2003, n. 6448; conforme Cass. 2 agosto 2000, n. 10121.

 

 

2.3. Dies a quo.

La sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 624 c.p.c. può essere disposta solo dopo l’inizio del processo esecutivo - potendo la medesima esigenza essere soddisfatta anteriormente mediante ricorso all’art. 700 c.p.c. - e solo dal giudice dell’esecuzione, il cui provvedimento, tanto di accoglimento quanto di rigetto dell’istanza, è revocabile e modificabile da parte dello stesso giudice che lo ha emesso, nonché impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi, mentre non può essere impugnato con altri mezzi, e neppure con il ricorso straordinario per Cassazione, atteso il suo carattere ordinatorio e non decisorio. Cass. 19 luglio 2005, n. 15220.

 

Poiché l’esecuzione forzata ha inizio con il pignoramento, avendo il precetto la sola funzione di preannunciare il soddisfacimento coatto dell’azionata pretesa, un provvedimento di sospensione dell’esecuzione emanato prima dell’inizio della medesima (nella specie, dal pretore adito in sede di opposizione a precetto) va considerato tamquam non esset e non può esplicare alcuna efficacia né nel procedimento in cui è stato emesso né in procedimenti futuri. Cass. 4 ottobre 1991, n. 10354.

 

 

2.4. Giudizio di divisione ex art. 610 e processo di esecuzione.

La sospensione necessaria del processo, ove non imposta da specifiche disposizioni di legge, ha per fondamento non solo l’indispensabilità logica dell’antecedente avente carattere pregiudiziale, ma anche l’indispensabilità giuridica, nel senso che l’antecedente logico venga postulato con efficacia di giudicato, per evitare un possibile conflitto tra giudicati. Tale è lo scopo della norma di cui all’art. 295 c.p.c., che può trovare applicazione solo quando, in altro giudizio, deve essere decisa, con efficacia di giudicato, una questione pregiudiziale in senso tecnico-giuridico e non quando sussista solo una questione pregiudiziale in senso logico. Va, quindi, esclusa l’applicabilità dell’art. 295 c.p.c. nell’ipotesi in cui pendano, davanti a giudici diversi, il giudizio d’opposizione ex art. 619 c.p.c. e quello di divisione ex art. 110 c.p.c., nel quale ultimo sia stata invocata la previa definizione del primo, poiché la questione oggetto del giudizio di opposizione è pregiudiziale solamente in senso logico rispetto a quella eventualmente pregiudicata che viene discussa nel separato giudizio di divisione, non essendovi la possibilità di conflitto tra giudicati. Cass. 28 aprile 2006, n. 9901.

 

 

2.5. Effetti.

  1. Giurisprudenza sub art. 626.

 

 

  1. Mezzi di tutela.

Le ordinanze che decidono sulle istanze di sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 624 c.p.c. (in relazione a formulate opposizioni all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.) ovvero di emanazione di provvedimenti indilazionabili ex art. 618 c.p.c. (in relazione a proposte opposizioni agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.) integrano provvedimenti aventi funzione ordinatoria del processo esecutivo e, producendo effetto o negando il richiesto effetto in via temporanea e provvisoria sulla situazione dell’esecutato in ordine al bene oggetto dell’esecuzione e sull’ “iter” di esercizio dell’azione esecutiva diretta al concreto soddisfacimento del diritto dell’esecutante, vanno qualificati come atti esecutivi avverso i quali è proponibile l’opposizione ex art. 617 c.p.c., restando invece inammissibile il ricorso per Cassazione. Cass. 18 settembre 2008, n. 23847.

 

In tema di esecuzione forzata, i provvedimenti sulla sospensione del processo esecutivo adottati, in senso positivo o negativo, ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c., e dell’art. 624 c.p.c. (nel testo vigente dopo le sostituzioni intervenute per effetto dell’art. 2, comma 3, D.L. 14 marzo 2005 n. 35, convertito con modificazioni dalla l. 14 maggio 2005 n. 80, e successivamente dell’art. 18 l. 24 febbraio 2006 n. 52), sono impugnabili con il rimedio del reclamo, ai sensi dell’art. 669-terdecies, c.p.c., e contro gli stessi provvedimenti non è pertanto ammissibile l’opposizione agli atti esecutivi. Cass. 13 marzo 2012, n. 3954.

