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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 626 cod. proc. civile: Effetti della sospensione

Quando il processo è sospeso (1), nessun atto esecutivo può essere compiuto (2), salvo diversa disposizione (3) del giudice dell’esecuzione.


Commento

Giudice dell’esecuzione: [v. 484].

 

(1) La più recente giurisprudenza ha affermato che gli effetti del provvedimento di sospensione sono limitati al procedimento esecutivo nel quale è pronunciato il provvedimento stesso, senza che così siano compromessi gli eventuali procedimenti esecutivi iniziati sulla base dello stesso titolo.

 

(2) Il divieto è chiaramente rivolto al creditore, il quale non può in alcun modo proseguire nell’attività esecutiva, vanificando del tutto la funzione dell’istituto in esame.

 

(3) Tale salvezza va riferita agli atti che rivestono un carattere d’urgenza e che hanno dunque una funzione conservativa o amministrativa dei beni pignorati (es.: sostituzione del custode; vendita di beni deteriorabili).


Giurisprudenza annotata

Effetti della sospensione.

 

 

  1. Effetti; 2. Poteri del giudice.

 

 

  1. Effetti.

Gli effetti del provvedimento di sospensione dell’esecuzione emesso dal giudice ai sensi dell’art. 624 c.p.c. sono limitati al procedimento esecutivo nel quale esso è pronunciato, senza che possano influire su altri procedimenti esecutivi promossi tra le stesse parti. Cass. 27 marzo 2009, n. 7537; conforme Cass. 28 dicembre 2004, n. 24045: e non influiscono, viceversa, sull’azione esecutiva resa astrattamente possibile dal medesimo titolo, né sugli altri procedimenti esecutivi eventualmente promossi sulla base di questo, tale essendo il principio di diritto enucleabile dal disposto dell’art. 626 del codice di rito (a mente del quale «quando il processo esecutivo è sospeso, nessun atto esecutivo può essere compiuto»), la cui portata è, appunto, quella di limitare la vicenda sospensiva al solo, concreto esercizio dell’azione così come sviluppatasi in seno ad uno specifico procedimento; Cass. 13 maggio 2003, n. 7295; conforme Cass. 9 agosto 1997, n. 7413.

 

Il provvedimento di sospensione reso dal giudice della esecuzione, successivamente all'inizio di quest'ultima, ha efficacia endoprocedimentale, per cui gli effetti di cui all'art. 626 c.p.c. - ovvero la impossibilità di compiere atti esecutivi - sono limitati al procedimento esecutivo nel quale il medesimo è stato reso non influendo sulla azione esecutiva in generale che resta possibile in ragione del medesimo titolo. Pertanto, deve escludersi che la sospensione inibisca la proposizione di ulteriori procedimenti esecutivi essendo priva di effetti espansivi estrinseci.

Tribunale Bari sez. II  29 febbraio 2012 n. 746  

 

Nel processo di esecuzione forzata, al quale partecipano più creditori concorrenti, le vicende relative al titolo invocato da uno dei creditori (sospensione, sopravvenuta inefficacia, estinzione) non possono ostacolare la prosecuzione dell’esecuzione sull’impulso del creditore, il cui titolo abbia pacificamente conservato la sua forza esecutiva. Tuttavia, quando si tratti di intervento nel processo esecutivo, occorre distinguere se l’azione esecutiva si sia arrestata prima o dopo l’intervento, poiché, nel primo caso, non esistendo un valido pignoramento al quale gli interventi possano ricollegarsi il processo esecutivo è improseguibile. Cass. 28 gennaio 1978, n. 427.

 

 

  1. Poteri del giudice.

Sospeso il processo esecutivo a causa della pendenza di un procedimento penale a carico del creditore procedente incidente sulla validità del titolo esecutivo, il giudice può provvedere sulla istanza del creditore medesimo alla sostituzione del custode dei beni pignorati, dato che l’art. 626 c.p.c. vieta gli atti esecutivi durante il periodo della sospensione del processo ma non gli atti amministrativi e conservativi. Cass. 24 novembre 1962, n. 3179.

 

Le norme che delimitano l’attività del giudice, stabilendo il modo ed il tempo in cui essa deve svolgersi, e inibendola in determinate circostanze, sono norme che disciplinano la giurisdizione e la presuppongono. Il giudice dell’esecuzione non è privo della giurisdizione durante il periodo in cui l’esecuzione è sospesa, per cui la questione concernente la validità degli atti nel frattempo da lui compiuti è materia non di giurisdizione ma di opposizione agli atti esecutivi. Cass., Sez. Un., 7 maggio 1973, n. 1195.



 
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