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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 629 cod. proc. civile: Rinuncia

Il processo si estingue se, prima (1) dell’aggiudicazione o dell’assegnazione, il creditore pignorante e quelli intervenuti muniti di titolo esecutivo rinunciano agli atti (2).

Dopo la vendita il processo si estingue se rinunciano agli atti tutti i creditori concorrenti (3).

In quanto possibile, si applicano le disposizioni dell’articolo 306 (4).


Commento

Creditore pignorante: [v. 485]; Creditori intervenuti: [v. 485]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Estinzione: [v. Libro III, Titolo VI]. Aggiudicazione: atto conclusivo del procedimento di vendita all’incanto con il quale viene accertato e proclamato il miglior offerente, individuato quando, dopo una duplice enunciazione del prezzo raggiunto, non venga fatta una maggiore offerta. Assegnazione: consiste nell’attribuzione diretta del bene pignorato al creditore, sulla base di un determinato valore, al fine di soddisfare il suo credito [v. 505].

 

(1) La legittimazione alla rinuncia dipende dal momento processuale in cui essa è presentata. Infatti prima dell’aggiudicazione definitiva e dell’assegnazione è sufficiente, perché il processo si estingua, la rinunzia del creditore pro- 701 Titolo VI - Della sospensione e dell’estinzione del processo 630 cedente e dei creditori intervenuti, purché muniti di titolo esecutivo. Successivamente alla vendita devono presentare la rinuncia tutti i creditori, anche quelli privi di titolo esecutivo per liberare l’escusso dagli effetti del processo. Nel caso in cui uno dei creditori non effettui la rinuncia, questa sarà efficace solo nei confronti di coloro che si sono espressi in tal senso, senza perciò determinare l’estinzione del processo.

 

(2) La rinuncia può assumere la forma di una dichiarazione verbale effettuata in udienza o di un atto sottoscritto e notificato alle parti. Essa deve essere fatta dalla parte personalmente o dal suo procuratore speciale. Le spese sostenute, in mancanza di un diverso accordo, sono poste a carico del rinunciante.

 

(3) È discusso se la rinuncia agli atti determini anche la rinuncia all’azione esecutiva. Una parte della dottrina, orientata in senso negativo, ritiene che il creditore, successivamente alla rinuncia, possa avvalersi del medesimo titolo per intraprendere un’altro processo. Altri, invece, ricollegano all’estinzione del processo esecutivo la liberazione del bene dal pignoramento o la restituzione del ricavato al debitore con conseguente estinzione dell’azione, che è legata indissolubilmente ai beni sui quali si esercita.

 

(4) Mentre nel processo di cognizione [v. 306], è richiesta espressamente l’accettazione della rinuncia ad opera delle parti costituite che abbiano interesse al processo, nella ipotesi in esame concordemente si ritiene di poter escludere la necessità dell’accettazione dell’escusso, essendo irrilevante la sua volontà ai fini della prosecuzione del processo esecutivo.


Giurisprudenza annotata

Rinuncia.

 

 

  1. Estinzione del giudizio; 1.1. Tassatività delle cause di estinzione, estinzione “atipica”, chiusura anticipata del processo esecutivo; 1.1.1. Rinunzia e cessazione della materia del contendere; 1.2. Creditori intervenuti; 1.2.1. Creditori intervenuti tardivamente; 1.3. Dichiarazione; 1.4. Effetti; 1.5. Spese; 1.6. Reclamo; 1.7. Tassatività delle cause di estinzione e chiusura anticipata del processo esecutivo; 1.7.1. Cessazione della materia del contendere; 2. Prosecuzione del giudizio; 2.1. Adempimenti.

 

 

  1. Estinzione del giudizio.

 

 

1.1. Tassatività delle cause di estinzione, estinzione “atipica”, chiusura anticipata del processo esecutivo.

Nell’attuale disciplina normativa dell’esecuzione forzata vige il principio della tassatività delle ipotesi di estinzione del processo esecutivo e, conseguentemente, non è legittimo un provvedimento di c.d. estinzione atipica fondato sulla improseguibilità per «stallo» della procedura di vendita forzata e, quindi, sulla inutilità o non economicità sopravvenuta del processo esecutivo. Cass. 19 dicembre 2006, n. 27148.

