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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 63 cod. proc. civile: Obbligo di assumere l’incarico e ricusazione del consulente

Il consulente scelto tra gli iscritti in un albo ha l’obbligo di prestare il suo ufficio, tranne che il giudice riconosca che ricorre un giusto motivo di astensione (1).

Il consulente può essere ricusato dalle parti per i motivi indicati nell’art. 51 (2).

Della ricusazione del consulente conosce il giudice che l’ha nominato.


Commento

Astensione: in questo caso è l’istituto che assicura al c.t.u. la serenità necessaria all’esercizio delle sue funzioni, ponendosi nei confronti delle parti in una posizione di assoluta terzietà. Ricusazione: in questo caso è l’istituto che consente alle parti di contestare la nomina del consulente quando, sussistendo le situazioni di astensione obbligatoria ex art. 51, abbiano fondato motivo di dubitare della sua imparzialità.

 

(1) A differenza di quanto previsto per il giudice [v. 51], per il c.t.u. non vi sono motivi tipici di astensione, ma si rimette al giudice la valutazione del caso concreto, in conformità all’interesse pubblico al corretto svolgimento del servizio. Per questo, la mancata astensione del consulente non è ritenuta fonte di nullità della consulenza né degli atti che la presuppongono.

 

(2) Per quanto riguarda la ricusazione, invece, è fatto pieno rinvio alla disciplina prevista per il giudice. La parte interessata a richiedere la ricusazione del CTU deve proporre istanza nei modi e termini previsti dall’art. 192; in mancanza la possibilità di rilevare l’incompatibilità le resterà preclusa. La natura giuridica di organo ausiliario del giudice giustifica l’applicazione degli istituti dell’astensione e della ricusazione al consulente tecnico: anch’egli deve poter svolgere la sua attività di valutazione tecnica in condizione di assoluta serenità ed imparzialità.


Giurisprudenza annotata

  1. Discrezionalità del giudice nella scelta del consulente.

La scelta del consulente tecnico è rimessa al potere discrezionale del giudice, salva la facoltà delle parti di far valere mediante istanza di ricusazione ai sensi degli artt. 63 e 51 c.p.c. gli eventuali dubbi circa la obiettività e l’imparzialità del consulente stesso, dubbi che, ove l’istanza di ricusazione non sia stata proposta, non sono più deducibili mediante il ricorso per cassazione. Cass. 11 maggio 2000, n. 6039; conforme Cass. lav., 17 novembre 1997, n. 11412.

 

 

  1. Astensione obbligatoria.

In particolare, la causa d’incompatibilità del consulente d’ufficio, fondata sulla nomina del medesimo ausiliare in primo e secondo grado, non può essere fatta valere in sede di giudizio di legittimità se non sia stata tempestivamente denunciata con richiesta di ricusazione formulata ai sensi dell’art. 192 c.p.c. Tale formale istanza non è equiparabile alla richiesta di revoca e sostituzione del consulente per motivi di opportunità, ancorché formulata, con generico richiamo all’art. 51 c.p.c. nel corso del giudizio di secondo grado, e l’ordinanza di rigetto non è, conseguentemente, censurabile con ricorso per cassazione per vizio di motivazione Cass., Sez. Un., 10 marzo 2009, n. 5753; conforme Cass., Sez. Un., 31 marzo 2009, n. 7770.

 

 

  1. Istanza di ricusazione presentata fuori termine.

Si possono solo prospettare le ragioni che giustificano un provvedimento di sostituzione affinché il giudice, se lo ritenga, si avvalga dei poteri che gli conferisce in tal senso l’art. 196 c.p.c. e la valutazione operata al riguardo è insindacabile in cassazione, se la motivazione è immune da vizi logici. Cass. 8 aprile 1998 n. 3657.

 

 

  1. Decisione sulla ricusazione del c.t.u.

Atteso che - ai sensi del combinato disposto degli art. 53, 54 e 63 c.p.c. - la decisione sulla ricusazione del consulente tecnico è adottata con ordinanza non impugnabile, il ricorso per cassazione avverso la sentenza del giudice d’appello (con il quale si censura la decisione impugnata per la ritenuta incompatibilità tra consulente tecnico e difensore della parte) deve essere fondato su ragioni, sorrette da adeguate argomentazioni, tendenti a dimostrare che la predetta «incompatibilità» ha in effetti inciso sulla valutazione delle risultanze cliniche e strumentali, così da determinare un vizio di motivazione della sentenza (sussistenza del requisito della decisività). Cass. lav., 16 maggio 1996, n. 4532.

 

 

  1. Comportamenti irregolari del consulente.

L’anticipata manifestazione del parere del consulente, pur costituendo un’irregolarità, non dà luogo a nullità della consulenza, neppure nel caso in cui il consulente concluda poi in senso difforme dal parere originariamente espresso. Cass. 16 dicembre 1971, n. 3691.

 

I fatti relativi all'attendibilità, ovvero all'affidabilità personale del consulente tecnico di ufficio non possono essere oggetto di prova testimoniale, in quanto deducibili solo nel procedimento di ricusazione sotto il profilo della carenza di imparzialità dell'ausiliario. Rigetta, App. Bologna, 05/07/2010.

Cassazione civile sez. III  10 aprile 2014 n. 8406  



 
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