 

Benché l’art. 624 c.p.c., comma 2, preveda l’istituto del reclamo di cui all’art. 669-terdecies solamente per il provvedimento di sospensione dell’esecuzione a seguito delle opposizioni di cui agli artt. 615 e 619 c.p.c., ragioni di ordine sistematico inducono a ritenere reclamabile anche il provvedimento di sospensione della procedura esecutiva adottato ai sensi dell’art. 618 c.p.c., 2º comma qualora venga proposta opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., 2º comma. Trib. Pavia, 23 marzo 2007.

 

Contra: Non è reclamabile, ai sensi dell’art. 669-terdecies e 624, comma 2, c.p.c., il provvedimento con cui è stata rigettata l’istanza, formulata in sede di opposizione agli atti esecutivi, di sospensione della procedura esecutiva. Ed invero, l’art. 624, comma 2, c.p.c., (e il conseguente rimedio del reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c.) deve ritenersi applicabile alle sole fattispecie, in esso espressamente previste, di sospensione della esecuzione promossa ai sensi degli artt. 615 e 619 c.p.c. (opposizione all’esecuzione e opposizione di terzo all’esecuzione), dovendosi per contro escludere la possibile estensione del rimedio anche ai casi di opposizioni agli atti esecutivi promosse ex art. 618 c.p.c. Infatti il tenore letterale della norma non richiama la fattispecie di opposizione agli atti esecutivi di cui agli artt. 617 c.p.c. e ss., mentre al contrario richiama espressamente un atto esecutivo che individua specificamente, e cioè il provvedimento emesso ex art. 512, comma 2, c.p.c. dal giudice dell’esecuzione, relativo alla definizione del contrasto sorto in sede di distribuzione del ricavato; ciò induce a privilegiare l’interpretazione letterale della norma, tenuto conto che il legislatore avrebbe potuto espressamente richiamare altri specifici provvedimenti resi nella procedura esecutiva; né a diversa conclusione è possibile giungere valorizzando le norme di cui agli artt. 624, commi 3 e 4, c.p.c., che attengono a ordinanze positive di sospensione del processo. Conseguentemente, il reclamo avverso il provvedimento reiettivo del giudice dell’esecuzione è stato dichiarato inammissibile. Trib. Bologna, 4 febbraio 2009.

 

A differenza del provvedimento di sospensione del processo di cognizione, per il quale l’art. 42 c.p.c. espressamente prevede l’impugnazione col regolamento di competenza, il provvedimento di sospensione del processo esecutivo ha natura cautelare e produce l’effetto indicato dall’art. 626 c.p.c., con la conseguenza che avverso il medesimo sono esperibili - a seconda del regime applicabile “ratione temporis” - l’opposizione agli atti esecutivi o il reclamo al collegio di cui all’art. 669-terdecies c.p.c., rimanendo invece inammissibile il regolamento di competenza. Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2007, n. 21860.

 

I provvedimenti del giudice dell’esecuzione che, ai sensi dell’art. 624 c.p.c., accolgono o rigettano l’istanza di sospensione del processo esecutivo in pendenza della opposizione alla esecuzione ed i provvedimenti indilazionabili che il giudice dell’esecuzione può adottare nel caso di opposizione agli atti esecutivi, non sono impugnabili con il ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. perché sono modificabili e revocabili da parte dello stesso giudice che li ha emessi, ai sensi dell’art. 487 c.p.c., e comunque sono impugnabili, in presenza dei necessari presupposti, con il rimedio della opposizione agli atti esecutivi. Cass. 25 giugno 2003, n. 10124; conforme Cass. 20 febbraio 2003, n. 2620, Cass. 17 novembre 1999, n. 12749.