Dall'art. 629 cod. proc. civ., che prevede l'estinzione del processo esecutivo nel caso di rinunzia agli atti esecutivi da parte del creditore pignorante o dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo, si desume che anche questi ultimi, ancorché siano intervenuti tardivamente, hanno la facoltà di provocare i singoli atti di esecuzione, in quanto non sarebbe in alcun modo giustificabile il permanere della procedura esecutiva per la mancata rinunzia del creditore intervenuto tardivamente se questi non avesse il potere di promuovere il completamento della procedura stessa. Resterebbe altrimenti frustrata la "ratio" della norma di impedire - per ragioni di economia processuale e di effettività della tutela - che il processo si estingua quando vi sono creditori intervenuti che hanno interesse alla sua prosecuzione, senza che sussistano motivi per distinguere la posizione dei creditori intervenuti tardivamente rispetto a quelli intervenuti tempestivamente. Rigetta, Trib. Lecco, 03/03/2008

Cassazione civile sez. III  26 agosto 2014 n. 18227  

 

In tema di espropriazione forzata, l’estinzione del processo esecutivo consegue esclusivamente alle situazioni tipizzate dal legislatore agli art. 629, 630 e 631 c.p.c., quali rispettivamente la rinuncia, l’inattività delle parti e la mancata comparizione, non potendo l’estinzione connettersi ad altre situazioni equipollenti alle predette e non riconducibili ai paradigmi della rinuncia agli atti e dell’inattività delle parti. Ne deriva che al provvedimento di revoca dell’aggiudicazione del bene può attribuirsi soltanto il valore di atto procedimentale esecutivo, meramente interlocutorio, inidoneo a comportare l’estinzione dell’esecuzione. Cass. 26 marzo 2009, n. 7346.

 

L’istituto dell’estinzione “atipica” deve ritenersi applicabile tutte le volte in cui, per qualunque causa, anche astrattamente non imputabile ad alcuna delle parti il processo esecutivo non riesca a conseguire alcun utile risultato; del resto, nell’attuale sistema normativo, pur difettando un’espressa norma di legge, deve ritenersi che tale istituto sia desumibile dai principi generali dell’ordinamento, primo tutti quello di cui all’art. 111 Cost. che ha costituzionalizzato il principio della ragionevole durata del processo. L’estinzione del processo esecutivo per impossibilità della procedura di raggiungere ogni utile risultato, invece, non è inquadrabile in alcuna delle ipotesi tipiche di cui all’art. 629 c.p.c. e ss. con la conseguenza che il relativo provvedimento è suscettibile di essere impugnato solo ai sensi dell’art. 617 c.p.c. Trib. Salerno, 25 marzo 2008.

 

Il provvedimento con cui il Giudice dell’esecuzione dichiari, o disattenda di dichiarare, l’estinzione del processo esecutivo per cause diverse dalla rinuncia agli atti (art. 629 c.p.c.), dall’inattività delle parti (art. 630 c.p.c.), dalla mancata comparizione delle parti a due udienze successive (art. 631 c.p.c.) o da quelle espressamente previste dalla legge, anche speciale, ha carattere atipico, contenuto di pronuncia di mera improseguibilità dell’azione esecutiva e natura sostanziale di atto del processo esecutivo. Tale provvedimento è, pertanto, impugnabile con il rimedio dell’opposizione ex art. 617 c.p.c. e non già con il reclamo, attesa l’inesperibilità di tale rimedio ordinariamente stabilito per la dichiarazione di estinzione tipica in conseguenza della non sussumibilità del provvedimento predetto in alcun modello codificato. Trib. Milano, 21 dicembre 2010.

 

Qualora vi siano elementi concreti che depongano per una prognosi negativa circa la possibilità di vendere il bene e non vi siano alternative praticabili che siano concretamente funzionali allo scopo del processo esecutivo che è quello di realizzare la pretesa dei creditori, la mera conservazione statica del giudizio appare in contrasto con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo dovendosi, piuttosto, dichiarare l’estinzione del processo esecutivo immobiliare. Trib. Venezia, 6 novembre 2009.

 

L’inerzia del creditore procedente (che omette di ottemperare al provvedimento giudiziale di aprire il libretto della procedura e di depositarci le somme stabilite per le spese di procedura) entro il termine già prorogato non può essere inclusa tra le fattispecie di inattività descritte dall’art. 630 c.p.c. (estinzione c.d. “tipica” della procedura) ma tra i provvedimenti che conducono alla “chiusura anticipata” del processo esecutivo, espressamente considerata dall’art. 187 bis disp. att. c.p.c. dopo la riforma del 2006. Trib. Reggio Emilia, 22 febbraio 2010.

 

 

1.1.1. Rinunzia e cessazione della materia del contendere.

L’estinzione del processo esecutivo per rinuncia e la cessazione della materia del contendere, relativamente al processo, non sono statuizioni equipollenti, differenziandosi sia per la forma, che per i rispettivi rimedi. Infatti, l’estinzione per rinuncia, in forza di quanto stabilito dagli art. 629 e 630 c.p.c., è dichiarata con ordinanza reclamabile, mentre la cessazione della materia del contendere, non espressamente prevista dal codice di rito, ove non dia luogo ad una rinuncia avente i requisiti previsti dall’art. 629 citato, si configura come ordinanza di chiusura del processo esecutivo, eventualmente opponibile ai sensi dell’art. 617 c.p.c. Cass. 13 luglio 2011, n. 15374.

 

 

1.2. Creditori intervenuti.

L’esistenza, a favore del creditore intervenuto, di un titolo esecutivo che renda necessaria la sua accettazione ai fini della pronuncia dell’estinzione del processo esecutivo deve essere valutata non al momento dell’intervento, ma con riferimento a quello in cui, verificatasi la rinuncia del creditore pignorante, diventa concreto ed attuale l’interesse del medesimo creditore intervenuto a far proseguire il processo esecutivo, come nella fase di reclamo avverso l’ordinanza di estinzione. Cass. 26 settembre 2000, n. 12762.

 

Nell’esecuzione forzata, l’esistenza e il carattere documentale del titolo esecutivo non sono condizioni dell’intervento dei creditori, essendo sufficiente la preesistenza e l’allegazione di una ragione di credito e potendo farsi luogo al deposito del titolo esecutivo successivamente fino alla fase della distribuzione del ricavato, salvo che non ne sorga la necessità in un momento anteriore; pertanto, poiché, ai fini dell’estinzione, la rinuncia agli atti del processo esecutivo, prima dell’aggiudicazione o dell’assegnazione, deve essere compiuta dal creditore procedente e da quelli intervenuti muniti di titolo, è in questo momento che i creditori, che vogliano proseguire il processo esecutivo in luogo di quello che l’ha promosso, devono depositare il titolo esecutivo. Cass. 21 aprile 2000, n. 5266.

 

Contra: In tema di esecuzione forzata, dal sistema del codice di rito (artt. 479, 488, 564 c.p.c.) risulta che la documentazione che il creditore che procede, o che interviene, è munito di titolo esecutivo, deve essere data al momento in cui si tratta di far valere la qualità di creditore munito di titolo esecutivo e non successivamente. Ne segue che, anche agli effetti dell’art. 629 c.p.c. (estinzione del processo per rinuncia) per la correlazione esistente tra creditore pignorante e creditore munito di titolo esecutivo, tale titolo debba essere già stato esibito. Cass. 18 agosto 1962, n. 2600.

 

In tema di esecuzione forzata, i creditori muniti di titolo esecutivo hanno la facoltà di scelta tra l’intervento nel processo già instaurato per iniziativa di altro creditore e l’effettuazione di un nuovo pignoramento del medesimo bene; nel secondo caso, il pignoramento autonomamente eseguito ha un effetto indipendente da quello che lo ha preceduto, nonché quello di un intervento nel processo iniziato con il primo pignoramento. Ne consegue, proprio in base al principio di autonomia dei singoli pignoramenti di cui all’art. 493 c.p.c., che se da un lato il titolo esecutivo consente all’intervenuto di sopperire anche all’eventuale inerzia del creditore procedente, dall’altro lato, tuttavia, la caducazione del pignoramento iniziale del creditore procedente, qualora non sia stato “integrato” da pignoramenti successivi, travolge ogni intervento, titolato o meno. Cass. 13 febbraio 2009, n. 3531.