 

È inammissibile, tanto nel regime dell’art. 624 c.p.c. scaturito dalla riforma di cui alla l. n. 52 del 2006, quanto in quello successivo di cui alla l. n. 69 del 2009, il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione abbia provveduto sulla sospensione dell’esecuzione, nell’ambito di un’opposizione proposta ai sensi degli art. 615, 617 e 619 c.p.c., nonché avverso l’ordinanza emessa in sede di reclamo che abbia confermato o revocato la sospensione o l’abbia direttamente concessa, trattandosi nel primo caso di provvedimento soggetto a reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c., ed in entrambi i casi di provvedimenti non definitivi, in quanto suscettibili di ridiscussione nell’ambito del giudizio di opposizione. Cass. 8 maggio 2010, n. 11243; conforme Trib. Catanzaro, 17 maggio 2011, Cass. 23 marzo 1998, n. 3070.

 

 

  1. Regolamento di giurisdizione.

In caso di opposizione all’esecuzione e di contestuale istanza di sospensione dell’esecuzione, il provvedimento del giudice che neghi di avere giurisdizione sull’istanza di sospensione senza rendere alcuna decisione in ordine alla proposta opposizione non è ostativo alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione. Cass., Sez. Un., 1 settembre 1999, n. 604.

 

 

  1. Regolamento di competenza.

Sia nella vigenza dell’art. 624 c.p.c. nel testo anteriore alle modifiche apportate dall’art. 2, comma 3, lett. e), del D.L. n. 35 del 2005, convertito con modificazioni nella legge n. 80 del 2005 (e successivamente modificato dall’art. 18 della legge n. 52 del 2006), sia nella vigenza successiva a tali modifiche, il regolamento di competenza avverso l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione abbia disposto la sospensione del processo esecutivo deve ritenersi inammissibile, in quanto tale provvedimento era suscettibile di opposizione agli atti esecutivi vigente il vecchio testo ed è ora suscettibile di reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c. vigente il nuovo testo. Cass. 30 marzo 2007, n. 7923.

 

Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione decide sulla richiesta di sospensione dell’esecuzione o della revoca di questa, disponendo per la prosecuzione del giudizio davanti a sé, non è suscettibile di contenere una pronuncia sulla competenza, perché questa deve essere sempre adottata con la forma della sentenza e contenere la chiara indicazione del giudice individuato come competente; di conseguenza contro il predetto provvedimento non è ammissibile la proposizione del regolamento di competenza. Cass. 1 giugno 2001, n. 7442; conforme Cass. 17 novembre 1999, n. 12749, Cass. 25 novembre 1995, n. 12237, Cass. 25 maggio 1989, n. 2521.

L’ordinanza con cui il Pretore, quale giudice dell’esecuzione, delibata l’inammissibilità dell’opposizione di terzo alla esecuzione, siccome proposta dal titolare di un diritto di credito (e non di un diritto reale sul bene pignorato), rigetti l’istanza di sospensione dell’esecuzione, dando termine per la riassunzione della opposizione stessa davanti al giudice competente per valore, e ritenga il non luogo a procedere per le spese processuali, non è impugnabile, con riguardo all’omessa statuizione sulle dette spese, con ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., neppure con riferimento al rigetto dell’istanza di sospensione. Cass. 15 luglio 1993, n. 623.

 

 

  1. Estinzione del processo esecutivo.

Deve essere ordinata, su istanza dell’opponente, la cancellazione del pignoramento qualora l’ordinanza di sospensione del processo esecutivo ai sensi del primo comma dell’art. 624 c.p.c. non sia stata fatta oggetto di reclamo e non sia stato proposto giudizio di merito sull’opposizione. Trib. Mantova, 8 marzo 2007.

 

Nel regime dell’art. 624, comma 3, c.p.c., dettato dal D.L. 14 marzo 2005 n. 35, conv., con modifiche, nella l. 14 maggio 2005 n. 80 (applicabile nella specie “ratione temporis”), l’ordinanza “non impugnabile” con la quale il giudice che ha disposto la sospensione del processo esecutivo dichiara - su istanza dell’opponente e sempre che il provvedimento di sospensione non sia stato reclamato o sia stato confermato in sede di reclamo - l’estinzione della procedura esecutiva, non è suscettibile di essere impugnata con ricorso straordinario per Cassazione ai sensi dell’art. 111, comma 7, cost., trattandosi di provvedimento che non ha carattere di definitività, rimanendo, oltretutto, contestabile in sede di giudizio di merito davanti al giudice dell’opposizione all’esecuzione. Cass. 30 settembre 2009, n. 20959.



 
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