 

 

1.2.1. Creditori intervenuti tardivamente.

Dalla norma dell’art. 629 c.p.c., la quale prevede la estinzione del processo esecutivo nel caso di rinunzia agli atti esecutivi da parte del creditore pignorante o dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo, si desume che anche questi ultimi, ancorché siano intervenuti tardivamente, hanno la facoltà di provocare i singoli atti di esecuzione, in quanto non sarebbe in alcun modo giustificabile il permanere della procedura esecutiva per la mancata rinunzia del creditore intervenuto tardivamente se questi non avesse il potere di promuovere il completamento della procedura stessa. Resterebbe altrimenti frustrata la ratio della norma di impedire - per ragioni di economia processuale e di effettività della tutela - che il processo si estingua quando vi sono creditori intervenuti che hanno interesse alla sua prosecuzione, senza che sussistano motivi per distinguere la posizione dei creditori intervenuti tardivamente rispetto a quelli intervenuti tempestivamente. Cass. 30 novembre 2005, n. 26088.

Contra: Laddove la norma contempla l’estinzione della procedura esecutiva, se il creditore pignorante e quelli intervenuti muniti di titolo esecutivo rinunciano agli atti, si deve intendere «se il creditore pignorante e quelli intervenuti tempestivamente muniti di titolo esecutivo rinunciano, ecc.»; l’art. 629, comma primo, non esige la rinuncia dell’intervenuto tardivamente, munito di titolo esecutivo. Trib. Varese, 31 marzo 1959.

 

 

1.3. Dichiarazione.

La dichiarazione di estinzione del processo esecutivo per rinuncia agli atti del creditore procedente e di quelli successivamente intervenuti (muniti di titolo) può essere pronunciata dal giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 306 c.p.c., al quale l’art. 629 dello stesso codice espressamente rinvia, dopo la verifica della regolarità della rinuncia, senza necessità di convocazione delle parti. Cass. 13 febbraio 1993, n. 1826.

 

L’ordinanza con cui, a seguito della rinunzia agli atti, o della inattività delle parti, il giudice, nel dichiarare la estinzione del processo, pronuncia anche sul diritto al rimborso delle spese processuali, costituisce titolo esecutivo, in quanto provvedimento a carattere decisorio espressamente dichiarato non impugnabile ex art. 306 c.p.c. Cass. 20 aprile 2007, n. 9495.

 

L’estinzione del processo esecutivo a seguito di rinuncia si verifica, al pari di quella prevista dall’art. 306 c.p.c., richiamato dall’art. 629 c.p.c., solo con l’ordinanza del giudice, per cui, fino a quando non è emesso tale provvedimento, i creditori possono intervenire. Cass. 14 marzo 2008, n. 6885.

 

 

1.4. Effetti.

  1. Giurisprudenza sub art. 632.

 

 

1.5. Spese.

La disposizione dell’ultimo comma dell’art. 306 c.p.c., a norma della quale, se non vi è un diverso accordo, la parte che ha rinunciato agli atti del processo deve rimborsare le spese alle altre parti, è applicabile, in virtù dell’espresso richiamo dell’art. 629 c.p.c., anche nel processo esecutivo. Cass. 16 dicembre 2010, n. 25439.

 

L’articolo 95 c.p.c., nel porre a carico del debitore esecutato le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione presuppone che il processo esecutivo si sia concluso e non che si sia arrestato per rinuncia o inattività del creditore procedente, ipotesi per le quali le spese sostenute sono poste, rispettivamente, a carico del rinunciante, in mancanza di diverso accordo tra le parti, e a carico di chi le ha anticipate. Cass. 4 agosto 2000, n. 10306.

 

La disposizione dell’ultimo comma dell’art. 306 c.p.c., a norma della quale, se non vi è diverso accordo, la parte che ha rinunciato agli atti del processo deve rimborsare le spese delle altre parti, è applicabile, in virtù dell’espresso richiamo dell’art. 629 c.p.c., anche nel processo esecutivo, per le spese sostenute dal debitore, la cui attività non è esclusa in questo processo ma anzi è espressamente prevista e può manifestarsi sia con la comparizione dinnanzi al giudice, nei casi in cui è prescritta l’audizione delle parti, sia con istanze, eccezioni ed osservazioni. Cass. 13 giugno 1992, n. 7254.

 

L’ordinanza con cui, a seguito della rinunzia agli atti, o della inattività delle parti, il giudice, nel dichiarare la estinzione del processo esecutivo, pronuncia anche sul diritto al rimborso delle spese processuali, è impugnabile con ricorso per Cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., ove la parte intenda impugnare solo la statuizione sulle spese, trattandosi di decisione sui diritti, per la cui impugnazione la legge non prevede altro rimedio. Cass. 15 gennaio 2003, n. 481; conforme Cass. 6 agosto 2002, n. 11768, Cass. 4 agosto 2000, n. 10306.

 

La rinunzia agli atti del processo esecutivo, abbia essa carattere processuale o extraprocessuale, è inefficace ove sottoposta a condizione, non rilevando, nel caso in cui quest’ultima si riferisca al rimborso delle spese, che le stesse costituiscano o meno accessorio del credito azionato. Ne consegue che nell’ipotesi di rinunzia condizionata, non verificandosi l’estinzione del processo, il rinunziante può legittimamente chiedere la vendita del compendio pignorato. Cass. 4 aprile 2007 marzo 1997, n. 2050.

 

 

1.6. Reclamo.

Nel presupposto che il combinato disposto degli artt. 629, 630, ultimo comma, e 631 c.p.c., comporta la irreclamibilità delle ordinanza del giudice dell’esecuzione dichiarativa dell’estinzione del processo esecutivo per rinunzia agli atti, appare irrazionale il diverso trattamento previsto per le due ipotesi di estinzione, per inattività delle parti e per mancata comparizione delle parti all’udienza contemplate rispettivamente negli artt. 630, ultimo comma, e 631 c.p.c. È pertanto costituzionalmente illegittimo - per contrasto con l’art. 3 Cost. - l’art. 630, ultimo comma, c.p.c. nella parte in cui non estende, in relazione all’art. 629 c.p.c., il reclamo previsto nell’art. 630, ultimo comma stesso, all’ordinanza del giudice del l’esecuzione dichiarativa dell’estinzione del processo esecutivo per rinuncia agli atti. Corte cost. 26 novembre 1981, n. 195.

 

Avverso il provvedimento del giudice dell’esecuzione contenente la dichiarazione di estinzione dell’esecuzione per rinuncia del creditore e i provvedimenti consequenziali ad essa, è esperibile il rimedio del reclamo al Collegio qualora esso abbia ad oggetto la sussistenza o meno dei presupposti per l’estinzione e la legittimità del provvedimento che conceda o neghi l’estinzione stessa, mentre esso va impugnato con l’opposizione agli atti esecutivi qualora - come nel caso di specie - si contesti la legittimità dei provvedimenti consequenziali adottati e quindi degli effetti dell’estinzione stessa. Cass. 11 giugno 2003, n. 9377.

 

 

  1. Prosecuzione del giudizio.

 

 

2.1. Adempimenti.

Nell’esecuzione forzata, l’esistenza e il carattere documentale del titolo esecutivo non sono condizioni dell’intervento dei creditori, essendo sufficiente la preesistenza e l’allegazione di una ragione di credito e potendo farsi luogo al deposito del titolo esecutivo successivamente fino alla fase della distribuzione del ricavato, salvo che non ne sorga la necessità in un momento anteriore; pertanto, poiché, ai fini dell’estinzione, la rinuncia agli atti del processo esecutivo, prima dell’aggiudicazione o dell’assegnazione, deve essere compiuta dal creditore procedente e da quelli intervenuti muniti di titolo, è in questo momento che i creditori, che vogliano proseguire il processo esecutivo in luogo di quello che l’ha promosso, devono depositare il titolo esecutivo. Cass. 21 aprile 2000, n. 5266.

 

In tema di esecuzione forzata, l’esistenza del titolo (esecutivo) che abilita il creditore intervenuto a compiere atti di esecuzione ed esclude che la rinuncia agli atti del creditore procedente e degli altri creditori eventualmente intervenuti possa provocare l’estinzione del processo esecutivo senza la sua adesione (art. 629 c.p.c.), deve essere verificata con riferimento al momento in cui ha proposto il reclamo contro l’ordinanza di estinzione, perché solo in questo momento diventa concreto ed attuale l’interesse del creditore predetto a far proseguire il processo esecutivo. Cass. 13 febbraio 1993, n. 1826.



 
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